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Società

La foto del giorno

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Il lupo nell’immaginario collettivo.

Simbolo di libertà e indipendenza, il Lupo è un animale totem intrigante. Animale enigmatico che vive un costante dualismo tra solitudine e compagnia: nell’immaginario collettivo il lupo è un animale da branco ma anche un animale solitario e schivo. Scopri qual è la simbologia del lupo.

Il Lupo come animale totem è un animale socievole e dotato di una grande empatia, può vivere in gruppo o decidere di percorrere il suo percorso di vita in solitaria. Tradizionalmente accostato ad una figura demoniaca, ha a poco a poco guadagnato la nomea di animale leale ma feroce, un po’ come l’Orso.

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Il Lupo: indipendente e socievole

Il Lupo è il dodicesimo animale della ruota del Nativi d’America e corrisponde al segno dei Pesci nell’astrologia occidentale. Nonostante non abbia difficoltà a vivere in gruppo, mantiene sempre la sua proverbiale diffidenza.

Al contrario della Civetta, l’istinto ha un un’importanza notevole nelle sue scelte. Tuttavia andrà d’accordo con il Picchio, il Serpente e l’Orso con i quali ha parecchie caratteristiche comuni.

Se incontri un Lupo nella tua strada potrebbe significare che dovresti avere maggiore fiducia in te e nelle tue intuizioni, o che sei vulnerabile rispetto ad una precisa situazione, amorosa o lavorativa.

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Io la penso così…

Autismo e Pronto Soccorso: grazie mille agli ospedali di Cles e Borgo Valsugana

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Spett.Le Direttore,

con grande soddisfazione vorrei ribaltare un luogo comune molto diffuso: molte volte abbiamo la percezione che negli ospedali non funzioni nulla o poco, quello che ci è capitato come famiglia qualche giorno fa ci ha lasciato senza parole, da un punto di vista positivo.

Al Pronto Soccorso di Cles, dove ci siamo recati urgentemente per un infortunio da caduta epilettica di nostra figlia, già dall’accettazione iniziale il personale ha capito immediatamente che avevano a che fare con una ragazza con bisogni speciali e nei due minuti successivi siamo stati fatti entrare in un ambulatorio e con grande professionalità e con un po’ di timore da parte del personale siamo riusciti senza anestesia a suturare il taglio al mento che la nostra ragazza si era procurato.

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Ringrazio tutto il personale che con assoluta calma, ma anche con professionalità e con grande umiltà (chiedevano a noi genitori come fare) hanno saputo affrontare una situazione molto difficile. Altri avrebbero immediatamente affrontato l’urgenza somministrando l’anestesia totale, con nostro stupore invece hanno praticato una piccola anestesia locale per poter dare i punti e con molta fatica in 5 persone ci siamo riusciti.

Evitare l’anestesia generale per una persona con autismo non è cosa da poco, avendo conseguenze imprevedibili e per lo più molto negative.

Altri Pronto Soccorso avrebbero bisogno di una formazione specifica su come affrontare una persona con Autismo in caso di emergenza e sollecitiamo l’Azienda Sanitaria di attivarsi per prevedere salette riservate con il duplice obiettivo di evitare che l’Autistico disturbi gli altri pazienti presenti e dove i genitori o accompagnatori della persona con autismo non si sentano osservati aumentando il disagio e l’agitazione propria e dell’infortunato.

Prendo lo spunto per un ringraziamento particolare anche al centro di Psichiatria dell’Ospedale di Borgo Valsugana, che ha saputo affrontare al meglio una grave emergenza su un’altra ragazza autistica. (Io lo definirei ”casino farmacologico”…).

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La dottoressa Pozzi ci ha messo molto del suo nel pensare, valutare e risolvere un gravissimo stato emotivo di una ragazza che solo chi è genitore di un Autistico può capire.

L’Autismo è una delle condizioni meno comprese, si fa poca ricerca perché non esiste, per il momento, un interesse economico, un “business farmacologico”, anzi mi correggo, esiste ed è in aumento vertiginoso, ma non per curare gli Autistici bensì per curare le patologie da stress che subentrano nei genitori, aggravate dalla grande solitudine e incomprensione che su di loro grava.

Ringrazio di cuore tutto il personale che si è preso cura della nostra figliola e grazie al reparto di Psichiatria di Borgo Valsugana per aver aiutato una famiglia e una ragazza in condizioni gravissime, ora di nuovo simpatica, serena e collaborativa.

Fam. Coletti Giovanni e Emanuela

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Cui Prodest

“I due Foscari” al Festival Verdi di Parma: Stefan Pop, un Pavarotti in paradiso?

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Parliamo subito del tenore Stefan Pop: la sua presenza in scena è sempre altruistica e leggiadra (so quel che scrivo, l’arte cambia i connotati). L’ho visto sempre bravissimo, anche quando era perplesso, da ultimo come Jacopo Foscari al Festival Verdi 2019, e sapete perché? Lui canta per noi, dal suo vero cuore e, per farlo, deve cantare per i suoi colleghi di scena: Stefan è Achille, grande professionista al servizio degli Achei, prima che della vittoria su Troia, che è la seconda cosa che gl’importa. Un vero primouomo, mai primadonna.

E Troia siamo noi, che l’ascoltiamo, e ci conquista con l’intelligenza della sua presenza scenica individuale e integrata. Per questo sosteniamo Stefan Pop: perché, magari rinunciando a qualche personalismo da star, lui è “l’opera”, cioè l’impresa, d’intrattenere ad alti livelli in squadra complessa, che richiede tanta flessibilità e comprensione reciproca tra gli artisti e tra le arti…

Quante, le arti comprese nell’Opera! Pensate: Musica, e di Verdi e Arrivabene il 6 ottobre non si discute; Canto lirico, ed erano grandi i cantanti ne “I due Foscari”; Regia teatrale, bravissimo il non-mio-amore Muscato; Costumi, impeccabili; Scenografia, geniale, con un cerchio in mezzo al palcoscenico che dona continuità e magia alla messinscena, da fare invidia ad altri “cerchi magici”; Letteratura (testi e libretto) di ottima drammaturgia, cioè Byron e un lucido Francesco Maria Piave.

Ma fatemi riparlare di Stefan Pop, perché è il caso di fare il punto sulla fase di maturazione di questa splendida realtà del canto lirico contemporaneo: con il suo sano modo di stare in scena, Stefan lavora benissimo in squadre di smaliziati professionisti, che non hanno nessuno da incantare perché hanno già incantato l’incantabile col canto loro (sembra uno scioglilingua), niente da dimostrare più salvo il nostro piacere di uno spettacolo elevato.

E allora eccolo brillante accanto a Stoyanov (in grandissima forma canora e teatrale), Katzarava e Prestia, tutti bravi come gli altri, come il coro e il direttore d’orchestra Arrivabeni, che non deve fare le fatiche di Ivan Campa in Nabucco per “Ricci e capricci”. Questo “gioco di squadra” è una condizione magistrale dell’opera lirica, del teatro musicale: quanto meno i componenti della squadra (anche singolarmente eccellenti) combinano, tanto più il risultato è a rischio. Perché infatti scrivo che Pop è primouomo e non primadonna: perché non sentendosi star, ma essendo spesso il punto di riferimento dello spettacolo, come accade frequentemente al tenore nell’opera lirica, insieme al soprano, si fonde nell’opera e lascia spazio agli altri fattori e artisti. È già capitato, recentemente, sempre sul palco del Regio in un bel Rigoletto con Leo Nucci che si ritirava dalle scene, anche se lo abbiamo rivisto poi più volte e con piacere, anche al Gala Verdidi quest’anno in ottima forma: il bravo Pop lasciò a Nucci tutto lo spazio che meritava una ricorrenza del genere, per un grande come lui.

Mai avremmo potuto chiedere altrettanto a Pavarotti, che era un leone di indole e anche di comportamento, e i registi sanno che cosa significa: l’opera girava intorno a lui, era lui il sole e tutto il resto erano elementi orbitanti. Che importa se la sua luce e il suo calore li bruciavano, come all’inferno… Invece dove c’è Pop, c’è armonia, l’opera (I Due Foscari) appare equilibrata e apollinea e tutti hanno la loro vera e meritata gloria, sotto una regia equilibrata e sapiente.

La voce è buona anzi ottima, ancora un poco di coraggio e davvero Pop, nel dolce gravitare dei sistemi operistici di cui è parte, figurerà ai posteri come un Pavarotti in Paradiso

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Telescopio Universitario

UniTrento, il Dematté raddoppia: assegnato il premio a Nones e Paparella

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Quest’anno è stato assegnato a due giovani: Ilenia Paparella per uno studio sulla pubblicità e Stefano Nones per uno ricerca sulla quercia da sughero.

La cerimonia si è tenuta sabato 19 ottobre, alle 10.30.

