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Psicologia & Crescita personale

Quando qualcosa si spezza: vivere il tradimento nella coppia

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Una delle situazioni più difficili da superare quando si vive una vita di coppia è rappresentata dal tradimento.

Al di là dell’aspetto fattuale, il punto che innesca una crisi è la rottura di un legame che si fonda sul rispetto e la lealtà tra i partner.

Il discorso è riferito a persone mature, che interpretano la vita a due come uno spazio di condivisione e che si sono impegnate nel segno dell’amore reciproco dichiarato e praticato, a garantirsi un comune vissuto di coppia per il bene reciproco.

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Si può dire tutto e il contrario di tutto, in amore quello che regola i rapporti sono i sentimenti e le emozioni che questi sentimenti innescano nelle persone. Non si possono condividere momenti di vita, di intimità, con una persona di cui non sei innamorato/a.

La condizione di innamoramento è il prerequisito per consentire quel calore forte di vicinanza e di passione, che ti porta a scegliere di impostare un percorso di coppia basato sull’amore.

I dati sono piuttosto chiari, vivere la coppia non è cosa semplice, e in particolare non è una prerogativa condivisa da tutti in senso responsabile. 

Perché quello che qualifica la forza di un sentimento, non è solo il momento di passione che alimenta il piacere, e soddisfa la voglia di essere vivi, che tutti abbiamo. E’questo un tratto biologico che abbiamo in forma innata ed è legato alla naturalità del nostro essere. 

Uomini e donne tradiscono, gli studi sociologici lo testimoniano con chiarezza. Oltre la metà di uomini e donne che stanno insieme in forma stabile, almeno una volta ha tradito il partner.

Avventurarsi in calcoli più precisi è un azzardo, visto che la “pulizia del dato” anche per studi di questo genere, è aleatoria, essendo altamente improbabile il grado di certezza delle risposte nelle rilevazioni statistiche.

Tutto parte dall’amore, e dal valore che ognuno conferisce a questo sentimento. E l’amore non è solo qualcosa di emozionalmente instabile, ma quando si incarna in una relazione piena, voluta e vissuta, assume anche i tratti di un sentimento responsabile a tutela della vita affettiva dei partners.

Vivere l’amore è una scelta che nessuno ci obbliga a fare. E’ il riconoscere nell’altro la possibilità di donarsi tutti e due con trasporto e con gioia. Non può esserci un amore vero quando questo sentimento è vissuto in forma unilaterale.

L’amore corrisposto in forma autentica è forse la più alta forma di privilegio che una persona possa godere nel corso della vita. E su questo aspetto, molti non riescono a capire quanto siano fortunati a vivere in una simile condizione: un universo di significato valoriale al di là della semplice prospettiva di una passeggiata di vita accompagnati da qualcuno che ti fa star bene.

Quando compare il tradimento, voluto o subito, si innesca in chi lo subisce, un tormento d’amore che coinvolge tutta la persona.

Molti restano prigionieri della credenza, per cui tradire si fa ma non si dice. Se questo comportamento, che può rispondere ad un bisogno emerso dalla  crisi del rapporto, e che non trova accettazione perché non riconosciuto e sottostimato, si è attuato in forma cercata e voluta, prende i caratteri di una rottura del legame e un forte attacco ai quei valori di fiducia e rispetto che sono fondamentali per vivere una relazione tra persone mature.  

L’amore può avere una scadenza? Può essere, visto che nel tipo di vita che si fa e nell’equilibrio che questa trova all’interno della coppia, si possono generare dei fattori di rischio. Soprattutto quando si manifestano in forma più evidente delle carenze affettive e materiali, dovute anche al sovrapporsi al “Noi” di coppia, di un ambito più ego-narcisistico, che valuta come primario il proprio benessere, e non tiene in considerazione quello della vita di coppia. 

Se la vita sessuale non è appagante, tanto più racchiusa in ritmi consuetudinari e vissuta quasi come un dovere, senza un minimo di  coinvolgimento emotivo, il fuoco della passione si spegne, non c’è più un motore che scalda il cuore, perché non se ne sente più il bisogno.

E difronte a questo non ci si può nascondere dietro un falso schema per cui è tutto figlio dell’abitudine. All’amore vero, quando arde, non ci abitua mai. Anzi diventa un bisogno irrinunciabile per il proprio essere felici. 

Ma di quale amore stiamo parlando? Il concetto di amore non è uguale per tutti, perché tutti non siamo uguali.

