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Trento

Escalation violenza e droga a Trento: ringraziamo i buonisti e il «Politically correct»

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Spesso penso che la mia città sia bella ma anche molto strana.

Bella perché composta di persone intraprendenti, tenaci, amanti del bene comune e rispettose della libertà e delle idee altri.

Strana perché viene messa in testa alle classifiche della cosi detta vivibilità pur sapendo che ormai questa è solo una bufala gigantesca.

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Per eventuali conferme fatevi due passi nelle periferie e in qualche parco cittadino 

La mia è una città dove la figlia di una mia amica, mamma attenta e anche troppo perbene, ha iniziato ad assumere eroina a tredici anni, e la prima dose gliel’ha data un suo compagno di classe, e quando ha assunto la droga al Parco di Santa Chiara era con altre tre sue amiche, minorenni come lei.

Poi il livello si è alzato e questa tredicenne insieme alle amiche ormai assuefatte e fuori controllo hanno cominciato a frequentare piazza Dante dove spesso si vendevano per una dose o diventavano cavalli da consegna per ogni tipo di droga, per finire così sfruttate dai tunisini senza scrupoli.

Palline di stupefacente portate in giro da queste minorenni nascoste negli antri più sporchi della città, ingoiate e vomitate dai nord africani per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine, oppure peggio finite nel deretano di qualche ovulatore nigeriano.

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È questo che vogliamo per i nostri figli? È questa la città che abbiamo imparato ad amare? Sono davvero gli spacciatori nullafacenti Albanesi, marocchini, nigeriani e tunisini che vogliamo ospitare nella nostra Trento?  

Già, i tunisini. Simpatici, ben vestiti con capi di tendenza, scarpe firmate e bizzarri occhiali colorati e naturalmente i soldi per stare ore al bar ad ubriacarsi.

Bar in centro, affollati di nordafricani in generale, che si muovono su biciclette nuovissime che mai nessuno ruberà. Chissà perché. E sembra quasi stupido che noi si lavora.

Sapete dove finiscono i loro enormi proventi della droga? Tutti nei paesi di origine dove famigliari e amici li spendono per l’acquisto di terreni, aziende e case.

Ma la cosa che fa ancora più rabbia è che le famiglie sanno benissimo cosa vengono a fare i figli qui in Italia, e ne sono anche felici, perché così loro «con lo spaccio della droga avvelenano gli infedeli trentini e italiani».

Ho conosciuto una ragazza, studentessa insospettabile al terzo anno di Economia, che ogni settimana saliva da Riva del Garda per comprarsi eroina da sniffare.

Sapeva dove abitava il suo pusher e andava direttamente a casa sua.

Spesso, mi confidò, c’erano altri amici magrebini, e la invitavano a sballarsi con loro.

Poi, strafatta, tornava a Riva del Garda. A studiare.

In sé la cosa pur rivoltante, perché risparmio i particolari di quello che succedeva dopo lo sballo in casa dei magrebini, non sarebbe nemmeno così strana.

La cosa strana è che i soldi per l’eroina glie li dava sua nonna, alla quale aveva confessato tutto. Cosa non si fa per i nipoti.

L’altra cosa strana è che quando l’ho incontrata e le ho chiesto come potesse abbassarsi a condividere la sua dignità con gente che viene spesso da contesti dove apprezzano che le donne vengano lapidate dopo essere state violentate, mi ha risposto che non conoscendoli non potevo capire quanto erano simpatici. Forse era strafatta.

Di studentesse che si drogano è pieno il nostro ridente Trentino. E se qualcuno ha dei dubbi vada a parlare con qualche operatrice dell’UEPE di Trento dove la metà dei frequentatori che vi accedono per trovare le misure alternative alla detenzione dopo una condanna sono proprio universitari condannati per droga.

Ma la domanda è come sia possibile ridursi così in breve tempo?

La risposta la fornisce uno dei più illuminati servizi al cittadino presenti sul territorio, la collaborazione Carabinieri-S.Patrignano.

