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Società

Parità di genere: le lotte femministe hanno aiutato o danneggiato le donne?

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Il ruolo dell’uomo è cambiato, come abbiamo scritto nell’articolo di ieri, passando da cacciatore a preda.

Nel mentre la donna ha costruito una figura femminile forte, ma che non può prescindere da un maschio “da usare”, e questo grazie alle lotte femministe.

Il cambiamento parte da lontano, dagli anni sessanta quando la donna rivendicava un’autonomia assoluta, rifuggendo qualsiasi forma che la facesse figurare un oggetto.

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La rivoluzione però non è stata totale, anzi.

Da alcuni anni le “suffragette” sono tornate, concorsi contestatissimi come quello di Miss Italia sono stati rivalutati ed alla fine il femminismo non ha cancellato il maschilismo e il cambiamento della società è rimasto a mezza via.

Ma allora il femminismo ha aiutato l’emancipazione delle donne o è stato controproducente?

Di certo ha innescato una guerra contro gli uomini creando femministe volutamente ben poco femminili, quanto piuttosto donne feroci, competitive e predatorie.

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Il lato positivo è però quello culturale e politico con la difesa dei diritti e l’impegno ad arrivare ad un progressivo azzeramento della differenza retributiva.

Ma allora una parità dei sessi è realmente realizzabile? Di certo non per “decreto”.

Ad esempio le quote rosa, impongono una presenza femminile al di la dei meriti e delle competenze.

La prima volta della donna in un ruolo di comando, può quindi diventare strumentale e semplice propaganda.

Dall’altra parte però, si deve anche uscire dalla logica nella quale in molte situazioni le donne sono relegate nelle minoranze.

E’ assolutamente necessario che una donna possa avere dei figli senza penalizzazioni di sorta, ricevendo anche degli aiuti specifici nel campo della conciliazione dove molto si è fatto in questi anni. 

E’ anche vero che il femminismo ha portato a degli eccessi, come lo è quella “caccia alle streghe” chiamato Me Too che in alcuni casi è generato da motivi validi, ma spesso è anche una sorta di valvola di sfogo della rabbia femminile nei confronti dell’intero mondo maschile: la battaglia contro le molestie è finita per essere strumentalizzata e sempre meno credibile.

Il merito è stato quello di aver ufficializzato una realtà fatta di violenze e ricatti, alla quale la donna può essere esposta anche solo per un posto di lavoro e non necessariamente per la carriera.

Infine le quota rosa sono o non sono una conquista? Lo sarebbero se si trattasse di un cambiamento spontaneo e non di un passaggio obbligatorio che finisce per sminuire il ruolo stesso delle donne.

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Io la penso così…

Elezione Presidente Consulta degli studenti, Cia (AGIRE): “Meno male che Ghezzi ha partecipato al corso per la comunicazione non ostile”.

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Egregio Direttore,

Puntuale e non richiesto, esattamente come una cartella esattoriale, è arrivato il commento del Consigliere “Essere umano” Paolo Ghezzi sull’elezione del giovane Leonardo Divan a Presidente della Consulta degli studenti. Leonardo, la cui unica colpa è quella di essere tesserato con la Lega, viene apostrofato nel seguente modo: “Dai divanati al divan. E l’asinello per tutti” .

Questa è meravigliosa. La Presepizzazione del Trentino di marca fugattian-bisestiana avanza”. E meno male che il Consigliere era in prima fila al corso per una comunicazione “non ostile“!

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Tralasciando i litri di bile che il Consigliere Ghezzi (e i suoi seguaci, visti certi commenti) avrebbe risparmiato se fosse stato eletto uno studente militante all’interno delle file di “Democrazia proletaria” vorrei sottolineare, da “presepista”, l’intrinseca contraddizione della sinistra: pronta a fare le barricate in nome della “laicità dello Stato” salvo poi rientrare nei ranghi pur di raccogliere i voti “confessionali”.

E’ infatti noto che nel periodo natalizio si risveglia nella sinistra nostrana un forte sentimento cristiano che spinge, anche chi è contrario alla presenza del presepe, alla sua realizzazione, purché la Famiglia santa sia ritratta nei panni di una famiglia di profughi.

