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Società

Autismo, Trial: Michele Oberburgher tesserato per l’ASD

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«Siamo molto orgogliosi di aver tesserato nella nostra Associazione Sportiva Dilettantistica tutta dedicata al Trial il quindicenne Michele Oberburgher, giovane Trentino di Roverè della Luna» – Esordisce così  la nota dell’ASD Trial Altopiano Sette Comuni che conferma di aver omaggiato Michele di una tessera socio  che lo autorizza a frequentare il Trial Park Altipiano Sette Comuni per i suoi allenamenti.

Michele comunque continuerà a fare le gare organizzate dai vari motoclub che sono affiliati con la Federazione Motociclistica Italiana.

Michele è un ragazzo autistico che ha scoperto di avere un grande feeling particolare con la moto da trial quando aveva 7 anni: grazie a Deborah Albertini, Campionessa di Trial e amica di famiglia, Michele partecipo’ ad Egna (BZ) ad una prova con moto da Trial organizzata dalla Federazione Motociclistica Italiana e curata dall’amico ed istruttore di Trial Andrea Buschi.

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Da allora Michele è stato seguito dal Padre Roberto, da Deborah Albertini e dal genovese Sergio Parodi, gestore dell’Area Pro Park a Ceranesi (GE).

Nonostante la difficoltà di comunicazione verbale tra Michele e i suoi istruttori, la sua voglia di imparare ed andare in moto è senza limiti, tant’è che Michele in questi anni ha fatto progressi inimmaginabili, riuscendo ad avere sempre più padronanza con la moto da Trial e con i suoi comandi; pensiamo non sia così facile saperla accendere, cambiare le marce e usare la frizione come “ulteriore marcia” per superare gli ostacoli usando le tecniche di guida più moderne, appannaggio di chi pratica questo Sport per agonismo. Michele dimostra ogni giorno di fare bene e fanno bene tutti coloro che lo seguono a vari livelli, sportivi, logistici e relazionali.

Anche i Vigili del Fuoco di Trento lo supportano: per loro Michele indossa una divisa sportiva che porta in gara.

Michele ha ottenuto infatti la licenza Agonistica FMI nel 2015 e nel 2017 ha iniziato a gareggiare nel trofeo “Master Beta”, vincendo nel percorso nero.

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Attualmente è impegnato nel Campionato Italiano Minitrial supportato dalla famiglia e dalla Beta che gli mette a disposizione gratuitamente l’assistenza e i ricambi.

È l’unico ragazzo autistico in Europa a praticare lo sport del Trial a livello agonistico e ad aver scoperto il Trial come attività assai gratificante per le piccole sfide che ogni giorno si trova ad affrontare.

«La ASD Trial Altopiano Sette Comuni non vede l’ora di vedere Michele all’opera nell’ Area trial denominata Trial Park Altopiano Sette Comuni, sita ad Asiago in località Turcio e gli augura di continuare a divertirsi e progredire con il Trial» affermano i vertici della ASD

Ma il caso di Michele Oberburgher va oltre il fatto sportivo e deve essere visto come un grande esempio di inclusione.

Lo sport è riconosciuto dal mondo medico-scientifico come un efficace strumento riabilitativo e terapeutico per tutte le persone con disabilità psico-affettive e relazionali.

Una moderata attività fisica per i bambini con autismo incrementa le capacità attentive; favorisce l’acquisizione della capacità di finalizzare il comportamento al compito e di rispondere correttamente alle richieste.

L’attività fisica, inoltre, aiuta a tenere sotto controllo molti tipi di comportamento inappropriato e stereotipato. Questo consente di implementare nei bambini con autismo una qualità di vita migliore, di promuovere il benessere fisico ed un vivere sociale al quale hanno diritto.

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Io la penso così…

Facoltà di medicina: la proposta di un lettore per un polo universitario

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Il progetto di apertura della Facoltà di Medicina a Trento stimola l’immaginazione dei nostri lettori. (altro…)

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Le ultime dal Web

I Testimoni di Geova hanno tentato di bloccare la pubblicazione di un rapporto governativo sugli abusi sessuali

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Secondo quanto afferma il quotidiano online Dutchnews, un rapporto dei ricercatori dell’Università di Utrecht sugli abusi sessuali all’interno della comunità dei Testimoni di Geova nei Paesi Bassi evidenzia che la maggior parte delle vittime non è contenta del modo in cui le loro denunce interne sono state trattate dall’organizzazione religiosa. I ricercatori hanno esaminato 751 segnalazioni di abusi, che vanno dall’incesto allo stupro, di cui 292 sono state fatte dalle stesse vittime.

