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Politica

Il tribunale respinge il ricorso: Fugatti è il legittimo governatore del Trentino. E il ricorrente dovrà anche risarcirlo

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Dopo circa una decina di giorni dal voto del 21 ottobre 2018 l’avvocato Alfonso Pascucci per conto di Ornella Boldrini, Stefano Bogatto e Vincenzo Zubani, (membro di futura 2018) aveva fatto ricorso al Tar.

Nel mirino il ruolo di sottosegretario alla salute del governo Conte, carica da cui Fugatti – non si era dimesso quando si è candidato a governatore.

Il ricorso firmato dall’avvocato Pascucci partiva dall’assunto che un sottosegretario debba essere inteso quale membro effettivo del governo, e portava a sostegno la legge 244 del 2007 (che considera i sottosegretari come componenti dell’esecutivo) e il sito della presidenza del consiglio laddove dice che l’organizzazione del governo “può anche presentarsi più articolata di quella essenziale definita in Costituzione” ed essere “integrata dal vicepresidente, da ministri senza portafoglio e da sottosegretari di Stato”.

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Il Tar ha respinto il ricorso su tutta la linea e ha condannato il ricorrente a risarcire Maurizio Fugatti con 3.000 euro e a pagare tutte le spese dell’istituzione del ricorso stesso.

Maurizio Fugatti quindi è il legittimo governatore del Trentino.

A darne notizia in diretta è stato il presidente Kaswalder che ha letto l’ordinanza con cui il Tribunale di Trento ha rigettato il ricorso promosso da Ornella Boldrini, Stefano Bogatto e Vincenzo Zubani, patrocinati dall’avvocato Alfonso Pascucci, contro l’eleggibilità e per la decadenza di Maurizio Fugatti dalla carica di presidente della Provincia.

Così recitano le conclusioni della sentenza:Il Tribunale di Trento rigetta le eccezioni sollevate dalle parti; rigetta il ricorso, condanna i ricorrenti in solido tra loro a rifondere al convenuto Fugatti Maurizio le spese del presente procedimento liquidate in euro 3.000 per compensi, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15%, Iva e Cnpa come per legge; condanna i ricorrenti in solido tra loro a rifondere alla Provincia intervenuta le spese del presente procedimento liquidate in euro 3.000 per compensi, oltre rimborso spese forfettarie nella misura del 15%, Iva e Cnpa come per legge”. L’ordinanza – ha concluso Kaswalder – reca la firma del giudice Serena Alinari e del presidente del Tribunale Roberto Beghini.

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Politica

Elezioni comunali 2020: oggi primo incontro della coalizione di centro destra

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Cominciano le grandi manovre per le elezioni comunali del maggio 2020.

La Coalizione popolare e autonomista del Cambiamento si è riunita stamane a Trento in un lungo e proficuo incontro.

Al centro dell’incontro le prossime elezioni comunali in Trentino di maggio 2020 con un particolare focus sul capoluogo trentino.

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«L’incontro è stato molto costruttivo e si è dato il via ad un gruppo di lavoro della coalizione per la stesura di un programma concreto e lungimirante per dare a Trento e a tanti comuni del Trentino quel rinnovamento che viene richiesto a gran voce da tantissimi cittadini. I vari esponenti della coalizione hanno iniziato il confronto sul profilo del candidato Sindaco per il nostro capoluogo che, da decisione collegiale, sarà indicato con ampio anticipo» – Fa sapere il segretario della Lega Mirko Bisesti.

All’incontro erano presenti il senatore Andrea de Bertoldi, Claudio Cia, Consigliere provinciale per Agire per il Trentino e Assessore regionale, Silvano Grisenti, Presidente di Progetto Trentino, Antonio Corradello, Consigliere comunale per la Civica Trentina, Elena Testor, Senatrice di Forza Italia, Michele Condini portavoce degli Autonomisti Popolari di Walter Kaswalder, Armando Mich, Presidente Associazione Fassa, Michele Ravagni, Presidente del Consiglio circoscrizionale di Mattarello ed esponente de La Civica e Andrea Broccoli, UDC Trentino.

L’occasione dell’incontro è stata propizia anche per ospitare e congratularsi con il nuovo Presidente dell’Associazione Fassa Armando Mich al quale è stato augurato un buon lavoro.

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Politica

Affida un incarico su raccomandazione, condannato a risarcire 88mila euro alla Provincia

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Un incarico affidato su raccomandazione da parte dell’ex assessore e vicepresidente Alessandro Olivi costerà caro a Claudio Moser, dirigente generale del Dipartimento dello sviluppo economico e del lavoro della Provincia di Trento. (qui articolo)

Ammonta infatti a quasi 89mila euro (nello specifico 88.813) il danno erariale per consulenze illegittime riscontrato dalla Corte dei conti di Trento e che a breve dovrà essere risarcito all’amministrazione provinciale.