Il premio da 25mila euro, istituito nel ricordo dell’economista di origini trentine Claudio Dematté, valorizza progetti di chi, da Trento, va all’estero per un periodo di specializzazione connesso alla laurea o al dottorato

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L’efficacia di uno spot pubblicitario per Ilenia Paparella e strategie di difesa per la quercia da sughero minacciata da un coleottero per Stefano Nones. Sono i progetti vincitori del premio Claudio Dematté 2019.

Il premio da 25mila euro, istituito nel ricordo dell’economista di origini trentine Claudio Dematté, sostiene giovani (laureate/e, dottorandi/e dell’Università di Trento o trentini/e che abbiano conseguito un titolo in altro ateneo) che vadano all’estero per un periodo di ricerca e specializzazione connesso al proprio percorso universitario.

La cerimonia di assegnazione delle due borse, da parte dell’Associazione Amici di Claudio Demattè in collaborazione con l’Università di Trento, gruppo GPI e Giovani Imprenditori di Confindustria, si è tenuta sabato 19 ottobre, alle 10.30 al Grand Hotel Trento.

La consegna avverrà nel seminario “L’insostenibilità dell’immobilismo. Il futuro dell’Italia tra riforme mancate e promesse tradite” con Simone Marino, già vincitore della borsa Dematté 2012 e attualmente funzionario alla Commissione europea, esperto in politiche pubbliche e coordinatore per il servizio di sostegno alle riforme strutturali della Commissione.

«Dalla prima edizione del 2006, sono state 14 le borse di 25mila assegnate che hanno permesso a giovani di proseguire il proprio percorso di formazione e specializzazione all’estero» ricorda Michele Andreaus, presidente del Premio Dematté. Dedicato all’ambito economico, il Premio negli anni è andato anche alle aree biologica, sociologica, giuridica, degli studi internazionali e filosofica.

Quest’anno Ilenia Paparella è laureata magistrale in Psicologia all’Università di Trento e Stefano Nones in Viticoltura ed Enologia all’Università di Trento e in Agricoltural Science and Technology all’Università di Bolzano.

Ilenia Paparella, nel suo periodo di studio all’estero, si occuperà dell’efficacia di uno spot pubblicitario. «L’efficacia di uno spot pubblicitario – spiega – è determinata dalla quantità di attenzione prestata dall’audience. Per questo motivo, vengono create delle pubblicità con pochi elementi, solitamente di gran valore emotivo, in grado di catturare sempre più quote di questa preziosa risorsa limitata con processi automatici e veloci, spesso a discapito della qualità del contenuto. Le neuroscienze cognitive offrono attraverso il raggruppamento percettivo, ovvero il processo con cui si uniscono più input visivi in una singola unità, di riorganizzare gli spot per renderli più efficaci e resilienti nella memoria, permettendo di aumentare la quantità e qualità di contenuto e la divulgazione dello stesso».

Stefano Nones, da parte sua, approfondirà le strategie di difesa per la quercia da sughero minacciata da un coleottero. «La quercia da sughero – racconta – è un’importante specie sempreverde del bacino del Mediterraneo, ora in declino. Temperature più alte e siccità prolungate influiscono sulla fisiologia degli alberi e sulle relazioni ecologiche di insetti e microrganismi, sviluppando rapporti imprevedibili. In Portogallo, il coleottero ambrosia Platypus cylindrus, che fino agli anni ‘80 era considerato un parassita secondario, in soli trent’anni è diventato una seria minaccia alle foreste, in grado di causare la morte di alberi sani in tre anni. Lo scopo del mio progetto è studiare le dinamiche di attrazione dei coleotteri ambrosia agli alberi e i possibili meccanismi di difesa da parte della quercia, utilizzando un approccio di chimica ecologica, con il fine ultimo di caratterizzare strategie di difesa e composti chimici ecosostenibili».

Il premio Claudio Dematté prevede una borsa da 25mila euro destinata a laureati e laureate, dottorandi e dottorande dell’Università di Trento o trentini/e che abbiano conseguito un titolo in altro ateneo, per compiere all’estero un periodo di ricerca e specializzazione.

Anche nella prossima edizione saranno valorizzati progetti di tutte le aree scientifiche, purché abbiano una declinazione di carattere economico, manageriale e aziendalistico, nel senso più ampio del termine.

In particolare quelli che si occuperanno di imprenditorialità, imprenditorialità sociale, innovazione sociale e social care, fintech e innovazione finanziaria, coesione sociale, sostenibilità e energie rinnovabili, approccio umanistico e basi filosofiche a supporto delle decisioni economiche e manageriali, ricerca di nuovi paradigmi economici e modelli di business.

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