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Trento

Borse di studio a bimbi di tre anni: contributi a pioggia a figli di dipendenti Unitn ma senza ICEF né ISE

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Nella foto l'ex assessore Sara Ferrari

1.640.630,38 euro. A tanto ammonterebbe la somma erogata nell’arco di dieci anni dall’università di Trento ai figli dei propri dipendenti, dalla scuola materna fino al compimento del diciottesimo anno di età, con la motivazione dell’erogazione di “borse di studio” per la frequenza scolastica.

Al di la della prospettiva della presentazione o meno di un esposto in Procura a Trento, i misteri, le incongruenze, e molte altre cose che emergono dai documenti che abbiamo in mano, sono molto strane e meritevoli di qualche approfondimento.

Si parla di un contributo di 350 euro sulla base della sola frequenza di strutture educative, pubbliche e/o private, destinato a ogni figlio a partire dall’anno scolastico 2006/2007 fino al 2017.

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Nessun indicatore ICEF o ISE a determinare la reale necessità da parte del singolo dipendente di usufruire di tale somma, pensata con la vera denominazione di borsa di studio persino dai tre anni in su.

Un’età in cui, invero, addirittura dal basso delle proprie scarpine Chicco si preferirebbe lasciare tali fondi a studenti universitari meritevoli o forse anche all’assetto di strutture interne che ne potrebbe maggiormente beneficiare.

Come venne dichiarato dall’ex assessora Sara Ferrari con lettera prot. A038/2018/620372/2.5 del 18 ottobre 2018, a conferma di quanto è stato di certo chiesto dal consigliere provinciale del MoVimento 5 Stelle Filippo Degasperi in due interrogazioni all’indirizzo dell’allora presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti e del presidente della Provincia Ugo Rossi, il fiume di denaro erogato dall’università di Trento ai propri dipendenti nel decennio farebbe dunque riferimento a reali borse di studio concesse, come abbiamo visto, anche a bambini che frequentavano l’asilo.

Nel testo delle interrogazioni n. 3613/2016 e n. 5924/2018, i contributi a pioggia per il biennio 2014/2015 ammonterebbero per esempio a 136.850 euro per il 2014 e 150.850 per il 2015 e non è per nulla illecito chiedersi a questo punto se la provenienza di questo fondo utilizzato dall’ateneo locale per contributi a pioggia ai propri dipendenti sia mai stata indicata.

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Per meglio dire, ci si chiede da dove siano stati presi finora questi soldi e a quali altre realtà dell’intero assetto organizzativo universitario possano essere stati contestualmente negati, perché si era preferito finanziare quelli che ironicamente potremmo chiamare “studi della scuola materna”.

Un principio ancora più valevole, se si pensa che i criteri e le modalità per la valutazione del reddito e degli elementi patrimoniali dei richiedenti che Unitn utilizza per erogare agli studenti delle borse di studio non sembrano essere sempre uguali per tutti.

Non sarebbe infatti la prima volta che ci si trova davanti ad “anomalie” quando da parte di Unitn si ha a che fare con l’iter decisionale che elegge l’opportunità o meno di concedere il tanto agognato aiuto per il completamento del proprio percorso di studi.

E’ cronaca recente il fatto che l’università abbia per esempio negato allo studente Steven Tait, un giovane laureato di Mezzolombardo, il premio di merito nonostante i suoi voti brillanti (si legga a questo proposito “Laureato trentino considerato “studente straniero”: l’Università di Trento gli nega il premio di merito”).

E il mistero sulla provenienza dei soldi che per ben due lustri hanno costituito il fondo di contributo alla frequenza scolastica dei figli dei dipendenti si infittisce nel momento in cui si cerca di farli risalire a una fonte di erogazione certa.

Se si tratti infatti di finanziamenti che provengono dallo Stato, dalla Provincia autonoma di Trento oppure dalle stesse tasse universitarie degli studenti non ci è dato saperlo.

