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Politica

Di Maio: dalle Stelle alle Stalle il futuro del vicepremier sempre più in bilico

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Di Maio rischia di essere licenziato. Questo è il sentore che si respira tra i cinquestelle di tutta Italia.

Sembra non bastare la proposta del “Mandato Zero” esposta da Di Maio agli attivisti per liberare i deputati e senatori grillini dalla paura di non poter più vivere di politica.

Sicuramente i continui insuccessi nelle regionali a favore dell’alleato del Carroccio  è stato frutto di una strategia politica errata.

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I Grillini si sono sempre piegati al volere del Capitano così come dimostrato con il Decreto sicurezza bis approvato con la fiducia in Senato.

Casaleggio Junior sembra sempre più vicino alla decisione che in molti si augurano: il licenziamento del giovane Vicepremier.

Alla porta sembra scalpitare Di Battista che vedrebbe in questa mossa una possibile occasione di investitura a portavoce e Leader del nuovo Movimento.

Da primo partito a terzo nel giro di poco più di un anno, con il Pd che rosica consensi ma con una Lega a cui la gestione Di Maio ha regalato, a detta dei sondaggi, un possibile 40% se si votasse oggi.

Del resto il Movimento è un partito che ora ha perso il contatto con il territorio e con la propria base.

Già in occasione delle elezioni nazionali in alcune regioni, specie in Trentino, ci furono dissapori per candidature calate e volute da Roma.

Se Di Maio si troverà senza occupazione sicuramente sarà per la sua troppa accondiscendenza nei confronti della Lega. Per il suo essere troppo Democristiano in un epoca basata sulla comunicazione nella quale questa strategia finisce per essere penalizzante agli occhi degli elettori.

Gli ultimi sondaggi danno il Movimento al 17.6% ma la realtà territoriale è ben più critica.

La regola del doppio mandato è stata sicuramente un’arma a doppio taglio, utile nella propaganda politica meno nel mandato di governo.

Di Maio rischia il posto perché la realtà è che il Movimento 5 Stelle è un’azienda e i suoi componenti semplici dipendenti a progetto. Un progetto di al massimo 2 mandati.

Chi non avrebbe paura di rimanere senza lavoro? Da constatare che i Deputati e Senatori Grillini restituiscono una buona parte del loro stipendio a differenza dei colleghi della Lega un punto che potrebbe portare, nella prospettiva di nuove elezioni, a un cambio di casacca o al gruppo misto per portare a casa quel che si può nel tempo che rimane.

La base chiede a gran voce la testa di Di Maio e Casaleggio sembra propenso a dargliela. A noi non resta che aspettare, solo il tempo potrà darci le risposte.

Potremmo ritrovare così nuovamente un Vice Premier tra le gradinate del San Paolo.

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Politica

Ecco le pretese «capestro» del PD per l’accordo con i 5 stelle. Prendono quota le elezioni anticipate

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Le condizioni «capestro» che il PD chiede ai cinque stelle saranno difficilmente recepite dal partito Di Maio.

Per questo salgono di nuovo le quotazioni di elezioni anticipate e la trattativa pare in forte salita.

Fare un accordo sulle 4 proposte inderogabili messe sul tavolo da Zingaretti vorrebbe dire smentire se stessi e azzerare oltre un anno di governo.

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Il PD pretende prima del nome del premier un accordo sulla manovra da trenta miliardi.

Poi la seconda condizione è l’abrogazione dei decreti sicurezza di Salvini e la terza è lo stop al taglio dei parlamentari che è diventata una bandiera dopo la crisi di governo. 

A queste tre ne va aggiunta una quarta, fondamentale. Che il premier va deciso insieme e non spetta ai grillini designarlo.

Il PD ha chiesto che nel nuovo esecutivo non siano presenti i ministri dei pentastellati del vecchio governo, compreso Conte.

È questa la traduzione dei punti del documento approvato dal Pd e i cinque stelle dovranno dare risposta entro stasera sulla disponibilità a discutere quelle che appaiono come richieste di svolta e marcia indietro su punti qualificanti.

Pretese, quelle del Pd, che difficilmente saranno accolte dal partito di Grillo, che in caso di accordo sarebbe praticamente estinto e diventerebbe lo zerbino di Zingaretti, Boschi e Renzi.

L’idea è anche che Zingaretti in caso di insuccesso delle trattative incolpi del fallimento i grillini per riportare i militanti persi all’interno del suo partito. Per il movimento cinque stelle in preda ad una grande emorragia di voti rimangono poche vie di uscita oltre il voto.

Un movimento prima prosciugato dei votanti di destra che sono andati con Salvini, ora depredato da quelli di sinistra pronti a  far le valige per tornare nel loro alveo originale. 

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Politica

Governo PD-M5S, Binelli (AGIRE): «A rischio la nostra Autonomia»

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Dopo la caduta del Governo Conte sono iniziate le consultazioni presso la Presidenza della Repubblica.

Dalle prime dichiarazioni parrebbe farsi strada il Governo cosiddetto “giallo-rosso” ovvero una compagine formata da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle ed ovviamente gli immancabili “responsabili”

Sull’argomento è intervenuto nella mattinata Sergio Binelli, esponente di Agire per il Trentino: «Di questo passo assisteremo alla fine dell’epoca che ha visto i grillini urlare al mondo che non si sarebbero mai alleati con quelli di Mafia Capitale, Banca Etruria, Bibbiano e del Jobs Act. Al tempo stesso, pare terminata anche l’era dei democratici che bollavano come fesserie il reddito di cittadinanza e la piattaforma Rousseau. In politica amore e odio sono ormai diventati sinonimi, l’arte dell’impossibile, e non è tutto: grazie a queste manovre di palazzo, personaggi politicamente defunti sono resuscitati più forti che mai».

