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Trento

Buoni pasto: un bando che penalizza servizio e qualità

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Nella foto Marco Fontanari, presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino

La notizia dell’avvio del procedimento di decadenza dell’aggiudicazione della gara per la fornitura del servizio di buoni pasto per i dipendenti provinciali conferma – secondo i vertici di Confcommercio Trentino e Confesercenti del Trentino – le perplessità sui criteri che hanno portato alla stesura del bando: il risparmio viene scaricato sugli esercenti che, stretti tra margini già molto ridotti, preferiscono rinunciare all’opportunità. «Bando sbagliato: non cambierà nulla nemmeno con la nuova aggiudicataria perché il ribasso è troppo penalizzante per le imprese».

 «La notizia delle difficoltà dell’azienda vincitrice dalla gara – spiega Marco Fontanari, presidente dell’Associazione ristoratori del Trentino – non è una sorpresa: abbiamo fin da subito denunciato al presidente Fugatti il rischio che questo bando scaricasse sugli esercenti il ribasso presentato dalle aziende partecipanti. Com’era prevedibile, i colleghi hanno preferito non accettare condizioni che riducessero ulteriormente i margini già esigui, a scapito della qualità del servizio e dell’offerta. E, in questi tempi, nessuna rinuncia viene fatta a cuor leggero, segno che la proposta era davvero irricevibile».

«Il principio del massimo ribasso – gli fa eco Giorgio Buratti presidente dell’Associazione pubblici esercizi del Trentino – è un sistema che tendenzialmente colpisce l’anello più debole della catena del servizio: in questo caso, a farne le spese sono i pubblici esercizi che vedono ulteriormente erosi i propri margini. Ad essere iniquo è il meccanismo previsto dal bando quindi è ipotizzabile che anche per l’impresa che verrà individuata dalla Giunta provinciale come sostituta la situazione sia analoga, con gli esercenti che preferiscono rinunciare ai buoni pasto piuttosto che lavorare in perdita».

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«Già ad inizio giugno – dichiara Massimiliano Peterlana di Confersercenti – avevamo denunciato i possibili scenari che si sono puntualmente avverati: esercizi pubblici che non accettano più i buoni pasto a causa delle commissioni troppo elevate e un peggioramento del servizio, a danno dei consumatori. Vorrei sottolineare che il bando precedente prevedeva una commissione dello 0%, mentre con il nuovo sistema per gli esercenti ci sarà un costo ulteriore non inferiore al 10%: infatti, anche l’azienda che dovrebbe subentrare all’aggiudicataria ha previsto un ribasso del 10,01% che andrà a ripercuotersi sugli esercenti».

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Trento

Montevaccino: al via i festeggiamenti per i 100 anni della parrocchia

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Domani a Montevaccino sarà festa grande per i cent’anni della parrocchia.

Era l’8 maggio del 1919 quando con un decreto vescovile alla chiesa della borgata venne data valenza parrocchiale.

Sono ben undici i sacerdoti che si sono succeduti nell’attività pastorale della borgata montese.

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L’ultimo curato fu don Giuseppe Moresco (1894 – 1919) che passò il testimone al primo parroco don Felice Hermann di Viarago (1919 – 1921), a cui subentrò don Lorenzo Oberosler di Fierozzo (1921 – 1933)

Dal 1933 al 1935 si alternati vari sacerdoti e religiosi per la celebrazione delle liturgie prima dell’arrivo del nuovo parroco don Arturo Faes di Vezzano (1935 – 1942).

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale e subito dopo (1942 – 1947) il paese rimase ancora una volta senza guida spirituale permanente e così si alternarono ancora una volta religiosi ed altri sacerdoti per la celebrazione delle funzioni religiose.

Arrivò quindi don Angelo Baroni di Arco (1947 – 1951) e di seguito: don Mario Slompo di Campiello di Levico Terme (1951 – 1956), don Guido Osler di Canezza di Pergine (1956 – 1978), don Enrico Maor di Trento (1978 – 1989), don Giuseppe Grosselli di Calavino (1989 – 2006).

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Don Giorgio Bortoluzzi di Cloz (2006 – 2007) ha avviato l’Unità pastorale con Martignano.