Rispetto invece alla mancata applicazione dei criteri previsti dalle certificazioni ICEF ed ISE per valutare l’opportunità dell’erogazione (scelta dal punto di vista economico già di per sé poco oculata), sarebbe triste pensare a un/a dipendente con un coniuge magari dall’alto reddito che è in grado di ottenere i 350 euro per ogni figlio quando quello stesso denaro inutilmente percepito avrebbe potuto essere destinato a chi, all’interno dell’assetto universitario, ne avrebbe beneficiato sicuramente in maniera più meritoria.

Da indiscrezioni, sembra comunque che la procedura utilizzata dall’università consentisse a quegli stessi dipendenti, almeno fino al 2017, di poter detrarre in sede di denuncia dei redditi le tasse scolastiche dei figli, portando dunque ad essi un ulteriore vantaggio economico in quanto l’università non avrebbe mai richiesto alcun giustificativo di spesa a sostegno di quanto percepito.

In sintesi, in questo caso l’università di Trento sembrerebbe non avere mai fornito all’Anagrafe tributaria dell’Agenzia delle Entrate i nominativi dei dipendenti fruitori delle borse, impedendo nell’eventualità all’Agenzia delle Entrate di verificare in sede di controllo se il dipendente, oltre ad aver ottenuto tali borse di studio, beneficiasse indebitamente anche della detrazione di imposta in sede di denuncia dei redditi.

OLTRE AL DANNO ANCHE LA BEFFA – In virtù di quanto sopra riportato e nel caso la Provincia autonoma di Trento avesse portato del denaro come forma di finanziamento collaterale ad Unitn e quindi avesse indirettamente o inconsapevolmente contribuito negli anni a finanziare, tra gli altri, anche il fondo borse di studio del valore valore complessivo di un 1640,630.38, si potrebbe ipotizzare il potenziale danno erariale causato dall’università alla stessa Provincia?

Sarebbe possibile, considerando che la Provincia di Trento, in base all’Accordo di Milano siglato nel 2009 con il Governo sulla modifica dello Statuto speciale di autonomia in tema di norme finanziarie, è chiamata proprio a finanziare anche l’università.

Il dubbio rimane, dato che lo stesso Accordo di Milano ha riconosciuto alla Provincia nuove competenze riguardo all’università le quali, come abbiamo avuto modo di leggere sullo stesso sito dell’ateneo trentino “hanno rappresentato un’ulteriore importante tappa nello sviluppo dell’Ateneo, garantendo certezza e adeguatezza nell’attribuzione di risorse finanziarie”.

Nell’ipotesi fosse confermato il danno erariale, il Bilancio della Provincia dovrebbe essere rimpinguato con il denaro mancante o male speso? E in caso di risposta affermativa, chi sarebbe chiamato a pagare? 

Si potrebbe inoltre ipotizzare un danno erariale dovuto alle minori entrate tributarie anche per il Bilancio dello Stato, sempre  in conseguenza dell’omessa comunicazione dei dati, oggetto di rimborso, all’Agenzia delle Entrate?

CILIEGINE SULLA TORTA – Negli ultimi anni l’università di Trento risulterebbe aver premiato i dirigenti e i responsabili dei servizi che si sono occupati proprio dell’erogazione di queste particolari borse di studio, riconoscendo le loro specifiche indennità di risultato e di posizione, riconoscendo loro premi mediante il sistema di valutazione e misurazione della performance (SMVP) e altri premi individuali.

E’ giusto o morale darsi un premio, ci chiediamo, a corollario dell’opera insostituibile dell’aver permesso l’elargizione di complessivamente più di un milione in dieci anni a chi non era nemmeno stato sottoposto a verifica meritoria per l’ottenimento del contributo?