E’ bene però ricordare, come ha ben fatto Papa Benedetto XVI nella collana di libri “Gesù di Nazareth”, che al momento della nascita di Gesù, Giuseppe e Maria stavano rientrando dal censimento, disposto non solo per valutare l’entità della popolazione, ma anche per censire i possedimenti così da far pagare i tributi. Non mi risulta che i flussi migratori siano causati da persone con possedimenti in Europa, né tantomeno che esse stiano tornando a casa per pagare le tasse.

Si ricordi poi, la nobiltà di un animale come l’asino: instancabile lavoratore, animale molto intelligente, trasportatore della Famiglia Santa, presente al momento della nascita di Gesù (riscaldato nella mangiatoia da un bue ed un asinello) e, poco prima della Passione, cavalcato da Gesù per entrare a Gerusalemme. Io da Lei, caro consigliere Ghezzi, non mi farei trasportare neanche al supermercato.

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Claudio Cia – Consigliere provinciale

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Società

STRIKE 2019 – Assegnati i premi nella serata finale

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I ragazzi e le ragazze di “Intrecciante”, Diana Anselmo e Francesco Camin sono i tre vincitori della quarta edizione di “Strike! Storie di giovani che cambiano le cose”, il progetto realizzato dall’Agenzia Provinciale per la famiglia, natalità e politiche giovanili in collaborazione con Fondazione Demarchi, Cooperativa Smart e Cooperativa Mercurio.

“Strike! Storie di giovani che cambiano le cose” è il concorso destinato agli under 35 che hanno realizzato un progetto o un’iniziativa di successo nella loro vita e vogliono condividere la propria storia con altri giovani per ispirarli a realizzare nuovi progetti o completare con successo quelli in corso. 

Il premio di 1000 euro è andato rispettivamente a: Francesco Camin, cantautore, che dopo il premio nazionale Lunezia e la finale al Festival di Sanremo nella sezione “nuove proposte”, sceglie di coltivare la passione per la natura: una percentuale dei guadagni derivanti dal suo ultimo disco “Palindromi” sono devoluti a progetti di riforestazione; a Diana Anselmo organizzatrice della mostra “Il museo dell’empatia”: dieci sedie, dieci indumenti per mettersi nei panni e vivere in prima persona l’esperienza di una persona che sta affrontando la sua lotta quotidiana per uscire dall’emarginazione sociale e conquistare la normalità in cui tutti viviamo; e al team Intrecciante, associazione che ha iscritto una formazione al campionato amatoriale di calcio della Figc con all’interno 35 ragazzi tutti under 30, di cui 16 sono richiedenti asilo.

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Gli stessi ragazzi di Intrecciante hanno ricevuto il riconoscimento come miglior progetto da parte del pubblico (500 euro), mentre il premio “Storytelling” messo in palio dal partner Favini, una tra le aziende nazionali più rinomate nella cartotecnica, è andato a Francesco Camin il quale a margine della serata ha deliziato i presenti intonando una delle sue canzoni, dedicata al suo rapporto particolare con la natura e gli alberi.

Di fronte a un pubblico molto numeroso e presentata dalla giornalista Francesca Re e dallo striker 2018 Davide Zambelli, la serata allo Smart Lab di Rovereto si è aperta come sempre con il saluto del dirigente Luciano Malfer il quale ha sottolineato come “Strike sia veicolo di un messaggio positivo non solo per i partecipanti ma anche per tutta la comunità”.

Non sono mancati i consigli dell’innovatore firmati Alessandro Garofalo: attraverso le foto proiettate sul maxischermo ha spiegato come alcuni oggetti spesso racchiudano dei veri e propri motori di innovazione. Quindi il via alle esposizioni dei 10 finalisti.

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I primi a salire sul palco sono stati Lorenzo Ferrari e Michele Bellio di Cinema giovane, seguiti da Mirko Martignon, Raffaele Fanini, Cristina Aldrighettoni, Nadia Andreani, Aaron Giordani di Intrecciante, Tomas Franchini, Ilaria Senter, Diana Anselmo e Francesco Camin.

Tutti loro sono stati incalzati dal timer che limitava a 5 minuti il tempo a disposizione, dalle numerose domande del pubblico e dal simpatico Shaki, la mascotte griffata Aquila Basket. Tra le più simpatiche sorprese della serata, Shaki ha fatto irruzione sul palco al termine di ogni storia in caso di discorso troppo prolisso o per complimentarsi con gli striker per la loro performance.