Nei rapporti con l’altro sesso, soprattutto quando ci troviamo difronte a personalità che si sono strutturate in termini fortemente narcisistici, l’amore individua un oggetto del desiderio su cui proiettare la propria voglia d’amore, la nostra “fame” affettiva. In questi casi di unione di due ego distonici, si assiste ad un diffondersi di “Ti amo” quasi unilaterali, in cui il significato inconscio è quello di essere un “Amo me attraverso di te”, più che una manifestazione di unione di coppia. 

L’aspetto egoistico dell’amore forse rappresenta uno dei tratti problematici nell’unione di coppia. Non è automatico riuscire a vedere la vita in una prospettiva del “Noi”, quando si è vissuto sempre per assecondare il proprio Ego.

Ecco dunque il tradimento come risposta al bisogno che pulsa all’interno del proprio Ego. Un tratto caratteriale che rimane profondamente presente, e non riesce a fondersi in un vissuto emozionale e reale di coppia. 

Se non si pone il benessere della coppia al vertice della relazione, è inevitabile che…non ci sia più una relazione, ma una diade di due ego che convivono cercando di amarsi, proiettando l’uno nell’altro l’immagine di quello che ognuno desidera per amare sé stesso. Un bel pasticcio…. 

Quando si passa attraverso l’esperienza del tradimento, c’è l’aspetto valoriale dal quale non si può prescindere, legato all’universo di affidamento all’altro che l’amore comporta. Non c’è forza, nè futuro, in una coppia che non ha consapevolezza di esserlo. 

E quindi, non si può prescindere dal rispetto verso la coppia in sè e quindi inevitabilmente verso la persona che ha scelto liberamente di starti accanto. Il tradimento destabilizza la coppia, perché mette in discussione la base di fiducia e di rispetto su cui si fonda un amore tra per persone mature e responsabili.

Chi tradisce vuole fuggire da un legame, perché viverlo gli crea fatica e non si riconosce più in questo legame. Avere un rapporto intimo con una persona che non riconosci più come parte della coppia, e della tua vita emozionale, rappresenta un peso che non si è più disposti a sopportare. 

Ci sono anche amori che comunque al di là di tutto non vogliono morire, ma che non trovano pace nell’insoddisfazione relazionale.

Per concludere, non è facile accettare un tradimento, e non è necessario pensare di farlo. Comunque la coppia ha subito una lesione, e come tutte le cose che si rompono è sempre difficile accettare di aggiustarle e dargli lo stesso valore di prima. A meno che il perdono non sia una nostra ragione di vita…..

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Psicologia & Crescita personale

Intelligenza o furbizia: essere furbi conviene?

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“In Italia il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle. (Giuseppe Prezzolini)

Quando si parla di furbizia, si fa riferimento ad un carattere dell’animo umano, che utilizza le occasioni e gli espedienti più diversi per ottenere un vantaggio per sé o per chi gli interessa. Nel Codice della vita, è forse una delle “competenze” che maggiormente l’uomo si trova a dover attivare, e se non lo fa rischia di perdere occasioni, e di sopperire alla durezza del mondo.

C’entra l’intelligenza con la furbizia?

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Nel muoversi da “furbo”, quello che conta è l’interesse personale, che, se uno è furbo, certamente non manifesta in maniera plateale, e maschera in forme e modi molto attenti a non urtare meccanismi psicologici e sociali, che potrebbero portare a far cadere i propri propositi.

Certamente la vita tendenzialmente non regala niente a nessuno, anche se può essere un luogo comune, il punto è che le cose perché avvengano, bisogna guadagnarsele, almeno così ci hanno insegnato da piccoli.

Quindi, anche la via della furbizia, non è per tutti. Infatti per essere furbi, per prima cosa bisogna essere intelligenti. Difficile trovare un furbo…fesso. E comunque utilizzare il cervello è sempre un passo avanti per tutti, visto che molti si dimenticano di averlo e si fanno condizionare dal pensiero di altri. Può sicuramente essere un riferimento o un modo per riflettere sulle cose, ma credo che ognuno abbia il diritto-dovere di esercitare al meglio il proprio patrimonio neuronale. 

La furbizia ha una connotazione che può diventare negativa, quando utilizza mezzi come l’inganno, la manipolazione, lo sfruttamento di debolezze altrui. Il fine giustifica i mezzi, ma se i mezzi sono fuori dagli schemi della correttezza, rischia di essere un modo di essere efficace, ma anche discutibile. 

Altro considerazione per l’astuzia, una virtù, secondo molti, rispetto alla furbizia, che viene catalogata in termini negativi. Quando l’uomo dedica le sue forze mentali e fisiche per affrontare le avversità della vita, e trova soluzioni che gli permettono di superarle e vivere meglio, allora è un esempio di capacità personali utilizzate bene.