Solo il 25% delle vittime ha dichiarato di essere soddisfatto del modo in cui erano state gestite le denunce dalla congregazione e solo il 27% dei casi è stato trasmesso alla polizia o ad altri funzionari.

La maggior parte delle segnalazioni riguardava abusi commessi in passato, 32 di questi negli ultimi 10 anni.

Sempre secondo Dutchnews, la filiale olandese dei Testimoni di Geova si sarebbe rivolta al tribunale per tentare di interrompere la pubblicazione del rapporto, ma giovedì i giudici olandesi hanno stabilito che dovrebbe essere pubblicato nell’interesse pubblico. I ricercatori sono stati incaricati di scrivere un rapporto a nome del ministero della giustizia olandese, a seguito delle affermazioni secondo cui le segnalazioni fatte all’organizzazione relativamente agli  abusi sessuali vengono messe a tacere, e affermano che le vittime non hanno ricevuto alcun aiuto.

Dopo che le prime rivelazioni sono state pubblicate da Trouw nel 2017, centinaia di persone appartenenti all’organizzazione si sono fatte avanti per riferire le proprie storie di abusi.

Il ministro della giustizia Sander Dekker in precedenza aveva chiesto all’organizzazione dei Testimoni di Geova di avviare una propria indagine indipendente, ma la loro organizzazione si è rifiutata di farlo, temendo di essere esposta ad una campagna mediatica denigratoria.

Il ministro avrebbe quindi commissionato il suo rapporto all’Università di Utrecht, la prima indagine del suo genere mai condotta in una comunità religiosa nei Paesi Bassi.

Il ministro si sarebbe poi lamentato, dicendo che i funzionari dell’organizzazione religiosa negano tuttora di avere la responsabilità di agire.

Il consiglio di amministrazione ha reso pubbliche le principali conclusioni dello scorso dicembre. “Invece di essere aperta e riconoscere ciò che è successo, la comunità ha cercato di interrompere la pubblicazione”, avrebbe detto Dekker in un briefing ai parlamentari.
Ha aggiunto:“Il fatto che così tante vittime indifese si sentano sole e non possano trovare la strada per un aiuto ufficiale, mi colpisce profondamente.”

“Ora desidero tenere un ultimo, urgente incontro con il consiglio di amministrazione per chiedere loro di trarre le conclusioni del rapporto”, ha affermato. Nelle loro conclusioni, i ricercatori di Utrecht avrebbero anche esortato il parlamento a redigere una nuova legislazione che richiederebbe alle comunità religiose di informare la polizia quando viene loro informato di casi di abuso. Dekker non ha menzionato questa opzione nel suo briefing.

Ricordiamo che anche la Royal Commission Australiana, (link al sito governativo Australiano, in lingua inglese) nell’ambito dell’inchiesta sui casi di pedofilia “insabbiata” nelle varie organizzazioni religiose, aveva ammonito qualche anno fa l’organizzazione dei Testimoni di Geova.

Il membro del direttivo dei Testimoni di Geova, Goffrey Jackson

Dalla deposizione davanti la commissione del membro del “corpo direttivo” Goffrey Jackson, erano emerse sconcertanti procedure interne, attuate dalla stessa organizzazione, in relazione a migliaia di casi di pedofilia mai denunciati alle autorità.

Link alla fonte (in inglese)

Link al sito istituzionale del rapporto sui casi di abusi sessuali (in olandese)

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Io la penso così…

La buona sanità trentina: «Grazie per come avete curato mio figlio»

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Egregio Direttore,

scrivo  questa lettera che Vi prego di pubblicare per intero.

Martedì 14 gennaio mio figlio di 19 anni ha avuto un incidente a Marilleva sullo snowboard.

È stato immediatamente soccorso e trasportato in elicottero all’ospedale Santa Chiara di Trento. Aveva battuto la testa ed aveva un piccolo ma significativo versamento di sangue.

Scrivo perché voglio pubblicamente ringraziare tutto il personale medico e non.

Voglio ringraziare con particolare affetto e profonda stima la dottoressa Linda Novarese che con grande professionalità e umanità ha seguito quasi 24 ore al giorno ognuno dei “suoi” ammalati e quindi anche mio figlio Benjamin che non si aspettava certo di passare la settimana bianca della sua scuola al reparto OBI del pronto soccorso dell’ospedale Santa Chiara ed era quindi anche molto avvilito.

Tutto è finito bene e siamo tornati a casa con la certezza di essere stati curati in una eccellente struttura pubblica.

Grazie ancora.

Marina Masiero – Ancona 

Potete inviare le email al direttore da inserire nella rubrica «io la penso così» scrivendo a: redazione@lavocedeltrentino.it

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