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Società

No alla violenza! Un messaggio che non dovrebbe avere distinzioni di genere.

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La World Health Organization e i dati ISTAT stimano che l’80% delle vittime di omicidi siano maschi, e che è da tre a sei volte più probabile che gli autori siano uomini piuttosto che donne.

Un dato che fa riflettere.

Sono state coniate nuove parole e concetti giuridici  negli ultimi anni come quello di “omicidio stradale” e “femminicidio” che lasciano un po’perplessi perchè se siamo tutti uguali  già bastava la parola “omicidio”, l’opinione pubblica però voleva dei distinguo e delle differenze, nell’omicidio e nei casi di violenza.

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Sarebbe stato forse più semplice essere contro ogni forma di violenza.

E’ entrato in vigore dall’8 agosto il “Codice rosso” innova la disciplina penale, sostanziale e processuale, della violenza domestica e di genere, con inasprimenti di sanzione molto forti.

La violenza sugli uomini c’è anche se non esiste la giornata dedicata alla violenza contro i maschi, né la parola “maschicidio” ma è un fenomeno di rilievo del quale si parla poco.

Il problema della violenza contro gli uomini è stato oggetto di dibattito presso il Consiglio d’Europa, nel rispetto della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ove essa è stata definita una “violazione dei diritti umani, ma anche un ostacolo all’eguaglianza tra donne e uomini” .

Secondo gli ultimi dati del Viminale in Italia sono state uccise 355 persone (omicidi volontari escludendo gli omicidi colposi).

Per l’anno 2017 le donne sono 120, gli uomini 116 più 4 ammazzati all’estero dalle loro partner che non avevano accettato la fine della relazione, o per motivi di denaro.

Il report delle vittime di genere maschile però non compare pubblicata né su quotidiani nazionali né su agenzie nazionali. Gli uomini sono stati messi in una condizione di totale subalternità.

Gli omicidi-suicidi in ambito familiare e di coppia sono 30: 28 uomini e 2 donne; i suicidi noti, dove la causa è legata alla fine di una relazione, sono 39: 32 uomini, almeno 8 dei quali disperati per il distacco forzato dai figli, e 7 donne, tra cui due bambine di 12 e 14 anni che soffrivano la separazione dei genitori.

Ancora in ambito cosiddetto passionale, su 66 omicidi con vittime femminili sono 42 (esclusi 4 casi non risolti), di cui 14 commessi da stranieri provenienti soprattutto dai Paesi dell’Est e dal Nordafrica.

Gli altri 20, in cui il movente non ha a che fare col genere sono da vedersi all’interno della coppia. Gli italiani maschi che hanno perso la vita per mano di una donna che avrebbe dovuto amarli sono 19.

Alcuni dati per far riflettere come riportato dal quotidiano “ il Giornale” alcune settimane fa; Le donne assassine non hanno agito solo per difesa o perché maltrattate, lo hanno sostenuto in 6, così come hanno fatto 5 uomini, in linea con i risultati di una meta-analisi che prende in considerazione le indagini fatte in diversi paesi: la media di questo movente varia in base alla nazionalità dal 5% al 35% quando a colpire sono le donne e dallo 0 al 20% quando sono gli uomini.

In ambito omosessuale le vittime sono 2, mentre sono 20 (tra cui 2 minorenni) gli uomini massacrati dai rivali o dagli ex delle loro compagne: “maschicidi” che hanno a che fare con il senso di possesso e l’onore, dunque anche, ma non solo, con la cultura patriarcale. Gli autori stranieri sono molti (12). In totale i morti sono 309 se contiamo anche i suicidi: 129 femmine e 180 maschi.

I soggetti maschili inoltre sono la grandissima parte dei senzatetto, dei suicidi per mancanza di lavoro (e non solo), dei suicidi per crisi economica (imprenditori), di coloro che fanno i lavori più rischiosi e usuranti, dei morti e infortuni sul lavoro.

Gli uomini nonostante abbiano vita media minore di quella delle donne e nonostante facciano i lavori più duri, rischiosi e usuranti, vanno in pensione più tardi delle donne. Gli uomini sono sfavoriti anche nelle assunzioni nella Pubblica Amministrazione, dove una legge del 2000 favorisce esplicitamente le donne.

Gli uomini, a parità di reato, subiscono sanzioni penali, molto più pesanti di quelle comminate alle donne.

Ancora c’è da evidenziare come la politica abbia fissato un obbligo di quote rosa nei CDA ( legge 120/2011, la cosiddetta Golfo-Mosca -dal nome delle sue promotrici), ed anche  a livello locale provinciale in più occasioni abbia provato a stabilire preferenze di genere con quote rosa per colmare dei divari percentuali nelle posizioni chiave che altri riterrebbero forse più giusto colmare con la pura meritocrazia. Pur riconoscendo i  molti meriti delle signore e grandi capacità nessuna femminista si è fatta udire risentita poichè sminuita per la necessità di introdurre tali riserve.