Dal punto di vista dell’equità e non giuridico, metri di giudizio differenti sembrano in definitiva essere stati  applicati per studenti e dipendenti dell’università, in un assurdo contesto all’interno del quale i primi sono soggetti a rigorosi controlli e molto spesso non riescono, per le più svariate motivazioni, ad ottenere borse di studio a loro destinate per credenziali di merito, mentre i secondi avrebbero usufruito senza regole eque di somme di denaro per ciascun figlio a titolo di contributo e senza l’ombra alcuna della verifica di effettiva necessità economica.

Il fatto che, sempre per assurdo, a fronte di un reddito di 70 mila euro annui sarebbe stato possibile per qualcuno di questi ultimi percepire indiscriminatamente il contributo di 350 euro a figlio, non pare essere quanto meno cosa seria.

Non lo è ancora di più se poi la giusta richiesta di un sostegno allo studio per meriti può venire in qualsiasi momento venire respinta.

Protocollo con firma in calce dell’ex assessora piddina Ferrari alla mano, che dichiara l’effettiva esistenza del fondo e della somma complessiva erogata, lo strano meccanismo potrebbe alla fine confermarsi.

Ma non è finita qui. La Voce del Trentino vi dà appuntamento alle prossime puntate, in cui avremo l’occasione di approfondire altri aspetti di questa curiosa situazione. State con noi.

 

 

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Trento

Treni: è operativo il collegamento diretto Trento-Milano

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C’era anche il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti questa mattina, alla stazione ferroviaria di Trento, per l’avvio del collegamento diretto con Milano, che da oggi sarà quotidiano.

Il Frecciarossa parte alle 09.19 da Trento, con arrivo a Milano Centrale alle 11.45, il ritorno è alle 15.45 da Milano Centrale, con arrivo a Trento alle 18.15.

Si concretizza dunque il collegamento, con partenza da Bolzano – a questa prima corsa ha partecipato anche il vicepresidente Daniel Alfreider – salutato con soddisfazione dal presidente Fugatti, accompagnato dal dirigente del Servizio trasporti, Roberto Andreatta, presente anche il direttore regionale Trenitalia, Roger Hopfinger.

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”Si ripristina – ha commentato Fugatti – una relazione che ha anche un forte valore simbolico con la capitale economica d’Italia e con una Regione con la quale la nostra Provincia ha rilevantissime connessioni per quanto riguarda il turismo, basti pensare ai treni pieni che sono arrivati in questi giorni proprio da Milano, attivati straordinariamente per la visita ai mercatini. Questo treno è anche un sintomo evidente che il servizio ferroviario è enormemente cresciuto in questi anni in Italia: sino a poco tempo fa non c’erano i collegamenti veloci che abbiamo ora verso Roma: cinque coppie di treni e la possibilità di trasferimenti rapidi anche verso Bologna e Firenze. Una Provincia ed una Regione dunque sempre più connesse con il resto del Paese e dell’Europa”.

Arrivando da Bolzano, il treno, in direzione di Milano, ferma anche a Rovereto, Verona, Peschiera del Garda e Brescia. Da Milano verso Trento il treno ferma a Brescia, a Desenzano (e non a Peschiera del Garda come all’andata), e poi anche a Verona e Rovereto.

Dopo la fermata di Trento, riparte per Bolzano.

La novità è frutto dei contatti, avuti negli scorsi mesi, tra le Provincia autonome di Trento e Bolzano con il Gruppo FS. Nel 2015 la Provincia autonoma di Trento aveva già istituito il collegamento diretto per Expo Milano, incontrando il favore degli utenti. L’esperimento fu ripetuto, in via temporanea, anche nel gennaio 2016 con una corsa domenicale.

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La tratta ferroviaria diretta amplia i collegamenti con la Lombardia che già vedono nei fine settimana, a partire da dicembre, il collegamento diretto con autobus tra Brescia e Madonna di Campiglio

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Trento

Artigiani, presenza fondamentale per lo sviluppo del Trentino

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Valorizzazione e sostegno delle imprese artigiane, rilancio degli investimenti e semplificazione degli appalti sono stati i temi cardine degli interventi del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, e dell’assessore all’artigianato, commercio, promozione, sport e turismo Roberto Failoni, ieri mattina al teatro di Valle dei Laghi in occasione dell’assemblea generale dell’Associazione artigiani del Trentino.