Spesso i confini tra i due termini sono labili. La differenza più evidente riguarda i costi della furbizia.

La persona astuta tendenzialmente agisce perché non può fare altrimenti, e cerca con i mezzi che ha di ottimizzare le proprie scelte, spinto nel migliore dei casi da un bisogno, e in altri casi da ambizioni personali, comunque agendo nel lecito.

La furbizia invece comporta dei costi, oneri che sono a carico degli altri, perché quando c’è un furbo, per compensazione c’è qualcun altro che deve pagare il costo che un furbo ha determinato. Il classico esempio è quello degli evasori fiscali e in genere di tutte le pratiche messe in essere per svicolare percorsi lunghi e faticosi, per esempio negli esami, nel lavoro.

Il rischio molto evidente, è quello che, nel non rispetto di certe regole e consuetudini, allargando lo spettro d’azione anche alle relazioni umane, questo possa diventare un modello di comportamento codificato e accettato, perché “figlio dei tempi”.

Quando una società legittima in forma anche latente comportamenti che avvantaggiano l’interesse del singolo, specialmente se si riferisce a questione di un certo rilievo, e al contempo si dimostra insensibile verso i diritti dei meno tutelati,  che chiedono spazio di crescita, dovrà fare i conti con un degrado etico differenziato ed ad un trionfo della mediocrità e dell’opportunismo.

Molti non lo mettono in conto, ma il peggior danno per una società, è quello di scoraggiare le persone più vivaci e produttive, dando spazio ad una cultura della furbizia, che avrà i suoi effetti con il tempo. 

Purtroppo non è chiaro per molti il discrimen tra ottimizzare le possibilità che ci sono a disposizione, seguendo dei percorsi eticamente condivisi, e usare il mondo e le persone per ottenere il proprio vantaggio, a qualunque prezzo.

Una buona pratica non compresa da tutti, è quella della gestione del proprio tempo, secondo dei canoni di priorità e di massimizzazione dell’efficacia delle proprie azioni. 

Un dato sociologico non considerato a dovere, è propri quello dell’uso efficiente del tempo, e della capacità di gestione in base ai propri obiettivi.

Un meccanismo manipolativo classico è proprio quello di portare le persone a non pensare, a far ritenere che le giuste soluzioni vengano da altri, come i media o il pensiero dominante.

Questa modalità porta al mindcontrol, sostituendo nell’agenda del proprio vivere temi, indotti dal sistema. Le persone diventano pedine di un gioco più grande di loro, credendo di trovare la giusta dimensione fuori dal proprio mondo. 

La furbizia di sentirsi furbi, può aver dei vantaggi all’inizio. Ma se non si trasforma, attraverso l’intelligenza, secondo un canone evolutivo, in un modo di risolvere le cose in modo efficace ed efficiente, valorizzando il proprio essere e chi ti sta intorno, avrà come possibile risultato un vuoto relazionale. 

In quanto l’effetto sulla reputazione farà il suo corso, e non si avrà mai certezza se chi ti sta intorno è come te, o davvero è una persona leale e autentica.

Perché si può essere più furbi di qualcuno, ma ci sarà sempre qualcuno più furbo di te.  

Posso terminare citando lo scrittore Italo Svevo: “L’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza.”

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Psicologia & Crescita personale

Amore unilaterale: amare chi non ti ama

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Amore uguale gioia, amore uguale sofferenza. Non c’è dubbio che tutti prima o poi proviamo queste emozioni.

La sofferenza è direttamente proporzionale al tipo di situazione che stiamo vivendo, la perdita, il tradimento, la scoperta del disamore, la separazione, comunque ognuno ha motivi per soffrire in amore, e quello che vale per una persona, non può essere assolutizzato a pensiero di tutti, perché quando si è innamorati tutto è importante.

Poi se c’è la scoperta di una realtà non esattamente uguale alla nostra percezione, questo diventa un fatto destabilizzante per il nostro equilibrio sentimentale.

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Ma c’è un altro motivo che porta a vivere l’amore in maniera dolorosa, ed è descritto bene nell’inizio del film “L’amore non va in vacanza”, con Cameron Diaz, Jude Law e Kate Winslett, l’amore unilaterale, l’amore non corrisposto. Già a pensarci viene l’ansia, visto che è un controsenso, non fa parte dell’amore il non essere amati.

