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Trento

Insulti a Moranduzzo e la frazione di Gardolo, il consigliere sporge denuncia per diffamazione

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Erwin Erwishop Tripi; “Mi fanno la pelle i leghisti ( qui probabilmente il correttore automatico ha cambiato un più logicoMi stanno sulle palle”. Sopratutto un certo D.Mo…

Walter Manica: “ Ah ah ah ah quel cane maledetto”

Erwin Erwishop Tripi: “ Peggio di un cane, quel merda… Senza merito, senza competenze, Ma d altronde dalla frazione dove abita ( G, RD) sn corti di cervello”.

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Sono questi le pesantissime offese che il consigliere provinciale Devid Moranduzzo ha intercettato ieri sera in Facebook, alle quali ha risposto cosi: “ Personalmente con questi due ragazzi in giro per la città ho anche paura per la mia incolumità. “Quel cane maledetto” scrive un certo Walter Manica (riferendosi a me)… “peggio di un cane quel merda” scrive Erwin Erwisho Tripi che aggiunge “Senza merito, senza competenze ma d’altronde nella frazione dove abita, (Gardolo) sono corti di cervello. RINGRAZIO VIVAMENTE QUESTE DUE PERSONE PER I LORO COMPLIMENTI! Personalmente non ho paura e vado avanti!“

Peraltro i due oltre che insultare e diffamare il consigliere provinciale offendono pesantemente anche Gardolo e tutti i suoi abitanti.

Da una prima verifica i nomi dei due soggetti in questione corrispondono a dei profili di persone che perlomeno non fanno travisare particolare simpatie politiche.

Se si tratta di profili fake o hackerati, spetterà alla Polizia Postale chiarirlo, dal momento che Moranduzzo sporgerà denuncia.

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Potrebbe anche trattarsi semplicemente di insulti gratuiti finalizzati a testare la reazione del consigliere provinciale della Lega che magari avrebbe potuto perdere le staffe.

Di certo, ma vorremmo essere smentiti, a Devid Moranduzzo non arriverà la solidarietà del centro sinistra, nemmeno un intervento a sostegno da parte dei sindacati.

Del resto il consigliere semplice Dallapiccola, lo aveva apostrofato con un: “ «Urina pure nel mio bicchiere perché a me non fa schifo nessun animale». Mentre l’assessore comunale Italo Gilmozzi se ne uscì così; “ «Dobbiamo smetterla di dire che noi siamo quelli intelligenti e gli altri sono tutti ebeti. Basta guardare tutti dall’alto in basso. Io lo dicevo: se vado a un dibattito con Moranduzzo Devid che tutti considerano politicamente un minus habens, vince lui, la gente vota lui. Dobbiamo capire il perché, il perché siamo arrivati a questo»

Episodi questi che continuano a moltiplicarsi, solo ieri un altro triste caso ha scosso il web: Un  militante del PD ha augurato un tumore a chi non vuole lo sbarco di migranti della Open Arms e ai loro figli ( qui articolo)

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Trento

Appalti e clausola sociale: il disegno di legge in bilico

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“Presidente Fugatti, sospenda il disegno di legge con la clausola sociale sugli appalti dei servizi. Ripartiamo daccapo e scriviamo una norma che tuteli davvero i lavoratori e che ripari anche dal prevedibile contenzioso”.

E’ questa la richiesta praticamente corale che i consiglieri di opposizione hanno fatto partire poco fa, dall’affollato tavolo attivato dal presidente del Consiglio provinciale, Walter Kaswalder, in seguito alla richiesta avanzata urgentemente dai sindacati.

Fulvio Ianeselli (Cgil) ha detto che il ddl Fugatti era stato presentato – e positivamente accolto – come l’avvento di una Gerusalemme, come novità dirompente nel campo degli appalti dei servizi. Poi sono arrivati i nuovi commi 4 ter 1 e 4 ter quinquies, che di fatto stravolgono la proposta legislativa, nel primo caso introducendo una deroga e nel secondo caso addirittura disapplicando il tanto atteso principio di continuità occupazionale e retributiva per gli addetti in forza all’appaltatore uscente. Viene inoltre prevista una liberalizzazione dei subappalti che anticipa frettolosamente un obbligo in arrivo dall’Unione europea.

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Stefano Picchetti (Uil) ha citato invece l’Ue per ricordare che essa chiede di tutelare i lavoratori, mentre con gli articoli scritti dalla Giunta provinciale accadrà che la ditta appaltatrice potrà facilmente dichiarare di avere già in forza gli addetti necessari, evitando di dover riassumere gli uscenti.

