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Trento

Le Regioni e l’Autonomia differenziata: ieri il presidente Fugatti al Meeting di Rimini

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Si è parlato di Regioni e Autonomia differenziata ieri a Rimini al Meeting per l’amicizia fra i popoli, ospite il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e numerosi altri governatori: Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, Nello Musumeci, presidente della Regione Siciliana e Giovanni Toti, presidente della Regione Liguria.

Un dibattito ricco e diversificato, che ha visto i governatori convergere su un generale consenso nei confronti del federalismo, pur con alcune differenze.

“Siamo un piccolo territorio, che gestisce i poteri di un piccolo Stato – ha detto il presidente Fugatti – con risorse che sulla carta sono pari al 90% delle entrate fiscali, ridottesi per la verità, in seguito alla crisi, al 70-75%.”

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“Tutto questo implica l’esercizio di una forte responsabilità, perché se chi amministra sbaglia il cittadino sa chi è e dove andarlo a prendere. Personalmente sono favorevole all’allargamento delle competenze delle Regioni ordinarie che dimostrano di amministrare bene.”

“La sfida quindi è gestire i servizi a livello locale in maniera migliore rispetto allo Stato, facendo anche risparmiare delle risorse. Tutto questo promuovendo sviluppo territoriale e non assistenzialismo.”

“Noi ad esempio abbiamo realizzato il reddito di cittadinanza, che in Trentino si chiamava reddito di garanzia, prima dello Stato centrale, ma abbiamo introdotto in questa legislatura un meccanismo per il quale se chi lo percepisce rifiuta un lavoro che gli viene offerto, questo sostegno viene tolto. Questo significa esercitare i poteri dell’Autonomia speciale in maniera responsabile”.

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Da Fugatti anche un affondo legato alla recente evoluzione politica nazionale.

“Se nasce, il Governo che si sta delineando a Roma è molto lontano dalle Regioni del Nord e da chi le amministra, e così dal Federalismo”.

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Nel corso della mattinata il presidente Fugatti ha inoltre visitato lo stand del Trentino a questo 40esimo Meeting riminese, complimentandosi con i collaboratori e i volontari che lo hanno animato in queste intense giornate.

L’art. 116 della Costituzione, al terzo comma, prevede che le Regioni ordinarie possano chiedere competenze maggiori rispetto a quelle previste dalla Carta.

Una finestra che consentirebbe alle Regioni a Statuto ordinario di avvicinarsi a quelle a Statuto speciale.

Alcune lo hanno fatto, spingendo anche le altre a pronunciarsi pro o contro un allargamento delle Autonomie regionali.

Siamo di fronte ad un cambiamento radicale della struttura dello Stato nazionale, in senso regionalista o federalista?

O non sarebbe meglio prendere una (ulteriore) pausa di riflessione?

Questa la domanda a cui i governatori  invitati erano chiamati a rispondere.

Bonaccini ha sottolineato come questa sia una questione che l’Italia non ha mai voluto affrontare veramente.

La riforma del Titolo V del 2001 ha per la prima volta aperto uno spiraglio all’Autonomia differenziata, ma l’ignoranza sul tema rimane abissale.

L’Emilia Romagna ha sottoscritto a suo tempo un preaccordo con il governo.

“Per me i confini dello Stato sono sacri – ha detto, a scanso di equivoci – ma se la mia Regione ha i conti in ordine, servizi di qualità offerti ai cittadini, un’economia che ‘corre’, perché nel rispetto della Costituzione, non può esercitare poteri più ampi? Ne trarrebbe beneficio anche il resto del Paese”.

Fedriga ha portato alla platea la specialità del Friuli Venezia Giulia, precisando che anche all’interno delle Speciali vi sono differenze molto grandi, in ordine alle competenze, alle risorse, al percorso storico.

L’Autonomia del Friuli Venezia Giulia parte nei primi anni 60.

“L’esperienza fatta dimostra che le Autonomie non tolgono risorse alle altre Regioni, soprattutto del Sud.”

“La nostra Regione non chiede a Roma risorse in più, chiede di poter gestire le stesse risorse che lo Stato centrale già spende per gestire sul territorio una determinata competenza, ad esempio la sanità.”

“Se riusciamo a gestire una competenza spendendo di meno rispetto allo Stato, possiamo gestire i risparmi realizzati offrendo qualcosa di più ai cittadini”.

