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Arte e Cultura

Arte e cultura: Rovereto si trasformi in una «Depero City»

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Dopo Trento, Rovereto.

Parliamo di progetti messi in atto da altre amministrazioni comunali italiane che potrebbero “copiati” per così essere utili anche alla nostra realtà.

Nel caso di Trento l’idea sulla quale riflettere erano i corsi di guida delle biciclette e in generale sul codice della strada per profughi che in toscana la giunta di centro sinistra ha attivato dopo la presa d’atto della pericolosità tenuta che non rispetta regole e disciplina.

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Nel caso di Rovereto invece, l’idea arriva da Rimini dove fervono i preparativi per festeggiare il prossimo 20 gennaio la nascita di Federico Fellini.

Rovereto potrebbe fare altrettanto con Depero, trasformandosi in una temporanea “ Depero City”.

La spesa per creare il Museo Fellini sarà di 15 milioni di euro di cui 12 stanziati dal Ministero dei Beni Culturali, poi Rimini si trasformerà in un grande set del quale saranno protagonisti i turisti, oltre che i cittadini.

Con moderne tecnologie ci sarà una stanza nella quale si avrà la sensazione di tuffarsi nella Fontana di Trevi insieme ad Anita Ekberg.

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Poi ci saranno mostre, laboratori ed un effetto speciale che si adatterebbe molto bene anche all’idea Futurista di Depero: l’immagine del mitico Rex di Amarcord apparirà magicamente su un muro d’acqua grazie ad un braccio di 25 metri che si alzerà da terra.

Rovereto potrebbe finalmente puntare sulla valorizzazione di uno dei più noti concittadini, con una manifestazione che gli renda onore.

Piazza Malfatti con Via dei Portici dove ha sede La Casa d’Arte Futurista Depero, Via della Terra e Via Rialto potrebbero ricostruire con facilità il clima di inizio diciannovesimo secolo e si potrebbe creare un evento anche su più giorni, di richiamo assoluto.

Un aiuto lo potrebbe anche dare Sgarbi presidente del Mart e si potrebbe realizzare un appuntamento da ricordare.

Purtroppo l’immobilismo delle giunte di centro sinistra e la mancanza di fantasia è cosa conosciuta.

Non dimentichiamoci infatti che il Sindaco Valduga è perfino riuscito ad affidare l’organizzazione degli eventi natalizi ad Agostino Carollo il cui disastro creativo e organizzativo ha fatto infuriare la maggior parte dei roveretani.

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Arte e Cultura

Crack Parmalat: all’asta la collezione di quadri di Callisto Tanzi col «contributo» di due trentini

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C’è un contributo anche trentino nella costituzione della collezione privata di opere d’arte d’alto pregio, per totale di 130 pezzi che a breve saranno messi all’asta.

Parliamo di uno degli “ investimenti” fatti da Callisto Tanzi patron della Parmalat il cui crac mise in ginocchio decine di migliaia di italiani.

Portafoglio a disposizione c’è solo l’imbarazzo della scelta: Monet, Picasso,Cezanne, Van Gogh, Ligabue solo per citarne alcuni. Il catalogo completo è disponibile cliccando qui per un valore complessivo che supera i 100 milioni di euro.

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Per chi vuole c’è anche la possibilità di visitare la mostra pre asta allestita all’Ape Museo in Via Farini a Parma.

Le opere saranno divise in due aste: la prima con 55 tele col valore iniziale di 7 milioni di euro.

Un patrimonio che la Guardia di Finanza ha trovato solo grazie alla soffiata di un ex guardia del corpo.

Si racconta che per depistare gli inquirenti che spiavano le mosse di Callisto Tanzi per trovare i beni nascosti, a pochi giorni dal crack finanziario siano stati spostati a bordo di due furgoni con destinazione Svizzera pellicce, quadri e gioielli.

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In realtà al viaggio d’andata ne corrispose uno di ritorno con i beni poi nascosti nelle soffitte e nelle cantine di amici compiacenti.

La Guardia di Finanza li trovò poco prima che fossero venduti a dei collezionisti russi.

Si diceva del contributo trentino alla costituzione di questa collezione.

Il regista di tutta la vicenda è stato il mercante d’arte roveretano Paolo Dal Bosco indagato per concorso in bancarotta come Giovanna Dellana che patteggiarono una condanna di un anno e mezzo, pena sospesa.

Dal Bosco era stato incaricato da Tanzi di acquistare opere d’arte da regalare ai clienti.

Un incaricò che durò fino a quando il patron di Parmalat capì che quella poteva essere una buona occasione per accantonare liquidità in un bene rifugio che nel tempo avrebbe aumentato di valore.

