Connect with us
Pubblicità

Viaggi in Italia

Con l’Ecomuseo Lagorai tra Sette Laghi e Sette Selle

Pubblicato

-

C’è chi lo definisce “Il Tibet delle Dolomiti” il Lagorai, sinonimo di vera montagna, rocce, silenzio, acqua, flora alpina e aria fresca, proprio un invito in queste giornate afose di agosto.

L’Ecomuseo del Lagorai come ogni anno organizza trekking con l’accompagnatore di media montagna Roberto Trentin, giri ad anello alla scoperta di due itinerari: il primo escursionistico in località Sette Laghi e Passo del Lago, il secondo in compagnia dello storico Luca Girotto sulle tracce della Grande Guerra a Malga Sette Selle e Sasso Rotto.

Sabato 10 agosto 2019 alle 8,30 ritrovo in piazza a Telve con il gruppo e la guida, proseguiamo in auto per circa mezzora fino a malga Casapinello (1675 m) in val di Cavè nel comune di Torcegno.

In 20 minuti di cammino su strada sterrata circondati da verdi vallate superiamo Malga Prima Busa (1774 m) e dopo 40 minuti di salita deliziati dai mirtilli che abbondano lungo il sentiero, raggiungiamo la suggestiva conca di Sette Laghi (1969 m), qui una sosta è d’obbligo per ammirare e fotografare il primo lago, le cui sponde sono punteggiate da fiori bianchi che sembrano pennacchi, in realtà è il frutto dell’Erioforo o Eriforo.

Riprendiamo il percorso girando intorno al lago e saliamo lungo il pendio roccioso in direzione Passo del Lago accompagnati dal fischio della marmotta, dall’alto il lago si presenta a forma di stella.

La flora alpina in questo tratto è variopinta: nigritella dal profumo di cioccolato, anemone, arnica, iperico, campanula, timo e rododendro.

Tra le varietà spicca un fiore blu violaceo Aconito Napello, bellissimo ma molto velenoso a causa dell’aconitina, una sostanza che agisce rapidamente anche a piccole dosi e può provocare la morte.

Man mano che saliamo non si può far a meno di ammirare il panorama che si presenta nella sua unicità: prati e avvallamenti, sentieri appena delineati, cime e rocce, laghi e ruscelli.

La pausa pranzo a Passo del Lago (2213 m) ci permette di riposare e osservare lo scenario sottostante, una baracca dismessa e la conca del lago di Erdemolo. Scendendo di pochi metri ecco la vista del lago e accanto il rifugio chiuso da diversi anni.

Riprendiamo il cammino in costa lungo uno stretto sentiero alla scoperta degli altri laghi, il cielo non è più così terso e limpido come alla partenza.

Rocce a strapiombo, una trincea e giù nella conca, che a maggio si tinge di fucsia per la fioritura del rododendro, una mandria di mucche sosta in riva ad un lago.

Ora il sentiero scende dolcemente lungo un tratto ricco di vegetazione, in lontananza un gregge di pecore spicca sul manto erboso attraversato da un corso d’acqua e ancora arbusti sempreverdi di rododendri che ci accompagnano verso Busa di Casa Pinello (1841 m).

Siamo ormai prossimi a malga Casapinello (1675), dove ci aspetta una squisita degustazione di prodotti locali (formaggi, salumi, ricotta, yogurt, marmellate).

Ma non è finita qui…

Domenica 25 agosto ripartiamo da Torcegno con l’Ecomuseo Lagorai in compagnia di Roberto Trentin e dello storico Luca Girotto a Malga Sette Selle e Sasso Rotto.

Considerato il tempo incerto si risale in auto fino a Malga Sette Selle (1906 m) e da qui ci incamminiamo in direzione della cosiddetta Forcella Dollfuss, terreno delle operazioni  militari del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss, che nel 1915 era sottotenente dei Landesschützen.

Anche lo scrittore austriaco Robert Musil tra il 1915-1916 venne inviato come ufficiale del 169^ Landsturm sui monti del Lagorai, per supportare  tre battaglioni di Standschützen.

