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Trento

Piscina di Gardolo presa di mira dai ladri, denunciati sette furti nel week end

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La piscina di Gardolo finisce nel mirino dei ladri.

Nel fine settimana al lido di Gardolo è stata fatta razzia di cellulari e portafogli.

I bagnanti, dopo un tuffo in piscina, sono rientrati al proprio posto ma non hanno più trovato il portafoglio o lo smartphone.

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Nei casi peggiori anche entrambi. I furti denunciati alle forze dell’ordine sono stati sette.

I malcapitati, facendo affidamento sulla correttezza del prossimo, hanno lasciato incustoditi i propri effetti personali. Con il senno di poi si è rivelato un grave errore.

Non è bastato nasconderli sotto dei teli o degli asciugamani: i malviventi si sono impossessati ugualmente della refurtiva.

Le denunce sono pervenute in parte agli uffici delle volanti della Questura di Trento e in parte al comando dei Carabinieri di via Barbacovi.

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«È necessaria l’installazione di più telecamere di sorveglianza all’interno del Lido che potrebbero servire come deterrente per gli eventuali ladri – spiega l’assessore allo sport comunale Tiziano Uez – che sappiamo bene essere gente disperata visto che tutti sanno che chi frequenta le piscine di solito si porta appresso pochissimi contanti». 

E ancora: «Ad oggi sono una trentina le telecamere installate nella Piscina di Gardolo, quindi qualcuno dei ladri probabilmente sarà bloccato fra poche ore, ma certo l’appello è quello di non lasciare mai in vista nulla e di portarsi dietro lo stretto necessario visto che ormai certe persone non conoscono il valore dei comportamenti etici e rischiano la galera per pochi euro» 

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Trento

Tonina: polemiche strumentali sulla Fondazione Dolomiti UNESCO

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“Quelle mosse da alcune associazioni ambientaliste in questi giorni sono polemiche strumentali. Basti solo ricordare che Federica Corrado, presidente di CIPRA Italia, una delle associazioni sostenitrici della Fondazione Dolomiti UNESCO, ci ha scritto in questi giorni rinnovando l’adesione della sua organizzazione e esprimendo apprezzamento per quanto fatto finora. Se chi ci critica intende presentare un Dossier all’UNESCO di Parigi sul nostro operato, la cosa non ci spaventa, anzi. Una visita ispettiva di IUCN/UNESCO nelle Dolomiti sarebbe un’importante occasione di confronto e ci permetterebbe di illustrare al meglio il grande lavoro fatto in questi anni. Se egli ambientalisti ci aiuteranno ad ottenere una visita, saremo i primi a ringraziarli”.

E’ questa la replica del vicepresidente e assessore all’ambiente della Provincia autonoma Mario Tonina, che dall’ottobre di quest’anno è il presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO.

“La gestione di un bene complesso come le Dolomiti, che coinvolge territori e amministrazioni diverse e mette in gioco molteplici problematiche, interessi ed equilibri – sottolinea Tonina – non può essere banalizzata con facili slogan. Va compreso inoltre che, al di là dell’importante lavoro che stiamo facendo, disporre di una ‘piattaforma comune’ come la Fondazione è già un grandissimo risultato e soprattutto ci consente di guardare al futuro delle Dolomiti in maniera aperta e propositiva”.

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La replica di Tonina alle critiche mosse da alcune associazioni ambientaliste, riprese in questi giorni anche dagli organi di informazione locali, entra però anche nel merito.

“Innanzitutto, è chiaro che le Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO sono uno dei siti più complessi al mondo per quanto riguarda la gestione, composto da 9 sistemi montuosi condivisi da 5 Province e 3 Regioni.”  

“Lo sforzo della Fondazione va innanzitutto nella direzione di supportare e incoraggiare gli enti e le comunità territoriali nella gestione congiunta di questo Patrimonio Mondiale. Non riguarda insomma primariamente la tutela del bene, gestita con strumenti preesistenti al riconoscimento, ma la sua governance e la diffusione di una sensibilità condivisa.Ben 9 Parchi e un Monumento Naturale condividono il Patrimonio UNESCO e agiscono congiuntamente grazie allo strumento della Fondazione. Si vuole affermare che i Parchi non hanno funzione di tutela?”

