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Rovereto e Vallagarina

Rovereto, caso Urban City: il degrado sociale tocca anche il Trentino

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Che lo Stato abbia perso la propria capacità di aiutare i suoi cittadini e i più giovani è ormai un dato di fatto.

Che questo potesse succede in una città del Trentino come Rovereto non ce lo saremmo aspettati.

La denuncia shock parte da Giuseppe Di Spirito (Presidente di Fratelli d’Italia) e dalla segnalazione di un volontario.

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La segnalazione parla di un degrado diffuso tra i più giovani presso “L’Urban Center” di Rovereto.

Dietro ci sono famiglie con storie difficili.

I protagonisti sono tutti giovani dai 14 ai 18 anni che passano il tempo a ubriacarsi, drogarsi e, sempre secondo la segnalazione, anche a prostituirsi.

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Questa situazione non sarebbe l’unica.

Risulterebbero casi analoghi anche nelle periferie. Persone adulte con difficili situazioni alle spalle preda della depressione e dell’alcol.

Degenerate spesso a seguito della perdita del lavoro.

Una situazione non certamente accettabile in un territorio ricco sia culturalmente che economicamente come il nostro.

Di Spirito (nella foto) chiede fortemente un confronto con il sindaco, l’assessore Previdi e Segnana della provincia per avviare un dialogo che porti ad aiutare queste persone attraverso un programma di inserimento atto a ridare dignità e fiducia.

Una forte critica, quella di Di Spirito, unita ad una ferrea presa di posizione contro una politica sociale fortemente miope del territorio incapace di aiutare ed ascoltare.

Di Spirito ha deciso di andare fino in fondo.  Capire da dove nasce il problema sollecitando le istituzioni ad intervenire in maniera marcata in modo da trasformare un motivo di disturbo sociale in una occasione di riscatto sociale.

«La comunità deve ritornare al centro della politica –  aggiunge Di Spirito – e noi di Fratelli d’Italia ci batteremo perché questo avvenga. Non vogliamo istituzioni incapaci ma punti fermi e attivi per la comunità e con la comunità. La problematica che ogni giorno prende luogo presso “L’Urban City” di Rovereto potrebbe sembrare lontana dalla nostra quotidianità e molti di noi potrebbero desiderare di voltarsi dall’altra parte e far finta di niente».

E ancora: «Ma quei ragazzi potrebbero essere i nostri figli o i nostri nipoti e se così fosse di certo non staremmo a guardare. Una comunità non può certamente far finta di niente e girarsi dall’altra parte. Il problema c’è e va affrontato. Le istituzioni diano una risposta a chi la chiede. Le Istituzioni si prendano cura dei propri cittadini».

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Rovereto e Vallagarina

“Studenti per l’emergenza”: iniziata la seconda edizione del progetto di alternanza scuola-lavoro

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Le attività al campo scuola della Protezione Civile di Marco di Rovereto prenderanno avvio lunedì 23 settembre ma, con la didattica in aula, è già iniziata da alcuni giorni la seconda edizione di “Studenti per l’emergenza”, il progetto di alternanza scuola-lavoro pensato per avvicinare gli studenti alla Protezione Civile e al mondo del volontariato.

L’iniziativa vede la collaborazione del Dipartimento Istruzione e Cultura e del Dipartimento Protezione Civile della Provincia Autonoma di Trento con alcuni istituti scolastici: I.T.E.T.”Felice e Gregorio Fontana” di Rovereto, Istituto di Istruzione “Lorenzo Guetti” di Tione, I.T.E.T “Giacomo Floriani” di Riva del Garda, I.T.T. “Marconi” di Rovereto, Liceo delle Scienze Umane “Filzi” di Rovereto e Istituto Comprensivo di Primiero.

Gli obiettivi dell’iniziativa sono promuovere la cultura della prevenzione, formare un volontariato più consapevole e specializzato e far acquisire agli studenti un ruolo attivo nella riduzione dei rischi.

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Dopo la prima fase teorica e conoscitiva sugli aspetti legati al sistema di Protezione Civile provinciale (struttura, compiti e attori), sui concetti di rischio e pericolo e sulle attività di previsione, prevenzione e protezione messe in campo in ambito provinciale, che si è tenuta questa settimana, gli studenti verranno impegnati, al campo scuola della Protezione Civile di Marco di Rovereto dal 23 al 29 settembre, in una serie di attività tecnico-pratiche, simulazioni e dimostrazioni coordinate dal personale della Protezione Civile.

Si affronteranno tematiche come la logistica (progettazione, predisposizione, realizzazione e gestione dei piani per l’emergenza e dei campi), la prevenzione e la protezione del territorio, l’uso delle nuove tecnologie. A disposizione degli studenti ci saranno tende, aule didattiche, una tensostruttura per la mensa e per le riunioni plenarie, cantieri e aree attrezzate per simulare esercitazioni sul campo.

Numerosi e interessanti sono i temi che saranno oggetto di approfondimento grazie agli esperti della Protezione Civile: dalla realizzazione di un campo, con un focus sul servizio di ristorazione, alla psicologia dell’emergenza, dalle previsioni meteorologiche al rischio idraulico, valanghivo e idrogeologico e di incendi, dallo studio del territorio alla gestione dell’emergenza, compreso il valore del volontariato e delle associazioni che lo compongono.

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Agli studenti sarà proposto un campo “plastic free”. Grazie alla collaborazione dei Nu.Vol.A. per la ristorazione si farà quindi ampio uso di materiali compostabili e di borracce e bicchieri individuali.

L’iniziativa rientra tra quelle che il Dipartimento Protezione Civile realizza per promuovere e diffondere la cultura della protezione civile: come la campagna “Io non rischio” e la settimana della protezione civile previste in ottobre.

Senza contare le giornate formative che vengono fatte in molte scuole del Trentino e le serate informative con la popolazione. La conoscenza da parte della popolazione dei rischi presenti sul territorio e delle modalità più efficaci di intervento contribuiscono infatti ad aumentare il successo delle operazioni di soccorso.

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Rovereto e Vallagarina

Il “venditore invisibile”: a Rovereto svelati i segreti del packaging

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Gli esperti non hanno dubbi: il packaging è il primo agente commerciale di un’azienda. L’acquisto, in un mercato ricco di offerte e competitivo, è per il consumatore un’esperienza emotiva.

Scegliere il giusto packaging significa competere meglio sui mercati già affollati, distinguersi, diventare un brand.

A Trentino Sviluppo, ieri pomeriggio, si è tenuto un partecipato workshop per formare imprese e grafici sulle regole-base per la creazione di un imballaggio che sia rappresentativo dell’identità aziendale, distintivo, efficace, riconoscibile, resistente e apprezzato anche sui mercati esteri.

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Il packaging contiene e comunica, è il risultato di una scelta di materiali, forme, design, ergonomia, colori, linguaggio. Protegge il contenuto, attira l’attenzione, trasmette un messaggio, presenta il prodotto e l’azienda in modo attraente.

Le ultime tendenze vedono i consumatori molto attenti all’eco-sostenibilità degli imballaggi, alla riciclabilità dei materiali utilizzati, all’eticità dei messaggi trasmessi.

«Per i clienti il packaging è una parte del prodotto», ha chiarito l’architetto Giorgia D’Annibale, esperta di design e insegnante in accademie di grafica, agli imprenditori che hanno seguito il workshop. Le regole d’oro per un packaging di successo?

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«Deve essere semplice, esplicito, parco, leggibile, pratico» ha spiegato l’architetto D’Annibale. Tra le nuove tendenze, l’utilizzo di materiali green, plastic free, come resine, mater-b, carta riciclata. Si prediligono i packaging monomateriale, per favorire smaltimento e riciclo. Il vintage è senza tempo, soprattutto per prodotti alimentari come vino, olio. Il commercio on-line, poi, sta rendendo il packaging a volte marginale, quindi servono scelte accattivanti.

Il packaging – è stato ricordato nel seminario – è nato negli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento, per separare le saponette, fino ad allora vendute a peso da grossi blocchi di sapone. Poi c’è stata la grande epoca della latta stampata (chi non ricorda la scatola dei biscotti della nonna?).