Prima dell’arrivo dell’attuale parroco don Mario Tomaselli di Pergine Valsugana, hanno prestato la loro preziosa collaborazione il collaboratore pastorale don Carlo Speccher, don Severino Vareschi ed i Padri Comboniani di Trento.

Nei primi tempi dell’apostolato di don Mario hanno saltuariamente collaborato vari sacerdoti e religiosi quali: don Andrea Decarli, padre Gino Busnardo dei Padri Carmelitani delle Laste, don Abel e don Josè, quest’ultimi provenienti dall’Angola e che hanno frequentano corsi universitari di specializzazione a Roma. In questi ultimi anni collabora fattivamente don Alessandro Aste (cancelliere della Curia diocesana) e durante le festività natalizie e pasquali anche i preti angolani don Virginio e don Francisco Salvador Mendes Pereira.

La celebrazione del centenario avviene con un anno di ritardo, ma prima non c’era spazio tra i tanti impegni di un’attiva comunità come è quella di Montevaccino.

La festa inizierà nel pomeriggio di oggi con la presenza, dalle 16 alle 17, nella chiesa di San Leonardo di Noblat del parroco Mario Tomaselli che dispenserà il sacramento della riconciliazione.

La messa solenne di domenica mattina prevista per le 9,45, sarà concelebrata dal Vescovo Tisi che presiederà all’Eucarestia che sarà accompagnata dai canti liturgici del coro parrocchiale.

Col Vescovo anche il parroco di Martignano Mario Tomaselli e l’ex parroco don Giuseppe Grosselli.

A conclusione della messa sarà inaugurata la mostra fotografica “ 100 anni di prossimità” allestita nella sala circoscrizione del Centro Sociale dalla sezione cultura del Circolo Comunitario di Montevaccino.

Saranno esposte più di cento fotografie, schede informative delle varie attività parrocchiali che si sono susseguite in un secolo di storia. La mostra resterà aperta fino a domenica 16 febbraio: la domenica dalle 11 alle 12; il mercoledì dalle 19,30 alle 22 ed il venerdì dalle 16,30 alle 19.

Nella foto: don Giuseppe Moresco, ultimo curato e primo parroco di Montevaccino; nel titolo la secentesca chiesa parrocchiale di San Leonardo di Noblat.

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Trento

Ieri in val di Peio la riunione della Giunta provinciale

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La sede di Cogolo di Peio del Parco dello Stelvio ha accolto ieri la Giunta provinciale, riunitasi come di consueto in una valle del Trentino.

A fare gli onori di casa il sindaco di Peio Angelo Dalpez, che ha portato i saluti anche degli altri amministratori locali e, in coda ai lavori dell’esecutivo provinciale, ha mostrato agli ospiti il nuovo centro visitatori.

In sala anche i rappresentanti dei vari attori istituzionali ed economici della valle: gli altri Comuni, la Comunità di valle, le Asuc, i Vigili del fuoco, le diverse realtà economiche, legate in particolar modo al mondo del turismo.

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Tanti i progetti sul “tavolo“, dallo sviluppo delle aree sciistiche al rilancio delle Terme come centro riabilitativo, sportivo e non, dalle iniziative previste nell’ambito della Strategia nazionale aree interne alle nuove centrali che verranno inaugurate in primavera.

“Anche da parte nostra un grazie al sindaco per il suo invito – ha detto il presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti. – Ci tenevamo ad essere qui anche perché l’Alta valle di Sole è una delle zone più lontane da Trento. Visitare queste realtà è sempre d’aiuto per noi amministratori. Con l’occasione abbiamo anche scelto di siglare qui un accordo importante con la Federazione trentina della cooperazione”.

Il vicepresidente della Provincia Mario Tonina a sua volta ha sottolineato come il luogo per la sottoscrizione del Protocollo non sia stato scelto a caso. “Fra le misure concordate con la cooperazione ve ne sono molte che vanno nella direzione proprio di sostenere le ‘terre alte’ e più lontane dal centro. Il Trentino peraltro oggi non potrebbe essere ciò che è se non avesse alle spalle 130 anni di cooperazione oltre a 70 di Autonomia. Vi sono naturalmente anche delle criticità, come la minaccia dello spopolamento dlela montagna, che potranno essere affrontate in primo luogo grazie ad uno stretto raccordo fra mondo della cooperazione e Autonomia”.