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Psicologia & Crescita personale

Cambiare per amore è possibile?

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Non necessariamente è la cosa migliore da fare. Quando si sceglie di stare con una persona lo si fa principalmente perché ci ha fatto innamorare e quindi la miccia dell’attrazione l’ha innescata quel particolare modo di essere. La relazione chiede poi degli “aggiustamenti”, perché vivere insieme è un’esperienza di condivisione, che l’innamoramento non ha spesso come priorità.

Secondo molti, amare vuole dire conoscersi e sapersi adattare alle esigenze dell’altro, fare passi indietro per il bene della coppia, trovare un modo di essere che sappia creare quell’empatia giusta per relazionarsi. Altri sostengono che se qualcuno ti ama, ti accetta così come sei, senza pensare al cambiamento, o derubricandolo a possibilità non necessità.

Bel dilemma. Sicuramente riconoscersi parte di una coppia, è già un passo avanti nel capire quello che vuol dire lo stare bene insieme. Se ci si dimentica presto di questo, che senso ha volerci stare nella coppia?

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Nel conoscere una persona sicuramente colpiscono i lati positivi, le capacità, i pregi, le emozioni che trasmette, la sincerità d’animo, il fascino. E con l’innamoramento tutto questo si amplifica. 

La ricerca di un perfezionismo può renderci però vittime dei nostri stessi desideri. Non esiste il perfettamente perfetto, esiste la voglia di migliorarsi. Questo è l’atteggiamento più coerente con il proprio stare al mondo. Se infatti avete la fortuna di conoscere qualcuno che ha questo pregio, avete un’opportunità grande, non è da tutti accettare critiche e consigli, e cercare di trovare un modo per essere una persona migliore.

Per cui, più che di fatti oggettivi, è un problema di mindset, impostazione mentale ed di educazione sentimentale. Se attraverso l’amore ci aspettiamo di ricevere in cambio qualcosa che ci renda felici, allora il cambiamento può essere importante, visto che, difronte ad un modo di essere del partner che non ci appartiene più, rischiamo di minare le basi della nostra serenità emotiva. 

D’altra parte, volendo cambiare per amore, non bisogna annullare se stessi, e giustificare l’amore per l’altro come più importante che l’amore proprio.

Anche l’essere innamorati non è sufficiente per vivere bene insieme, o meglio, non l’unico aspetto per una relazione durevole. Scoprire difetti o aspetti della personalità che ci erano sconosciuti, può provocare conflitti.

L’attenzione verso l’altro che ti sta vicino, si dimostra nel capire quali sono le esigenze più importanti, e nel fare in modo che si possano passare momenti di felicità e di passione, tali da alimentare il sentimento dell’amore di coppia. L’amore come modo di vivere, è un’altra cosa, dal vivere una relazione di coppia con amore. 

Accettare i limiti propri e quelli di chi sta vicino? O superarli insieme?

Se davvero la coppia è un qualcosa in più, che permette di crescere e maturare, di vivere meglio, di fare di più ed essere più felici, allora superare le proprie difficoltà, le proprie paure, ansie, insicurezze, è un obiettivo di coppia, a cui entrambi si partecipa. 

Vedere la persona che ti sta accanto crescere con te, migliorare, diventare più bella, più sicura e più forte, sicuramente è un segnale che l’amore che viene dato sta portando frutto.

Perché semplicemente l’unione fa la forza, e la condivisione dei propri limiti, porta ad averne maggiore consapevolezza, e meno paura. E quindi a superarli.

Quanti sono gli esempi di grandi personaggi che trovano nell’equilibrio familiare quella giusta energia emotiva per affrontare sfide anche impossibili?

E’ la forza dell’amore che agisce. Spesso non ci rendiamo conto di cosa sia ricevere amore in maniera autentica. Forse non c’è altra energia più potente per spronarci a cambiare atteggiamento e diventare persone migliori.

L’amore è come un fuoco, si accende, arde, brucia, ma non si autoalimenta. E’ necessario metterci il combustibile, che poi sono i sentimenti e le emozioni. Anche quelle negative, non troppo, sono fisiologiche, salutari, perché tendono a sollecitare il coinvolgimento, nel credere ancora all’esperienza di vita in coppia.

Perché con la classica frase “…quando hai un attimo, noi due dobbiamo parlare…”, c’è, al di là del disagio che si sta vivendo, anche la voglia di trovare una soluzione. Se qualcuno ti delude, si soffre, e la sofferenza fa parte dell’amore. 