Quella delle piccole aziende è ritenuta dalla Provincia una presenza fondamentale per la crescita e lo sviluppo del Trentino; per questo la giunta ha intrapreso diverse iniziative di supporto.

“L’ultima è stata lanciata solo pochi giorni fa” ha evidenziato l’assessore Failoni, riferendosi al progetto “Reload”, che punta a far crescere le competenze all’interno delle micro e piccole imprese, oltre che a favorire il ricambio generazionale. “In questo primo anno di legislatura, la collaborazione con la vostra associazione è stata positiva e puntuale” sono state le parole del governatore, che nel corso del proprio intervento ha risposto alle sollecitazioni del presidente degli artigiani Marco Segatta.

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“Gli investimenti dell’ente pubblico sul territorio rappresentano un volano per la nostra economia. Per questo motivo, nella manovra finanziaria in questi giorni all’esame del Consiglio provinciale, sono stati previsti 200 milioni di euro in più all’interno di questo capitolo di spesa.

Prevediamo il finanziamento di una grande opera pubblica all’anno e per velocizzare l’apertura dei cantieri sul territorio abbiamo approvato una legge che punta a rendere più snelle le procedure di appalto” ha spiegato il presidente della Provincia, che ha parlato anche del nuovo piano di efficientamento energetico degli immobili pubblici, annunciando l’incremento dei fondi per questo obiettivo che rappresenta un’opportunità per l’economia locale. In vista delle Olimpiadi invernali 2026, invece, lo Stato ha stanziato un miliardo di euro di finanziamento per le Regioni e le Province autonome interessate:

“Dobbiamo essere pronti. Per operare in maniera il più possibile celere con progetti e appalti, la Provincia potrà avvalersi di nuovo personale a tempo determinato” ha detto il governatore.

Con riferimento alla revisione della legge 6 sugli incentivi alle imprese si è parlato di valutarne l’impatto anche con la collaborazione della Camera di commercio, al fine di sostenere gli interventi che più di altri possono favorire la crescita delle piccole e medie imprese. Intanto, attraverso la manovra di bilancio, sarà introdotto un indicatore di svantaggio territoriale per favorire la presenza delle aziende nelle valli:

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“Si tratta di uno strumento di cui si è discusso in maniera approfondita nell’ambito degli Stati generali della montagna e che punta ad indirizzare le politiche provinciali verso le aree del Trentino che necessitano maggiori attenzioni, anche in materia fiscale. Allo stesso tempo, continueremo a favorire i servizi di trasporto pubblico per collegare città e valli servendoci della collaborazione dei privati: i risultati ottenuti finora sono positivi”.

L’assessore Roberto Failoni, nel corso del proprio intervento si è concentrato in particolare sul progetto di comunicazione “Reload”, frutto della collaborazione tra Agenzia del Lavoro, Dipartimento sviluppo economico della Provincia e associazione artigiani:

“L’attività all’interno delle piccole imprese trentine non va considerata di serie B, ma è anzi un’opportunità e una garanzia per il futuro dei giovani, in particolare di quelli più brillanti e creativi. È però necessario un salto culturale da parte delle famiglie”. Failoni ha ricordato l’importante sinergia con il settore turistico ed evidenziato la difficoltà di alcuni imprenditori ad accedere al credito: per farvi fronte, la Provincia ha attivato il Fondo di garanzia con 5 milioni di euro, grazie ad un accordo con il Ministero dello sviluppo economico. Infine, l’assessore ha evidenziato l’importanza di valorizzare la figura dei Maestri artigiani:

“Rappresentano la qualità e la professionalità alla quale devono tendere tutti i comparti economici del Trentino”.
 