“O forse si confonde con il marketing il lavoro prezioso che la Fondazione sta facendo in accordo con le comunità locali sul versante della formazione e dell’educazione, che sono poi i campi in cui opera l’UNESCO.Promuoviamo e coordiniamo un ricchissimo programma di educazione permanente, rivolto a svariati target: scuole, università, musei, operatori economici, comunità e cittadini nel senso più ampio del termine, che ci è stato riconosciuto anche recentemente dalla Commissione italiana UNESCO. Ma facciamo anche altro. Sul tema del paesaggio, ad esempio, abbiamo appena adottato un documento che fotografa la distribuzione delle strutture obsolete sul territorio dolomitico, sollecitando un impegno delle amministrazioni ad iniziare ora la fase operativa della rimozione.”

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“Nel campo della gestione della mobilità e dei flussi turistici è  in fase di ultimazione la piattaforma comune per la consultazione degli orari del trasporto pubblico in tutta l’area (Piattaforma DIVA – Rete della Mobilità coordinata dalla Provincia di Bolzano), stiamo perfezionando l’azione di monitoraggio e gestione dei  Big Data per supportare lo sviluppo ulteriore di politiche territoriali sostenibili, e abbiamo realizzato o perfezionato gli strumenti di presentazione congiunta delle Dolomiti (ad esempio il portale visitdolomites.com o la guida Lonely Planet),  allo scopo di distribuire i flussi in maniera più uniforme sull’intero territorio, andando ad aiutare le aree strutturalmente più deboli e cercando di togliere la pressione eccessiva agli hotspot più frequentati.”

“La Fondazione non ha poteri coercitivi e non vuole nemmeno averne, considerato che la gestione di questo patrimonio, nel rispetto delle normative nazionali e internazionali, deve coinvolgere innanzitutto le comunità locali e deve essere da queste condivisa. Interessi e sensibilità possono essere diversi, ma disporre di una ‘piattaforma comune’ come la Fondazione è già un risultato straordinario e soprattutto ci consente di guardare al futuro delle Dolomiti in maniera lucida, aperta e  propositiva”.
 

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Trento

Gioco d’azzardo: in Trentino la situazione è gravissima. Nel 2017 spesi 214 milioni di euro

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In Trentino la ludopatia è un problema drammaticamente grave.

214 sono i milioni di euro spesi nel 2017 nella sola città di Trento, mentre calcolando la spesa in Provincia si sale a 658 milioni pari a 1380 euro pro capite che corrisponde ad uno stipendio mensile, nemmeno dei più bassi.

L’allarme è stato lanciato in occasione di un pubblico incontro – “ Il gioco d’azzardo attraverso il millennio” promosso da Ama ( Auto Mutuo Aiuto).

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Quando si parla di gioco d’azzardo non si deve pensare unicamente alle bische clandestine, ma nel giro di pochi anni le occasioni per chi soffre di ludopatia, si sono moltiplicate.

Parliamo delle slot presenti nei bar e nelle tabaccherie, delle sale giochi e delle sempre più accessibili siti di scommesse online.

Un proliferare che ha messo seriamente in crisi i Casinò che al contrario, sono a rischio chiusura.

Un altro dato significativo riportato da Giulia Tomasi, psicologa di Ama, è quello relativo ai guadagni.

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Di quei 214 milioni di euro movimentati a Trento, 175 sono quelli in un certo qual modo restituiti, mentre 39 milioni rappresentano il ricavato delle aziende che gestiscono il gioco d’azzardo.

Per aiutare i ludopatici, ma anche le loro famiglie, Ama ha otto gruppi territoriali, tre dei quali solo a Trento, e segue 50 persone affette da ludopatia: per la maggior parte uomini di età compresa tra i 45 ed i 60 anni.

Una differenza accentuata tra uomini e donne, è quella che le donne chiedono aiuto prima rispetto agli uomini e si indebitano meno facilmente.

Ma più frequentemente rispetto ai maschi, la ludopatia dipende da problemi psichiatrici come depressione e disturbo bipolare.

Nella cura del ludopatico è molto importante il ruolo della famiglia che deve supportare e non abbandonare, ma anche non normalizzare o esaltare il gioco d’azzardo.