Se invece non c’è più sentimento, non si soffre, c’è disinteresse, apatia. Il termometro sentimentale dà un segnale, il fuoco che ha unito la coppia si spegne. Non c’è più voglia di fare presente le cose che non vanno, nessun movimento, silenzio, tutto si atrofizza. E si spegne.

Meglio allora litigare, dirsi tutto quello che non va, per capire che non ci basta cosi come stanno le cose, che tutto può essere meglio e diverso. 

Non dare attenzione, porta a non ricevere attenzione, si dimentica il significato di essere coppia, e neanche il ferirsi fa più male.

Ognuno vive di sé, per sé, e il proprio ego vince sul noi della coppia. Lentamente ci si allontana. 

Per cui, il segreto come spesso si sottolinea, sta nel dialogo sincero, visto che quando qualcosa non va come dovrebbe, il solo fatto di non affrontare la questione subito, ingigantisce la percezione di quello che sta succedendo, anche se non lo ammettiamo.

L’alibi della paura, può essere un momento di riflessione, ma non deve diventare una giustificazione che precluda il confronto di coppia. 

Se il cambiamento viene interpretato come un’evoluzione positiva, che permette allo stare insieme di calibrarsi meglio, può sicuramente rappresentare un momento di crescita per la coppia.

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Cui Prodest

I sogni protagonisti della Giornata della Cultura ebraica 2019

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Mentre a Merano, una delle 88 località d’Italia (uno dei 34 Paesi ad aderire) si celebrava la Giornata Europea della Cultura Ebraica 2019 con 250 persone presenti a un concerto di musica tradizionale in sinagoga, a Finale Emilia (Modena) le donne prendono in mano “il sogno”, tema del 2019, e danno lustro alla radice giudaica delle due occidentali, giudaico-cristiane.

Le obiezioni all’inclusione nella civiltà italiana della storia culturale ebraica vanno definitivamente rimosse: dalla seconda distruzione del Tempio di Gerusalemme, il nostro Paese è stato la prima terra di diaspora ebraica, dopo l’abbandono della città dei tre monoteismi.

Questa presenza vale tanto quanto la vista binoculare rispetto a quella monoculare: ci dona una visione prospettica, basilare e profonda, accresce la grande dimensione storica del nostro meraviglioso Paese, aumentando la funzione di ispirazione per tutti i visitatori occidentali e occidentalizzati. Nessuno al mondo può sfuggire: già oggi l’Italia è così, ed è ben più importante per il mondo di quanto sia la “Pietra Nera” per il miliardo circa di musulmani.

Familiarizzare con la civiltà ebraica è fondamentale affinché il “Viaggio in Italia” divenga ancor più importanti di quanto fosse già ai tempi di Goethe

La presenza ebraica si è formata e sviluppata nella Penisola dall’età romana (II sec. a.C.) al Medioevo (X sec. d.C.) e gli ebrei, in Italia, hanno costruito una propria peculiare identità, anche rispetto ad altri luoghi della diaspora. Conoscendo e capendo meglio la cultura ebraica (la sua grande musica, la psicanalisi, la stupenda evocazione -anche tradotta- dei suoi testi sacri, l’elevatezza della sua letteratura, la saggezza delle sue pratiche intellettuali e rituali, i suoi filosofi, la salubrità e varietà della sua cucina…) potremo capire meglio la nostra cultura occidentale.

Le ardite metafore in letteratura, la stupenda prosa dello “Zohar” (il “Libro dello Splendore”, probabilmente l’ultimo testo religioso della storia umana), le numerologie della kabbalah aprono la cultura ebraica verso “il sogno” in modo diverso dall’altra nostra radice, quella cristiana.

E veniamo quindi al “sogno ebraico” del 15 settembre 2019 a Finale Emilia. La città, terremotata nel 2012 e ancora sofferente, ha attuato iniziative, private e pubbliche, di grande pregio: fatto eccezionale, gestite da non-ebrei, anche grazie alla collaborazione di un’amministrazione comunale sensibile, a dimostrazione che l’umano può avere diversi modi di pensare, ma la bellezza e la ricchezza culturale è un valore per tutti. Ricordiamo tre di queste iniziative.

La prima: visite guidate a due luoghi simbolo della storia ebraica finalese. Uno, il Ghetto di Finale, denominata fin nel 1800 “la piccola Venezia estense” per i suoi tanti canali, con la mente alle celebrazioni due anni fa del 500° del primo Ghetto a Venezia. La parola deriva infatti dall’area ove esso sorse, l’area del “getto”, in veneziano, della colata di fusione dei metalli delle industrie metallurgiche serenissime. Due, il Cimitero ebraico, con nella mente la tomba di Rabbi Loewe, il creatore del Golem, il primo robot o umanoide, del suggestivo cimitero ebraico di Praga. 

Obiettivo raggiunto: grande suggestione onirica.