In conclusione, la premiazione dei tre vincitori scelti dalla giuria, composta da Chiara Cazzulani, Yeman Crippa, Lara Lago, Emanuele Masi, Lucia Adamo, Giovanni Campagnoli e Rossella Verga. Ai premiati, oltre ai riconoscimenti già elencati, è stato consegnato anche un premio composto da una palla da bowling nell’atto di abbattere un birillo, realizzato da Mattia Debertolis.

La serata si è chiusa con le premiazioni guidate dalla presidentessa di giuria Chiara Cazzulani, che ha affermato: “Il progetto di Diana ci ha colpito per la sua valenza sociale e per la volontà di parlare delle diversità attraverso un approccio emotivamente coinvolgente e che dimostra un attento lavoro di ricerca di storie e di approfondimenti. I ragazzi di Intrecciante attraverso lo sport hanno trovato una chiave per promuovere il dialogo interculturale, mentre Francesco Camin ha sviluppato un progetto molto nobile abbinando la musica al suo interesse verso le tematiche ambientali. Il suo atteggiamento non è finalizzato solamente al successo personale ma anche all’interesse per la salvaguardia della natura, facendo, nel suo piccolo, un qualcosa per l’ambiente.

Tra i motivi di successo di Strike, oltre alla bellezza delle storie di vita presentate da tutti i 10 finalisti, va sicuramente ricordato il format che coinvolge i partecipanti. Mi auspico che questo progetto possa continuare a crescere e possa aprirsi anche ad altre regioni e in tutta Italia”.

E chissà che l’espansione territoriale non sia una delle tante novità del 2020 per celebrare le cinque edizioni di Strike.

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Telescopio Universitario

Sensori microelettronici e microrna: il mix vincente per la diagnosi del tumore ai polmoni

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Sono passati quasi quattro anni dall’avvio della collaborazione tra università e di aziende nel consorzio miRNA-DisEASY per l’ideazione di un nuovo tipo di dispositivo capace di diagnosticare tempestivamente il tumore al polmone.

Con due studi pubblicati su importanti riviste scientifiche (Analytical Chemistry e Talanta), oggi il consorzio raccoglie i primi frutti e si prepara alla prossima fase operativa: passare alla realizzazione concreta di questi sistemi innovativi di diagnosi fruttando le competenze maturate in biologia molecolare, chimica e optoelettronica.

Questa nuova fase del progetto sarà illustrata e discussa mercoledì prossimo in occasione del seminario “Small but mighty: microRNAs and microtechnologies for the diagnosis of lung cancer” in calendario per domani, mercoledì 13 novembre nella sede del Dipartimento Cibio al Polo scientifico e tecnologico Fabio Ferrari (Povo due, aula B107).

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Il seminario, che si terrà in inglese, sarà rivolto in particolare alla comunità scientifica e al personale medico.

Il progetto “miRNA-DisEASY” (microRNA biomarkers in an innovative biophotonic sensor kit for high-specific diagnosis) è un progetto della durata di quattro anni promosso e coordinato da Optoelettronica Italia srl (Optoi), impresa trentina leader nella sensoristica ottica e nelle tecnologie microelettroniche.

Il progetto è stato finanziato con 450 mila euro nell’ambito del programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 (Marie Sklodowska Curie Action) e reso possibile grazie alla mobilità internazionale e intersettoriale di ricercatori e ricercatrici e di personale altamente qualificato.

L’Università di Trento partecipa al consorzio con il Laboratorio di Biologia e Biotecnologia dell’RNA del Dipartimento CIBIO, diretto dalla professoressa Michela Alessandra Denti.

Nell’ambito del progetto europeo l’attività del Laboratorio è finalizzata all’identificazione di microRNA utilizzabili come biomarcatori per i tumori del polmone e all’implementazione della loro misurazione mediante il dispositivo diagnostico sviluppato dalle aziende partecipanti. Al progetto ha lavorato in particolare un giovane ricercatore trentino, Simone Detassis, dottorando di ricerca in Scienze Biomolecolari al Cibio.

Detassis è anche il principale autore del lavoro scientifico “A new platform for the direct profiling of microRNAs in biofluids” pubblicato sul giornale Analytical Chemistry lo scorso aprile.
Cosa sono i microRNA? A spiegarlo è Michela Denti (foto sotto): «I microRNA sono delle piccolissime molecole che regolano l’espressione delle proteine nel nostro organismo e in quello di tutti gli animali.