Secondo i giudici, sarebbero ben tre gli incarichi esterni affidati in assenza di requisiti specifici all’allora designato per il progetto “Bottega scuola”, Michele Bontempelli.

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A Moser viene contestato in particolare l’illecito affidamento dell’incarico esterno per la riforma dei lavori socialmente utili a una persona non specializzata. Per ricoprire il ruolo, sarebbe stato infatti necessario possedere una “comprovata esperienza nella gestione delle relazioni tra organi istituzionali”.

Parliamo di una riforma per la quale si doveva, e si poteva individuare una professionalità idonea tra i ben 4200 dipendenti provinciali disponibili.

Bontempelli non avrebbe avuto un cv idoneo a giustificare l’affidamento essendo in possesso di un diploma di qualifica professionale (parrucchiere), senza particolari esperienze nella materia oggetto della consulenza.

Pozzato all’avvio delle indagini avevaparlatodi chiaro “favoritismo politico nei confronti di Bontempelli” e che nel Dipartimento di Moser ci sarebbero stati almeno 16 laureati adatti e con le carte in regola.

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E i giudici non hanno dubbi: l’intenzione di Olivi, fin dall’inizio, sarebbe stata quella di dirottare tale nomina su Bontempelli senza tenere conto di altri possibili candidati.

Nessuna vera intenzione di individuare la personalità giusta nemmeno da parte di Moser il quale, secondo la sentenza, avrebbe preferito seguire le direttive di Olivi per Bontempelli, ex parrucchiere ma anche ex sindaco di Pellizzano, ruolo del quale la magistratura non ha però tenuto conto “per via della scarsa rilevanza dell’impegno amministrativo previsto per un Comune di così pochi abitanti”.

Avrebbe dovuto opporre un netto rifiuto e non l’ha fatto e ora a pagare sarà solo Moser, che dunque assecondò apparentemente senza battere ciglio, la richiesta provenuta dall’alto.

Fatto più grave, secondo la Corte dei conti, sarebbe infatti quel “sì” alla direttiva illegittima provenuta dall’ex assessore, più che la natura stessa, anche illegittima, di quella stessa richiesta.

Sul punto, nell’atto di citazione, la corte dei Conti aveva precisato che «la non contestazione riguardava il solo aspetto di regolarità contabile, riferibile alla correttezza del procedimento di liquidazione, non validando la legittimità dell’affidamento. Ad una più approfondita analisi, inoltre, emergeva che proprio il curriculum di Bontempelli non era stato mai prodotto alla Corte, che pure lo aveva ripetutamente richiesto».

Carte che Bontempelli, come detto, non aveva ma dal 2015 al 2017 aveva percepito la cifra contestata per l’assegnazione di tre incarichi annuali (rinnovati due volte).

Ecco perché Pozzato parla anche di “totale sprezzo dei propri doveri e della cosa pubblica”.

Prima ancora Bontempelli (nella foto) aveva ricevuto dalla Provincia altri incarichi di “spiccato carattere politico”.

Bontempelli era stato segretario particolare presso l’ufficio di gabinetto del Presidente della Provincia, Alberto Pacher, e poi incaricato, sotto Alessandro Olivi vicepresidente, per il progetto “Bottega Scuola”.

Michele Bontempelli

Tutto è partito da una lettera anonima arrivata al Procuratore regionale della Corte dei conti del Trentino Alto Adige, Marcovalerio Pozzato, che denunciava uno spreco di denaro pubblico.

Le indagini avevano portato alla richiesta di risarcimento di 88.813 euro per danno erariale alle casse della Provincia Autonoma di Trento causati da Claudio Moser, dirigente del Dipartimento sviluppo economico e lavoro.

Al centro della vicenda c’erano appunto gli incarichi ingiustificati, per la riforma del sistema dei lavori socialmente utili, assegnati al “parrucchiere” Michele Bontempelli, ex sindaco del Pd nel comune di Pellizzano.

Tutto era partito da una richiesta del vicepresidente della giunta provinciale Alessandro Olivi (PD) che con una nota del 19 dicembre 2014 sosteneva la necessità di incardinare presso il suo assessorato di “una professionalità con il compito di occuparsi operativamente dei rapporti tra assessorato stesso, strutture del dipartimento ed enti ed organismi interessati alla riforma, tra cui sindacati, cooperative ed enti locali”.