La seconda, “a casa” di Giovanna Guidetti della Osteria della Fefa, un delizioso pranzo Kosher, da… sogno! Lascerò a Diletto Sapori, saggio sociologo del convivio, una descrizione più dettagliata delle grandi qualità gastronomico-culturali di Giovanna, anche nell’interpretare la tradizione culinara ebraica di questa città mediana dello Stato Estense. La gastronomia ebraica è rimasta proprio come fatto tradizionale in paese, malgrado Finale non conti più alcuna presenza ebraica.

“Proprio nessuno”, afferma l’assessore alla cultura Gianluca Borgatti, a fronte di una comunità fino al 1815 tra le più vaste del nord-est, svuotatasi con la restaurazione post-napoleonica e l’avvento di quegli estensi austriacanti che attuarono persecuzioni in varie forme, anche violente, fino a causarne la fuoriuscita.

La terza iniziativa, presso la grande ed efficiente Biblioteca di Finale, costruita dopo il terremoto, ha riguardato un libro “Il Generale Rubino Ventura” ben scritto da Maria Pia Balboni: il protagonista è un personaggio di famiglia ebraica, avventuriero dalla vita emozionante e speciale, prima generale di Napoleone e poi mercenario d’alto livello presso importanti corti orientali, in particolare indiane Sikh. Avvincente la descrizione della genesi di quest’opera fatta dalla Balboni, in bilico tra ricerca e segni esoterici, tra sogno e realtà.

Ma il vero coronamento della giornata è stata la riduzione teatrale del libro, attuata dall’attrice e drammaturga Maria Antonietta Centoducati e dal suo “Teatro dei Sentieri”, composto dall’attore Gianni Binelli e dal musicista Ovidio Bigi: un successo ai limiti della standing ovation, cui peraltro la bravissima Centoducati è quasi abituata.

I presenti, un centinaio di persone, hanno avuto la stupenda esperienza di entrare nei personaggi del romanzo e nel loro tempo, con una invenzione teatrale di grande risultato: anche qui, sogni a go go, con le anime del generale tombeur des femmes e della sua consapevole e ironica moglie Anna che rammentavano dall’aldilà una vita avventurosa, piena di episodi emozionanti. Rubino Ventura era un ebreo che non si curava delle sue origini, ma soltanto delle sue qualità umane.

Come tutti qui, in fraternità, nel comune di Finale Emilia, provincia di Modena, a pochi chilometri da Ferrara, dove sorge il MEIS, Museo degli Ebrei Italiani e della Shoah, destinato a divenire il secondo, ma forse il più bello, dei musei ebraici al mondo, dopo quello di Gerusalemme.

Lì troverete una mostra, divenuta permanente, che vi spiega perché l’Italia è il secondo Paese ebraico del mondo, dopo Israele: lo dice la storia della diaspora, seguita alla distruzione del Tempio di Gerusalemme, di là dal mare Mediterraneo.

Intorno, però, sono ancora evidenti i danni del terremoto del 2012, e sospetti i ritardi dell’amministrazione regionale nell’assolvere a quanto di propria competenza, per ridare alla terra finalese le sue bellezze cittadine, che sono ancora, da troppi anni, coperte di tubi innocenti e di transenne.

Speriamo che anche questo non rimanga… un Sogno!

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Offerte lavoro

Ricerca di stagista per 2 mesi

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Zalcom, azienda operante nel settore del web marketing – nell’ambito dello sviluppo di un nuovo progetto ricerca n. 1 persona per stage di 2 mesi con (eventuale) possibilità di assunzione PART TIME al termine dello stesso.

Lo stage si svolgerà a Trento,  partirà presumibilmente entro la fine del mese di Ottobre e la prima decade di Novembre, comprenderà l’apprendimento e la messa in pratica di strategie di marketing, dal contatto con potenziali clienti alla gestione di alcune pagine sui social media.

Per questo la persona ricercata deve possedere una certa familiarità con l’uso del web in generale, di Facebook, dei programmi per la gestione delle email, e dei programmi di video scrittura (pacchetto Office)

Completano il profilo

• Spiccato orientamento alle relazioni

• Predisposizione al rapporto col cliente

• Motivazione, dinamismo e voglia di affermazione

Costituiranno come titoli preferenziali, oltre alle caratteristiche personali e alle attitudini sopra esposte, anche appartenere alle categorie protette (L. 68/99) o ad altra categoria che dia diritto a incentivi.

Non saranno prese in considerazione candidature telefoniche. I profili ritenuti più in linea con la figura ricercata verranno contattati entro il 20 Ottobre 2019.

Per candidarsi, inviare il proprio CV solo ed esclusivamente cliccando sul pulsante qui sotto e compilando l’apposito modulo:

 

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