Molto dura Paola Bassetti (Filcams): ci sono qui con noi lavoratori dell’azienda sanitaria, e sono 800 in tutto, impiegati per 500 euro al mese. Chiedono la garanzia di continuare a poter contare su queste 500 euro al mese, per un lavoro umile ma prezioso, verso il quale la politica deve assumersi una responsabilità. “Altrimenti dimettetevi”.

Diversi consiglieri hanno preso la parola.

Paolo Ghezzi (Futura): il ddl è stato ribaltato. Presidente Fugatti, cambiamo assieme quel testo.

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Filippo Degasperi (5 Stelle): presidente Fugatti, sospendiamo la materia, altrimenti verrà perpetrato un grandissimo raggiro per tutti.

Alessandro Olivi (Pd): sarebbe bastato un comma che chiarisse meglio il concetto di “continuità di lavoro” nella clausola sociale già oggi prevista in legge. Invece ecco un “mostriciattolo” di norma, che rischia di aprire un contenzioso furibondo. Fermatevi. E valutate anche il nostro emendamento che mira a far sì che gli appalti vengano vinti dalla ditta migliore, non dal prezzo più basso.

Ugo Rossi (Patt): io fin dall’inizio avevo detto “attenzione”, perché la materia è delicata e bisogna contemperare i diritti dei lavoratori ma anche la libertà del mercato e dell’impresa. Appena quattro mesi fa la maggioranza ha fatto passare una legge che introduce il criterio del massimo ribasso per tutti gli appalti di piccole dimensioni. Si sbaglia, si continua a sbagliare.

A rappresentare l’esecutivo, con il presidente Fugatti in viaggio per rientrare a Trento, c’era l’assessore Mirko Bisesti. Riferirò – ha detto – i contenuti dell’incontro. Ricordo però che la Giunta non ha mai promesso una Gerusalemme, ma solo l’onesto sforzo di mettere mano a una situazione che ha trovato e che è oggettivamente non accettabile, come ha dimostrato ad esempio l’appalto per il servizio di portierato in Università.

All’incontro di oggi pomeriggio erano presenti anche i consiglieri di maggioranza Dalzocchio, Masè, Paoli e quelli di minoranza De Godenz, Coppola, Marini, Ferrari, Demagri, Zeni, Manica, Tonini e Dallapiccola.

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Trento

Il coro della Sosat a Friedberg per festeggiare i 50 anni di amicizia

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Il concerto del Coro della Sosat, nella sala grande del Castello di Friedberg, ha concluso la giornata (sabato 19 ottobre) delle celebrazioni per i 50 anni di amicizia fra la Sosat e la Deutsche Alpenverein della cittadina bavarese.

Il Coro, diretto dal maestro Roberto Garniga, ha incantato il pubblico che ha seguito l’esibizione dei coristi sosatini con attenzione e partecipazione. I lunghi applausi al termine dei brani, sono stati l’espressione delle suggestioni suscitate dalle esecuzioni dei brani classici della coralità alpina.

Un concerto in due tempi al termine dei quali il pubblico in piedi ha salutato i coristi richiedendo numerosi bis. C’è stato al termine del concerto un simpatico siparietto. Una giovane direttrice di un coro maschile, originaria di Friedberg, Karin Wanzel, ha espresso al presidente del Coro della Sosat Andrea Zanotti il suo sogno: dirigere la Montanara.

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Il maestro Garniga ed il Coro hanno accolto la richiesta e nel momento dell’esecuzione del brano simbolo delle Terre Alte ha chiamato Karin sul palco, le ha fatto indossare il suo giubbotto e le ha ceduto la direzione. L’esecuzione è stata particolarmente apprezzata assieme al palpitante assolo eseguito dallo stesso Garniga.

Apprezzamento, commozione e gratitudine da parte del presidente della Dav di Friedberg Richard Mayr e del past presidente Paul Poller, oltre che dal sindaco di Friedberg Roland Eichmann.

Il concerto è stato preceduto da una cerimonia ufficiale, sempre nel Castello di Friedberg, nel corso della quale sono intervenuti: Luciano Ferrari presidente della Sosat, Andrea Zanotti, presidente del Coro, Richard Mayr, presidente della Dav, Paul Poller past president ed il sindaco della cittadina bavarese Roland Eichmann. Tutti hanno ricordato, con orgoglio e soddisfazione la storia di questo mezzo secolo.

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Ferrari ha, nel suo intervento di saluto, celebrato le figure di Beppo Poller e Silvio Detassis presidenti dei due sodalizi nel 1969: «Beppo e Silvio seppero dare contenuti  e organizzazione al nostro gemellaggio, anticipando la vera Europa, quella dei popoli. Abbattemmo le barriere doganali ben prima che fossero abbattute dalla politica. Le nostre due associazione, grazie ad uomini come Beppo  e Silvio, seppero unirsi in un comune sentire, camminare assieme sui sentieri dei monti e vivere momenti intensi con incontri sulle montagne sui versanti nord e sud delle Alpi e sulle Dolomiti. Mettemmo assieme esperienze alpinistiche e storie di uomini, fraternizzando».