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Se da un lato questa inedita alleanza aiuterà il centrodestra nei sondaggi, dall’altro dovrebbe inquietare molto chi, come noi, si ritiene Autonomista: il PD ed il M5S hanno già ampiamente dimostrato di essere partiti fortemente centralisti, lo provano tanto le dichiarazioni di Grillo e della Boschi contro le autonomie speciali quanto i sabotaggi di queste due formazioni politiche contro la riforma delle autonomie regionali, fortemente voluta sia dalle Regioni che dal popolo.

Binelli usa la sottile ironia paragonando il possibile nuovo governo giallorosso ai protagonisti delle feste vigiliane: «Per noi trentini i colori giallo-rosso rievocano solo le divise dei “Ciusi” che a suo tempo saccheggiarono le riserve dei granai della città di Trento durante la carestia, evento rievocato ogni anno nelle Feste Vigiliane con la disfida dei Ciusi e dei Gobj. Per questo motivo, ci auguriamo che gli autonomisti (che in questo caso potrebbero rappresentare le “Strozzere” che mescolano la polenta, simbolo del “grano” trentino) non diventino complici di questa deriva anti-autonomista e auspichiamo che il Capo dello Stato possa portarci al al voto in autunno».

Secondo Binelli il voto non può essere visto come atto irresponsabile, ma che è un sacrosanto diritto, con il quale il popolo esercita in pienezza la sovranità stabilita dalla nostra Costituzione. «Il tempo sarà il miglior giudice – conclude Binelli – Noi di AGIRE per il Trentino siamo pronti a sostenere il centrodestra e sicuramente non appoggeremo alcun Governo anti-autonomista»

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Politica

Padre Alex Zanotelli: «Lega peggio del peggio». Replica Moranduzzo: «Sei un fanatico terzomondista in preda ai deliri»

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Come sempre padre Alex Zanotelli è andato giù pesante.

Le sue dichiarazioni rilasciate al giornale L’Adige sono un vero attacco alla lega.

Secondo padre Alex Zanotelli «non ci si può dichiarare cristiani e votare Lega» in quanto «la politica leghista è antitetica al Vangelo», oppure «In questi mesi abbiamo assistito ad uno spettacolo indecente. Indegno per l’Italia. Abbandonare in mare – attacca il missionario comboniano – come ha fatto Matteo Salvini, chi fugge dalla povertà, dalle torture, dagli stupri è un comportamento criminale. Spero che un giorno lui e altri ne rispondano in tribunale».

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Padre Alex si augura un ridimensionamento della Lega che reputa «Il peggio del peggio, i portatori dei valori contrari a quelli che sono indicati nel Vangelo».

E a chi gli ricorda gli attacchi della Lega nei suoi confronti risponde: «La macchina del fango è sempre in funzione. So che le mie affermazioni hanno fatto discutere pure in Trentino. Sono abituato agli insulti.». Certo è che il padre non porge certo l’altra guancia, anzi, risponde agli insulti con la stessa moneta.

Al consigliere Devid Moranduzzo non sono andate giù le parole di Zanotelli ed è partito al contrattacco: «Questo personaggio sprizza odio da tutti i pori. È indegno utilizzare la religione per dividere le persone tra buoni e cattivi sulla base di opinioni puramente personali e ideologizzate. Rimango sempre dell’idea che la Chiesa (preti compresi) non deve fare politica, in caso contrario si tolgano la tonaca e si candidino».

«Io sono orgoglioso di professarmi cristiano e cattolico – aggiunge Moranduzzo –  anche se mi sento sempre meno parte di questa Chiesa Cattolica, per fortuna non tutta, ridotta a fare la sponda a ONG a fini di lucro. Forse la riflessione che andrebbe fatta è proprio in riferimento a preti come Zanotelli che, a causa di questa professata lontananza dalle persone, portano le chiese a svuotarsi».

Il consigliere leghista lo attacca sui valori: «Come lui si prende la libertà di additarci a non-veri-cristiani, allora noi possiamo dire che lui non è un vero prete, e di cristianesimo vero ne dimostra ben poco, mentre si preoccupa solamente di ricoprire il ruolo di terzomondista fanatico spesso preda di deliri ideologici che con la religione hanno poco o nulla a che fare. Padre Zanotelli pensi a fare il missionario, anche se devo ricordare che dall’Africa – alla fine – è scappato pure lui. Con questi suoi continui attacchi dimostra solo di essere una persona maleducata, che non ha rispetto per gli altri e per le altrui vedute. Per fortuna anche all’interno della Chiesa stanno emergendo sempre più voci non allineate, a dimostrazione che l’interpretazione del Vangelo non è univoca ed il pensiero unico è sempre sbagliato.»

«Invece che predicare il Vangelo – conclude poi –  questo si preoccupa solo di ragioni di Stato: ecco uno dei motivi della crisi della Chiesa: preti prestati alla politica invece che a Dio. Gli consiglio un esame di coscienza e capire che – forse – ha sbagliato missione».

 

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