Come riportato da Luca Girotto nel libro “La lunga trincea 1915-1918 Cronache della grande guerra dalla Valsugana alla valle di Fiemme”: gli Standschützen (detti bersaglieri immatricolati) erano presenti in ogni paese del Tirolo con le loro divise color tabacco bordate di verde, le penne di falco sul cappello e la bandiera bianca e verde, sulla quale campeggiava l’aquila bicipite. Organizzavano periodicamente esercitazioni di tiro a segno nei locali “casini di bersaglio”.

In soli tre giorni il Tirolo mobilitò 38.370 uomini sotto i 20 e/o sopra i 50 anni, di cui circa 3.400 del Tirolo italiano. Allo scoppio della guerra queste milizie locali vennero impiegate dalla prima linea al servizio salmerie, dalla gendarmeria alla costruzione di linee difensive, resistendo ai disagi che all’inizio del 1917 cominciarono ad affliggere l’esercito asburgico.

L’elevato numero di disertori registrato nel Tirolo italiano, specialmente dopo la metà del 1916, si spiega con la situazione disperata nella quale queste truppe si trovavano: senza vestiti, quasi senza cibo, senza armi, attorniati da un muro di diffidenza, essi si sentivano considerati più bestie da soma che combattenti.

Da Malga Sette Selle una prima tappa del nostro itinerario è il bellissimo lago d’Ezze a quota 2106. Lo scenario che si presenta ai nostri occhi dopo un percorso su comodo sentiero è quello di un immenso altopiano dove spiccano i “Porfidi del Lagorai”, le cime frastagliate, unici esseri animati le mucche al pascolo e un pastore che arriva in moto con il suo fedele cane da guardiania.

Ci avviciniamo al lago d’Ezze profondo nel centro circa quattro metri, per osservare lungo le sponde i fiori bianchi (Erioforo) e gli innumerevoli girini.

Robert Musil scriveva nei suoi Diari che durante le fasi belliche veniva qui a pescare salmerini, piantava la canna tra i sassi, poi correva a nascondersi e se abboccava un pesce correva a prendere il suo bottino sotto il fuoco avversario.

Accanto al lago d’Ezze è visibile la forma di un altro lago ora trasformato in torbiera e dominato da cariceti (pianta Carex).

Saliamo decisamente in direzione di Forcella d’Ezze (2270 m), circa un’ora da Malga Sette Selle.

Nuvoloni in quota preannunciano pioggia, decidiamo quindi di fare una breve pausa e poi continuare verso Forcella Sasso Rotto (2285 m); appena più in basso versante val dei Mocheni si notano trincee e resti di alloggiamenti.

Attrezzati con impermeabili riprendiamo il sentiero sul fianco della montagna, che ora si svolge su rocce e lastre di porfido rese scivolose dalla pioggia.

Un cartello indica il sentiero dei Fratelli Giuliani per il rifugio Sette Selle in val dei Mocheni.

Passando davanti alle trincee, arriviamo alla baracca ora distrutta dagli eventi atmosferici, dove una tabella del Comune di Palù del Fersina, ci ricorda la grande postazione sul Monte Sasso Rotto (Intervento C10).

Nel primo pomeriggio raggiungiamo il sentiero erboso che ci riporta alla malga Sette Selle (vedi pagina Facebook), per ritemprarci davanti ad una tavolata di prodotti locali, salumi, formaggi, ricotta, dessert a base di ricotta e cioccolato fondente oppure marmellata. Ed un buon caffè.

Lo storico Luca Girotto durante il trekking si è prodigato in racconti di fatti e aneddoti della Grande Guerra 1915-1918, offrendoci anche una dimostrazione pratica sulle armi e utensili dei soldati, reperti ora conservati al museo della Guerra di Borgo Valsugana.

Un berretto in panno e due tipologie di elmi per riparare il capo, bombe a mano, maschere antigas, tenaglie, chiodi a quattro punte, cesoie per tranciare i reticolati, mazze, picconi, sacche da indossare per riporre le armi, una borraccia in metallo di preda bellica (Russia) smaltata al suo interno per proteggere da ossidazione, gavetta composta da coperchio che fungeva da piatto e contenitore da un litro per il rancio, una lanterna da montare, un cinturone con fibbia, contenitore in cuoio e rasoio perfettamente conservato.

