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Politica

Crisi di Governo: Bye bye Di Maio

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Sembra proprio che il momento sia giunto. Gli spalti del San Paolo aspettano il suo ritorno.

Non stiamo parlando di Maradona ma della fine politica del Leader pentastellato Di Maio.

Tutta la base ora ne chiede la testa e sembra che, come da noi raccontato in un articolo precedente, Casaleggio sia pronto a sacrificarlo sull’altare per giustificare il fallimento Grillino.

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La realtà è ben diversa, ovviamente, i grillini hanno da prima perso il contatto con i territori lasciando spazio alla Lega capace di raccogliere i malumori e usarli per accaparrarsi consensi.

Successivamente dalla Casaleggio sono arrivate le imposizioni sui candidati che hanno fatto infuriare e lasciare molti attivisti della prima ora.

Con l’arrivo al governo poi si sono dimostrati poco lungimiranti e capaci solo di chinare la testa e dire si alle richieste della Lega senza creare un polo di centro-sinistra capace di spazzare via il pd e raccogliere i voti degli scontenti di sinistra.

L’unico a godere a pieno di questa situazione è il Dibba (leggasi Di Battista) anima polemica ma lungimirante che ha saputo mettersi da parte e aspettare tempi migliori.

Potremmo però ricrederci su questo ragazzo che aveva fatto delle urla e degli attacchi alle volte banali e inconcludenti il suo cavallo di battaglia.

La débâcle grillina sicuramente porterà un cambio nella posizione di leader.

Posizione che deve essere riempita da una figura carismatica e polemica. Una figura che ricordi il padre fondatore Beppe Grillo

Che il Movimento non sia mai trasformato in un partito politico è un dato di fatto.

Costruito per essere manovrato dall’esterno pecca di persone competenti e preparate. I fondamentali come in tutto sono importanti.

Non ci resta che aspettare e vedere come si muoverà Mattarella e il parlamento. Se ci sarà un governo tecnico oppure nuove elezioni.

Si preannunciano giorni concitati decisivi per il nostro futuro e per gli equilibri Europei.

Intanto i veri beneficiari di questa crisi restano alla porta Partito Democratico e Di Battista in testa.

Per il momento un cancello si potrebbe chiudere alle spalle di Di Maio, quello di Palazzo Chigi, mentre un’altro si potrebbe riaprire, quello del San Paolo.

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Politica

Ecco le pretese «capestro» del PD per l’accordo con i 5 stelle. Prendono quota le elezioni anticipate

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Le condizioni «capestro» che il PD chiede ai cinque stelle saranno difficilmente recepite dal partito Di Maio.

Per questo salgono di nuovo le quotazioni di elezioni anticipate e la trattativa pare in forte salita.

Fare un accordo sulle 4 proposte inderogabili messe sul tavolo da Zingaretti vorrebbe dire smentire se stessi e azzerare oltre un anno di governo.

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Il PD pretende prima del nome del premier un accordo sulla manovra da trenta miliardi.

Poi la seconda condizione è l’abrogazione dei decreti sicurezza di Salvini e la terza è lo stop al taglio dei parlamentari che è diventata una bandiera dopo la crisi di governo. 

A queste tre ne va aggiunta una quarta, fondamentale. Che il premier va deciso insieme e non spetta ai grillini designarlo.

Il PD ha chiesto che nel nuovo esecutivo non siano presenti i ministri dei pentastellati del vecchio governo, compreso Conte.

È questa la traduzione dei punti del documento approvato dal Pd e i cinque stelle dovranno dare risposta entro stasera sulla disponibilità a discutere quelle che appaiono come richieste di svolta e marcia indietro su punti qualificanti.

Pretese, quelle del Pd, che difficilmente saranno accolte dal partito di Grillo, che in caso di accordo sarebbe praticamente estinto e diventerebbe lo zerbino di Zingaretti, Boschi e Renzi.

L’idea è anche che Zingaretti in caso di insuccesso delle trattative incolpi del fallimento i grillini per riportare i militanti persi all’interno del suo partito. Per il movimento cinque stelle in preda ad una grande emorragia di voti rimangono poche vie di uscita oltre il voto.

Un movimento prima prosciugato dei votanti di destra che sono andati con Salvini, ora depredato da quelli di sinistra pronti a  far le valige per tornare nel loro alveo originale. 

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Politica

Governo PD-M5S, Binelli (AGIRE): «A rischio la nostra Autonomia»

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Dopo la caduta del Governo Conte sono iniziate le consultazioni presso la Presidenza della Repubblica.

Dalle prime dichiarazioni parrebbe farsi strada il Governo cosiddetto “giallo-rosso” ovvero una compagine formata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle ed ovviamente gli immancabili “responsabili”

Sull’argomento è intervenuto nella mattinata Sergio Binelli, esponente di Agire per il Trentino: «Di questo passo assisteremo alla fine dell’epoca che ha visto i grillini urlare al mondo che non si sarebbero mai alleati con quelli di Mafia Capitale, Banca Etruria, Bibbiano e del Jobs Act. Al tempo stesso, pare terminata anche l’era dei democratici che bollavano come fesserie il reddito di cittadinanza e la piattaforma Rousseau. In politica amore e odio sono ormai diventati sinonimi, l’arte dell’impossibile, e non è tutto: grazie a queste manovre di palazzo, personaggi politicamente defunti sono resuscitati più forti che mai».