Nell’amore sano e vero, la reciprocità del sentimento è il primo elemento che porta al vivere una relazione fatta di sentimento e presenza. Nell’amore altro, per dirla così, le possibilità di farsi male sono tante, e spesso, come capita il piu delle volte, non si è consapevoli, ma si agisce secondo canoni impostati dal nostro inconscio, di cui, ahimè, che ci crediamo o no, non tutti abbiamo, la possibilità di manovrare.

Se, conoscendo una persona, magari con uno sguardo, oppure attraverso  una conoscenza distribuita nel tempo, che porta al far provare una sorta di ansia da mancanza, pensieri fissi di desiderio, tanto da definirlo innamoramento, ci si accorge che questa emozionalità provata e magari anche rivelata, non viene condivisa, inizia un percorso di conflitto interiore che, per ogni persona, e nelle le diverse età della vita, è qualcosa di particolarmente delicato da affrontare.

Non c’è dubbio che accorgendosi di provare del sentimento verso qualcuno, non è cosi semplice disaffezionarsi, e tanto più disamorarsi, a seconda del grado di coinvolgimento. Chi dice il contrario, vuol dire che non lo ha provato veramente. Anzi possiamo tranquillamente affermare, che può essere un percorso difficile, perché comporta una conpartecipazione di molti aspetti psicologici del proprio mondo interiore, ed anche della propria mente. 

E mi riferisco all’orgoglio ferito, alla paura, alla disistima, alla confusione, al mettere in gioco la propria capacità di rendersi conto di cosa sia giusto per noi. L’amore unilaterale è a senso unico, molto frutto dell’idealizzazione e quindi effetto di una proiezione di sé nell’immagine dell’altro.

L’amore unilaterale è una ricerca di amore, quando amore non c’è. Un bisogno represso di testimonianza di un vivere, che si manifesta privo di calore, o diciamo più velatamente, con dei vuoti da riempire. Un bisogno di essere riconosciuti come persone che hanno un perché al mondo.

Le persone tendono ad idealizzare qualcuno soprattutto quando la fase di esplosione dei sensi è massima, ovvero nell’adolescenza e giovinezza. Abbiamo tutti ricordo di attrazioni fatali verso personaggi del cinema, della televisione, della canzone, dello sport.

Sono momenti di vita, in cui riconosciamo in personaggi che hanno una grande visibilità, una bellezza cosi come la sognamo, anche senza conoscere la persona o saper niente di più di quello che ci viene raccontato dal gossip o dalle cronache dello spettacolo. E’ un sentimento d’amore privo di vita reale, anche se ci sono casi di fan che hanno sposato il loro idolo.

E questa situazione non dura per sempre. Viene pian piano sostituita dalla capacità di apprezzare la vita nelle forme più vere legate alla quotidianità degli incontri e degli episodi reali.

L’amore unilaterale è devastante quando diventa una fissazione, se viene manifestato e non accolto, magari deriso, e porta ad un dolore che si lega direttamente alla nostra autostima. Dubitiamo di noi stessi, quando gli altri ci rifiutano, e se per il normale svolgere della vita può essere fisiologico, quando si parla di amore, è un colpo al nostro ego e ai nostri sogni. 

Non possiamo piacere a tutti evidentemente, lo possiamo capire. 

Quello che ci sfugge spesso, è che l’amore fiorisce e si sostanzia di significato quando riusciamo ad amare chi ci ama veramente e ce lo dimostra con il suo comportamento. Sembra semplice, ma le cose semplici sono le più difficili da capire. 

E’ più passionale struggersi verso chi non ti ama, che ti fa provare emozioni anche forti, negative e positive, piuttosto che decidere di costruire un rapporto giorno per giorno, fondando la relazione anche sulla volontà di condividere il proprio mondo con qualcuno che ha la voglia di condividere il suo con te. 

Questa è la differenza dell’amore maturo, che viene con il tempo e le delusioni, è l’amore passionale immediato che si brucia nel desiderio, qualunque esso sia. Sperando che tutto sia l’inizio di un idillio, e non un passo verso il baratro emotivo….  

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Psicologia & Crescita personale

Amore senza sesso e sesso senza amore

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L’amore è quel sentimento che permette al sesso di diventare qualcosa di autentico. 

Nelle relazioni tra uomo e donna, esistono diversi piani di vissuto affettivo. L’aspetto più immediato è quello biologicamente definito dai canoni della natura, essendo la vita legata alla riproduzione, ogni essere vivente ha un codice di vita che è impostato per riprodurre la propria specie.

E in questa dimensione, il sesso rappresenta lo strumento che la Natura ci ha dato per assolvere a questa funzione primordiale. Essendo questo un piacere, un piacere unico e forse non paragonabile, permette a tutti di esercitarlo e così la vita continua e il mondo si popola. 