 

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Politica

Ora basta, voto Lega! Fenomenologia di un partito più grande di sé stesso.

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Non dite che non sapete di un conoscente od un amico che in passato votava diametralmente opposto alle destre che non abbia detto: ora voto Lega. Più o meno tutti ne conoscono, spesso assistendo ad annunci sbalorditivi, veri e propri coming out etico-politici.

La differenza tra Salvini e Berlusconi è che di Berlusconi molti si vergognavano a dire che l’avevano votato perché era l’uomo del bunga bunga, ateo ed evasore (e il Dio, Patria e Famiglia?) vuoi perché con la corte di lecchini che aveva era facile esserne identificati.

Con Salvini è diverso, nessuno si vergogna a dire che lo ha votato. Non è un Tycoon, non è un evasore, anzi ha liquidato le porcherie della precedente gestione leghista dividendo Lega da Lega Nord e lasciando i debiti a chi gli aveva fatti, cioè a quest’ultima, ed è un fedele d’Amore devoto alla Madonna.

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Su questo ultimo punto si sono scatenati gli strali persino della Chiesa.

Non la vedrei una blasfemia dirsi credente della Beata Vergine. In fondo è l’ideale di una grande Mamma, per chi ci creda o no lo simboleggia, e quasi tutti i nostri morenti alla fine invocano la madre, in guerra, per malattia o per un incidente, con buona pace dei padri.

Ma non è questo il punto, il problema è la semplicità al potere.

Una semplicità che ha portato a due immediati problemi, il primo è che abbaiare continuamente contro l’Europa ha fatto salire lo Spread a mille, rosicchiando miliardi e di fatto impedendo di dar corso alle riforme annunciate per mancanza di fondi. In secondo luogo essere caduti nella trappola Russia.

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Da sempre la Russia usa trame sottili per aggiudicarsi un controllo politico delle nazioni che le convengono geopoliticamente, e l’Italia è un boccone grosso.

Togliatti stesso, il massimo esponente dello stalinismo nel dopoguerra, si finanziò con l’oro di Dongo (quanto sottratto agli ebrei dopo le leggi razziali) proprio per evitare che l’Italia finisse in mano a Stalin.

E più che per amor patrio vien da pensare che era per non finire in qualche Gulag siberiano, la fine che hanno fatto quasi tutti i capi politici dell’epoca.

Salvini non può umanamente controllare con chi si abbraccia o fa selfie, non può nemmeno sapere se i suoi delfini fanno cazzate per piaggeria, come portare soldi facili al partito per poi farsi belli davanti ad un capo che, tra magliette di tendenza e Mojito sembra in fondo un amicone, quasi un piacione.

Per buono che sia i suoi tre punti fermi sono quelli che piacciono agli italiani. Sicurezza. Sicurezza. Sicurezza. E a nulla vale il discorso delle sinistre quando dicono che è stato gonfiato un falso problema, che in fondo gli italiani hanno una percezione dell’insicurezza drogata dalle fake news delle destre.

Questa fiaba perniciosa è durata abbastanza, ed è stata ampiamente smentita dai fatti. La gente si sente insicura, e molto spesso si sente, ancor peggio, impotente. E l’impotenza è lo stato d’animo che purtroppo aleggia, prepotentemente, tra le Forze dell’Ordine.

Potenzialmente abbiamo un servizio di Polizia tra i migliori del mondo, ma un codice penale tra i più inattuali, superato, in termini di efficacia, da quello americano, che infatti è una nazione giovane.

E Salvini gioca in casa quando afferma di voler dare pene più severe, certe, e costruire nuove carceri.

E’ qui che è stata punita la sinistra, nella miopia autoreferente di non capire le vere esigenze dei cittadini, e confondere o mistificare il realismo pratico della sicurezza con la perversa attitudine di Salvini ad affogare donne e bambini mentre intendono raggiungere un porto sicuro.

Certo, la comunicazione poteva essere più diplomatica, ed il braccio di ferro con l’Europa meno drastico, dall’Europa ormai dipendiamo e, a differenza della Gran Bretagna che è nazione solida inserita nel Commonwealth, staccarsi dall’Europa significa finire dietro al Togo, con identico tenore di vita.

Aggiustate queste variabili importanti, ma sembra che la concretezza politica stia prevalendo in tal senso, per la Lega sarà una passeggiata spazzare via gli ultimi Fort Alamo delle sinistre, Umbria docet.

E considerando tutto questo, con i risultati fallimentari della gestione politica comunale a Trento aiutiamo la nostra Giunta a fare i bagagli, e lasciar lavorare chi, con i cittadini, ci parla guardandoli in faccia.

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