Ringraziamo la famiglia Palù ed in particolare la nipote Marina, che gestiscono Malga Sette Selle fino all’inizio di settembre, siamo in alta quota e per gli abitanti degli alpeggi si avvicina il tempo di ritornare a valle.

A noi che abbiamo ripercorso i sentieri dei soldati che hanno combattuto sulle creste del Sasso Rotto, rimane l’emozione di aver vissuto una grande avventura, la fatica e le condizione atmosferiche avverse, la solitudine e il silenzio del Lagorai ancora incontaminato e incantevole.

“E mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore”.
(Fabrizio De André)

 Maria Cristina Betzu (m.betzu@tin.it)

Viaggi in Italia

Lago di Tovel: una domenica autunnale in un luogo incantevole

Pubblicato

-

Novembre è alle porte e, anche se le temperature sono più alte del solito, le foglie degli alberi iniziano finalmente a tingersi dei tipici colori dell’autunno.

Giallo, arancione, rosse, marrone, tutte sfumature pronte a illuminarsi d’oro non appena il sole poggia il suo sguardo su di loro.

Da questo punto di vista, il Trentino è una vera meraviglia.

La nostra regione ci permette di visitare posti stupendi, di fare splendide passeggiate fuori casa anche solo allontanandoci di poco dalle città.

Se in valle il trionfo di colori invade i boschi che ricoprono le montagne, i vigneti e le colture di alberi da frutto, la magia dell’autunno rende l’atmosfera ancora più irreale attorno ai laghi di montagna. 

Che sia Tenno, Resia, Braies o Carezza, questa stagione permette agli specchi d’acqua di riflettere luci e colori creando delle sfumature davvero incredibili.

Uno dei laghi più belli dove è possibile passeggiare lungo le rive è il Lago di Tovel. Situato in Val di Non ed incastonato come una gemma tra le meravigliose Dolomiti del Brenta, questo lago è noto soprattutto grazie al fenomeno cromatico che durante l’estate vedeva le sue acque tingersi di rosso grazie alla presenza di una particolare alga, fenomeno purtroppo scomparso ormai da circa 30 anni.

Tuttavia, il Lago ha conservato il suo grande fascino e tutt’ora sono numerosi i turisti che affollano le sue rive durante i periodi di vacanza.

Mentre si passeggia lungo le sue rive, in particolare modo in autunno, con le foglie che cadono in un tripudio di riflessi dorati è facile perdere il filo dei propri pensieri e ritrovarsi a pensare anche alle leggende che fanno parte della storia di questo bacino d’acqua.

La storia di Tresenga, ad esempio, figlia dell’ultimo re dei Ragoli, donna orgogliosa e tenace che rifiutò un pretendente particolarmente orgoglioso, il Re di Tuenno.

Tutto il popolo di Tresenga e lei stessa perirono nella battaglia che si dice si svolse lungo le rive del lago di Tovel. Il sangue di così tante persone innocenti colò tra le acque del lago che, da quel giorno, iniziò a colorarsi di rosso in ricordo di tutte quelle perdite.

L’atmosfera di questo lago ha la peculiarità di saper intrappolare tra i giochi di luce sull’acqua anche il più insignificante istante, dando un’aria fiabesca a tutto il paesaggio circostante. L’ideale per chi ha voglia di staccare la spina dalla città per rifugiarsi anche solo per una giornata nella natura.

Per raggiungere questo bacino dalle acque ora smeraldine bisogna passare dalla statale 73 e proseguire lungo la strada provinciale numero 14 della Val di Tovel. Il lago si può raggiungere anche a piedi risalendo la Val di Tovel, seguendo il sentiero delle Glare che risale tutta la Val di Tovel fino al Lago.

Continua a leggere

Viaggi in Italia

I “cannoni”sull’Adamello a quasi 3000 metri.

Pubblicato

-

A quasi 3000 metri sull’Adamello ecco i cannoni della grande guerra.

E per arrivarci bastano 4-5 ore di camminata partendo dalla Val Rendena.

Arrivati a Borzago, si segue la strada fino al parcheggio Val delle Seghe a 1260 m di altezza.

