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Società

Austria, scontro mortale in moto: il video schock che diventa virale e fa riflettere sulla sicurezza

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Il video shock di un tragico incidente in moto diventato virale sui social e sul web sta causando indignazione e orrore.

Sconosciuto l’autore della pubblicazione.

Le immagini mostrano l’intera dinamica del sinistro che ha causato la morte di un motociclista in Austria e il grave ferimento di un secondo centauro (parzialmente censurate dalla nostra testata perché giudicate molto forti).

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Lo schianto, si presume sia avvenuto alla velocità di 170 km/h (visto il contachilometri del motociclista che viene superato che è di 150 km/orari)) sulla strada federale 69 in Stiria, risale alla fine di giugno.

Nel video si possono vedere i due motociclisti avanzare a grande velocità: il primo, un 24enne, si scontra contro una macchina che sta avanzando lentamente in mezzo alla carreggiata.

Pochi istanti dopo, il secondo motociclista, che ha catturato le scene con la sua videocamera da casco, finisce anch’esso contro l’auto riportando ferite gravissime.

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Gli incidenti motociclistici rappresentano la vera strage nascosta anche delle strade italiane. Decessi che spesso fanno meno notizia, ma che sono in proporzione più numerosi.

Nell’ultimo mese (luglio 2019) sono stati almeno nove i sinistri mortali che hanno coinvolto centauri in Trentino dovuto a diverse cause, dall’alta velocità, alla distrazione fino alla tragica fatalità. Decine i feriti, alcuni dei quali gravi che potrebbero subire danni permanenti.

Dal punto di vista della sicurezza stradale, moto e scooter sono i mezzi potenzialmente più pericolosi.

I consigli per una guida sicura in sella alla propria due ruote prescrivono sempre di osservare la massima attenzione ai limiti di velocità e ai potenziali ostacoli sulla strada.

Ma la sicurezza in moto passa anche attraverso le precauzioni da prendere prima di salire in sella: fondamentali l’utilizzo di paraschiena, caschi integrali omologati e calzature specifiche che avvolgono il piede proteggendo anche le caviglie in caso di scivolate e torsioni, assicurano un appoggio stabile anche in presenza di pioggia, sassi o buche sul manto stradale.

Ma la cosa più importante è il controllo delle condizioni della moto: dalla pressione delle gomme e delle guarnizioni della forcella alla lubrificazione e stretta della catena, fino al cambio dell’olio e del filtro se necessario.

Se si viaggia con un passeggero, prima della partenza è bene informarlo sulle precauzioni da tenere nel corso della marcia, specie se non è abituato a viaggiare in moto.

Un passeggero inesperto, ad esempio che non sa come reagire quando la moto piega in curva, può diventare un elemento destabilizzante.

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Telescopio Universitario

UniTrento/Eurac Research – Lo stile di vita minaccia i batteri intestinali: una conferma da Ötzi

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Il microbioma intestinale è un delicato ecosistema composto da miliardi e miliardi di microrganismi, soprattutto batteri, che aiutano le nostre difese immunitarie, ci difendono da virus e agenti patogeni e ci aiutano nell’assorbimento dei nutrimenti e della produzione di energia.

Ma il processo di industrializzazione delle popolazioni occidentali ha avuto un impatto rilevante sulla varietà della sua composizione. La conferma arriva da uno studio condotto sui batteri trovati nell’intestino di Ötzi, l’Uomo venuto dal ghiaccio, ritrovato nel 1991 tra le nevi delle Alpi Venoste al confine tra Italia e Austria.

Il DNA dei batteri della mummia, analizzato dagli esperti di Eurac Research, ha confermato ciò che i ricercatori dell’Università di Trento avevano evidenziato analizzando il genoma dei microrganismi intestinali di oltre 6500 persone di tutti continenti.

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Ricerche precedenti dell’Università di Trento avevano dimostrato che esiste un collegamento tra la composizione batterica del microbioma e l’aumento in Occidente dell’obesità, delle malattie autoimmuni e gastrointestinali, delle allergie e di molte altre patologie complesse. In uno studio pubblicato oggi sulla rivista Cell Host & Microbe i ricercatori del Cibio dell’Università di Trento e di Eurac Research di Bolzano dimostrano come le differenze tra il nostro microbioma occidentale e quello non-occidentale o preistorico siano legate alla riduzione di alcuni tipi di batteri legati al processamento di fibre complesse e vegetali nel nostro intestino.