“L’Autonomia va di pari passo con la responsabilità”, ha concluso, riprendendo un concetto espresso anche dal governatore del Trentino Fugatti, che ha portato l’esempio “virtuoso” del Trentino, un esempio utile  alle Regioni a Statuto ordinario che si sono incamminate sulla via di una maggiore attribuzione di poteri e competenze.

Il presidente della Lombardia Fontana a sua volta ha sottolineato il connubio responsabilità-efficienza.

“L’Autonomia è la secessione dell’efficienza dall’inefficienza. Ma noi vogliamo che tutto il Paese diventi efficiente e venga messo nella condizione di competere alla pari degli altri.”

“Il Sud stesso avrebbe il dovere di essere messo alla prova. Tanti giovani iniziano a capirlo, che bisogna abbandonare l’eccesso di centralismo statale, che rende il Sud schiavo dell’assistenzialismo”.

Musumeci ha portato la posizione di una Regione del Sud, la Sicilia, già dotata di un’Autonomia speciale.

“Il progetto di costruzione del regionalismo differenziato non è stato portato a termine. – ha detto – Se nel Sud vi sono oggi diffidenze e scetticismo è perché è mancato un tavolo attorno al quale le Regioni avrebbero dovuto confrontarsi ed affrontare il tema.”

“E’ legittimo che una regione del Sud si chieda che ne sarà della perequazione fiscale, cioè del principio di solidarietà su cui si fonda la Costituzione italiana, con il regionalismo differenziato.”

“A ciò si sommano i mali del Meridione ben noti, su cui dobbiamo fare autocritica: assistenzialismo, fatalismo e così via. Ma oggi il Sud vuole voltare pagina”.

Toti infine ha detto ironicamente che la nostra Costituzione sembra talmente bella che nessuno ha il coraggio non solo di modificarla, ma persino di applicarla, perché un articolo costituzionale su questo tema c’è già.

“Nel paese dei Comuni, degli 8000 campanili, in passato il nostro punto di forza, siamo riusciti nel capolavoro di rimanere divisi ed al tempo stesso di appiattire tutto sotto una legislazione prima nazionale e poi europea.”

“Non abbiamo né un centralismo davvero efficace e potente né un’autonomia territoriale e comunale che consentano di liberare le energie presenti sui territori. Abbiamo due tabù: il primo è il decentramento, il secondo la sussidiaretà pubblico-privara”.

Il presidente Fugatti ha anche colto l’occasione per visitare lo stand del Trentino presente a questa 40esima edizione del Meeting, uno spazio di circa 250 mq. in cui dominano il legno, le mele e gli altri prodotti tipici, ma anche i visori 3D per una visita “virtuale” alle bellezze del territorio.

Molto visitato soprattutto dalle famiglie, lo stand è dedicato quest’anno all’autunno, con l’intenzione di promuovere il territorio anche in questa stagione, che offre ai visitatori le desmotegade, Pomaria, le visite alle distillerie e tante altre opportunità.

L’animazione, rivolta a grandi e bambini, è stata curata in particolare dalla  Strada della mela della Val di Non e Sole e dalla Strada dei formaggi di Fiemme-Fassa S. Martino.

Il Meeting di Rimini

Siamo alla fine degli anni ’70.

Tra alcuni amici di Rimini, che condividono l’esperienza cristiana, nasce il desiderio di incontrare, conoscere e portare nel “capoluogo” della riviera romagnola il meglio della cultura del tempo.

Così ha origine il Meeting per l’amicizia fra i popoli, nel 1980. Un incontro tra persone di fede e culture diverse, un luogo di amicizia dove si possa costruire la pace, la convivenza e l’amicizia fra i popoli.

Da allora ogni anno arrivano a Rimini grandi personaggi della politica, manager dell’economia, rappresentanti di religioni e culture, intellettuali e artisti, sportivi e protagonisti dello scenario mondiale. Storie di uomini al centro di incontri, mostre, spettacoli e eventi sportivi.

Nell’ultima settimana d’agosto Rimini diventa quindi la capitale della cultura internazionale e viene invasa dal “popolo del Meeting”, come è stato definito dai media.

Nell’edizione 2018 l’evento ha totalizzato 800.000 presenze da 70 nazioni. Oltre 170 le aziende sponsor, 248 gli incontri, 627 i relatori, 2.527 i volontari che rendono possibile la grande kermesse, che si svolge nei  130mila i mq. allestiti complessivamente a Rimini Fiera.

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