Connect with us
Pubblicità

Io la penso così…

Il post vergognoso di Paolo Morando, giornalista del Trentino. – di Flavio Pedrotti

Pubblicato

-

Egregio Direttore,

le scrivo per comunicare una nota piuttosto rilevante.

Domenica 28 luglio 2019 leggendo nel web le varie riflessioni riguardo il caso dell’omicidio del brigadiere a Roma da parte di due cittadini americani, mi sono imbattuto su un post del giornalista Paolo Morando (allego la foto del post scaricata dal suo profilo) che vive e lavora a Trento dove è vice caporedattore del “Trentino”.

Pubblicità
Pubblicità

Leggendo mi sono indignato e ho provato a replicare.

Dopo qualche battuta il “giornalista” che si professa con una certa prosopopea “liberale” e antifascista per antonomasia, saccente e arrogante mi “blocca”, come si dice in gergo, togliendomi di fatto la possibilità di replicare e di esporre il mio punto di vista che ovviamente contrasta totalmente con il suo che ritiene più grave dell’omicidio l’immagine del giovane americano bendato e ammanettato….

L’indignazione e la rabbia dunque riguarda il contenuto di quel post… e mi chiedo se l’Ordine dei giornalisti non possa o debba intervenire per stigmatizzare e semmai promuovere qualche provvedimento.

Flavio Pedrotti

Pubblicità
Pubblicità

Io la penso così…

Morti Brento: un’ordinanza inattuabile per Fravezzi, ci spieghi i motivi – di Adriano Bertolasi

Pubblicato

-

Egregio direttore,

desidero esprimere la mia personale perplessità in merito alle affermazioni del sindaco di Dro Vittorio Fravezzi, riportando testualmente quanto risulterebbe da lui dichiarato in un’intervista e riportato anche in internet-notizie.

Mi riferisco alle decine di morti che si sono susseguiti negli ultimi venti anni sul Becco dell’Aquila la tristemente famosa montagna, dove diversi giovani e meno giovani hanno lasciato tragicamente la vita, facendo base jamping nelle più “svariate e sconsiderate” maniere.

Pubblicità
Pubblicità

Ecco cosa riferirebbe il sindaco di Dro: (fonte internet)

Il sindaco di Dro Vittorio Fravezzi proprio ad aprile scorso aveva parlato di «Una follia, un modo davvero singolare di scherzare con la propria vita. Del resto non vedo cosa posso fare per fermare questa lunga lista di morti». E ancora aveva aggiunto: «Ho commissionato diversi studi giuridici per capire come si può regolamentare. Mi hanno spiegato che si può fare poco. Non posso impedire l’accesso alla montagna. Potrei vietarlo, è vero. Ma poi la regola andrebbe fatta osservare e dovrei piazzare due vigili urbani fissi sulla vetta. Irrealizzabile».

Comprendo che piazzare due vigili in vetta potrebbe risultare dispendioso e poco pratico, ma non penso che tutti coloro che praticano tale “sport” arrivino direttamente con l’elicottero in vetta.

Ci sarà presumo una o forse due strade di accesso per arrivarvi e penso che transennare tali strade sia una competenza con un costo accettabile per le casse comunali.

Se quella montagna rappresenta un reale pericolo per chi la frequenta con tale scopo, gradirei sapere quali sono i cavilli giuridici per i quali tale ipotesi non può essere presa in considerazione, senza dovere ipotizzare e contemporaneamente scartare la presenza di due vigili in vetta per impedire la discesa “suicida”.

Oppure le cause di tale “impossibile ed inopportuna scelta” sono legate ad altri motivi? Magari di ordine economico e turistico per la zona?

Adriano Bertolasi – Trento

Pubblicità
Pubblicità
Continua a leggere

Io la penso così…

Bambina di 4 anni salvata dal pediatra di Cavalese. Il padre ringrazia l’ospedale e chi ha voluto la riapertura del punto nascite

Pubblicato

-

Buongiorno Direttore,

mi è già capitato di scrivere a sostegno del punto nascite dell’ospedale di Cavalese, dov’era nata la mia prima figlia, mentre per la seconda ci toccò un pellegrinaggio in Val d’Adige.

Lo faccio nuovamente a seguito di una nuova esperienza che ritengo significativa.

Pubblicità
Pubblicità

Questa notte (13 agosto, ore 23) mia figlia di quattro anni ha avuto una crisi asmatica: probabilmente nulla di veramente pericoloso, però respirava a fatica, non riusciva a parlare, rantolava paurosamente e ovviamente si è agitata molto.

Non era la prima volta e noi genitori eravamo preparati; tuttavia ci siamo spaventati perché è stata più severa e lunga delle altre e non migliorava nonostante l’inalatore prescritto dal pneumologo.

Quindi ci siamo recati al pronto soccorso di Cavalese, dove in pochi minuti è arrivato il pediatra di turno in reparto e ha risolto la situazione: abbiamo presto potuto tornare a riposare e tranquillizzare la mamma.

Se ciò fosse accaduto l’anno scorso, quando il punto nascite era chiuso, mi chiedo come si sarebbe evoluta la vicenda. Mi sarei ritrovato su un’ambulanza, con una bambina ansimante, incapace di parlare e terrorizzata fra le braccia, fino a Trento?

Forse l’Azienda Sanitaria avrebbe impegnato un elicottero con la relativa equipe d’emergenza per fare un aerosol a una bimba asmatica?

E se qualcuno avesse avuto nel frattempo un infarto a Storo, chi avrebbe avuto quel morto sulla coscienza?

Se fosse accaduto a gennaio, sotto una fitta nevicata, quando l’elicottero non vola e le strade sono poco praticabili? Dove e dopo quanto tempo avrei trovato un medico disposto a prendersi cura di mia figlia?