La causa sarebbe da ricercare nelle conseguenze del processo di occidentalizzazione. Il cambiamento della dieta, più ricca di grassi e povera di fibre, lo stile di vita più sedentario e urbanizzato, lo sviluppo di nuove abitudini igieniche e la diffusione di antibiotici e altri medicinali hanno senz’altro reso la nostra vita più sicura, ma hanno anche avuto un impatto sul delicato equilibrio del nostro microbioma.

I ricercatori di Eurac Research di Bolzano hanno sequenziato il DNA dell’Iceman, ricostruendo il suo patrimonio di batteri e i ricercatori dell’Università di Trento lo hanno confrontato con quello di alcune popolazioni contemporanee non occidentalizzate (in particolare in Tanzania e in Ghana), cioè non abituate a consumare cibi raffinati e che hanno stili di vita e condizioni igienico sanitarie diverse da quelle occidentali. Con risultati sorprendenti.

Lo studio si è concentrato in particolare su “Prevotella copri”, un batterio che, quando presente, è quasi sempre il più abbondante nel nostro intestino. Prevotella copri colonizza il 30% circa dell’intestino gli occidentali. «Per prima cosa abbiamo scoperto che non si tratta di una sola specie, piuttosto di quattro specie distinte, anche se strettamente imparentate» spiega Nicola Segata, coordinatore dello studio insieme a Adrian Tett, sempre del Cibio dell’Università di Trento.

«Poi abbiamo notato che almeno tre di queste quattro specie sono quasi sempre tutte presenti nelle popolazioni non-occidentalizzate, ma sono invece molto meno prevalenti nella popolazione occidentale. E quando invece in queste ultime si trova, vi è tipicamente una sola delle quattro specie. Abbiamo ipotizzato che il complesso processo di occidentalizzazione abbia una grossa influenza sulla possibile perdita di tale batterio. La nostra ipotesi è stata confermata dall’analisi di DNA antichi a cui abbiamo avuto accesso grazie alla collaborazione con Frank Maixner dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research. Nell’intestino dell’Iceman, infatti, tre delle quattro le specie sono chiaramente identificabili. La stessa presenza multipla delle quattro specie è confermata anche nei campioni di feci fossilizzate dal Messico che risalgono a oltre mille anni fa. Resta da capire in futuro quali siano le conseguenze biomediche di un microbioma che è mutato rapidamente negli ultimi decenni ma che si trova a colonizzare il corpo umano che è rimasto invece praticamente immutato geneticamente negli ultimi secoli». «L’uso di campioni “antichi” – continua Tett – ci ha anche permesso di studiare l’evoluzione di queste specie per le quali abbiamo ora evidenza che si siano geneticamente diversificate assieme al genere umano e prima delle iniziali migrazioni umane fuori dal territorio africano».

Lo studio è stato condotto in stretta collaborazione con il gruppo di ricerca di Albert Zink e Frank Maixner di Eurac Research di Bolzano. Il team del centro di ricerca altoatesino ha svolto la parte di raccolta e pre-analisi dei campioni di DNA dell’Iceman. «Il rapporto tra l’evoluzione del genere umano e la varietà dei microrganismi intestinali è un filone di studio ancora poco esplorato che in futuro darà risposte importanti grazie all’esame del DNA antico. Per questo la ricerca di tecniche sempre più avanzate e meno invasive per estrarre e analizzare il DNA dai reperti umani è uno dei principali focus del nostro Istituto” conclude il microbiologo di Eurac Research Frank Maixner.

L’articolo, dal titolo “The Prevotella copri complex comprises four distinct clades underrepresented in Westernised populations”, è stato pubblicato oggi da “Cell Host & Microbe”.

