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Ambiente Abitare

Riforma Via, ok da Confcommercio, Profumo:«Parco dello Stelvio, ampliare però le semplificazioni»

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In Terza commissione si stanno svolgendo le audizioni sul disegno di legge Tonina che modifica le norme della Valutazione d’impatto ambientale e, intervenendo sulla legge provinciale sulle foreste e la protezione della natura del 2007, introduce criteri di semplificazione sulla concessione dei nulla osta, affidandoli ai comuni, sulla conformità al piano parco, per gli interventi edilizi nei centri abitati nell’area del Parco dello Stelvio.

Per il Coordinamento provinciale imprenditori il ddl Tonina, come ha ricordato Giovanni Profumo, (foto) direttore di Conformmercio, pieno accordo sulle norme che riguardano il recepimento delle norme nazionali sul Via.

Più dettagliate, invece, le osservazioni sul Parco dello Stelvio, bene le disposizioni semplificatorie, ma il rilascio del nulla osta da parte del comune non dovrebbe limitarsi solo agli insediamenti storici e alle aree urbane consolidate ma andrebbe esteso anche alle aree antropizzate.

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Tutto ciò, ha ribadito Profumo, senza mettere in alcun modo in discussione la necessità della coerenza dei Prg con il piano del Parco.

Insomma, il tema sul quale il coordinamento ha insistito è che la semplificazione dovrebbe interessare tutte le aree antropizzate, non solo centri storici e consolidati.

Gli imprenditori hanno poi avanzato la richiesta che nel Comitato provinciale di coordinamento e indirizzo sia prevista anche la presenza del mondo imprenditoriale.

Roberto Pallanch, direttore dell’Associazione albergatori, ha ribadito l’importanza della tutela ambientale e il rapporto tra Parco e comuni.

Ma, ha aggiunto, non si capisce perché si proponga una procedura semplificata per aree storiche e consolidate, mentre nelle realtà antropizzate si lascia la palla in mano al Parco.

Tenendo sempre fermo il punto, ha sottolineato, che il Prg deve essere e rimanere coerente col piano del Parco.

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Ambiente Abitare

Oggi 23 Settembre è il primo giorno d’Autunno

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E alla fine l’autunno bussò, è l’equinozio gli spalancò la porta.

In molti pensano che l’inizio dell’autunno sia stato il 21 di settembre. Ma non è così.

L’equinozio d’autunno 2019 è caduto alle 9,50, ora italiana, del 23 settembre.

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Infatti, nonostante ciò che si pensi comunemente, le stagioni non cambiano sempre il giorno 21. Questo perché la Terra non ci impiega esattamente un anno a ruotare intorno al Sole, ma lo fa in circa 365 giorni e 6 ore.

Perciò ogni anno per tornare nell’esatto punto dell’orbita la Terra ci impiega 6 ore in più.

Un tempo che viene poi recuperato ogni 4 anni con l’aggiunta del 29 febbraio (6 ore all’anno x 4 anni = 24 ore, ovvero un giorno) nell’anno bisestile.

Oggi è uno dei due giorni dell’anno in cui la durata del giorno è uguale a quella della notte.

L’estate 2019 è ufficialmente archiviata e anche l’astronauta italiano Luca Parmitano saluterà l’inizio della nuova stagione con un passaggio della Stazione Spaziale (Iss) sulle Alpi.

 

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Ambiente Abitare

Cimice asiatica: stimati 5 milioni di danni in Trentino. FEM identifica due insetti antagonisti.

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Da una prima stima effettuata attraverso i periti in azione per i rilievi dei danni da grandine emerge che i danni causati alle produzioni della Provincia ammontano a già circa 5 milioni di euro.

A dirlo è Co.Di.Pr.A. che sta studiando a riguardo una polizza assicurativa.

Dopo gli spaventosi danni causati dalla cimice asiatica in importanti areali produttivi del Nord Italia, come Veneto ed Emilia Romagna, si contano perdite che sfiorano il 90%, sembra che anche sul nostro territorio l’insetto alieno stia causando notevoli danni. “Sono già 5 i milioni di euro di danni causati dalla cimice asiatica che possiamo stimare – spiega Andrea Berti, direttore di Co.Di.Pr.A.

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“In pratica – evidenzia Berti – abbiamo strutturato un fondo mutualistico e richiesto il riconoscimento in qualità di Soggetto Gestore al Ministero dell’Agricoltura che nel 2020 andrà a coprire anche le perdite di produzione causate dalla cimice. Il fondo fitopatie, così è stato denominato, ha già riscosso un notevole successo tra gli agricoltori e, appena avremmo il via dal Ministero dell’agricoltura, saremo in grado di attivare eventuali indennizzi già a partire dal 2020. Va evidenziato che questo tipo di fondi godono di una elevata contribuzione pubblica pari al 70%, una vera e propria risorsa economica per l’agricoltura provinciale”.

Ma arriva anche una buona notizia nel merito: un gruppo di ricercatori della Fondazione di San Michele all’Adige, hanno presentato infatti una scoperta del gruppo di lavoro coordinato da Fondazione Edmund Mach e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente, da alcuni anni attivo per fronteggiare quella che ormai è divenuta un’emergenza fitosanitaria.

Attraverso un assiduo lavoro di monitoraggio è stato possibile rinvenire sul territorio provinciale degli insetti antagonisti naturali, anch’essi di origine asiatica, che potrebbero limitare e controllare la diffusione della cimice. Per concretizzare questa scoperta occorre ora attendere l’applicazione della nuova legge per la lotta biologica, recentemente approvata che aspetta il suo regolamento attuativo e che prevede proprio il rilascio di organismi utili esotici.

“Cimice asiatica e drosophila sono due problemi che stanno preoccupando non poco il mondo agricolo – hanno evidenziato il presidente e l’assessore. Quindi accogliamo con soddisfazione questa notizia anche se ora dobbiamo impegnarci per chiedere con fermezza di procedere velocemente alla predisposizione delle linee guida per attuare la nuova legge”.

“Con le altre Regioni interessate – ha spiegato Giulia Zanotelli – abbiamo inviato una lettera al Ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura con la quale, oltre ad evidenziare la gravità del problema e quanto già messo in campo fino ad oggi, abbiamo chiesto un incontro urgente. Come Assessorato – ha detto ancora l’assessore Zanotelli – abbiamo, inoltre, inviato ai ministeri interessati i risultati delle ricerche effettuate dalla Fondazione Mach e la richiesta, da parte della Giunta provinciale, che sia la stessa Fondazione, vista la realizzazione delle camere di quarantena, ad occuparsi della sperimentazione sui parassitoidi antagonisti, una volta ottenuto il permesso dagli enti preposti. Su questo problema dobbiamo lavorare tutti insieme – ha concluso l’assessore – e come chiesto dal mondo agricolo, istituiremo un “tavolo tecnico” a cui potranno partecipare tutti i soggetti coinvolti. Non sarà un percorso breve, ma metteremo il massimo impegno”. 

“Gli scambi legati alla globalizzazione – ha detto il presidente di Fem Andrea Segrè – porteranno inevitabilmente ad un maggior rischio di importazione di specie invasive e solo con investimenti adeguati si può ridurre rischi e danni all’agricoltura. Il ritrovamento nella nostra provincia delle due specie di parassitoidi esotici, la disponibilità della nuova struttura di quarantena e il potenziamento dell’organico dedicato a queste specifiche problematiche, potranno mettere FEM nella condizione migliore per poter ottenere l’autorizzazione a condurre gli studi necessari per rilascio massale dei parassitoidi specifici, come da tempo auspicato dalle organizzazioni dei produttori”.

La scoperta: identificate in Trentino due specie esotiche che potrebbero limitare e controllare la cimice – Grazie al lavoro di monitoraggio condotto dal gruppo di lavoro FEM, è stato possibile rilevare per la prima volta la presenza sul territorio trentino delle due specie esotiche Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii. T. japonicus e T. mitsukurii sono i due principali agenti di biocontrollo della cimice in Asia e la loro presenza in equilibrio con il fitofago impedisce pullulazioni devastanti della cimice nelle aree di origine.

Sono probabilmente arrivati in Europa in maniera accidentale seguendo le stesse rotte di invasione del loro ospite. In Italia T. japonicus era stato rinvenuto finora solo in alcuni siti in Lombardia e Piemonte, mentre T. mitsukurii in aree ristrette del Friuli, Lombardia ed Alto Adige.

Le novità normative a livello nazionale aprono al rilascio di organismi utili esotici per la lotta biologica – Una nuova normativa nazionale è stata recentemente promulgata (pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale 05/09/19, del D.P.R. 5 luglio 2019 n. 102 che riguarda le norme necessarie all’immissione sul territorio di specie e popolazioni non autoctone).

In attesa delle linee guida tecniche della nuova legge e/o di una rapida autorizzazione in fase di emergenza FEM prevede che in un prossimo futuro saranno possibili rilasci in deroga di esotici utili per la lotta biologica dopo gli opportuni studi di efficacia e valutazione del rischio da condurre in impianti da quarantena.