Da lì inizia una bellissima escursione nel Parco Adamello Brenta, in un territorio selvaggio, con bellissime cascate e ricca vegetazione alpina. Si segue il sentiero n. 213.

Il primo obiettivo è il rifugio Carè Alto, un’emozione già vederlo un’ ora prima dell’arrivo, è li, lo vedi, ma non arrivi mai, questa l’impressione di molti. Il ristoro è gratificante, pensare solo che a 2500 metri c’è il Wi-fi, toglie ogni preoccupazione agli amanti dei social e in genere di internet, che possono dare sfogo alla loro voglia di condividere panorami ed emozioni uniche del paesaggio, e degli incontri tra escursionisti.

Vicino al rifugio troviamo la Chiesetta, e un primo residuato di cannone della prima guerra mondiale.

Il rifugio è il punto d’appoggio per le salite sull’Adamello, o le traversate fino al Presena, la Val di Genova, la val di San Valentino, un approdo sicuro in cui pernottare.

Salendo ancora, si arriva alla Bocchetta dei cannoni, ai “cannoni”, due bellissimi residui bellici incastonati sulla cresta che separa il ghiacciaio del Carè Alto. Un’ora di salita tra le pietre di granito, che mettono a prova gli scarponi. Ma alla fine, la visione è da cartolina.

Ma come avranno fatto a trasportare i cannoni fino li, ci chiediamo?

Non resta che sedersi, ammirare e pensare…..

Si rientra seguendo il sentiero dell’andata n.213, oppure dal rifugio Carè Alto inizia il sentiero sat 215 verso il Passo Altar che poi si ricongiunge con il sat 213. In questo caso si c’è un giro ad anello.

Camminare in questi luoghi, fa riflettere su due cose, la bellezza della natura e l’assurdità della guerra. Costringere persone a combattere a quelle altezze per cosa? E i tragici epiloghi di vite spezzate, famiglie distrutte, ricordi indelebili per le generazioni a venire.

Continua a leggere

Viaggi in Italia

Erdemolo: Il lago a forma di cuore

Pubblicato

-

A pochi km da Trento, in Val dei Mocheni, sulla catena del Lagorai, c’è un laghetto alpino che quasi tutti i trentini conoscono, ma forse non sanno che e’ conosciuto come il lago a forma di cuore.

Non è l’unico ci mancherebbe altro, ma è un esempio di come la natura si diverta a creare forme suggestive nelle superfici lacustri.

Per ammirare questa meraviglia posta a 2014 metri slm, bastano un paio di ore di facile cammino partendo da Palù del Fersina, l’ultimo paese della valle dei Mocheni, situato a 1350 m di altezza.

Il percorso selvaggio, si snoda tra boschi e vegetazione arborea ricca di fiori e piante alpine.

Quando si arriva in presenza del lago, si nota che è incavato in una conca circondato da una schiera di vette, i monti Pizzo Alto, Monte del Lago, Cima di Cave e Sopra Conella, che alimentano le sue acque con lo scioglimento dei ghiacci.

La via più bella è quella del percorso ad anello, per cui salendo dal parcheggio posto sopra Palù del Fersina, e arrivati al lago, si può tornare scendendo verso il rifugio Sette Selle, in un percorso di saliscendi molto piacevole immerso nella catena del Lagorai, con vista magnifica della valle del Mocheni.

Oppure al contrario, salendo prima al rifugio Sette Selle, e poi proseguendo verso il lago.

Vicino al Lago c’è un rifugio, che però è chiuso.

Nelle calde giornate estive, quando splende il sole in montagna, qualche ardito nuotatore si avventura in fresche nuotate a 2000 m, che tonificano il fisico, e rinfrescano la mente, grazie all’acqua cristallina e all’aria ossigenata tipica della montagna.

E’ questa un’idea per un escursione facile, adatta anche ai bambini accompagnati dai genitori, da affrontare con la dovuta prudenza e l’abbigliamento tipico di montagna.

Un’idea carina è quella di fare l’escursione da innamorati, e farsi un bel selfie con alle spalle il lago a forma di cuore, un ricordo bellissimo di un’estate d’amore in montagna che potrebbe diventare una moda dell’estate.

Non bisogna fare tanti km per godere dell’immensa bellezza che la Natura ci può offrire.

  

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza