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Robosense: nascono a Pergine le tecnologie che danno “occhi” ai magazzini intelligenti

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Nata come startup alla fine del 2012, l’azienda cresciuta grazie al supporto di Trentino Sviluppo e ad una costante collaborazione con i laboratori di ricerca dell’Università di Trento, è impegnata a “dare occhi” intelligenti ai sistemi informatici di automazione.

Robosense fornisce tecnologie che permettono di leggere con sicurezza e precisione imballaggi e merci, favorendo l’automazione dei grandi magazzini di logistica.

Vision computing che trova applicazione anche nel settore della mobilità autonoma dei disabili e nelle sezioni di “controllo radiogeno” degli aeroporti di Roma, Milano e Napoli per automatizzare e rendere più veloci le operazioni di controllo ai check-in.

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Robonsense è una startup innovativa supportata con il bando Seed Money-FESR. A breve assumerà altri due ingegneri meccatronici.

Robotica e sensoristica a braccetto, per rendere più facile e più comoda la vita dell’uomo.

Tecnicamente Robosense, fino al prossimo anno, sarà ancora una startup innovativa. Poi il salto tra le aziende mature sarà inevitabile, visti i passi da gigante compiuti finora.

L’azienda, nata nell’ambito dell’Università di Trento ed insediata nel Business Innovation Centre (BIC) di Pergine Valsugana, sta allargando infatti sia il proprio campo d’azione tecnologico che i propri mercati all’estero.

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«Il nostro lavoro – spiega Mattia Tavernini, amministratore delegato di Robosense – è quello di dare intelligenza alle macchine attraverso l’automazione e la sensoristica. Usiamo la robotica sia in ambito industriale meccatronico che per sviluppare sistemi innovativi di assistenza per disabili gravi».

Il board aziendale è completato dal professor Mariolino De Cecco, docente di ingegneria all’Università di Trento e responsabile del Laboratorio di misure meccaniche dell’ateneo trentino (MIRo Lab), Alberto Fornaser e Luca Baglivo. Luca, Alberto e Mattia si sono formati presso lo stesso laboratorio MIRo Lab.

«Il nostro principale settore di riferimento – aggiunge Tavernini – è quello della logistica e del packaging. Con i nostri algoritmi basati su elaborazione di dati 3D permettiamo alle grandi aziende di muovere con sicurezza, precisione e massima automazione muletti e veicoli a guida autonoma all’interno dei magazzini.».

«Riusciamo a far sì che queste macchine ricostruiscano la volumetria, individuino pallet da inforcare fino ad altezze superiori ai 15 metri o gruppi di scatoloni da imballare con film plastico senza bisogno dell’operatore».

Il “segreto” sta nella profonda conoscenza della tecnologia che sta alla base della scienza della misurazione, che consente di elaborare con estrema accuratezza e robustezza informazioni di solito molto rumorose a causa delle interferenze tipiche degli ambienti industriali.

«Una nostra applicazione, ad esempio – spiega Tavernini – è presente presso la multinazionale Procter & Gamble, che in Germania utilizza i nostri algoritmi per la logistica dei famosi pannolini Pampers su scaffalature alte anche più di 15 metri». Nel gergo industriale, queste funzioni sono comprese sotto l’ombrello dello “smart finding, identification and picking”.»

Da marzo 2019 la società è insediata nel Business Innovation Centre di Pergine Valsugana:

«Qui abbiamo opportunità di crescita, networking, spazi adeguati, infrastrutturazione telematica e digitale, servizi di business e internazionalizzazione. Abbiamo partecipato ai bandi di Trentino Sviluppo a supporto delle startup».

Fondamentale per la nascita di Robosense è stata infatti l’opportunità del Bando FESR 1-2011 Seed Money, che ha finanziato la startup con un contributo erogato, a fondo perduto, pari a 103 mila euro.

Automazione industriale, logistica ma anche misurazioni e computer vision:

«Le tecnologie video 3D – prosegue Tavernini – ci permettono anche di realizzare prodotti costituiti sia da un hardware che da un software in grado di pesare e misurare la volumetria di pallets, pacchi, imballaggi destinati alla spedizione, e quindi determinarne la tariffa di spedizione».

Sensori e tecnologie video in 3D consentono attività di mapping, riconoscimento e localizzazione di oggetti. Ciò che prima veniva individuato tramite laser scanner (che misurava la distanza utilizzando un raggio di luce in rotazione attorno a un asse), oggi si realizza con telecamere 3D che risultano più economiche e flessibili.

«Il mercato sul quale stiamo trovando i maggiori consensi – conclude Tavernini – è quello delle grandi aziende di logistica francesi che hanno necessità di sistemi di “visione” industriale».

Anche negli aeroporti, per velocizzare e rendere sicure le procedure di check-in, occhi 3D possono aiutare.

E così Robosense di Pergine Valsugana ha fornito la sua tecnologia agli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Napoli Capodichino per rilevare la presenza (persino di un anello o di un biglietto da visita dimenticato) nelle vaschette usate per il passaggio alla macchina radiogena.

Un operazione che permette di non impegnare personale di servizio a questo scopo e favorire, in automatico, tramite un nastro, il ritorno della vaschetta al punto di partenza, a beneficio dei passeggeri successivi.

Ma la tecnologia robotica di Robosense trova applicazione anche nel settore degli ausili alla disabilità.

Sono in via di sperimentazione e perfezionamento delle interfacce a disposizione di disabili in carrozzina per indirizzare il proprio mezzo con un semplice sguardo.

La carrozzina seguirà il punto che l’occhio guarda sullo schermo di un visore montato solidalmente con il mezzo. Un aiuto importante per patologie come la SLA o la tetraplegia, che ha imposto finora a persone che ne sono affette di manovrare la carrozzina con il mento, la lingua, persino il soffio.

Così, invece, la guida avviene con gli occhi. È molto più intuitiva e si sta cercando di ridurre al minimo l’effetto di stanchezza sul campo oculare donando a tali carrozzine capacità robotiche allo scopo di portare automaticamente l’utente da una posizione all’altra della propria abitazione.

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Premio innovazione nazionale al gruppo Giovani Imprenditori del terziario del Trentino

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È stata consegnata a Milano dal Presidente Nazionale di Confcommercio Giovani Andrea Colzani al Presidente del GIT Trentino Paolo Zanolli la targa del premio di innovazione del Sistema, organizzato annualmente da Confcommercio – Imprese per l’Italia.

Il premio seleziona e promuove le migliori iniziative innovative rivolte alla qualificazione ed estensione della rappresentanza politico-sindacale del terziario di mercato mediante l’innovazione di attività e servizi.

È un riconoscimento nazionale prestigioso che per la prima volta viene vinto dai giovani imprenditori di Confcommercio Trentino grazie al progetto GIT LAB, un format a doppio contenuto (visita cantina e programma operativo) che unisce gli imprenditori alle eccellenze del territorio con lo scopo di incontrarsi, creare rete politica e commerciale.

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Gli incontri si sono tenuti nell’estate/autunno 2018 presso la Cantina Endrizzi, Maso Poli, Mas de Chini e Cantine Ferrari.

Ogni visita è stata guidata da un esperto imprenditore del settore enologico e si è concluso con un momento conviviale che ha lasciato spazio alla discussione informale ed al confronto su varie tematiche. Agli incontri hanno partecipato oltre in totale oltre 200 persone, facendo nuovi associati e partnership con cantine associate. Si è creato, quindi, un network di business tra imprenditori e tra associazioni.

«Uno degli scopi del progetto – spiega il presidente Zanolli, che ieri ha presentato il premio nella giunta Unione – era quello di promuovere una delle eccellenze del nostro territorio, lo spumante Trento Doc, tramite il contatto diretto con le cantine e i suoi vinificatori, spesso giovani imprenditori che continuano con il passaggio generazionale l’azienda di famiglia. Facendo conoscere il prodotto, la lavorazione delle uve e la storia imprenditoriale si è potuto capire che l’innovazione e la qualità hanno portato le 4 cantine ad essere punti di riferimento nel panorama nazionale. Altro obiettivo è stato creare una rete di conoscenze di giovani imprenditori utili per il proprio business e ascoltare le esigenze dei giovani associati. Infine, presentare il mondo Confcommercio ed i suoi servizi/convenzioni al fine di fare marketing associativo».

«Siamo orgogliosi – commenta con soddisfazione Zanolli – di questo premio, poiché creare un progetto che potesse essere innovativo e replicabile a livello nazionale promuovendo i prodotti del territorio era uno degli obiettivi del nostro mandato. Il Trento Doc è un prodotto unico frutto del lavoro di numerose case spumantistiche che credono fortemente nel territorio e nella qualità di un vino unico. È importante farne conoscere la lavorazione e promuoverlo attraverso i nostri canali. Ringrazio il consiglio direttivo del GIT per aver realizzato questo progetto e la struttura di Confcommercio Trentino per averci sostenuto nello sviluppo del GITLAB»

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Nelle valutazioni delle candidature da parte della Giuria del Premio sono state privilegiate le proposte che hanno risposto maggiormente ai seguenti criteri generali di merito:

a) qualità ed originalità dell’innovazione, benefici proposti ed elementi distintivi;

b) replicabilità del modello e sua rilevanza come buona pratica per il settore;

c) risultati attesi / raggiunti (numero iniziative, entità risorse pubbliche gestite, aumento associati e/o fruitori dei servizi resi, benefici dell’iniziativa per le imprese partecipanti).