“Il Comune di Peio, con i suoi 161 kmq, è territorialmente uno dei più ampi del Trentino – ha illustrato Dalpez nella sua relazione iniziale – e fino al 2018 era considerato il più alto dell’Impero autroungarico. Attualmente è capofila della Gestione associata dell’Alta valle di Sole con Ossana, Pellizzano e Vermiglio, che ha presentato molte criticità, e ospita 5 Asuc.

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L’acquaPejo rappresenta una delle principali attività economiche, con 45 occupati e un notevole indotto. Abbiamo richiesto infatti l’anticipo del rinnovo delle concessioni in scadenza nel 2021.2022, affinché la società possa programmare al meglio gli investimenti e il prosieguo delle proprie attività. Un’altra attività di fondamentale importanza per l’economia e l’occupazione locale è rappresentata dalle Terme di Peio, aperte 9 mesi all’anno.

Si parla da tempo di ampliare l’attività al versante delle riabilitazioni, sportive e non. 

La Commissione medica della Federazione italiana sport invernali  è stata entusiasta della proposta tanto da inserire Pejo come centro riabilitativo per gli sport invernali. Per quanto riguarda la riabilitazione termale pensiamo che la legge varata dalla Regione Lombardia potrebbe essere presa ad esempio.

Sul versante turistico, negli anni 60 si sono aperti come noto i primi impianti invernali, che sono via via cresciuti e giunti a maturazione. 14 anni fa vi erano diversi impianti arrivati ormai  al termine del loro ciclo vitale. Abbiamo quindi rinnovato e ampliato l’offerta, sia funiviaria che alberghiera, anche con il sostegno provinciale.

Nel futuro ci aspettiamo la realizzazione del collegamento funiviario Cogolo-Peio e in primavera partiranno i lavori del rifugio a Pejo 3000. Partiranno inoltre i lavori per la realizzazione del progetto ludico-sportivo dell’area Planet a Cogolo, comprensiva  anche di una pista di pattinaggio”.

Il sindaco Dalpez ha ringraziato il presidente Fugatti e il vicepresidente Tonina per l’attenzione riservata al parco e per la nomina del nuovo direttore, Romano Stanchina. “Mettere in campo progetti è facile – ha concluso Dalpez – , più difficile realizzarli e trovare le risorse necessarie. E’ il caso delle due nuove centrali idroelettriche che inaugureremo in primavera, o della Strategia aree interne, che si sviluppa lungo tre filoni: istruzione, con il potenziamento dell’Enaip di Ossana, mobilità e socio-assistenziale e sanitario. Le sfide davanti a noi, dunque, sono molte. Rinnovo quindi a nome di tutti il grazie alla Giunta provinciale per l’attenzione che riserva alle valli”.

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Trento

Cavalese e Tonadico: lunedì servizi chiusi per il patrono

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Lunedì 20 gennaio, in occasione della festa di San Sebastiano, patrono di Cavalese e di Tonadico, è prevista la chiusura delle sedi del Servizio territoriale – ambito di Fiemme e di Primiero

All’ospedale di Cavalese saranno chiusi gli uffici amministrativi, il poliambulatorio, il servizio di radiologia, l’ufficio igiene e sanità pubblica oltre ai punti prelievi di Cavalese, Predazzo e San Giovanni di Fassa – Sen Jan. Nella sede di Tonadico saranno chiusi gli uffici amministrativi, il poliambulatorio e il punto prelievi con esclusione del centro salute mentale e della neuropsichiatria infantile. Nei due ambiti saranno garantite le attività infermieristiche domiciliari a pazienti con piani di assistenza domiciliare integrata e cure palliative (Adi e Adi-Cp)

I medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta di Primiero-San Martino di Castrozza, Mezzano, Imer, Sagron Mis, Canal San Bovo così come quelli di Capriana, Valfloriana, Castello-Molina di Fiemme, Cavalese, Carano, Daiano, Varena, Tesero, Panchià, Ziano di Fiemme e Predazzo non saranno in servizio e sarà istituito il servizio di continuità assistenziale a Primero-San Martino di Castrozza e Predazzo.

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