Tavolo di lavoro FEM-C3A: si punta su lotta biologica e camere di quarantena – Per far fronte, quindi, a questa minaccia è stato creato all’inizio del 2019 un tavolo di lavoro in FEM, diretto da Gianfranco Anfora e che coinvolge ricercatori e tecnici del Centro Ricerca e Innovazione, Centro Trasferimento Tecnologico e Centro Agricoltura Alimenti Ambiente (UniTrento- FEM), per il coordinamento di tutte le attività di ricerca e sperimentazione in corso su questo tema.

Una delle attività principali del gruppo di lavoro, coordinato da Livia Zapponi del Centro Ricerca e Innovazione, è lo studio della possibile applicazione della lotta biologica. In particolare FEM è partner di un consorzio nazionale per il monitoraggio e la valutazione dell’impatto dei parassitoidi locali ed esotici della cimice, soprattutto quelli di origine asiatica del genere Trissolcus.

Livia Zapponi e Serena Chiesa del Centro Trasferimento Tecnologico, grazie a questa iniziativa, hanno partecipato ad un corso di alta formazione a Montpellier presso il Centre for Population Biology and Management dell’INRA per il riconoscimento tassonomico dei parassitoidi della cimice appartenenti al genere Trissolcus.

Il controllo biologico classico prevede l’importazione dalle zone di origine del fitofago dei suoi antagonisti, con l’obiettivo di acclimatarli e riprodurre le condizioni che ne consentono la naturale regolazione della popolazione.

Nel caso di H. halys però, la scelta di tale approccio è stata limitata finora dai vincoli legislativi, nazionali, che hanno reso inattuabile finora la procedura per l’introduzione di nuove specie, anche se utili al controllo biologico.

A questo proposito FEM ha da poco allestito una nuova struttura costruita seguendo i criteri degli impianti di quarantena internazionali per gli insetti e che sarà utilizzata dopo le opportune certificazioni ministeriali per tali studi.

La cimice asiatica marmorata: origine e diffusione

La cimice asiatica, Halyomorpha halys, è una specie invasiva originaria dell’Asia orientale. Fuori dal suo areale originario, soprattutto negli Stati Uniti, è divenuto il fitofago chiave in numerosi agroecosistemi causando ingenti danni economici su colture arboree come melo, pero e pesco, nonché su molte orticole. Può inoltre essere fonte di fastidio per le persone, vista la sua abitudine di trascorrere l’inverno al riparo negli edifici e di emettere sostanze maleodoranti.

Durante il 2016 sono stati ritrovati i primi individui di cimice anche in provincia di Trento, con i focolai più importanti nell’area della città di Trento e del Garda. Nel triennio 2017-2019 la specie ha continuato la sua espansione sul territorio insediandosi anche in Val di Non e in Valsugana, con popolazioni in grado di provocare danni sulle principali colture locali.

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Ambiente Abitare

Una delegazione del Consiglio oggi ad Innsbruck al convegno sui cambiamenti climatici

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Gestione transfrontaliera del rischio di catastrofi naturali e possibilità di soluzione a livello generale.

Questo il tema affrontato oggi nella sede del Landstag di Innsbruck, il Parlamento del Tirolo austriaco.

Una giornata di studio e confronto accademico, promossa dalla presidente Sonia Ledl Rossmann con la Commissione europea, l’ateneo tirolese e l’Istituto per il federalismo austriaco.

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Un contributo di livello allo sforzo in atto per alzare l’asticella delle collaborazioni transfrontaliere a livello di Euregio, a partire dalle emergenze naturali, come lo è stata la tempesta Vaia dell’ottobre 2018.

Il Consiglio provinciale di Trento ha voluto esserci attivamente.

Il presidente Walter Kaswalder è arrivato assieme al collega presidente del Consiglio regionale Roberto Paccher, al presidente della Commissione consiliare speciale sui danni di Vaia, Ivano Job, infine con i consiglieri Luca Guglielmi, Denis Paoli, Gianluca Cavada, Devid Moranduzzo e Lorenzo Ossanna.

Kaswalder ha portato un saluto e un messaggio, al pari del collega bolzanino Josef Noggler.

Il tema posto da questo convegno – ha detto – è di estrema attualità, ci riguarda tutti ed è un terreno comune dei nostri territori alpini. La tempesta dell’ottobre 2018, che è stata chiamata Vaia ed ha prodotto un’autentica devastazione nei boschi del Trentino, del vicino Veneto e dell’Alto Adige, è un monito ineludibile per chi ha responsabilità di governo.

Quel fenomeno atmosferico estremo ci ha detto che solo la prevenzione sarà l’arma a nostra disposizione per minimizzare gli eventi futuri e le loro possibili conseguenze nefaste. I disastri prodotti dalla natura non guardano ai confini statali o amministrativi e per questo devono essere affrontati con la stessa logica: abbattendo i confini e sviluppando partnership e collaborazioni transfrontaliere.

