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Trento

Affitta appartamento non suo, 50 enne trentino condannato

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È stato rintracciato a Trento un cinquantenne trentino che aveva truffano una giovane siciliana in cerca di un appartamento a Firenze in via dell’Agnolo.

L’uomo aveva pubblicato su un sito web l’annuncio di un appartamento in affitto non suo, e dopo aver intascato la caparra (circa 300 euro) ha fatto perdere le sue tracce.

Il 50 enne trentino si era fatto bonificare i soldi della caparra su un conto corrente intestato a suo nome, non è stato quindi difficile per gli investigatori arrivare a lui.

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Nel dibattito processuale il truffatore è stato condannato a 6 mesi di reclusione e a 60 euro di multa.

Il mese scorso era stato condannato a 5 mesi sempre per truffa e con le stesse modalità, era quindi recidivo.

L’imputato insieme ad un’altra persona non identificata aveva pubblicizzato su internet la possibilità di affittare tale appartamento e all’annuncio aveva risposto una ragazza siciliana.

La giovane cercava un appartamento nella zona per motivi di lavoro e si era messa in contatto via e-mail con una donna che rivestiva i panni della proprietaria.

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Dopo aver versato l’anticipo su un conto corrente bancario, la ragazza si è accorta della truffa solo quando arrivata a Firenze nessuno si era presentato all’appuntamento per la consegna delle chiavi.

Un breve controllo sui campanelli del condominio ha permesso alla giovane di scoprire che non esisteva nessuno con quel nome e che, dopo aver parlato con alcuni i inquilini , nessuno l’aveva mai sentita nominare.

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Trento

Via la casa ITEA se viene condannato un famigliare? Cia (AGIRE): “Attenzione, necessario distinguere tra conniventi e vittime degli stessi comportamenti illeciti”.

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Nel corso della Quarta Commissione legislativa Claudio Cia ha chiesto la modifica l’articolo 14 della finanziaria provinciale, relativa alle case Itea, laddove prevede che se un componente del nucleo familiare viene condannato, tutta la famiglia viene mandata via dall’appartamento Itea.

Secondo il consigliere provinciale è fondamentale distinguere tra famiglia connivente e chi è invece vittima degli stessi comportamenti illeciti di un familiare, altrimenti si rischia di creare nuovi problemi invece che risolverli.

«Questo perché una famiglia che si trova di fronte al dramma di un familiare nei guai per la giustizia, diventa così doppiamente disgraziata: con il sistema previsto dall’attuale art. 14, per assurdo, si vedrebbe privato di un tetto il coniuge (sia esso il marito o la moglie) o i figli che subiscono maltrattamenti, mentre il reo sarebbe al coperto sotto il tetto della prigione. Bisogna inoltre tenere presenti tutti quei casi in cui, i famigliari di chi compie un reato non sono a conoscenza delle attività del reo all’esterno dell’appartamento. Pensiamo ai giovani tossicodipendenti che spesso, non disponendo di denaro proprio per comprare la droga, ricorrono ai furti o alla prostituzione» afferma Claudio Cia

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«Il provvedimento – aggiunge Cia –  oltre a sollevare dei dubbi dal punto di vista della coscienza, risulta essere in contrasto con l’idea della “patente a punti dell’inquilino” che si era voluta introdurre con l’assestamento di bilancio. Per raggiungere il medesimo risultato dell’art. 14 si potrebbe prevedere che, nell’apposito regolamento, fosse inserita la regola che in caso di condanna per delitti di particolare gravità, quando la famiglia coinvolta risulti connivente o complice, oppure nel caso di utilizzo a fini illeciti dell’alloggio, sia prevista una idonea decurtazione dei punti e la conseguente revoca dell’assegnazione dell’alloggio».

Per il consigliere di Agire nell’articolo andrebbe introdotto il principio di connivenza o complicità della famiglia, altrimenti rischiamo di diventare una fabbrica di problemi sociali.

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Trento

“Papajob: pari opportunità per i padri al lavoro”

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È in fase conclusiva il progetto “Papajob” della Fondazione Franco Demarchi, un’iniziativa svolta in collaborazione con l’Associazione Donne in Cooperazione, grazie al contributo dell’Ufficio Pari Opportunità dell’Agenzia del Lavoro (Pat).

L’obiettivo generale del progetto punta alla diffusione di una cultura di corresponsabilità dei carichi di cura, per contribuire all’affermazione delle pari opportunità in ambito lavorativo, de-tradizionalizzando i ruoli genitoriali.

In occasione del Festival della famiglia, il 4 dicembre saranno presentati gli esiti dell’iniziativa, assieme al lancio ufficiale dello spot “Papajob”. Realizzato dalla regista trentina Katia Bernardi, questo brevissimo video sarà diffuso sul territorio provinciale, mediante una compagna sociale di sensibilizzazione.

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Secondo l’Istat in Italia nel 2015 il congedo parentale obbligatorio è stato utilizzato solo dalla metà dei padri aventi diritto (se non viene utilizzato non sono previste sanzioni), mentre nel 2016 il congedo facoltativo è stato utilizzato da meno del 20% dei neo papà beneficiari.

A livello locale un’importante rilevazione effettuata nel 2016 dall’Associazione Donne in Cooperazione, in collaborazione con il Centro Studi Interdisciplinari di Genere dell’Università di Trento, ha fatto emergere che solo il 3,5% dei padri lavoratori si sente libero di usufruire del congedo parentale: la maggior parte dei padri, infatti, alla data della rilevazione non aveva mai richiesto questa forma di conciliazione.

L’intento del progetto “Papajob” è quello di far emergere e superare degli stereotipi legati ai genitori, soprattutto padri, che si assentano dal lavoro per la cura dei propri figli, promuovendo e potenziando l’utilizzo dei congedi parentali e di forme di lavoro flessibili da parte dei papà.

La prima fase del progetto è iniziata a maggio con una ricerca finalizzata a raccogliere dati inerenti la situazione dei genitori nel mondo cooperativo, attraverso interviste e questionari rivolti a figure apicali e responsabili delle risorse umane, madri e padri con figli da 0-12 anni, lavoratori/trici in genere.

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Dalla valutazione dei risultati emersi da questa fase di ricerca successivamente è iniziato il lavoro sulla creazione del video, che punta a decostruire gli stereotipi sul rapporto tra genitorialità e lavoro, con focus particolare sulle figure dei padri.

Lo spot metterà in luce soprattutto, in modo ironico e leggero, come il congedo parentale sia un diritto che sostiene e permette la parità di genere, favorendo il rapporto tra i figli e i padri.

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Trento

Nuova rissa nella notte in centro storico

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Nuova sanguinosa rissa fra stranieri nella notte poco dopo le 1.00  in  Via San Giovanni – P.tta 2 Settembre 1943.

Numerosi residenti hanno sentito urla e schiamazzi che sono continuati per molti minuti.

Poi la zuffa e le macchie di sangue rimaste sulla pavimentazione della piazzetta, non nuova purtroppo ad episodi simili.

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Gocce di sangue che sono state notate anche in via Roma dove probabilmente la rissa è continuata.

Le testimonianze di quanto succede la notte in centro storico sono cancellate al mattino presto dagli operatori della Dolomiti che passano con i mezzi di lavaggio strade per far tornare il Centro Storico pulito e cancellare i segni del degrado e delle risse.

È una sorte di «Occhio non vede cuore non duole» oppure un modo per mettere le miserie sotto il tappeto. Ma alcuni residenti del centro storico si alzano prima dell’arrivo degli operatori ecologici, per testimoniare attraverso foto e video quello che succede tutte le notti.

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