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Erdemolo: Il lago a forma di cuore

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A pochi km da Trento, in Val dei Mocheni, sulla catena del Lagorai, c’è un laghetto alpino che quasi tutti i trentini conoscono, ma forse non sanno che e’ conosciuto come il lago a forma di cuore.

Non è l’unico ci mancherebbe altro, ma è un esempio di come la natura si diverta a creare forme suggestive nelle superfici lacustri.

Per ammirare questa meraviglia posta a 2014 metri slm, bastano un paio di ore di facile cammino partendo da Palù del Fersina, l’ultimo paese della valle dei Mocheni, situato a 1350 m di altezza.

Il percorso selvaggio, si snoda tra boschi e vegetazione arborea ricca di fiori e piante alpine.

Quando si arriva in presenza del lago, si nota che è incavato in una conca circondato da una schiera di vette, i monti Pizzo Alto, Monte del Lago, Cima di Cave e Sopra Conella, che alimentano le sue acque con lo scioglimento dei ghiacci.

La via più bella è quella del percorso ad anello, per cui salendo dal parcheggio posto sopra Palù del Fersina, e arrivati al lago, si può tornare scendendo verso il rifugio Sette Selle, in un percorso di saliscendi molto piacevole immerso nella catena del Lagorai, con vista magnifica della valle del Mocheni.

Oppure al contrario, salendo prima al rifugio Sette Selle, e poi proseguendo verso il lago.

Vicino al Lago c’è un rifugio, che però è chiuso.

Nelle calde giornate estive, quando splende il sole in montagna, qualche ardito nuotatore si avventura in fresche nuotate a 2000 m, che tonificano il fisico, e rinfrescano la mente, grazie all’acqua cristallina e all’aria ossigenata tipica della montagna.

E’ questa un’idea per un escursione facile, adatta anche ai bambini accompagnati dai genitori, da affrontare con la dovuta prudenza e l’abbigliamento tipico di montagna.

Un’idea carina è quella di fare l’escursione da innamorati, e farsi un bel selfie con alle spalle il lago a forma di cuore, un ricordo bellissimo di un’estate d’amore in montagna che potrebbe diventare una moda dell’estate.

Non bisogna fare tanti km per godere dell’immensa bellezza che la Natura ci può offrire.

  

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Lago di Tovel: una domenica autunnale in un luogo incantevole

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Novembre è alle porte e, anche se le temperature sono più alte del solito, le foglie degli alberi iniziano finalmente a tingersi dei tipici colori dell’autunno.

Giallo, arancione, rosse, marrone, tutte sfumature pronte a illuminarsi d’oro non appena il sole poggia il suo sguardo su di loro.

Da questo punto di vista, il Trentino è una vera meraviglia.

La nostra regione ci permette di visitare posti stupendi, di fare splendide passeggiate fuori casa anche solo allontanandoci di poco dalle città.

Se in valle il trionfo di colori invade i boschi che ricoprono le montagne, i vigneti e le colture di alberi da frutto, la magia dell’autunno rende l’atmosfera ancora più irreale attorno ai laghi di montagna. 

Che sia Tenno, Resia, Braies o Carezza, questa stagione permette agli specchi d’acqua di riflettere luci e colori creando delle sfumature davvero incredibili.

Uno dei laghi più belli dove è possibile passeggiare lungo le rive è il Lago di Tovel. Situato in Val di Non ed incastonato come una gemma tra le meravigliose Dolomiti del Brenta, questo lago è noto soprattutto grazie al fenomeno cromatico che durante l’estate vedeva le sue acque tingersi di rosso grazie alla presenza di una particolare alga, fenomeno purtroppo scomparso ormai da circa 30 anni.

Tuttavia, il Lago ha conservato il suo grande fascino e tutt’ora sono numerosi i turisti che affollano le sue rive durante i periodi di vacanza.