È stato scritto da: Adrian Tett, Kun D. Huang, Francesco Asnicar, Hannah Fehlner-Peach, Edoardo Pasolli, Nicolai Karcher, Federica Armanini, Paolo Manghi, Kevin Bonham, Moreno Zolfo, Francesca De Filippis, Cara Magnabosco, Richard Bonneau, John Lusingu, John Amuasi, Karl Reinhard, Thomas Rattei, Fredrik Boulund, Lars Engstrand, Albert Zink, Maria Carmen Collado, Dan R. Littman, Daniel Eibach, Danilo Ercolini, Omar Rota-Stabelli, Curtis Huttenhower, Frank Maixner, Nicola Segata.
L’articolo è disponibile in open access sul sito di Cell Host & Microbe e su https://www.biorxiv.org/content/10.1101/600593v1.abstract (DOI10.1016/j.chom.2019.08.018)

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Io la penso così…

Aree ex Sloi e Carbochimica, la riqualificazione sarebbe un atto di eccellenza ambientale – di Mauro Corazza

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Egregio Direttore,

percorro quotidianamente il tratto di strada che costeggia le aree ex Sloi e Carbochimica e l’unica cosa che ho visto muoversi nel corso degli anni è stata la vegetazione.

Siamo di fronte a una situazione molto complicata che vede coinvolti privati e istituzioni su vari livelli e di conseguenza sono purtroppo comprensibili dei ritardi nella bonifica e riqualificazione di questi siti.

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Appartengo però a quella parte di cittadinanza che vede il bicchiere mezzo vuoto su quanto fatto finora, senza se e senza ma.

Ero appena nato quando successe quel disastroso incendio che ha segnato la città in maniera indelebile.

Ci sono state famiglie che ne sono state coinvolte direttamente, altre indirettamente, altre ancora hanno avuto ripercussioni negli anni successivi e si trovano ancora oggi a imbattersi nelle mura e nello scheletro della fabbrica che si erge ben visibile.

Ma anche la città ne porta un segno indelebile, perché si è vista costretta a crescere e svilupparsi tutta attorno a quell’area e le ripercussioni sono evidenti sotto tutti i punti di vista, siano essi viabilistici piuttosto che urbanistici e conseguentemente sociali.

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I risultati ci dimostrano che i passi fatti in tutti questi anni sono stati insufficienti, forse per il poco coraggio avuto nell’affrontare una situazione così difficile o forse per la complessità di far confluire in una soluzione comune tutte le parti in causa.

La politica però è anche arte della mediazione, ma è in queste situazioni che lo si dovrebbe dimostrare e non soltanto quando si vanno a cercare alleanze per poter governare qualche anno. Dopo tutto questo tempo non ci possono più essere giustificazioni, soprattutto in una Provincia e in un Comune che hanno fatto della qualità della vita una delle proprie bandiere.

Ci sono due termini che ad oggi sono molto utilizzati soprattutto nella nostra realtà locale e vengono cavalcati da più parti: ambiente ed eccellenza. Il primo è ormai sulla bocca di tutti e forse rappresenta finalmente una presa di coscienza comune di fronte alla quale la riqualificazione di questi siti inquinati non può non essere sollecitata a gran voce.

Il secondo viene ormai riproposto in maniera quasi scontata per qualsivoglia situazione o intervento che venga realizzato, talvolta addirittura giustificando proprio con la ricerca dell’eccellenza quello che agli occhi dei più potrebbe essere giudicato vicino a uno spreco.

Riprendo questi due termini proprio perché la bonifica e la riqualificazione di questi siti sarebbero indiscutibilmente atti di eccellenza ambientale. Sarebbe bello potersi fregiare di questo abbinamento terminologico, poter essere cittadini orgogliosi e consci di aver realizzato veramente un’opera eccellente per l’ambiente della nostra città soprattutto in riferimento ad un caso rarissimo in Italia come in Europa.

Quello che di concreto esiste oggi è solamente una delibera comunale (alquanto discutibile) per l’intitolazione di un parco giochi per bambini, adiacente al sito inquinato, alle vittime della Sloi.

Prendiamo atto positivamente che il Ministro Costa è al corrente della situazione ed è anche già venuto di persona a discutere dell’area istituendo dei tavoli tecnici e auspichiamo che sia un nuovo inizio per arrivare alla soluzione.

Mauro Corazza – Coordinatore AGIRE per il Trentino, Città di Trento

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Io la penso così…

Commissione indagine sui minori: «Evitare che i nostri cittadini incontrino altri “mostri”» – di Gabriella Maffioletti

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Spett.Le Direttore,

rispetto al tema che tiene banco oggi sulla stampa locale in merito alla costituzione della commissione di indagine proposta dai consiglieri della Lega e sostenuta da tutti gli altri membri della maggioranza, volevo in qualità di vicepresidente nazionale della Associazione Amici della polizia del libero sindacato LI.si.po e delegata regionale di ADIANTUM, portare il nostro contributo.