Un bene non visibile, certo non come il Parma Calcio allora ai vertici del calcio internazionale.

L’esigenza di “coprire” ingenti capitali nel modo più rapido possibile, portò ad un acquisto convulso, praticamente a casaccio dettato da chi ha l’esigenza di distrarre del capitale.

Quando nel 2003 arriva il crac con un buco di 14 miliardi di euro, i quadri scomparvero.

Riapparirono 6 anni dopo quando stavano per esser venduti a Forte dei Marmi.

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Arte e Cultura

Rovereto: dal 20 settembre al 22 novembre l’«Autunno caldo del Mart»

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Un’offerta culturale che vuole ampliare i propri confini e rilanciare sia il Mart sia il Trentino. Le mostre che animeranno l’autunno del Mart puntano ad internazionalizzare il museo, a beneficio di tutto il nostro territorio”: così l’assessore provinciale alla cultura Mirko Bisesti assieme al presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti ha presentato questa mattina martedì 17 settembre 2019, a Roma, presso la sala della Stampa estera di via dell’Umiltà, il palinsesto “L’Autunno caldo del Mart“, un programma ricco di nuove grandi mostre, preziosi cammei, momenti di approfondimento, giornate di festa e appuntamenti per ogni tipologia di pubblico, famiglie, giovani, specialisti.

In conferenza stampa erano presenti anche il presidente del Mart Vittorio Sgarbi e il direttore del museo Gianfranco Maraniello, che ha sintetizzato così le iniziative che caratterizzeranno la stagione del museo: “Una costellazione di eventi che parleranno del nostro tempo, attraverso un forte radicamento storico“.

Il Mart è sempre più il museo di chi ama la bellezza: anche per la prossima stagione, come sempre, la faranno da padrone l’arte moderna e l’arte contemporanea, “core business” del museo, ma non mancheranno audaci confronti con il passato e momenti di divulgazione scientifica. Fondamentali sono le collaborazioni avviate con grandi musei internazionali e italiani, ma anche con istituzioni e realtà del territorio coinvolte nella programmazione degli eventi.

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Fiore all’occhiello del calendario autunnale sarà l’inaugurazione della grande esposizione dedicata a Isadora Duncan, il 17 ottobre, curata da un comitato scientifico d’eccezione e che porterà in mostra numerosi capolavori dedicati alla figura più rivoluzionaria della danza e musa dei maggiori innovatori delle arti pittoriche e plastiche di inizio secolo.

Già il 12 ottobre si aprirà la più ampia antologica mai realizzata in Europa su Richard Artschwager.

L’esposizione è il frutto di una straordinaria collaborazione internazionale con il Guggenheim di Bilbao, museo che diviene partner del Mart e che storicamente e per molti versi ne è stato forse un modello.

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La mostra sarà presentata prima a Rovereto, dal 12 ottobre al 2 febbraio 2020, e successivamente ospitata a Bilbao nella primavera del 2020.

Si tratta di uno straordinario e completo viaggio nell’opera di un rivoluzionario artista che ha decisamente ripensato l’oggetto e lo spazio dell’arte attraverso capolavori presenti a Rovereto grazie ai generosi prestiti di alcune delle principali Collezioni del mondo.

In questo “Autunno caldo” il museo proporrà anche la realizzazione di spazi specifici all’interno dei percorsi delle Collezioni permanenti, per ospitare incontri con capolavori della storia dell’arte e raffronti intensi.

Il palinsesto si completa con le proposte delle altre sedi del Mart, con eventi e progetti, visite guidate, laboratori, cultural trekking.

Nel corso dell’autunno il Mart proseguirà anche la sua decisa azione di integrazione di programmi e strutture nell’area di Rovereto, condividendo con Provincia e Comune la progettazione per delineare un distretto che metta sempre più in rapporto il museo all’Università, alle istituzioni, ai festival e agli spazi disponibili.

Con questa proposta culturale ampia e significativa, il Mart si conferma, ancora una volta, un polo culturale sempre più vivace e in dialogo con il grande pubblico, una solida istituzione che programma progetti, mostre e attività per chi vive in Trentino e per chi sceglie di visitare un magnifico territorio che offre un paesaggio naturale che è anche paesaggio culturale della contemporaneità.

Clicca qui per vedere tutto il programma completo

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Spettacolo

Un film sulla storia di Albino Mayom Kuel: dal Sudan al Trentino al servizio degli altri

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La storia di Albino Mayom Kuel, profugo dal Sudan in Italia negli anni 60, studente di medicina a Padova e poi per anni medico all’ospedale di Ala, ma anche consigliere e assessore comunale, è di quelle che non si dimenticano.

