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Viaggi in Italia

Una meta per Ferragosto? I laghi di San Giuliano in val Rendena

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Caderzone in val Rendena è un piccolo paese alpino che vanta un centro termale e la via d’accesso ai laghi di San Giuliano, un incantevole giro ad anello dove le cime del Brenta e Adamello-Presanella fanno da cornice.

Lungo l’itinerario possiamo ammirare montagne, ghiacciai, boschi, fiori e laghi sulla cui superficie si riflette un magnifico paesaggio.

Sappiamo che è una meta da conquistare per la lunghezza dell’escursione (circa 4 ore), ma anche per la mezzora di salita in auto su strada stretta fino al parcheggio di malga Campo (m.1734).

Decidiamo di imboccare il sentiero n.230 in senso orario, ma prima di entrare nel bosco diamo un’occhiata al paese giù nella valle sottostante.

Una pausa rinfrescante alla malga Campostril (m.1831) e riprendiamo il cammino con la visuale sulle Dolomiti di Brenta, in breve tempo arriviamo al lago Campostril (m.1912).

Splendido, di colore verde smeraldo, giace in una conca ricca di  vegetazione e flora alpina (Asfodelo giallo, erba di S. Antonio di color fucsia, mirtillo, ginepro e felce).

E’ talmente piacevole questo percorso, che non si avverte neppure il peso della salita che ci porta in quota verso la Bocchetta dell’Acqua Fredda (m.2184).

Una volta giunti alla forcella scendiamo a Malga Garzonè, ed ecco finalmente il meraviglioso panorama degli altri due laghi: il grande lago Garzonè (m.1942) e il lago di San Giuliano (m.1938), tra i due laghi il rifugio San Giuliano (m.1960), affollato di turisti.

Sullo sfondo imponente il Gruppo dell’Adamello e il Carè Alto; si intravede il ghiacciaio di un bianco accecante a tratti coperto da nubi.

Decidiamo di fermarci per la pausa pranzo in riva al lago di San Giuliano, in prossimità la chiesetta dedicata a San Giuliano di Cilicia guerriero e martire, protettore contro i serpenti. La chiesetta un tempo era custodita da un eremita, antichi ruderi si trovano ancora in riva al lago.

Riprendiamo il tragitto che ci porta a Malga San Giuliano, incontrando splendidi esemplari di mucche razza Rendena, che trascorrono sei mesi di alpeggio e sei in stalla con buoni risultati di adattabilità, fecondità e longevità per la produzione del latte.

Ora il sentiero attraversa il bosco in costa sulla val di Genova, si scorgono le cascate Nardis che nascono dalla Presanella e con un dislivello di oltre 100 metri, sono tra le più spettacolari del Trentino.

Dopo circa un’ora raggiungiamo il punto di partenza, il panorama sulle cime è ancora diverso, stavolta ammiriamo le Dolomiti di Brenta.

Un tour fantastico che ripaga della stanchezza del cammino; è una meta ambita per famiglie ed escursionisti quella dei laghi di San Giuliano, che incastonati in una conca glaciale offrono un panorama indimenticabile.

Riprendiamo l’auto fino a Caderzone dove è in corso la 25^ Festa dell’Agricoltura (2-4 agosto 2019), con la sfilata di mucche, asini, capre, pecore, trattori e valligiani, accompagnati dalle note della banda locale in costume tipico.

Non si può lasciare la val Rendena senza visitare la chiesa di Pelugo dedicata a Sant’Antonio abate (protettore degli animali e difensore degli uomini dalle grandi calamità), costruita nel secolo IX e famosa per gli affreschi dei Baschenis.

Una guida volontaria ci informa della possibilità di visitare nel periodo estivo alcune chiese con i dipinti dei Baschenis in altre località della val Rendena (Pinzolo, Carisolo, Massimeno).

Un tour all’insegna anche dell’arte e della storia, testimone delle tradizioni di una valle a forte vocazione agricola e turistica.

“Le acque tranquille di un lago riflettono le bellezze che lo circondano; quando la mente è serena, la bellezza dell’io si riflette in essa.” (B.K.S. Iyengar )

Maria Cristina Betzu  (m.betzu@tin.it)

 

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Lago di Tovel: una domenica autunnale in un luogo incantevole

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Novembre è alle porte e, anche se le temperature sono più alte del solito, le foglie degli alberi iniziano finalmente a tingersi dei tipici colori dell’autunno.

Giallo, arancione, rosse, marrone, tutte sfumature pronte a illuminarsi d’oro non appena il sole poggia il suo sguardo su di loro.

Da questo punto di vista, il Trentino è una vera meraviglia.

La nostra regione ci permette di visitare posti stupendi, di fare splendide passeggiate fuori casa anche solo allontanandoci di poco dalle città.

Se in valle il trionfo di colori invade i boschi che ricoprono le montagne, i vigneti e le colture di alberi da frutto, la magia dell’autunno rende l’atmosfera ancora più irreale attorno ai laghi di montagna. 