La commissione deve essere uno strumento di indagine e di verifica così come stabilito dall’art. 82 della Costituzione Italiana che chiarisce bene il concetto della loro funzione ossia quello di svolgere indagini e ricerche in materie ed argomenti di interesse pubblico , con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.

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La vicenda giudiziaria di Bibbiano, giustamente ha dato il benestare nelle regioni dove governa la Lega di procedere con l’istituzione di tale Organismo, soprattutto tenuto conto delle molte iniziative e proteste pubbliche organizzate nei vari territori in maniera trasversale e con intenti solidali.

Noi ad esempio domenica scorsa eravamo a Sassuolo in un convegno organizzato dai “Voce Bikers” in collaborazione con altre associazioni e gruppi sorti per sostenere la lotta contro l’allontanamento coatto dai minori dalle famiglie e contro la disgregazione dei nuclei famigliari e sabato 12 ottobre saremo a Verona per partecipare con la nostra delegazione alla marcia pacifica a favore di questa nobilissima causa, eventi entrambi in cui non è mancata la folta partecipazione popolare ed ora anche dei mondi delle varie realtà della società civile.

Chi come me si occupa da anni del sistema della tutela minorile e conosce bene le procedure amministrative e giudiziarie con cui spesso si interviene in materia di sospensione o di perdita di potestà genitoriale, sa bene quanto ci sia bisogno di fare, sulla scorta di quanto sta ancora emergendo dalla indagine giudiziaria di Bibbiano, una vera operazione di verità, trasparenza e giustizia sociale. Stiamo tutti da nord a sud dicendo che il modello Bibbiano è un virus che ha contagiato ogni Regione.

Tutte le associazioni di tutela e gli stekeholders delle “vittime del sistema” sorte storicamente per contrastare il fenomeno in esame sono più che mai attente a come si intenderà avvalersi di tale Organismo e certamente non saranno concessi sconti alle componenti politiche sia di destra che di sinistra che vogliano strumentalizzare l’argomento.

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Il dolore e la disperazione che quotidianamente noi che lavoriamo sul campo raccogliamo dalle strazianti storie che emergono sempre più numerose nel dossier (che sempre più sta prendendo corpo anche in Trentino) non ci permette di essere superficiali nella trattazione di questa materia e ci rende responsabili e consapevoli del fatto che purtroppo esistono molti casi di mala-procedura amministrativa e giudiziaria anche nel nostro territorio.

Qui non si tratta come dice Ghezzi di “entrare in commissione per evitare che questa diventi un mostro” ma di evitare che i nostri cittadini coinvolti incontrino altri “mostri” che questa sia un’occasione per far si che si faccia pulizia e verificare che le pubbliche istituzioni agiscano nella erogazione dei servizi pubblici resi alla comunità rispondendo ai principi fondamentali su cui la pubblica amministrazione si deve richiamare stabiliti dall’Ordinamento dei comuni e delle regioni.

In questo caso che i figli non possono venire sottratti alle loro famiglie se non in presenza di veri elementi oggettivamente riscontrabili che comportino gravi danni per il loro benessere psicofisico e la loro crescita armoniosa in ambito famigliare e non invece come purtroppo emerge dallo studio su “falsi documentali”.

Dare visibilità mediatica a questi casi e dare voce alle famiglie che sono distrutte da questo meccanismo diabolico in cui il loro diritto di contradditorio rimane lettera morta e l’ascolto ai minori pure, è l’unico viatico per ristabilire un servizio di tutela anziché di disgregazione come purtroppo oggi invece avviene anche da noi, di molti nuclei famigliari. Per non parlare dei minori coinvolti in tali sistemi che saranno le generazioni future rovinate a vita da questi traumatici eventi.

Avremmo come eredità il peso di non avere ognuno per la propria parte messo sull’altare della ignavia la vita ed il futuro di chi vive in silenzio e senza soluzione di tregua queste terribili vicende umane. Noi questo peso non lo vogliamo portare e ci poniamo di fianco e di supporto a coloro che sono ancora oggi dentro questo kafkiano ingranaggio amninistrativo/giudiziario.

Gabriella Maffioletti

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