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Ambiente Abitare

Liberati a tempo di record i sentieri nel Parco Adamello dopo la tempesta Vaia

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A nove mesi dal passaggio della tempesta Vaia, il lavoro di ripristino dei sentieri all’interno del Parco Adamello Brenta si può dire pressoché concluso.

Allo stato attuale, il Parco ha reso agibile, o verificato, il 90% dello sviluppo della sentieristica inizialmente considerato impraticabile.

All’indomani di quello straordinario evento calamitoso, il Parco si era attivato organizzando una ricognizione dei danni subiti al patrimonio boschivo e infrastrutturale dell’area protetta.

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E’ stata così creata una banca dati di strade e sentieri interrotti o danneggiati attraverso propri sopralluoghi e richiedendo segnalazioni sulle emergenze a tutti, in modo particolare alle realtà che sono intervenute sul posto fin da subito, come i comuni, i corpi dei Vigili del fuoco volontari, le Stazioni forestali, la SAT.

Dopodiché, con l’istituzione in Provincia dell’Unità di missione strategica grandi opere e ricostruzioni, guidata dall’ingegner De Col, e la creazione di un tavolo di lavoro provinciale, il Parco ha ricevuto il ruolo di coordinatore per il ripristino dell’area protetta e la gestione di un fondo di 200.000 euro. Le strade forestali sono quindi state affidate alle Stazioni forestali mentre il Parco si è assegnato tutta la sentieristica registrata presso il Servizio turismo della Provincia.

“Dalle segnalazioni dei danni – spiega l’ingegner Massimo Corradi, responsabile dell’Ufficio tecnico ambientale del Parco – risultavano 84 sentieri chiusi per un totale di 324 km impercorribili. Alcuni erano fortemente danneggiati per schianti estesi come, per esempio, a Spormaggiore i sentieri SAT 301 e 302 che conducono a Malga Spora o il sentiero B07 che da località Fortini a Madonna di Campiglio conduce a Nambino o, a Tione, il sentiero SAT 263 che da Malga Cengledino conduce a Malga Stablo Marc. La maggior parte era interrotta da schianti localizzati di piccole e medie dimensioni o erosioni della sede di calpestio che ne hanno comportato la chiusura. Ci sono stati poi dei sentieri – prosegue Corradi – che sono stati fortemente danneggiati anche da fenomeni di franamento e dall’impetuosità dei torrenti, come il SAT 215 che dalla Val Genova conduce a Malga Siniciaga e Malga Germenega, franato per un tratto di 200 metri, portandosi via anche la passerella sulla Sarca sul sentiero delle Cascate B01.”.

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L’inizio degli interventi diretti del Parco sul territorio si può far risalire al 15 aprile.

Il lavoro è stato condotto secondo due modalità, cercando di ridurre al minimo i rischi per gli operai e velocizzare la tempistica: da una parte, appoggiandosi a ditte di boscaioli specializzate per aprire le situazioni più impegnative, e, dall’altra, intervenendo direttamente sui sentieri meno pericolosi con le squadre operai del Parco, rafforzate eccezionalmente con 6 nuove assunzioni.

Alle squadre sono spettati i lavori di finitura, come la pulizia dalle ramaglie, il taglio delle piante singole, il ripristino della sede di calpestio e dei canali taglia acqua.

Un grande appoggio è stato dato anche dal Servizio occupazione e valorizzazione ambientale della Provincia e dai volontari delle sezioni locali della SAT.

Seguendo le priorità di intervento, individuate dal gruppo di lavoro istituito presso la Provincia, in vista della stagione estiva, sono stati ripristinati dapprima i sentieri che conducevano ai rifugi escursionistici e alpinistici, e poi i sentieri di fondovalle ad alta frequentazione turistica, come il Sentiero delle Cascate B01 in Val Genova, i sentieri C01 e C02 in Val di Tovel, rispettivamente Sentiero delle Segherie e delle Glare, o i sentieri di Vallesinella, in particolare il Sentiero dell’Orso C52, il Sentiero Paoli C53 e il Sentiero dell’Arciduca C55. Su proposta dell’assessore competente in materia di sentieristica, Matteo Motter, il Parco ha voluto con forza inserire in priorità massima anche i sentieri di servizio delle malghe, nel rispetto di un’attività economica che nel Parco gode di pari dignità di quella turistica.

Ad oggi, risultano da rendere agibili solo 12 sentieri (su 84), classificati come meno strategici per la fruizione dell’area.

“Il Parco – commenta Matteo Motter – ha dimostrato, attraverso la propria struttura, di essere all’altezza della situazione che la tempesta Vaia ci ha presentato. Penso sia attraverso queste accortezze, questa dimostrazione vera di vicinanza al territorio, che il Parco possa essere da traino per il futuro delle nostre fragili montagne. Non era facile gestire in così poco tempo la mole di lavoro che fin dall’inizio abbiamo capito essere molto consistente. Importante in questo senso la sinergia con il Servizio Turismo, il tavolo di lavoro presieduto dall’ingegner De Col, la SAT con i suoi volontari (vero valore aggiunto) e tutti gli enti locali che fin da subito hanno collaborato al meglio. Una prova superata brillantemente anche alla luce della qualità del lavoro svolto. Personalmente mi ritengo soddisfatto per l’attenzione che abbiamo prestato a quei sentieri che raggiungono le malghe salvando, in alcuni casi, la monticazione delle stesse.”.

Tra i pochi sentieri che rimangono chiusi, ci sono quelli che conducono a Malga Spora SAT 301 e 302, quest’ultimo in capo al Comune di Spormaggiore.

Il Comune sta programmando il tipo di intervento da eseguire in considerazione del fatto che il passaggio di Vaia ha provocato, tramite i numerosi schianti al suolo di piante di alto fusto, anche il crollo della vecchia teleferica a servizio della malga Spora

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