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Trento

La Space Economy trentina si è presentata a Roma

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Anche la Provincia autonoma di Trento, con un programma di investimenti in progetti e infrastrutture innovative in ambiti quali la meccatronica, i materiali avanzati, le nanotecnologie e la fisica, si candida ad un ruolo di rilievo nella Space Economy nazionale.

Per questo motivo ha partecipato nei giorni scorsi al New Space Economy ExpoForum, il primo forum europeo, con un team di aziende e istituzioni pubbliche nel settore dell’innovazione aerospaziale.

Un’importante occasione di confronto con distretti storici, contatti con realtà del settore e conoscenza di nuovi sviluppi.

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Fare sistema e favorire l’incontro tra industria, mondo dello spazio e la ricerca: già da tempo è permeato anche in Italia il concetto di space economy, la nuova economia che guarda al futuro e che nello spazio vede il nuovo ambiente nel quale sviluppare tecnologie inedite che potranno essere utili sulla Terra, a partire da quelle al servizio dell’industria farmaceutica e dell’agricoltura di precisione.

Il taglio del nastro c’è stato nei giorni scorsi in occasione del primo New Space Economy Expoforum 2019, organizzato nella Capitale da La Fondazione E. Amaldi, Fiera Roma e Space Foundation, al quale il Trentino non si è fatto attendere.

Pronto per condividere l’esperienza provinciale nell’ambito dell’innovazione aerospaziale – grazie agli investimenti in progetti e infrastrutture innovative in campo meccatronico, dei materiali avanzati, delle nanotecnologie e della fisica – il nostro territorio si è presentato con una delegazione composta da Trentino Sviluppo, HIT, FBK, ProM Facility e le aziende Optoi e Cyber Marconi.

L’occasione ha permesso di entrare a contatto con numerose realtà del settore per conoscere gli strumenti di finanza e i prossimi programmi di sviluppo promossi da ASI ed ESA.

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Molto interessanti anche i confronti con i distretti storici come quello Pugliese e Laziale e gli incontri B2B per stingere rapporti con aziende del settore presentando il territorio e le sue competenze.

Nel corso delle tre giornate, dal 10 al 12 dicembre, la kermesse romana ha visto un susseguirsi di conferenze, workshop e incontri dedicati al tema dello sviluppo di nuove applicazioni e tecnologie derivate dallo spazio, rappresentando una grande opportunità di incontro per aziende innovative, startup, investitori ed enti pubblici attivi nel settore aerospaziale.

In scena le migliori expertise nel campo della tecnologia applicate allo spazio da enti di ricerca ad aziende ed una serie di seminari che hanno spiegato come queste tecnologie potranno permeare la vita di tutti i giorni.

“Investire sullo spazio significa investire sul futuro, anche in termini di miglioramenti concreti della vita sulla terra, dal settore della medicina a quello dell’agricoltura, passando per la mobilità e la sicurezza” – sono state le parole del discorso inaugurale del prof. Universitario Roberto Battiston, Chair del Comitato scientifico di New Space Economy European ExpoForum nel suo discorso di apertura – “Lanciare satelliti è diventato sempre più economico e la “New Space Economy” è cresciuta di conseguenza arrivando, nel 2018, a superare i 400 miliardi di dollari di valore globale”.

Non a caso, la quasi totalità dei settori economici si interseca più o meno direttamente con lo spazio e la sua economia e l’Italia ha una filiera completa nel settore spaziale e ricopre un ruolo di leadership in Europa, confermandosi terzo contributore dell’Esa, nonché uno dei pochi Paesi capaci di fornire tecnologie e programmi in tutti i comparti (Scienza, Esplorazione e osservazione dell’Universo, Osservazione della Terra, Lanciatori, Ssa-sicurezza, Telecomunicazioni, Navigazione e nuove tecnologie.

 

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