Il progetto ora potrà essere replicato a livello nazionale esaltando le produzioni di eccellenza locali

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UX Challenge: la sfida tecnologica di HIT ha un vincitore

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Oltre 50 giovani talenti a disposizione delle imprese per ripensare l’esperienza d’uso dei prodotti digitali.

La sfida tecnologica promossa da HIT – Hub Innovazione Trentino, volta a far dialogare i più promettenti studenti e ricercatori trentini con il mondo dell’impresa locale, ha un vincitore: il team “”Yuki”, composto da Maria Teresa Stella, Andela Sitnic, Simona Atanasova e Vesnaa Misic, ha saputo rispondere alle esigenze e ai problemi dell’azienda TechnoAlpin con la proposta più interessante e innovativa.

UX Challenge è una sfida tecnologica ideata da HIT e giunta alla terza edizione, finalizzata a far incontrare il mondo della ricerca con quello delle imprese.

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I migliori talenti del territorio negli ambiti del design, informatica e psicologia si sono infatti sfidati per trovare le soluzioni più avanzate a problemi reali dei prodotti e servizi ideati dalle aziende del territorio. Un modo per far dialogare due mondi non sempre concretamente in dialogo.

Nell’edizione 2019 HIT ha selezionato 5 prodotti digitali innovativi e interattivi di aziende con sede in Trentino-Alto Adige: Deenova (Trento), Nevicam (Rovereto), TechnoAlpin (Trento), Thread Solutions (Trento), Wuerth Phoenix (Bolzano).

Per la risoluzione dei problemi invece, ha parallelamente coinvolto 50 giovani aspiranti innovatori del territorio – studenti, neolaureati e ricercatori – esperti in design ed interfacce digitali, e oltre 40 cittadini comuni, che in veste di potenziali utilizzatori finali del prodotto hanno testato in presa diretta il valore pratico di quanto proposto, fornendo suggerimenti e modifiche.

La rassegna finale ha avuto luogo nella serata di venerdì 4 ottobre presso il C-Lab di Piazza Fiera a Trento, ed è stata introdotta dai saluti dell’Assessore allo Sviluppo Economico, Ricerca e Lavoro Achille Spinelli: “Trovare le soluzioni tecnologiche che servono alle imprese è appunto la mission di HIT, ho visto questi giovani talenti al lavoro e la grande partecipazione a questa iniziativa, per alcuni aspetti persino divertente ed entusiasmante. Faccio loro i complimenti”.

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Si tratta della terza edizione di un’iniziativa che riscontra sempre un forte interesse da parte delle imprese locali.

Finora circa la metà delle soluzioni sviluppate nel corso di queste attività sono state recepite all’interno dei processi produttivi delle aziende coinvolte, portando ad un significativo miglioramento tecnologico del loro portafoglio di prodotti e servizi.

La “user experience” (UX) riguarda le sensazioni e i pensieri di natura soggettiva che ognuno di noi prova quando ha a che fare con un determinato prodotto, servizio o sistema. L’esperienza d’uso ci fa considerare ad esempio un prodotto digitale come semplice, utile, immediato, efficiente (oppure complicato, incompleto, o difficile da apprendere); in questo modo la UX contribuisce a definire la nostra soddisfazione con il prodotto, e l’atteggiamento verso l’azienda.

La UX Challenge è realizzata nell’ambito del Digital Innovation Hub, polo regionale nato a seguito di un accordo siglato da Confindustria Trento, HIT – Hub Innovazione Trentino, Confindustria Trentino Alto Adige, Assoimprenditori Alto Adige e IDM Alto Adige. L’iniziativa è promossa da Hub Innovazione Trentino in collaborazione con l’Università di Trento, Fondazione Bruno Kessler, Trentino Sviluppo, Confindustria Trento, l’Istituto Pavoniano Artigianelli per le Arti Grafiche, NOI Tech Park, Architecta e UX bookclub Dolomiti


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Polo Meccatronica accoglie Nature 4.0: quando il digitale fa “parlare” gli alberi

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Una startup innovativa, insediata in Polo Meccatronica a Rovereto, nata per iniziativa di un biofisico, professore universitario, che sta per ampliare l’organico con tecnici dell’automazione industriale e consulenti in ingegneria informatica.