Mentre si passeggia lungo le sue rive, in particolare modo in autunno, con le foglie che cadono in un tripudio di riflessi dorati è facile perdere il filo dei propri pensieri e ritrovarsi a pensare anche alle leggende che fanno parte della storia di questo bacino d’acqua.

La storia di Tresenga, ad esempio, figlia dell’ultimo re dei Ragoli, donna orgogliosa e tenace che rifiutò un pretendente particolarmente orgoglioso, il Re di Tuenno.

Tutto il popolo di Tresenga e lei stessa perirono nella battaglia che si dice si svolse lungo le rive del lago di Tovel. Il sangue di così tante persone innocenti colò tra le acque del lago che, da quel giorno, iniziò a colorarsi di rosso in ricordo di tutte quelle perdite.

L’atmosfera di questo lago ha la peculiarità di saper intrappolare tra i giochi di luce sull’acqua anche il più insignificante istante, dando un’aria fiabesca a tutto il paesaggio circostante. L’ideale per chi ha voglia di staccare la spina dalla città per rifugiarsi anche solo per una giornata nella natura.

Per raggiungere questo bacino dalle acque ora smeraldine bisogna passare dalla statale 73 e proseguire lungo la strada provinciale numero 14 della Val di Tovel. Il lago si può raggiungere anche a piedi risalendo la Val di Tovel, seguendo il sentiero delle Glare che risale tutta la Val di Tovel fino al Lago.

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Con l’Ecomuseo Lagorai tra Sette Laghi e Sette Selle

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C’è chi lo definisce “Il Tibet delle Dolomiti” il Lagorai, sinonimo di vera montagna, rocce, silenzio, acqua, flora alpina e aria fresca, proprio un invito in queste giornate afose di agosto. (altro…)

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I “cannoni”sull’Adamello a quasi 3000 metri.

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A quasi 3000 metri sull’Adamello ecco i cannoni della grande guerra.

E per arrivarci bastano 4-5 ore di camminata partendo dalla Val Rendena.

Arrivati a Borzago, si segue la strada fino al parcheggio Val delle Seghe a 1260 m di altezza.

Da lì inizia una bellissima escursione nel Parco Adamello Brenta, in un territorio selvaggio, con bellissime cascate e ricca vegetazione alpina. Si segue il sentiero n. 213.

Il primo obiettivo è il rifugio Carè Alto, un’emozione già vederlo un’ ora prima dell’arrivo, è li, lo vedi, ma non arrivi mai, questa l’impressione di molti. Il ristoro è gratificante, pensare solo che a 2500 metri c’è il Wi-fi, toglie ogni preoccupazione agli amanti dei social e in genere di internet, che possono dare sfogo alla loro voglia di condividere panorami ed emozioni uniche del paesaggio, e degli incontri tra escursionisti.

Vicino al rifugio troviamo la Chiesetta, e un primo residuato di cannone della prima guerra mondiale.

Il rifugio è il punto d’appoggio per le salite sull’Adamello, o le traversate fino al Presena, la Val di Genova, la val di San Valentino, un approdo sicuro in cui pernottare.

Salendo ancora, si arriva alla Bocchetta dei cannoni, ai “cannoni”, due bellissimi residui bellici incastonati sulla cresta che separa il ghiacciaio del Carè Alto. Un’ora di salita tra le pietre di granito, che mettono a prova gli scarponi. Ma alla fine, la visione è da cartolina.

Ma come avranno fatto a trasportare i cannoni fino li, ci chiediamo?

Non resta che sedersi, ammirare e pensare…..

Si rientra seguendo il sentiero dell’andata n.213, oppure dal rifugio Carè Alto inizia il sentiero sat 215 verso il Passo Altar che poi si ricongiunge con il sat 213. In questo caso si c’è un giro ad anello.

Camminare in questi luoghi, fa riflettere su due cose, la bellezza della natura e l’assurdità della guerra. Costringere persone a combattere a quelle altezze per cosa? E i tragici epiloghi di vite spezzate, famiglie distrutte, ricordi indelebili per le generazioni a venire.

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