«Le forme diventano il prodotto. Pensiamo al Tetrapack per il latte, alla lattina bassa e tonda del tonno, alla bottiglietta monodose del Campari, inventata da Depero». C’è anche un packaging «grado zero»: è l’illuminotecnica nei reparti macelleria e gastronomia. Non riflettendo il verde, quelle luci speciali rendono più belli e desiderabili i prodotti freschi esposti.

Al format didattico, che ha visto anche i consigli di Jasmina Kaluderovic, direttrice creativa dell’agenzia di grafica e comunicazione Dna di Trento (con sedi in Cina e Russia), sono stati portati diversi esempi: le confezioni di Idrolitina e Borotalco, la portata innovativa di lattine di olio motore a forma di bagnoschiuma, con maniglia. Tra le nuove tendenze nel settore food biologico, le scritte con font che rievocano la scrittura a mano.

«Il packaging è un creativo compromesso tra l’adeguarsi e il distinguersi», hanno spiegato le due formatrici. Il pubblico in sala si è cimentato anche in un momento creativo e cooperativo.

Per chi volesse avvicinarsi al mondo del packaging branding, infine, qualche consiglio in pillole: «Pensare a cosa si ha da dire, da trasmettere. Studiare i competitor: punti di forza e di debolezza. Analizzare i mercati (attenzione: in Cina il bianco è il colore del lutto!). Distinguersi. Valutare la funzionalità dell’imballaggio, dalla fabbrica all’utente. Pensare a come si apre, chiude e smaltisce il contenitore o l’involucro. Anticipare il futuro con creatività».

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Rovereto e Vallagarina

Scontri anarchici Torino: anche Massimo Passamani fra gli indagati

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Anche il roveretano Massimo Passamani figura fra i 37 indagati per quanto riguarda le indagini sugli episodi di violenza avvenuti a Torino il 9 febbraio scorso durante la manifestazione organizzata dai gruppi anarchici.

Il corteo era sorto come protesta per lo sgombero del centro sociale “Asilo”.

Allora insieme a Passamani vennero fermati una decina di anarchici trentini.

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Nel corso del Blitz la polizia aveva effettuati quasi una ventina di perquisizioni sequestrando dodici pesanti bocce in acciaio, 143 maschere antigas, dieci bottiglie da mezzo litro piene di benzina, 222 torce a fuoco da segnalazione e 15 fumogeni grandi.

Della dotazione facevano parte anche 86 caschi, 23 giubbotti di colore nero e 17 pantaloni neri, dieci martelli, una cesoia allungabile, un piede di porco, undici parastinchi, tre forbici da elettricista.

Inoltre gli anarchici avevano 240 uova riempite con vernice e altre 22 che, in aggiunta, erano state ricoperte di cera.

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Era stato inoltre rinvenuto un documento dal nome «Manuale nazionale dell’anarchico violento» dove veniva spiegato il comportamento che l’anarchico deve seguire durante i cortei di protesta. Uno dei paragrafi era intitolato:  «Corteo. Primo, dopo, durante»

All’interno è presente un capitolo intitolato “Consigli ed esperienze per scendere in piazza con serena determinazione, consapevole che la repressione colpisce qualsiasi modalità di espressione di dissenso e sovversione, buona o cattiva“.

Dopo le indagini la polizia di Torino ha disposto 14 misure cautelari in tutta Italia.

Per tre persone si sono aperte le porte del carcere  mentre per i restanti sarebbe stata emessa la misura di divieto di dimora a Torino.

Gli anarchici provengono da Sassari, Savona, Livorno, Ravenna, Torino, Svizzera, Slovacchia e dalla Serbia. I reati sono diversi: resistenza aggravata a pubblico ufficiale, lesioni aggravate, danneggiamento e imbrattamento.

Le 14 misure cautelari sono il completamento dell’operazione “Scintilla” che ha avuto inizio nel febbraio scorso a seguito della manifestazione.

Nel corso dell’intera operazione la polizia ha denunciato 37 persone (fra cui alcuni cittadini francesi e svizzeri) e 11 di queste sono state arrestate subito dopo.

 

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