Si chiama Nature 4.0, perché non è solo l’industria ad essere diventata intelligente: anche la natura, sempre più esposta ai cambiamenti climatici e alle loro conseguenze, ha bisogno di soluzioni smart.

Nature 4.0 è specializzata nella realizzazione di sensori e sistemi connettivi che permettono monitoraggio, raccolta dati, rilevazione di parametri sul mondo naturale: alberi, clima, mari e oceani. Dati fondamentali per prevenire schianti, incendi, fitopatologie, danni da fenomeni atmosferici sempre più intensi ed estremi. Il fondatore, Riccardo Valentini: «Abbiamo scelto il Trentino per i suoi asset naturali straordinari e il sistema efficiente e dinamico di sostegno alla ricerca e all’impresa».

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Riccardo Valentini, biofisico, è un professore universitario di ecologia all’Università della Tuscia (Viterbo), con esperienze a Stanford, Berlino, Mosca e all’Ispra e una collaborazione con la Fondazione Edmund Mach, attraverso la quale ha conosciuto il sistema trentino della ricerca e del trasferimento tecnologico.

Con un’altra docente universitaria di ecologia applicata, Simona Castaldi, dell’Università della Campania (Caserta), ha dato vita nel 2018 ad una startup, Nature 4.0, che si è recentemente insediata in Polo Meccatronica di Rovereto, l’incubatore hi-tech di Trentino Sviluppo.

Micaela Onorati è amministratrice della società, che al primo dipendente, Michael Gobbi, tecnico dell’automazione industriale, originario di Arco, sta per affiancare altre unità lavorative: almeno un altro tecnico e un consulente in ingegneria informatica.

Nature 4.0 è una startup innovativa e anche una benefit corporation: è riconosciuto, cioè, il suo valore etico, in questo caso in campo ambientale. I sensori ideati e prodotti da Nature 4.0, infatti, sono un occhio intelligente che aiuta la natura a difendersi dal cambiamento climatico e dai rischi connessi. Facendo parlare gli alberi.

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«Il nostro prodotto di punta – spiega Riccardo Valentini – si chiama “Tree Talker”, una serie di sensori miniaturizzati a basso consumo che vengono applicati agli alberi, solitamente a un’altezza di 130 centimetri, in grado di monitorare di continuo, attraverso la raccolta di molti dati e parametri, lo stato di salute degli alberi e dell’ambiente circostante».

Ecco alcuni valori fotografati dalla tecnologia di Nature 4.0: quantità di acqua consumata, di anidride carbonica assorbita, crescita della biomassa, colore delle foglie (grazie a un occhio iperspettrale). Quest’ultimo parametro, ad esempio, è indicativo dell’eventuale presenza di parassiti o malattie. Ma un accelerometro percepisce anche il grado di stabilità dell’albero, le sue oscillazioni in caso di forte vento.

«Tree Talker Fire – prosegue Valentini – è invece un sensore capace di rilevare incendi a 100-200 metri dall’albero sul quale è sistemato. Il Tree Talker Marine, infine, viene posto sulle boe in mezzo al mare e, in assenza di wi-fi, con un protocollo radio (chiamato LoRa) a frequenza di 868 Mega-Hertz, trasmette a un server remoto i dati sulla qualità dell’acqua, la temperatura, l’acidità, la salinità, la torbidità».

I clienti della startup roveretana sono università e centri di ricerca italiani e internazionali: cinesi, canadesi, svizzeri, serbi, polacchi, russi, spagnoli, inglesi. Ci sono poi clienti privati, come aziende agricole e imprese specializzate nel verde urbano.

La municipalità della capitale russa, Mosca, ha avviato con i sensori di Nature 4.0 il monitoraggio di 250 alberi situati in ambito urbano. L’obiettivo è risparmiare sulle lunghe, complesse e meno efficaci ispezioni visive compiute dai tecnici del verde urbano.

Tra i progetti innovativi in cantiere, Nature 4.0 ha un’applicazione della cosiddetta “citizens science”: rilevazioni scientifiche condotte, anche “inconsapevolmente”, dai cittadini, ad esempio rilevazioni marine con sensori applicati alle imbarcazioni da diporto. E uno smart park al parco naturale Paneveggio – Pale di San Martino: «Con i nostri sensori monitoreremo alberi, piante, ambiente, animali del parco, per una completa raccolta e analisi dei dati naturali. Il nostro obiettivo – conclude il professor Valentini – è poi proporre questa tecnologia a tutti i parchi naturali del mondo».

A breve Nature 4.0 testerà i propri prodotti nei laboratori di prototipazione meccatronica ProM Facility del Polo Meccatronica. (d.b.)

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