Dalla scoperta dell’esistenza dei microRNA 25 anni fa, fino ad oggi, si sono progressivamente comprese la vastità e la diversità di questa classe di geni e la loro importanza. Ogni singolo microRNA ha la capacità di inibire la sintesi proteica di oltre seimila geni diversi e ogni gene può essere regolato da centinaia di microRNA diversi. Negli ultimi anni, i microRNA stanno attirando un crescente interesse da parte della comunità scientifica e clinica, come nuovi potenziali marcatori per la diagnosi e prognosi di diversi tipi di tumore e di altre malattie, patologie cardiovascolari incluse.

Inoltre, è recente la consapevolezza che i microRNA sono “impacchettati” dentro a piccole vescicole che vengono poi secrete nel sangue, nel liquido cefalorachidiano e negli altri fluidi biologici. La ricerca sta accumulando prove che dimostrano come, così “impacchettati”, i microRNA possano funzionare da segnali che permettono alle cellule dell’organismo di comunicare tra loro».

«Per sviluppare un dispositivo diagnostico innovativo abbiamo scelto di scommettere sui microRNA perché rispondono a criteri clinici, analitici e pratici, ed hanno quindi tutte le caratteristiche del biomarcatore ideale» spiega Cristina Ress, (foto titolo) coordinatrice del progetto e capo della divisione biomedicale di Optoi. «Forniscono indicazioni affidabili prima dell’insorgenza dei sintomi clinici, quindi sono utili per una diagnosi precoce. Sono sensibili ai cambiamenti della patologia, si possono rilevare facilmente dai fluidi come il sangue, le urine o la saliva. In più sono facilmente trasferibili dai modelli di laboratorio all’essere umano. Lungo la via ci siamo però scontrati anche con alcune sfide di natura tecnica, che abbiamo superato con grande entusiasmo e ricorrendo ad un approccio fortemente interdisciplinare».

«Il limite all’introduzione dei microRNA come validi biomarcatori nella pratica clinica è legato soprattutto alla difficoltà che le attuali tecnologie a nostra disposizione hanno nel garantire sistemi di misurazione economici e soprattutto affidabili» aggiunge Simone Detassis.

Ma Il consorzio miRNA-DisEASY ha raccolto la sfida unendo le tecnologie di Optoi e DestiNA Genomica per realizzare un’analisi diretta dei microRNA nel plasma di pazienti con tumore al polmone. «Le tecnologie standard a nostra disposizione attualmente devono necessariamente estrarre i microRNA dal materiale di partenza e successivamente amplificarlo per poterlo rendere visibile agli strumenti di lettura. Questo processo, non solo è lungo e costoso, ma porta a diversi errori di analisi che non ci possiamo permettere in ambito clinico. Il nostro dispositivo invece, riesce a catturare i microRNA direttamente nel plasma dei pazienti e misurarne la quantità. Si propone quindi, come un modello innovativo di studio dei microRNA nei biofluidi, affidabile ed economico».

«La chimica di DestiNA si sposa perfettamente con la tecnologia fotonica di Optoi. Le due aziende stanno lavorando insieme da qualche anno, generando una forte squadra volta allo sviluppo di una piattaforma tecnologica per la rilevazione diretta di biomarcatori» spiega fferma Hugh Ilyine, direttore esecutivo di DestiNA Genomica, impresa innovativa spagnola operante nel settore delle biotecnologie, che ha sviluppato una tecnologia chimica per il riconoscimento di specifiche sequenze di acidi nucleici.

Per Alfredo Maglione, presidente di Optoi: «La sinergia tra imprese, università e centri di ricerca è uno dei grandi motori per generare quello che amiamo chiamare innovazione concreta. Questo è un primo importante risultato, che pone le basi per ulteriori sviluppi in ambito tecnologico, industriale e applicativo. Il potenziale è enorme, sta a noi tradurlo in realtà a beneficio del progresso nel settore medico-sanitario, della società, delle imprese e del territorio».

Al consorzio partecipano anche il consorzio l’Università di Granada (Spagna), l’Università Federale di Santa Catarina (Brasile), la Hannover Medical School (Germania) e l’impresa bioinformatica GeneXplain (Germania).

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