Che sia Tenno, Resia, Braies o Carezza, questa stagione permette agli specchi d’acqua di riflettere luci e colori creando delle sfumature davvero incredibili.

Uno dei laghi più belli dove è possibile passeggiare lungo le rive è il Lago di Tovel. Situato in Val di Non ed incastonato come una gemma tra le meravigliose Dolomiti del Brenta, questo lago è noto soprattutto grazie al fenomeno cromatico che durante l’estate vedeva le sue acque tingersi di rosso grazie alla presenza di una particolare alga, fenomeno purtroppo scomparso ormai da circa 30 anni.

Tuttavia, il Lago ha conservato il suo grande fascino e tutt’ora sono numerosi i turisti che affollano le sue rive durante i periodi di vacanza.

Mentre si passeggia lungo le sue rive, in particolare modo in autunno, con le foglie che cadono in un tripudio di riflessi dorati è facile perdere il filo dei propri pensieri e ritrovarsi a pensare anche alle leggende che fanno parte della storia di questo bacino d’acqua.

La storia di Tresenga, ad esempio, figlia dell’ultimo re dei Ragoli, donna orgogliosa e tenace che rifiutò un pretendente particolarmente orgoglioso, il Re di Tuenno.

Tutto il popolo di Tresenga e lei stessa perirono nella battaglia che si dice si svolse lungo le rive del lago di Tovel. Il sangue di così tante persone innocenti colò tra le acque del lago che, da quel giorno, iniziò a colorarsi di rosso in ricordo di tutte quelle perdite.

L’atmosfera di questo lago ha la peculiarità di saper intrappolare tra i giochi di luce sull’acqua anche il più insignificante istante, dando un’aria fiabesca a tutto il paesaggio circostante. L’ideale per chi ha voglia di staccare la spina dalla città per rifugiarsi anche solo per una giornata nella natura.

Per raggiungere questo bacino dalle acque ora smeraldine bisogna passare dalla statale 73 e proseguire lungo la strada provinciale numero 14 della Val di Tovel. Il lago si può raggiungere anche a piedi risalendo la Val di Tovel, seguendo il sentiero delle Glare che risale tutta la Val di Tovel fino al Lago.

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Con l’Ecomuseo Lagorai tra Sette Laghi e Sette Selle

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C’è chi lo definisce “Il Tibet delle Dolomiti” il Lagorai, sinonimo di vera montagna, rocce, silenzio, acqua, flora alpina e aria fresca, proprio un invito in queste giornate afose di agosto. (altro…)

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I “cannoni”sull’Adamello a quasi 3000 metri.

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A quasi 3000 metri sull’Adamello ecco i cannoni della grande guerra.

E per arrivarci bastano 4-5 ore di camminata partendo dalla Val Rendena.

Arrivati a Borzago, si segue la strada fino al parcheggio Val delle Seghe a 1260 m di altezza.

Da lì inizia una bellissima escursione nel Parco Adamello Brenta, in un territorio selvaggio, con bellissime cascate e ricca vegetazione alpina. Si segue il sentiero n. 213.

Il primo obiettivo è il rifugio Carè Alto, un’emozione già vederlo un’ ora prima dell’arrivo, è li, lo vedi, ma non arrivi mai, questa l’impressione di molti. Il ristoro è gratificante, pensare solo che a 2500 metri c’è il Wi-fi, toglie ogni preoccupazione agli amanti dei social e in genere di internet, che possono dare sfogo alla loro voglia di condividere panorami ed emozioni uniche del paesaggio, e degli incontri tra escursionisti.

Vicino al rifugio troviamo la Chiesetta, e un primo residuato di cannone della prima guerra mondiale.

Il rifugio è il punto d’appoggio per le salite sull’Adamello, o le traversate fino al Presena, la Val di Genova, la val di San Valentino, un approdo sicuro in cui pernottare.

Salendo ancora, si arriva alla Bocchetta dei cannoni, ai “cannoni”, due bellissimi residui bellici incastonati sulla cresta che separa il ghiacciaio del Carè Alto. Un’ora di salita tra le pietre di granito, che mettono a prova gli scarponi. Ma alla fine, la visione è da cartolina.

Ma come avranno fatto a trasportare i cannoni fino li, ci chiediamo?

Non resta che sedersi, ammirare e pensare…..

Si rientra seguendo il sentiero dell’andata n.213, oppure dal rifugio Carè Alto inizia il sentiero sat 215 verso il Passo Altar che poi si ricongiunge con il sat 213. In questo caso si c’è un giro ad anello.

Camminare in questi luoghi, fa riflettere su due cose, la bellezza della natura e l’assurdità della guerra. Costringere persone a combattere a quelle altezze per cosa? E i tragici epiloghi di vite spezzate, famiglie distrutte, ricordi indelebili per le generazioni a venire.

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