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Italia ed estero

Decreto sicurezza bis: ecco gli 8 articoli. Per le ONG fino a un milione di euro di multa

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Il decreto legge n.53 del 14 giugno 2019, Disposizioni urgenti per il potenziamento dell’efficacia dell’azione amministrativa a supporto delle politiche di sicurezza, conosciuto come decreto Sicurezza bis, è stato approvato ieri anche dal Senato con 160 voti favorevoli e diventa legge.

Il provvedimento, fortemente voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, regolamenta, tra le altre cose, la chiusura dei porti italiani alle navi delle Ong che soccorrono i migranti e stabilisce le sanzioni in caso di forzatura del blocco.

Il decreto è stato sostenuto ieri in aula dalla Lega e dal movimento cinque stelle che ha votato compatto il provvedimento piegandosi così al leader del carroccio.

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I voti contrari sono stati 57 e 21 gli astenuti. I presenti erano 289, i votanti 238 e la maggioranza richiesta era di 109.

Alcuni senatori del Movimento 5 Stelle avevano annunciato di non votare il decreto: è il caso di Virginia La Mura e Matteo Mantero, entrambi annoverati tra i «dissidenti» pentastellati a palazzo Madama.

Oltre a loro, alla fine, altri quattro senatori M5S sono usciti dall’Aula risultando assenti: Fattori Montevecchi, Bogo Deledda e Ciampolillo.

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Forza Italia ha deciso di non partecipare al voto.

Anche i senatori forzisti dell’area Toti si sono allineati a questa scelta.

Fratelli d’Italia, condividendo alcune norme del decreto, ha annunciato l’astensione (essendo stata posta la questione di fiducia sul provvedimento). Contrari il Partito Democratico, Leu e alcuni esponenti di Svp e del gruppo Misto.

COSA PREVEDE IL DECRETO – Il decreto è formato da 18 articoli e, oltre al tema della chiusura dei porti e del contrasto all’immigrazione clandestina, introduce alcune nuove norme sulla gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni di protesta e sportive e prevede lo stanziamento di fondi per le forze dell’ordine.

PORTI CHIUSI – All’articolo 1 il provvedimento stabilisce che il ministro dell’Interno «può limitare o vietare l’ingresso il transito o la sosta di navi nel mare territoriale» per ragioni di ordine e sicurezza, cioè quando si presuppone che sia stato violato il testo unico sull’immigrazione e in particolare si sia compiuto il reato di «favoreggiamento dell’immigrazione clandestina».

In una prima versione del decreto, i ministri delle Infrastrutture e della Difesa dovevano semplicemente essere informati dal Viminale dell’attuazione del blocco navale. Nel testo definitivo, invece, il provvedimento deve essere controfirmato dai titolari dei due dicasteri che, in questo esecutivo, sono esponenti del Movimento 5 Stelle, rispettivamente Danilo Toninelli e Elisabetta Trenta.

LE SANZIONI – L’articolo 2 prevede una sanzione da un minimo di 150mila euro a un massimo di un milione di euro per il comandante della nave «in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane». Inoltre, come sanzione aggiuntiva, è stabilito anche il sequestro della nave.

Per il comandante della nave è previsto l’arresto in flagranza nel caso in cui incorre nel «delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra, in base all’art. 1100 del codice della navigazione», come avvenuto nel caso di Carola Rackete, poi scarcerata dal gip di Agrigento Alessandra Vella.

La confisca della nave, nel testo originario, era prevista soltanto se il reato veniva reiterato, mentre le sanzioni per la violazione della chiusura dei porti sono state fortemente inasprite: nella versione precedente la “multa” andava da 10mila a 50mila euro. Mentre nel testo precedente anche l’armatore era punibile con l’ammenda, ora dovrà pagare solo nel caso in cui il comandante non sia materialmente in grado di farlo.

LE  MISURE CONTRO L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA – L’articolo 3 va a modificare l’articolo 51 comma 3-bis del codice di procedura penale e stabilisce che la procura distrettuale diventi competente per tutte le indagini che riguardano il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Con l’articolo 4 vengono stanziati 500mila euro per il 2019, un milione di euro per il 2020 e un milione e mezzo per il 2021 per il contrasto al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per operazioni di polizia sotto copertura. Due milioni di euro per il 2019, che potranno aumentare fino a un massimo di cinquanta milioni di euro, sono previsti all’articolo 12 per il rimpatrio dei migranti irregolari.

LA GESTIONE DELL’ORDINE PUBBLICO – Dall’articolo 6 al conclusivo articolo 18, il decreto Sicurezza bis introduce nuove norme e reati in merito alla gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni di protesta e sportive. In particolare, si introduce «una nuova fattispecie delittuosa, che punisce chiunque, nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, utilizzi – in modo da creare concreto pericolo a persone o cose – razzi, fuochi artificiali, petardi od oggetti simili, nonché facendo ricorso a mazze, bastoni o altri oggetti contundenti o comunque atti ad offendere».

Inoltre, il provvedimento prevede che «qualora i reati siano commessi nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico» il fatto costituisca un’aggravante. L’uso dei «caschi o di qualsiasi altro dispositivo che renda irriconoscibile una persona», nelle manifestazione di questo tipo, è vietato.

L’articolo 7 dà il via a un inasprimento delle pene per chi compie una serie di reati: «violenza o minaccia a un pubblico ufficiale», «resistenza a un pubblico ufficiale», «violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti», «devastazione e saccheggio», «interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità».

IN ARRIVO NUOVE ASSUNZIONI – L’articolo 8 autorizza il ministero della Giustizia all’assunzione, per il 2019/2010, di «un contingente massimo di 800 unità di personale amministrativo non dirigenziale» con il fine di dare attuazione a «un programma di interventi, temporaneo ed eccezionale, finalizzato ad eliminare, anche mediante l’uso di strumenti telematici, l’arretrato relativo ai procedimenti di esecuzione delle sentenze penali di condanna, nonché di assicurare la piena efficacia dell’attività di prevenzione e repressione dei reati».

CONTRASTO ALLA VIOLENZA NEGLI STADI – Gli ultimi articoli del decreto Sicurezza bis si occupano delle misure di contrasto della violenza nelle manifestazioni sportive. In particolare, il testo prevede che il questore possa impedire l’accesso alle manifestazioni sportive a chi abbia denunce pendenti o abbia preso parte a episodi violenti in occasione di eventi sportivi, o anche semplicemente chi abbia incitato o inneggiato alla violenza. Il divieto è esteso anche a chi abbia commesso il reato all’estero.

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