Il docufilm presentato oggi, “Nero e bianco”, scritto da Paolo Tessadri e prodotto dalla Fondazione Museo storico del Trentino, con il patrocinio della Provincia autonoma di Trento, dell’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, e dei comuni di Ala e Avio, contribuirà però a farla conoscere ad una platea più vasta. E questo è molto importante, perché le vicende individuali possono assumere un valore paradigmatico, possono contenere esempi e insegnamenti di valore più ampio.

“La vita del dottor Kuel – ha detto il presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti intervenendo alla presentazione per i media – è stata una vita spesa per gli altri, per una comunità che dal suo operato ha tratto un grande beneficio”. Che questo medico partito poverissimo dall’Africa per sfuggire a guerre e persecuzioni, si sia dedicato senza risparmio ai suoi pazienti, è un concetto espresso più volte nel film, attraverso le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto, e anche dei suoi figli Miriam e Agostino.

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Alla “prima” di oggi sono intervenuto il direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, il presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Trento Marco Ioppi, il sindaco di Ala Claudio Soini, e il sindaco di Avio Federico Secchi.

Un esempio di integrazione perfettamente riuscita, quello di Kuel, anche se leggi e burocrazia ne hanno ostacolato il cammino. Ma il dottore “venuto dal deserto, che visse fra le montagne“, come lo ha definito Tessadri, non ha mai risposto alle difficoltà con amarezza o risentimento: tutti ne ricordano il sorriso, la disponibilità, e naturalmente la preparazione, alimentata da continui studi (dovuti al suo desiderio di migliorare ma anche al fatto che perdendo lo status di borsista sarebbe dovuto rientrare in patria, essendo sprovvisto della cittadinanza italiana).

Ma quello del dottor Kuel è stato anche un esempio importante per la professione medica, ha  sottolineato dal presidente dell’Ordine Ioppi: non potendo esercitare come specialista (anche se sarebbe stato un ottimo cardiochirurgo, ebbe a dichiarare  il professor Francesco Furlanello, luminare nel campo delle aritmie), e prestando il suo servizio quindi perlopiù come medico di base, Kuel ha praticato realmente quella “trasversalità”, quella prassi del confronto fra ambiti e discipline che, in epoca di specializzazioni sempre più spinte, rischia oggi di venire meno.

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A quasi due anni dalla sua morte sindaci e semplici cittadini ricordano di lui soprattutto il  non essersi mai tirato indietro, a costo di sacrificare il tempo per la famiglia, e la sua umanità, che a volte lo portava  a commuoversi per il dolore o la perdita di qualche assistito.

Il film, che sarà proposto prossimamente al pubblico dal Museo storico e dai Comuni coinvolti, e che parteciperà a premi e concorsi, ci restituisce tutto questo, con un montaggio incalzante e poetico ad un tempo. E ci  rammenta, come sottolineato da Ferrandi, che una piccola storia di vita può intercettare e riflettere problematiche che vanno al di là di essa.

NERO E BIANCO – Scheda del film: Nero era il colore della sua pelle, bianco il camice di medico che indossa per tutta una vita. La storia di Albino Mayom Kuel, il primo rifugiato politico-religioso in Trentino, dal Sud Sudan all’ospedale di Ala.

Albino Mayom Kuel è il primo richiedente asilo internazionale in Trentino per motivi politici e religiosi. La sua è una storia ricca di avvenimenti, anche amari, che lo porta agli inizi degli anni ’60 a Padova, dove frequenta l’università di medicina, e sul finire di quel decennio arriva all’ospedale di Ala. La sua storia dimostra la perfetta integrazione di Albino. Non è arrivato su un barcone, ma la sua è una lunga e definitiva fuga dal suo Paese, il Sudan, dove non tornerà più.

Albino Mayom Kuel nasce a Gogrial, un piccolo villaggio del Sud Sudan il 1° gennaio 1939. Ha lavorato dal 1969 al 1980 presso l’ospedale di Ala, specializzandosi soprattutto come cardiologo. Poi ha esercitato come medico di base nel Comune di Avio e infine, fino alla malattia nel 2005, come medico dell’Azienda provinciale dei servizi sanitari. È stato consigliere e assessore al Comune di Ala e consigliere ad Avio.

Albino Mayom Kuel se ne è andato alle 4 di mattina del 21 gennaio 2018: aveva 79 anni.

Docufilm, anno 2019, durata 23 minuti.

Produzione: Fondazione Museo storico del Trentino.

Patrocinio: Provincia autonoma di Trento, Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Comune di Ala, Comune di Avio.

Testo: Paolo Tessadri.

Realizzazione: Motion Studio.

Produttore esecutivo: Matteo Gentilini.

Regia: Marco Benvenuti.

Riprese: Ilir Kertusha.

Montaggio: Federica Forti.

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