Non è la prima volta che io e mia moglie portiamo al pronto soccorso di Cavalese una delle nostre figlie: in Val di Fiemme ci sono appena due pediatri di base, oberati di lavoro; sicché per un bambino che sta male (fosse anche solo febbre alta) questa è spesso l’unica alternativa a una lunga attesa in ambulatorio. Anzi, durante i fine settimana o nelle ore notturne, è proprio l’unica assistenza disponibile in loco.

Com’è ovvio, questa presenza può rivelarsi molto più preziosa per chi si trovi ad affrontare una vera emergenza pediatrica; ma anche per molti pazienti critici adulti, poiché soltanto l’operatività del punto nascite garantisce che nel nostro piccolo ospedale sia sempre in servizio un medico rianimatore.

Vorrei quindi ringraziare ancora una volta tutto il personale medico e sanitario dell’Ospedale di Fiemme: sempre disponibili, professionali, rapidi, estremamente efficaci, splendidamente gentili e accoglienti.

Ugualmente vorrei ringraziare chi in questi anni si è adoperato per la riapertura del punto nascite di Cavalese, confidando che nessuno dimentichi più quanto questo presidio sia essenziale per la sicurezza e la serenità di chi abita o visita le nostre montagne.

Andrea Rizzi 

Pubblicità
Pubblicità
Continua a leggere

Io la penso così…

Funzioni Consulta ladina, Luca Guglielmi: «Non esiterò a proporre una puntuale modifica alla legge»

Pubblicato

-

Spett.Le direttore

ritengo doveroso intervenire dopo aver letto le considerazioni in merito alle modifiche del Regolamento della Consulta ladina di Lucia Gross (rappresentante dell’Union di Ladins de Fascia all’interno della Consulta ladina) e di Cesare Bernard (esponente del gruppo di minoranza Union Autonomista Ladina nel Consei General del Comun general de Fascia).

Come loro, la sera del 5 agosto scorso, ero presente anche io ai lavori del Consei general, nello svolgimento delle mie prerogative ai sensi dell’articolo 10 comma 1 della L.P. 1/2010 e proprio per questo, da osservatore privilegiato mi permetto di fare alcune considerazioni rispetto a quanto dichiarato dai sopracitati Bernard e Gross.

Pubblicità
Pubblicità

Innanzitutto una precisazione di merito, la tanto discussa votazione della modifica al regolamento della Consulta è passata con 16 voti, non 15 come asserito, ed anche in questo caso con il voto della maggioranza ed un voto del gruppo misto.

Passando invece alla tanto discussa modifica al regolamento della Consulta ladina ritengo fortemente necessario ricordare qual è l’iter che anche questo intervento ha seguito.

Il Comun general ha al proprio interno, da sempre, la Commissione per gli affari istituzionali, la stessa si preoccupa (e si è sempre occupata) della stesura di tutti i regolamenti di funzionamento dei diversi organi che compongono il Comun general de Fascia. La composizione della Commissione rispetta la rappresentanza di tutte le anime politiche presenti nel Consei general, maggioranza e minoranza quindi, allargando il tavolo a personalità anche esterne alla politica di valle ma con esperienza e conoscenza della materia.

Proprio su input dell’esecutivo del Comun general la Commissione ha redatto la proposta di modifica del Regolamento della Consulta. È infatti il Comun general ai sensi dell’articolo 26 comma 6 della legge provinciale 6/2008 a definire le modalità di organizzazione e funzionamento della consulta ladina.

Coinvolgere gli enti e le associazioni che ne fanno parte di diritto, sempre secondo la sopracitata legge, poteva essere una strada qualora si fosse modificata la sostanza e non la forma, peraltro non in maniera restrittiva ma molto più inclusiva, il numero di membri “minimo” passa infatti da 7 a 10.

Parrebbe poi alquanto strano che il regolamento che disciplina il funzionamento di un consesso venisse scritto o modificato da chi poi lo deve utilizzare; ma come detto ritengo, da esterno, che la polemica sia forse confusa giacché il ruolo e i compiti della Consulta sono (nuovamente) ben esplicati nella legge 6/2008 articolo 26.

Ora, i casi sono due, o questa amministrazione guidata dalla Procuradora Elena Testor ha eliminato nelle modifiche al regolamento delle prerogative proprie della Consulta o, legge e vecchio regolamento alla mano, quest’ultimo attribuiva all’organo mansioni non previste dalla legge stessa.

Considerato che un regolamento non può in alcun caso sovrastare la legge che disciplina l’organo da regolamentare pare evidente che delle due ipotesi è sicuramente la seconda quella corretta.

Nelle mie funzioni, nel mio ruolo di Consigliere Provinciale ladino, qualora ci fosse la volontà di implementare le funzioni della Consulta, non esiterò a proporre una puntuale modifica alla legge ed in quel caso sì, sicuramente, nel merito, anche gli enti e le associazioni interessate troveranno lo spazio per esprimere consigli e proposte.

A margine di questa polemica trovo più triste che la bozza di regolamento, prima dell’approvazione del 5 agosto, sia finita nelle mani di persone non titolate ad averla; non credo affatto che tale “colpa” sia imputabile alla professionalità degli uffici del Comun general come non vorrei credere che un consigliere nel pieno delle proprie funzioni, dei propri diritti, a conoscenza della segretezza degli atti se ne sia fatto sfuggire una copia.

Il rispetto degli enti, delle istituzioni passa anche da questi piccoli accorgimenti che, di fatto, qualificano anche l’ente che, in diversi modi e posizioni, si ha l’orgoglio di rappresentare.

Consigliere Provinciale ladino – Luca Guglielmi

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità

Archivi

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza