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Io la penso così…

Rovereto, elezioni 2020: lavoro e istruzione temi fondamentali – di Paolo Farinati

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L’esito delle elezioni europee dello scorso 26 maggio ha visto affermarsi a livello continentale in maniera significativa i partiti fedeli all’Europa, un’Europa certamente da correggere negli obiettivi e nelle politiche economicosociali, come ben espresso anche dalle recenti parole della neo Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

In Italia, invece, viviamo una tale quotidiana litigiosità di chi oggi governa il nostro Paese, che il nostro pensiero va subito ad ipotizzare una crisi dell’attuale maggioranza M5S e Lega.

La naturale conseguenza sarebbe, a mio modesto parere, la nomina di un governo tecnico, che porti noi italiani a nuove elezioni politiche prevedibilmente nel prossimo autunno.

Stando così le cose, forse questo sarebbe il male minore e la prospettiva più giusta e più democratica.

Ma con quale possibile alternativa?

Qui lo schema europeo, ovvero Popolari, PSE, ADLE e Verdi, può darci una grossa mano. Infatti queste forze politiche, tradotte in versione italiana, hanno in più città e in più province superato la Lega e il fronte populista anche nelle ultime elezioni locali.

O quantomeno hanno mostrato alla nostra gente il potenziale per proporre una qualificata credibile alternativa. Stante che la sinistra non è, e non lo è storicamente mai stata, maggioritaria in Italia, ritengo che un’ampia e ben ragionata alleanza di un centro – sinistra moderato possa tornare a vincere. Non solo, ma ritengo possa anche acquisire il consenso di almeno la metà di quel 40% di persone che hanno deciso da tempo di non recarsi più al voto. Sono altresì convinto che gli italiani, più che di continui litigi, hanno bisogno oggi più che mai di veder rifiorire una forte fiducia nazionale.

La componente dei Popolari, però, dovrà superare l’anomalia italiana, che li vede qui votare in parte il Partito Democratico e in parte Forza Italia, mentre a Bruxelles sono uniti per l’appunto sotto la bandiera politica dei Popolari.

Questo mio ragionamento troverà interessante occasione di prova pure nelle elezioni comunali del maggio 2020, molto attese anche qui in Trentino. Pur sapendo che le elezioni locali hanno dinamiche e caratteristiche del tutto diverse e molto particolari.

Veniamo a ragionare, quindi, per il nostro Trentino.

Lo schema europeo, a cui affido ancora la mia riflessione, nella città di Trento alle elezioni del 26 maggio ha vinto, e non di poco: 46,5% il CS e 28% la Lega. Ma pure a Rovereto ha mostrato numeri interessanti, al fine di riportare il centro – sinistra moderato al governo della città: 43% il CS e 30% la Lega.

Numeri che sono una base importante e decisiva da cui partire. Un progetto elettorale richiede tempo per affinarsi e per farsi apprezzare dagli elettori. Chiedo, pertanto, che chi oggi è ai vertici dei partiti di un possibile nuovo Centro Sinistra Moderato e Autonomista non lasci passare troppi mesi.

Riconquistare la fiducia della gente vuol dire, innanzitutto, stare tra la gente, ascoltare, dialogare e proporre una visione e un progetto comunitario con intelligenza, umiltà e determinazione.

Il Trentino non deve temere una nuova inevitabile fase storica. Deve aprirsi di più alle comunità viciniore, deve essere costantemente al fianco delle sue aziende, sollevandole anche da un’eccessiva burocrazia, deve mantenere alto il livello di qualità del suo sistema scolastica, dalle scuole elementari all’università, deve dare ad ogni sua comunità le chance che in parte si sono perse con la lunga crisi iniziata nel 2007/08.

In particolare, per Rovereto e la Vallagarina, la valle che più soffre oggi in occupazione, si devono attuare politiche e scelte che rilancino il sistema produttivo, la vera prerogativa di questo territorio. Anche con nuove adeguate infrastrutture, che sappiano catturare l’interesse di nuovi imprenditori e facilitino l’insediamento di nuove imprese.

Istruzione e Lavoro, sono e saranno sempre i temi fondamentali per la costruzione del benessere in ogni comunità, piccola o grande che sia, e dovunque essa si trovi.

Non tergiversiamo. La storia le opportunità ce le offre con una certa frequenza. Sta a noi coglierle. Il rischio è insito in ogni decisione, ma la non decisione è anticamera di sospetti, di sfiducia, di apatia, di indifferenza e di sicura sconfitta.

Siccome a me, da ormai vecchio sportivo, piaceva e piace sempre vincere, invito i protagonisti della politica trentina, e roveretana in particolare, all’azione. Ma che sia un’azione coinvolgente, tempestiva, determinata, coraggiosa e chiara.

Io la penso così…

Simboli di Natale da abolire, no ai presepi. Ma di cosa stiamo parlando? – di Flaviano Bolognani

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Spett.Le Direttore,

la festa del Natale si è sempre festeggiata anche a scuola e nessuno si è mai lamentato.

La nascita di Gesù, cioè di un bambino in una grotta fredda, è vista per tutti i bambini come una specie di favola, inoltre la storia non nega l’esistenza di Gesù e, sia per i musulmani che per gli ebrei, Gesù è esistito.

Nella scuola dell’Infanzia c’è molta gioia, a prescindere dal credo religioso.

Tutti i bambini collaborano per mettere il muschio, il cotone per la neve, statuine, pecorelle, le lucine con grande entusiasmo. Per loro è davvero un momento fatato, ricco di emozioni e di sorprese, di mistero,di magia e di gioia. Il Natale è bello, è fatto di coccole, di calore, di giornate passate in famiglia e i bambini sono bravissimi a cogliere e a far rivivere la poesia.

Dimentichiamoci degli adulti navigati che si credono troppo saggi per proporre di togliere il presepio a tutti i bimbi nelle scuole. Per quelli l’Avvento non nasconde alcuna sorpresa, sempre meno credenti e fedeli, poco degni di quel Bambino che nasce per salvarci tutti.

Mi piace quanto scritto da una mamma mussulmana residente in Italia: “In questi giorni ho sentito molto parlare di presepe, no presepe, sì presepe, da mussulmana do il mio modesto parere, avete creato un sacco di polemica e non capisco il perché! Personalmente non mi da fastidio ne presepe, ne crocefisso perché non disturbano la mia fede come spero che nemmeno il mio credo dia fastidio a nessuno, io faccio una proposta che può mettere d’accordo tutti. Lasciamo festeggiare, divertire i nostri bambini in tutti le feste sia quelle cristiane, mussulmane ed ebraiche. Solo così si vive in pace e le culture si avvicinano, concentriamoci invece su problemi seri e concreti.

Personalmente ritengo che non solo stiamo gradualmente distruggendo la nostra cultura e le nostre tradizioni, ma stiamo dando a chi immigra ogni motivo per ridere di noi.

Un popolo che non rispetta se stesso non avrà il rispetto di nessuno.

Il presepe fa parte delle tradizioni tipiche delle famiglie cristiane che amano prepararlo durante il periodo natalizio.

Chiamato anche presepio, sin dal Medioevo simboleggia la nascita di Gesù attraverso la rappresentazione di tutti i personaggi e i posti descritti nelle Sacre Scritture, come la grotta, con il bue e l’asinello, la stella cometa, i pastori con i loro greggi e i Re Magi.

La tradizione del presepe ha avuto origine proprio in Italia e risale all’epoca di San Francesco d’Assisi che nel 1223 realizzò a Greccio la rappresentazione vivente della Natività. Nel 1400 si diffuse l’uso di collocare nelle chiese, grandi statue permanenti che rappresentavano la nascita.

Questa tradizione fu ben presto recepita a tutti i livelli della società, specie all’interno delle famiglie per le quali la rappresentazione della nascita di Gesù, con le varie statuine e gli elementi tratti dall’ambiente naturale, diventò un rito irrinunciabile.

Ora il Natale si avvicina, il mio augurio è che possa portare a tutti pace e amore nei nostri cuori.

Flaviano Bolognani

Sotto il presepio di Vigo Cavedine, realizzato come 50 anni fa

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Io la penso così…

Trento, in Piazza Duomo l’albero di Natale senza il presepe – di Carla Gardumi

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Spett.le direttore,

vorrei segnalare la desolazione assoluta della piazza Duomo a Trento e del resto del centro storico che la circonda!

Nel pomeriggio di ieri ci siamo recate, mia sorella ed io, trentine doc, nel centro storico della nostra amata città, Trento per l’appunto, ed abbiamo potuto constatare la pochezza notevole ed anche l’assenza delle decorazioni natalizie e di luci nelle vie del centro, che dovrebbero testimoniare l’allegrezza e la spettacolarità della città addobbata in attesa del grande evento del Natale!

Noto che in piazza Duomo, cuore storico di Trento, si erge nel centro di essa un albero di Natale su cui sono state appese alcune palle di Natale ed una illuminazione, comunque adeguata, mentre la base del medesimo è circondata da non ben definiti pannelli colorati di verde…non ho parole!

Vorrei suggerire che sarebbe opportuno decorare meglio ed in maniera consona alla Santa Festa la base di questo povero albero, che dovrebbe comunicarci l’atmosfera festosa e Santa del Natale.

Ma non finisce qui! La piazza Duomo è completamente sgombra e vuota, senza alcun addobbo che ci possa dire che arriverà il Santo Natale, un vero deserto di comunicazione, nulla che ci porti un messaggio di gioia e di pace in attesa del Bambino Gesù!

Ma Trento non è forse pubblicizzata dai media locali come città del Natale?

Non parliamo poi delle luci decorative sui palazzi che circondano la piazza: dove sono finite?

L’anno scorso la piazza Duomo era un tripudio di luci, installate sopra i vari locali pubblici e negozi, che oltretutto illuminavano anche il nostro cammino sulla piazza, che ora si presenta assolutamente buia!

Devo dire ancora altrettanto delle vie del centro storico: misere illuminazioni distanti molto una dall’altra e installate solamente in alcune vie: forse che il nostro comune si è improvvisamente impoverito?

So di commercianti che non hanno avuto alcun contributo dal comune per abbellire le vie, nonostante aderissero all’Uopo in maniera concreta!

Ricordo che lo scorso Natale era una gioia per tutti camminare per le vie decorate ed illuminate, che creavano quella magica atmosfera che solo il Santo Natale ci sa trasmettere.

Ed il nostro amato presepe dov’è finito?

Esso costituisce per tutti noi il simbolo della Natività di nostro Signore Gesù e della Santa Famiglia Cristiana, facente parte integrante della nostra cultura cristiana, di cui siamo fieri paladini, condivisa pienamente anche dai nostri vicini Altoatesini che non hanno certo lesinato nel farne parte con i loro conterranei.

Chiudo questa mia con profonda tristezza, consapevole del vuoto che si è creato attorno a questa Santa ricorrenza, la Più attesa dell’anno.

Carla Gardumi – Trento

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Io la penso così…

Collegamento Bretella Mira con Viale Caproni: «Confido nella prossima amministrazione» – di Paolo Farinati

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La Circoscrizione di Lizzana – Mori Stazione in questi ultimi giorni ha bocciato formalmente il PUM, ovvero il Piano Urbano della Mobilità, del nostro Comune di Rovereto.

Capisco e condivido in pieno la delibera del Consiglio circoscrizionale, laddove il suddetto PUM “congela” la realizzazione della bretella che dovrebbe collegare la zona Mira con Viale Caproni in Z.I., ritenuta da parecchi anni un’opera urgente sia per l’abitato di Lizzana che per la mia Lizzanella.

Opera, peraltro, già posta nel PUP – Piano Urbanistico Provinciale sin dal 2008, dopo proficuo accordo tra l’allora Giunta municipale del Sindaco Guglielmo Valduga, di cui mi onoro tuttora di aver fatto parte, e l’allora Presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dellai e il suo Assessore ai Lavori Pubblici Silvano Grisenti.

Nello stesso PUP del 2008 fu inserito il tracciato della tangenziale di Rovereto e della Vallagarina, che c’è ancora, che va dalla località Murazzi a nord di Besenello alla rotonda della Favorita.

Il tratto dalla Mira a viale Caproni è quindi urgente e indifferibile se si vuol togliere da Lizzana e da Lizzanella molto traffico parassita, ridando così una minima vivibilità e molta più sicurezza ai due suddetti rioni.

Aggiungo che l’opera era stata a suo tempo pure finanziata dalla PAT e inserita  nel piano triennale degli investimenti della Giunta del Sindaco Guglielmo Valduga.

E’ propedeutica sia che si porti in futuro avanti la tangenziale, sia che si opti per la secante, come ben scrive il Presidente della Circoscrizione di Lizzana Luca Vicentini.

E’, anche qui, una questione di avere e di saper portare avanti una visione complessiva della nostra città di Rovereto, con particolare cura anche dei nostri più storici quartieri.

Confido che la prossima Amministrazione, visto che siamo ormai a pochi mesi dalle prossime elezioni comunali, sappia porre anche in questo caso maggior attenzione e maggior determinazione nell’adottare decisioni improcrastinabili per il bene della nostra comunità.

Paolo Farinati (nella foto)

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