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Se da un lato questa inedita alleanza aiuterà il centrodestra nei sondaggi, dall’altro dovrebbe inquietare molto chi, come noi, si ritiene Autonomista: il PD ed il M5S hanno già ampiamente dimostrato di essere partiti fortemente centralisti, lo provano tanto le dichiarazioni di Grillo e della Boschi contro le autonomie speciali quanto i sabotaggi di queste due formazioni politiche contro la riforma delle autonomie regionali, fortemente voluta sia dalle Regioni che dal popolo.

Binelli usa la sottile ironia paragonando il possibile nuovo governo giallorosso ai protagonisti delle feste vigiliane: «Per noi trentini i colori giallo-rosso rievocano solo le divise dei “Ciusi” che a suo tempo saccheggiarono le riserve dei granai della città di Trento durante la carestia, evento rievocato ogni anno nelle Feste Vigiliane con la disfida dei Ciusi e dei Gobj. Per questo motivo, ci auguriamo che gli autonomisti (che in questo caso potrebbero rappresentare le “Strozzere” che mescolano la polenta, simbolo del “grano” trentino) non diventino complici di questa deriva anti-autonomista e auspichiamo che il Capo dello Stato possa portarci al al voto in autunno».

Secondo Binelli il voto non può essere visto come atto irresponsabile, ma che è un sacrosanto diritto, con il quale il popolo esercita in pienezza la sovranità stabilita dalla nostra Costituzione. «Il tempo sarà il miglior giudice – conclude Binelli – Noi di AGIRE per il Trentino siamo pronti a sostenere il centrodestra e sicuramente non appoggeremo alcun Governo anti-autonomista»

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Politica

Padre Alex Zanotelli: «Lega peggio del peggio». Replica Moranduzzo: «Sei un fanatico terzomondista in preda ai deliri»

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Come sempre padre Alex Zanotelli è andato giù pesante.

Le sue dichiarazioni rilasciate al giornale L’Adige sono un vero attacco alla lega.

Secondo padre Alex Zanotelli «non ci si può dichiarare cristiani e votare Lega» in quanto «la politica leghista è antitetica al Vangelo», oppure «In questi mesi abbiamo assistito ad uno spettacolo indecente. Indegno per l’Italia. Abbandonare in mare – attacca il missionario comboniano – come ha fatto Matteo Salvini, chi fugge dalla povertà, dalle torture, dagli stupri è un comportamento criminale. Spero che un giorno lui e altri ne rispondano in tribunale».

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Padre Alex si augura un ridimensionamento della Lega che reputa «Il peggio del peggio, i portatori dei valori contrari a quelli che sono indicati nel Vangelo».

E a chi gli ricorda gli attacchi della Lega nei suoi confronti risponde: «La macchina del fango è sempre in funzione. So che le mie affermazioni hanno fatto discutere pure in Trentino. Sono abituato agli insulti.». Certo è che il padre non porge certo l’altra guancia, anzi, risponde agli insulti con la stessa moneta.

Al consigliere Devid Moranduzzo non sono andate giù le parole di Zanotelli ed è partito al contrattacco: «Questo personaggio sprizza odio da tutti i pori. È indegno utilizzare la religione per dividere le persone tra buoni e cattivi sulla base di opinioni puramente personali e ideologizzate. Rimango sempre dell’idea che la Chiesa (preti compresi) non deve fare politica, in caso contrario si tolgano la tonaca e si candidino».

«Io sono orgoglioso di professarmi cristiano e cattolico – aggiunge Moranduzzo –  anche se mi sento sempre meno parte di questa Chiesa Cattolica, per fortuna non tutta, ridotta a fare la sponda a ONG a fini di lucro. Forse la riflessione che andrebbe fatta è proprio in riferimento a preti come Zanotelli che, a causa di questa professata lontananza dalle persone, portano le chiese a svuotarsi».

Il consigliere leghista lo attacca sui valori: «Come lui si prende la libertà di additarci a non-veri-cristiani, allora noi possiamo dire che lui non è un vero prete, e di cristianesimo vero ne dimostra ben poco, mentre si preoccupa solamente di ricoprire il ruolo di terzomondista fanatico spesso preda di deliri ideologici che con la religione hanno poco o nulla a che fare. Padre Zanotelli pensi a fare il missionario, anche se devo ricordare che dall’Africa – alla fine – è scappato pure lui. Con questi suoi continui attacchi dimostra solo di essere una persona maleducata, che non ha rispetto per gli altri e per le altrui vedute. Per fortuna anche all’interno della Chiesa stanno emergendo sempre più voci non allineate, a dimostrazione che l’interpretazione del Vangelo non è univoca ed il pensiero unico è sempre sbagliato.»

«Invece che predicare il Vangelo – conclude poi –  questo si preoccupa solo di ragioni di Stato: ecco uno dei motivi della crisi della Chiesa: preti prestati alla politica invece che a Dio. Gli consiglio un esame di coscienza e capire che – forse – ha sbagliato missione».

 

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