Noi possiamo contare sull’esperienza già solida della dimensione Euregio e su questa possiamo fare leva per lavorare assieme.

«La mia collega presidente Ledl Rossmann ha opportunamente già iscritto al programma di lavoro del prossimo Dreier Landtag una mozione che valorizza i contributi di questo convegno, prefigura l’impegno diretto dell’ateneo tirolese e sprona Trento, Bolzano e Innsbruck a muoversi insieme, guardando anche alla Baviera e al cantone svizzero dei Grigioni. Noi ci siamo, auspicando naturalmente il cointeressamento delle istituzioni scientifiche e di ricerca trentine e uno sguardo attento anche nella direzione delle confinanti regioni italiane colpite dal disastro di un anno fa» ha detto Kaswalder

Il Presidente della Commissione speciale Ivano Job ha descritto i fatti dell’ottobre 2018 delineando le dimensioni del disastro in Trentino (360 milioni di euro e 4 milioni di metri cubi di piante abbattute) e auspicando un rafforzamento degli accordi tra Trentino e Tirolo per il trattamento del legname schiantato.

Tra i relatori oggi c’era anche la professoressa Anna Simonati di Trento, che da amministrativista ha fatto una disamina importante degli strumenti normativi attuali, giungendo a consigliare una ricognizione delle best practice già sperimentate nei nostri territori in occasione di gravi emergenze, ricognizione da cui partire per la proposta di una legge provinciale che offra una cornice e un riferimento flessibile ai futuri interventi di protezione civile da mettere in atto per o con i territori confinanti, andando a colmare l’attuale vuoto legislativo.

Tra gli ospiti di oggi anche il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, che ha menzionato interazioni particolarmente virtuose come quella tra Friuli e Slovenia o quella tra la Galizia spagnola e il Portogallo meridionale, regioni che hanno messo in comune formazione dei volontari ed esercitazioni sul campo. Ciambetti immagina addirittura un Corpo europeo di solidarietà, una sorta di Erasmus per la crescita di una futura leva di esperti e volontari.

Ci sarà molto cammino da fare, posto che in queste materie, l’ha messo in chiaro stamane il professore Walter Obwexer, la sovranità degli Stati rimane intoccabile e ci si deve muovere in un terreno nuovo e volontaristico tra territori, nello spirito della Convenzione di Madrid.

«Gestire oltre i confini provinciali, regionali e nazionali i rischi di catastrofi naturali, – ha detto a margine della conferenza il consigliere provinciale Luca Guglielmi – studiando soluzioni condivise anche e soprattutto in materia normativa. Questa la sfida oggetto del convegno svoltosi oggi nella sede del Land Tirol ad Innsbruck. Sinergia e collaborazione transfrontaliera che dopo questo convegno risulta sicuramente, non solo a parole, attualizzata ma anche, però, da rafforzare. Questo anche in un’ottica di visione politica dei nostri territori che guardi con maggior attenzione e convinzione verso il Tirolo e dentro al contenitore comune che è l’Euregio.  Forte motivo di orgoglio per tutti i rappresentanti istituzionali trentini è stato notare come la nostra protezione civile, anche nel campo del volontariato, sia stata da tutti i relatori riconosciuta come un’eccellenza».

Presente anche una rappresentanza del Gruppo consiliare Lega Salvini Trentino al Convegno organizzato dall’Assemblea legislativa del Land Tirolo dal titolo Science Meets Parliaments. “Abbiamo ritenuto importante partecipare a questo incontro anche per capire e prepararci a nuove sfide che riguardano il delicato argomento delle catastrofi naturali e la possibilità di trovare soluzioni in merito”, hanno affermato i Consiglieri Denis Paoli, Devid Moranduzzo, Gianluca Cavada, Roberto Paccher e Ivano Job presenti al Convegno in quanto rappresentanti della delegazione del Gruppo consiliare Lega Salvini Trentino.

Questi hanno poi aggiunto: “Il cambiamento climatico, la progressiva estensione delle zone abitate e un‘urbanizzazione ad alta densità pongono all‘arco alpino delle sfide riguardo a rischi naturali come alluvioni, smottamenti, frane, caduta massi e valanghe. Tali pericoli non si fermano ai confini, e per questo una gestione transfrontaliera del rischio di catastrofi naturali appare decisiva. La Lega al governo del Trentino ha dimostrato già dai primi giorni di Governo la sua particolare attenzione alla questione catastrofi naturali: non possiamo infatti dimenticare la tempesta Vaia, un imprevedibile evento di forza inaudita con precipitazioni da record, ma affrontato con capacità e caparbietà sia durante l’infausta catastrofe sia, successivamente, con la ricostruzione e messa in sicurezza del territorio”.

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