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Trento

L’Assessore regionale Claudio Cia a Matera per l’inaugurazione della targa che ricorda Alcide De Gasperi.

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L’Assessore regionale Claudio Cia ha partecipato nella città di Matera all’inaugurazione di una targa in ricordo di Alcide De Gasperi, alla presenza delle autorità cittadine.

La Capitale europea della Cultura 2019 è infatti particolarmente legata allo statista trentino, e con questa iniziativa la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol – su iniziativa dello stesso Assessore Cia – ha voluto recuperare il ricordo per l’impegno di De Gasperi nel miglioramento delle condizioni abitative e umane degli abitanti dei Sassi, e in particolare, come riportato nell’iscrizione “per rinnovare il gesto di gratitudine di quanti intesero ricordare la sua dedizione con la collocazione del monumento qui posto nel 1971”.

La cerimonia si è svolta infatti ai piedi della statua di oltre tre metri che lo raffigura, realizzata dall scultore Othmar Winkler: proprio quest’anno cade anche l’anniversario dei venti anni dalla morte dell’artista, e l’evento odierno ricorda anche l’inaugurazione di questo monumento, avvenuta proprio nei primi giorni di dicembre del 1971.

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«In tempi non facili come quelli che stiamo vivendo – ha spiegato Cia, in rappresentanza della Regione – è più che mai importante indicare, soprattutto ai giovani, degli esempi positivi, come quello di Alcide De Gasperi, e in particolare per recuperare quel clima di impegno civile che ha forgiato uomini come lui, e che oggi la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, insieme al Comune di Matera, intende ricordare con questa targa. Dico solo che nel 1950 il primo ministro De Gasperi fece visita a Matera per prendere atto di persona della realtà dei Sassi, nel ‘52 è stata approvata all’unanimità la “Legge speciale per il risanamento dei Sassi”, e già nel ‘53 De Gasperi tornò a Matera per consegnare le prime case. Tempi, e scelte politiche, oggi inimmaginabili.»

«Sicuramente quella di De Gasperi non fu una scelta indolore – ha continuato l’Assessore regionale nel suo discorso -, perché quella dello svuotamento dei Sassi è stata un’operazione radicale. Ma oggi credo si possa dire che la storia ha dato ragione a chi adottò quella decisione, permettendo alla popolazione di allineare le proprie condizioni di vita al resto d’Italia e cominciare da quel momento una nuova storia. Una storia che oggi ci parla dei Sassi come Patrimonio dell’Umanità UNESCO, e di una città Capitale europea della Cultura».

Cia ha infine ricordato che l’anno prossimo cadrà il settantesimo della visita di De Gasperi a Matera, un’occasione che potrebbe essere propizia per rilanciare un’altra iniziativa già abbozzata in passato ma mai portata a termine, come il gemellaggio tra le città di Matera e di Trento. «Sarebbe un’iniziativa per rilanciare un dibattito sulla figura di quest’uomo, proveniente da una valle del Trentino all’epoca particolarmente povera e dalle origini contadine, che si ritrovò a dover risollevare il Paese nel dopoguerra, e qui a Matera ha voluto affrontare in maniera decisa e decisiva il problema del risanamento dei Sassi, determinando una svolta per questa città e questa comunità, con le medesime origini legate alla terra. Nello stesso tempo, dall’altra parte dello “stivale”, De Gasperi è stato il fautore dello speciale tipo di autonomia regionale che ha posto le basi per la risoluzione dei complessi problemi lasciati sul nostro territorio dalla guerra e che oggi vede le due Province autonome di Trento e Bolzano, collaborare positivamente all’interno di una cornice regionale».

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L’iniziativa ha attirato la curiosità degli abitanti del rione popolareSpine bianche”, molti dei quali hanno vissuto in prima persona la vita nei Sassi e il successivo sfollamento.

In tanti si sono radunati spontaneamente nel corso della cerimonia e al termine delle ufficialità hanno voluto complimentarsi (la statua era infatti priva di iscrizioni) e raccontare il proprio vissuto, evidenziando la loro gratitudine verso l’impegno profuso dal politico trentino.

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