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Psicologia & Crescita personale

Intelligenza o furbizia: essere furbi conviene?

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“In Italia il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle. (Giuseppe Prezzolini)

Quando si parla di furbizia, si fa riferimento ad un carattere dell’animo umano, che utilizza le occasioni e gli espedienti più diversi per ottenere un vantaggio per sé o per chi gli interessa. Nel Codice della vita, è forse una delle “competenze” che maggiormente l’uomo si trova a dover attivare, e se non lo fa rischia di perdere occasioni, e di sopperire alla durezza del mondo.

C’entra l’intelligenza con la furbizia?

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Nel muoversi da “furbo”, quello che conta è l’interesse personale, che, se uno è furbo, certamente non manifesta in maniera plateale, e maschera in forme e modi molto attenti a non urtare meccanismi psicologici e sociali, che potrebbero portare a far cadere i propri propositi.

Certamente la vita tendenzialmente non regala niente a nessuno, anche se può essere un luogo comune, il punto è che le cose perché avvengano, bisogna guadagnarsele, almeno così ci hanno insegnato da piccoli.

Quindi, anche la via della furbizia, non è per tutti. Infatti per essere furbi, per prima cosa bisogna essere intelligenti. Difficile trovare un furbo…fesso. E comunque utilizzare il cervello è sempre un passo avanti per tutti, visto che molti si dimenticano di averlo e si fanno condizionare dal pensiero di altri. Può sicuramente essere un riferimento o un modo per riflettere sulle cose, ma credo che ognuno abbia il diritto-dovere di esercitare al meglio il proprio patrimonio neuronale. 

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La furbizia ha una connotazione che può diventare negativa, quando utilizza mezzi come l’inganno, la manipolazione, lo sfruttamento di debolezze altrui. Il fine giustifica i mezzi, ma se i mezzi sono fuori dagli schemi della correttezza, rischia di essere un modo di essere efficace, ma anche discutibile. 

Altro considerazione per l’astuzia, una virtù, secondo molti, rispetto alla furbizia, che viene catalogata in termini negativi. Quando l’uomo dedica le sue forze mentali e fisiche per affrontare le avversità della vita, e trova soluzioni che gli permettono di superarle e vivere meglio, allora è un esempio di capacità personali utilizzate bene.

Spesso i confini tra i due termini sono labili. La differenza più evidente riguarda i costi della furbizia.

La persona astuta tendenzialmente agisce perché non può fare altrimenti, e cerca con i mezzi che ha di ottimizzare le proprie scelte, spinto nel migliore dei casi da un bisogno, e in altri casi da ambizioni personali, comunque agendo nel lecito.

La furbizia invece comporta dei costi, oneri che sono a carico degli altri, perché quando c’è un furbo, per compensazione c’è qualcun altro che deve pagare il costo che un furbo ha determinato. Il classico esempio è quello degli evasori fiscali e in genere di tutte le pratiche messe in essere per svicolare percorsi lunghi e faticosi, per esempio negli esami, nel lavoro.

Il rischio molto evidente, è quello che, nel non rispetto di certe regole e consuetudini, allargando lo spettro d’azione anche alle relazioni umane, questo possa diventare un modello di comportamento codificato e accettato, perché “figlio dei tempi”.

Quando una società legittima in forma anche latente comportamenti che avvantaggiano l’interesse del singolo, specialmente se si riferisce a questione di un certo rilievo, e al contempo si dimostra insensibile verso i diritti dei meno tutelati,  che chiedono spazio di crescita, dovrà fare i conti con un degrado etico differenziato ed ad un trionfo della mediocrità e dell’opportunismo.

Molti non lo mettono in conto, ma il peggior danno per una società, è quello di scoraggiare le persone più vivaci e produttive, dando spazio ad una cultura della furbizia, che avrà i suoi effetti con il tempo. 

Purtroppo non è chiaro per molti il discrimen tra ottimizzare le possibilità che ci sono a disposizione, seguendo dei percorsi eticamente condivisi, e usare il mondo e le persone per ottenere il proprio vantaggio, a qualunque prezzo.

Una buona pratica non compresa da tutti, è quella della gestione del proprio tempo, secondo dei canoni di priorità e di massimizzazione dell’efficacia delle proprie azioni. 

Un dato sociologico non considerato a dovere, è propri quello dell’uso efficiente del tempo, e della capacità di gestione in base ai propri obiettivi.

Un meccanismo manipolativo classico è proprio quello di portare le persone a non pensare, a far ritenere che le giuste soluzioni vengano da altri, come i media o il pensiero dominante.

Questa modalità porta al mindcontrol, sostituendo nell’agenda del proprio vivere temi, indotti dal sistema. Le persone diventano pedine di un gioco più grande di loro, credendo di trovare la giusta dimensione fuori dal proprio mondo. 

La furbizia di sentirsi furbi, può aver dei vantaggi all’inizio. Ma se non si trasforma, attraverso l’intelligenza, secondo un canone evolutivo, in un modo di risolvere le cose in modo efficace ed efficiente, valorizzando il proprio essere e chi ti sta intorno, avrà come possibile risultato un vuoto relazionale. 

In quanto l’effetto sulla reputazione farà il suo corso, e non si avrà mai certezza se chi ti sta intorno è come te, o davvero è una persona leale e autentica.

Perché si può essere più furbi di qualcuno, ma ci sarà sempre qualcuno più furbo di te.  

Posso terminare citando lo scrittore Italo Svevo: “L’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza.”

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