Pensate, la tecnica unita al dolore.

Nelle loro conferenze i Carabinieri spiegano cos’è la droga mentre San Patrignano, composta da genitori di tossicodipendenti, racconta il dolore di tale esperienza.

Se andate ad una di queste conferenze vi sgorgheranno le lacrime, ma se siete genitori inizierete a guardare i figli come potenziali bersagli di gente senza scrupoli. Perché è così.

I più attendibili report, pubblicati su tutti i giornali locali dicono che la soglia di inizio dell’assuefazione da tossicodipendenza si abbassa sempre di più.

Alcuni a dodici anni, anche a dieci, come la bambina della notizia su tutti i giornali dei giorni scorsi.

Allora mi chiedo come è possibile che in questa nostra città vi siano bambine che iniziano a usare gli stupefacenti a tredici anni?

E’ quasi ovvio. Si inizia con lo spinello, un modo figo per sentirsi grandi, e non pericoloso a sentire i genitori che lo hanno fumato prima di loro.

Solo che oggi non è tanti anni fa, dove non c’erano molte opportunità e occasione di prendere altro e dove ogni angolo non pullulava di spacciatori e criminali stranieri. Per questo oggi lo spinello è letale.

Ma c’è anche un’altro motivo del perché lo spinello è l’anticamera della dipendenza e la strada del tunnel senza ritorno.

Negli anni scorsi i paesi produttori distribuivano hashish di qualità, sempre devastante ma meno letale di quello odierno.

Ed il perché l’Hashish odierno sia più devastante risiede nel fatto che viene addizionato con le peggiori sostanze, dai copertoni grattugiati alla pasta di vetro, ma la cosa letale è che ci mettono sostanze oppiacee, cosi chi fuma uno spinello ha subito voglia di eroina.

Ed ora non possiamo non parlare del bellissimo giardino che si chiama piazza Dante, la porta della città di Trento ubicato di fronte ai palazzi della regione e della provincia.

Il comune ha speso oltre 800 mila euro per renderlo il biglietto da visita della città di chi esce dalla stazione di fronte, ma nemmeno una lira per metterla in sicurezza.

Perché secondo qualche illuminato politico la criminalità e lo spaccio di combattono con la valorizzazione degli ambienti e la ristrutturazione delle piazze.

Hai tuo figlio che si droga? Nessun problema, ristruttura la casa e valorizza il giardino.

E pensare che tutti i quartieri attorno mandavano in questa piazza i figli a giocare da soli, non molti anni fa.

Ora è terra di nessuno. Per uno spacciatore arrestato ne arrivano altri cento o mille. È una guerra impossibile da vincere finché le cose rimangono così.

Perché spacciare è molto meglio che lavorare e il carcere è molto meglio che la strada o certi appartamenti dove i “cavalli” si affollano sul pavimento in attesa di spacciare per conto dell’albanese con il Cayenne.

Già, c’è anche l’albanese. Una recente operazione ne ha arrestati un sacco. Spacciavano alla grande, chili importati dal loro ridente paese e venuti direttamente dall’Afghanistan.

Avevano il Q7 dell’Audi con il Cayenne a Tirana. Ma qui giravano in Ford Focus. Mica scemi. Tutti avevano un lavoro fittizio, manovali, conducenti di furgoni.

Mogli, suocere, mamme e padri, figli, tutti in case ITEA.

La cosa strana era il morboso rapporto con i datori di lavoro, ammirati, ma forse è meglio dire spaventati, dalla loro intraprendenza nel gestire gli impegni professionali.

Forse erano già a conoscenza del “clanismo“, quello che se tocchi uno del clan, prima o poi ti capita qualcosa. Ecco spiegata tanta accondiscendenza, ecco spiegata la facilità di assunzioni.

Quello che non si spiega è la facilità per gli spacciatori di ottenere case dall’ITEA o dalla Curia. Ho capito che devi aiutare il fratello ma la Bibbia, il libro dei Libri dice anche altro. Se droghi mia figlia è occhio per occhio dente per dente.