«E’ stato ricordato – ha detto Andrea Zanotti – che l’Europa ha una Costituzione materiale. Sono i nostri volti e i volti di chi ha incominciato questa storia. Noi abbiamo camminato e cantato perchè siamo gente che canta e che cammina. In queste  celebrazioni di Friedberg, abbiamo rinforzato i fili di un legame parte significativa della vita delle nostre sezioni e del Coro».

Nella giornata di domenica il Coro e la delegazione sosatina, di cui facevano parte gli ex presidenti Remo Nicolini e Mauro Bianchini, hanno partecipato alla S. Messa nella chiesa di Wallfahrtskirche Herrgottsruh.

Nel corso della celebrazione eucaristica il Coro della Sosat ha eseguito alcuni brani del suo repertorio liturgico commuovendo i fedeli.

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Trento

L’abitudine al consumismo obbligato, il Natale ad ottobre.

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Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore. ” (Friedrich Nietzsche)

La società dei consumi nata nel dopoguerra si fonda sulla crescita di alcune spese volte all’ acquisto di beni che soddisfano bisogni “secondari”, questi non sono direttamente legati all’alimentazione e alla sopravvivenza ma hanno permesso il boom economico degli anni ’60.

Oggi però, soprattutto vivendo in un periodo di crisi, pare che da elemento positivo il consumismo sia da vedersi più quale condizione quasi patologica che ha drogato e gonfiato i mercati ed ha influssi negativi sulla vita delle persone.

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Già nei negozi si vendono panettoni, regali di Natale, ogni anno sempre prima. Di questo passo forse già dopo ferragosto troveremo l’atmosfera natalizia.

Il fascino negativo del denaro e il consumismo sono per molti una ragione di vita.

Forse è il caso di dirlo con un po’ di coraggio: “Maledetto denaro che condizioni le nostre vite”.

Trenta denari sono il prezzo di un tradimento storico dalle tragiche conseguenze, quello di Giuda contro Cristo.

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Ancora da secoli ci sono nei nostri modi di dire frasi latine che giustificano o condannano il denaro : “pecunia non olet “ diceva l’imperatore Vespasiano al figlio Tito, ma anche “li denaro sterco del demonio” secondo la religione cristiana.

Il Vangelo Cristiano è un potente richiamo a non accumulare ricchezze trascurando la propria anima, ai tempi di Gesù gli esattori delle tasse, i pubblicani, erano odiati poiché riscuotevano i tributi, a volte troppo esosi.

La trasmutazione del metallo in oro era la finalità degli alchimisti alla ricerca della pietra filosofale, oltre che per poter nascondere altre ricerche scomode.

Presi dalla smania di successo, dall’apparire oggi ancora più sembra che il denaro non sia più solamente un mezzo ma un abbastanza triste traguardo d’arrivo, mera fonte di esibizionismo fine a se stessa.

La cultura finanziaria e la gestione del denaro possono aiutare ad evitare i pericoli di questo consumismo e il sovra indebitamento dei consumatori che rischiano di cadere nelle varie forme di usura. Questa a seconda dei momenti storici è stata fronteggiata o tollerata anche penalmente con intensità differenti.

Con l’emanazione del codice penale del 1930 (Codice Rocco) venne reintrodotto nell’ordinamento il reato di usura attraverso l’art. 644, secondo cui: “Chiunque […] approfittando dello stato di bisogno di una persona, si fa da questa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra cosa mobile interessi o altri vantaggi usurai, è punito […].”

Il delitto di usura richiedeva quindi oltre agli elementi oggettivi del carattere usuraio degli interessi e dello stato di bisogno del debitore, anche l’elemento soggettivo dell’approfittamento di tale stato di bisogno da parte del creditore.

Non c’è più solo l’usura dei “cravattari” ma sono gli stessi consumatori che nell’ottica dell’apparire e della vanità si indebitano con le tante finanziarie e prestiti al consumo spendendo più di quello che potrebbero, è nel consumismo più sfrenato, nel culto del superfluo, dello sperpero e del vizio che l’usura cresce.

E’ un fenomeno ormai più che evidente ed interessato dal servizio sanitario nazionale il vizio del gioco ( vera e propria patologia) , il consumismo compulsivo e quindi si può dire che al dilagare dell’usura congiurino anche fenomeni di consumismo e sperpero. La società dei consumi e la corsa agli status symbol sono insaziabili e per alimentarle non v’è stipendio o patrimonio che basti.

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