Più cattivi degli albanesi sono i nigeriani. Loro hanno la forza delle credenze tribali e il colore della pelle.

Direte cosa c’entra il colore della pelle. Ma è perché la Curia è impietosita da questa idea del Kunta Kinte perenne, tanto da offrire loro appartamenti dove potevano dedicarsi alla gestione delle prostitute importate dalla Nigeria dopo un lungo viaggio fatto di stupri e botte da orbi, e continuare con lo stesso tenore anche qui.

Recentemente gli arresti in regione hanno confermato tutto quanto scritto sopra. Con qualcosa in più. La fredda determinazione a eliminare fisicamente la famiglia di una nigeriana costretta a prostituirsi e che si era ribellata alla legge tribale della fattura.

Ora mi chiedo perché le Curia abbia dato gli appartamenti ai nigeriani, con tutti i padri separati trentino che dormono in macchina.

Lo so che direte che non ci son dati, il PD dice che non ci sono dati. Invece è inutile mentire, i padri separati trentini dormono in macchina mentre gli spacciatori dormono nelle case ITEA.

E’ la follia delle assegnazioni, lo spacciatore viene da noi con moglie, (Velata) suocera figli a seguito e viene accolto con tutti gli onori sbagliati di casa.

Ma l’onore sbagliato cos’è? Semplice, è il Politically correct, questa cretinata per cui ogni balordo spacciatore che lavora nel nostro territorio viene accolto con ogni favore.

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Trento

Alpini Assassini, la replica di Fugatti: «Gli alpini portano solidarietà, non violenza»

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“Se solo pensassero ai tanti interventi di solidarietà, alle tante energie spese dagli alpini dove la gente soffre e chiede aiuto, le persone che imbrattano i muri di Trento con certe scritte avrebbero buoni motivi per vergognarsi. Gli alpini sono portatori di valori sani, non di violenza. Anche oggi sono un esempio per tanti giovani e i cittadini, assieme alle istituzioni, guardano a loro con affetto e riconoscenza”

Così il presidente Maurizio Fugatti a proposito di alcune scritte ingiuriose verso gli alpini apparse sui muri della sede Ana di Trento in Vicolo Benassuti.  A scoprirle proprio alcuni alpini stamattina, guarda caso dopo la manifestazione che gli anarchici hanno tenuto ieri in piazza Duomo dopo la condanna di sei dei loro «compagni» decretata dal tribunale di Trento.

Sull’ennesimo episodio vigliacco di vandalismo è intervenuta anche l’Ana di Trento con una nota piuttosto dura: «Questa notte la solita mano ignobile e codarda ha pensato di lasciare nuovamente il segno immondo del suo passaggio. A brevissimo la scritta verrà cancellata, resta invece indelebile l’idea questi figuri si ritengano nostro malgrado impuniti. Ma non è così, dal momento che il predecessore di questo “leone da pennello” è in questi giorni a processo. Prenderemo la cosa per quel che è : un allenamento per i nostri volontari alpini già pronti per il prossimo intervento di solidarietà a Rondine Arezzo alla cittadella della pace, che ospita i ragazzi provenienti da paesi del mondo fra loro belligeranti, e per insegnare loro che la convivenza ed il dialogo è sempre possibile. Lezione che questo imbrattatore di imbecillita’ forse non capirà mai….» 

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Trento

Blitz albanese negli uffici del comune di Trento: addetto ai pagamenti malmenato finisce all’ospedale

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L’episodio è successo mercoledì e ha riguardato un dipendente comunale che è stato aggredito ed è finito al pronto soccorso del santa Chiara

La ricostruzione è semplice: un’azienda i cui titolari sono albanesi aveva fatto lavori in sub appalto ad un’altra ditta che lavorava direttamente per il Comune di Trento.

Ma qualcosa nei lavori di posa non ha funzionato a dovere ed i lavori sono stati contestati dagli uffici preposti al controllo di Palazzo Thun alla ditta appaltatrice che si è rivalsa naturalmente sulla ditta sub appaltatrice contestando a sua volta i lavori e minacciando di non sborsare una lira finché i lavori non fossero stati eseguiti a regola d’arte. 

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Questa almeno la versione che il  titolare dell’azienda ha fornito alla ditta sub appaltante degli albanesi.

Gli albanesi però hanno voluto vederci chiaro e per nulla scoraggiati anziché rifare i lavori hanno pensato bene di andare in Comune insieme al titolare per sentire la versione del responsabile dei pagamenti.

I tre, arrivati presso gli uffici del comune hanno cominciato una lunga discussione con il responsabile dei pagamenti, che dopo le minacce, gli spintoni e qualche manata, è terminata in rissa.

Il dipendente è stato soccorso, ricoverato al santa Chiara, e dopo le cure del caso è tornato a casa dopo alcune ore in stato di osservazione.

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Sta bene anche se è stata una brutta esperienza che per certi versi ha dell’incredibile. Oggi, ormai, può succedere anche questo.

Il comune sta riflettendo sulla possibilità di sporgere denuncia per aggressione, nella giornata di lunedì verrà presa una decisione nel merito.

 

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Trento

270 mila euro per mettere al «fresco» Palazzo Thun

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Il progetto riguarda la sostituzione del refrigeratore d’acqua, la sostituzione delle tubazioni interrate nel piazzale interno e il rifacimento dei collettori di Torre Mirana e della sottostazione Thun Nord. In totale costerà circa 270 mila euro 

Questi impianti sono al servizio degli uffici comunali presso Palazzo Thun in via Belenzani, 19 e presso Torre Mirana in via Belenzani, 3; essendo i due edifici adiacenti si prevede anche di realizzare un circuito di by-pass tra le due centrali termiche confinanti in modo che tutti i generatori installati possano servire entrambi gli edifici.

Nell’ottica di sanare le tubazioni interrate presenti nel piazzale interno sarà realizzato un cunicolo che collegherà la sottostazione Thun Nord alla centrale termica e permetterà la posa delle tubazioni di riscaldamento e raffrescamento al servizio della zona Nord di Palazzo Thun.

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La sostituzione del collettore di Torre Mirana è necessaria in quanto le tubazioni sono fortemente corrose a causa dell’utilizzo di fluido refrigerato nella stagione estiva il quale genera necessariamente delle condense che a lungo andare corrodono le tubazioni metalliche.

Il collettore Thun Nord invece va spostato per accogliere le nuove partenze che dalla centrale termica saranno spostate alla sottostazione in modo da eliminare gran parte dei passaggi nel piazzale e al fine di avere un controllo omogeneo nel funzionamento della zona Nord di Palazzo Thun.

Il refrigeratore d’acqua attualmente installato nella soffitta di Palazzo Thun (guasto) è del tipo ad assorbimento di gas metano, e sfrutta le proprietà del bromuro di litio per generare acqua refrigerata.

Tale tecnologia ha il vantaggio di non utilizzare la corrente elettrica per produrre il freddo, per contro queste macchine non permettono un’ampia modulazione e devono funzionare con un elevato carico; dato che il raffrescamento degli uffici di Palazzo Thun è soggetto a un baso fattore di contemporaneità (sala consiglio, portineria, uffici aperti al pubblico ecc.) si prevede l’installazione di un refrigeratore alimentato a corrente elettrica con compressori modulanti che possa soddisfare al meglio le richieste della struttura.

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Per completare l’intervento in soffitta sarà installata una unità di trattamento aria a servizio della sala Consiglio al posto degli attuali split canalizzati preposti al raffrescamento della sala, detti condizionatori utilizzano un refrigerante non più ammesso in base alle nuove normative e vanno pertanto sostituiti. La nuova Unità di trattamento aria provvederà inoltre al ricambio d’aria e all’integrazione del riscaldamento della sala Consiglio.

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