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L’amore, nel senso di sentimento d’amore, ha una connotazione più completa, perché attiene alla sfera diretta dei sentimenti, oltreche delle emozioni. Ma di emozioni si parla anche nel sesso.

Il piacere dà emozioni, si tratta poi di averne consapevolezza, e di non cadere nella trappola della dipendenza.

Nelle dinamiche legate al sentimento (amore) e alla passione (sesso), si realizzano meccanismi diversi legati al vissuto di coppia, o comunque dei due partners. 

Quando si prova un sentimento d’amore per qualcuno, si passa da una conoscenza ad un innamoramento, cioè un affidamento verso qualcuno che ci ha colpito per il suo modo d’essere, ma soprattutto per quello che riesce a trasmetterci.

Infatti, quello che ha rilevanza quando ci si sente innamorati di qualcuno, e mi riferisco sempre relativamente a persone adulte, è la sensazione di benessere che ti trasmette con la sua presenza, sia fisica che pensata, idealizzata.

Nell’innamoramento c’è un venire meno delle difese immunitarie del sentimento, che porta l’innamorato a concedersi all’altro, a dare se stesso per vedere la persona che ha vicino felice.

Si dice appunto che per amare veramente non bisogna aspettarsi niente in cambio. 

Quando si analizza il sesso, preso nella sua specificità, si fa riferimento ad una pratica che è legata all’elemento passionale, e può essere vissuto anche senza trasporto di sentimento, o forse meglio dire, senza un grosso investimento sentimentale.

Può essere una risposta biologica ad un’attrazione non prevista, la necessità di soddisfare un bisogno sentito e desiderato. Il fatto certo è che si tratta di una condizione che è altro dall’universo amore, preso nella sua dimensione sentimentale. 

Parlando di questi temi, mi rendo conto che non è possibile assolutizzare, essendo le persone diverse per educazione, cultura e sensibilità. Ognuno ha uno schema di approccio ai temi dell’incontro con l’altro, quando questo supera il confine dell’amicizia, che non è definibile a priori. Ci sono attribuzioni specifiche della propria umanità, che si condensano in un modo di agire personale. Basti pensare al modo di essere delle varie popolazioni in giro per il mondo. 

Molto è legato anche alla condizione della donna, che nelle società capitalistiche ha raggiunto un livello di autonomia nella gestione della propria vita lavorativa e sentimentale tale, per cui molto spesso, detta lei stessa le regole di come deve essere il rapporto con l’altro sesso.

Pensiamo adesso alla condizione forse più ottimale, ovvero la dimensione di coppia adulta, innamorata e sessualmente attiva.

Sembra sia l’optimum, perché grazie al sentimento che la condizione di innamoramento garantisce, anche l’unione sessuale tra i due partners può raggiungere dei livelli di coinvolgimento ottimali e condivisi in modo appagante.

Cosa può non funzionare? … O l’imprevisto o il troppo!

L’imprevisto, ahimè, è un fatto sopravvenuto che non dipende dalla nostra volontà e può capitare anche quando le cose stanno funzionando alla grande, e mi riferisco ad esempio a malattia e crisi improvvise, soprattutto. In tutto questo ciò che soffre può essere l’aspetto sessuale della relazione. In questo caso l’amore inevitabilmente si trasforma, e chi subisce si trova difronte a delle scelte che mettono a confronto il suo ego con il Noi di coppia.

Per quanto riguarda il “troppo”, è la condizione di chi forse perde la bussola della situazione, perché troppo coinvolto nel momento magico che amore e passione riescono a dare a chiunque. Forse senza eguali, nel panorama delle esperienza umane e delle emozioni. 

Il rischio è quello di non riuscire a farne più a meno, e nel volerne sempre di più, di attenzioni, di amore, di passione, di sesso. E, come si può ben capire, non sempre la coppia regge certi ritmi, visto che la vita è fatta anche d’altro e le energie fisiche e mentali non sono distribuite allo stesso modo tra uomini e donne.

Per cui, si può avere la voglia di cercare oltre la coppia un tipo di appagamento diverso da ciò che è diventato pressante e a cui non si è disposti a rinunciare, magari senza un motivo valido, solo per appagare un desiderio diventato potente e a volte patologico.

E’ il classico meccanismo di dissonanza cognitiva che spiega una scelta fatta anche in modo inopportuno, allegando una spiegazione che ci auto imponiamo per giustificare queste scelte. Sono meccanismi della mente, che non tutti conoscono, ma che molti mettono in atto.

In questi casi il rischio è quello di rompere il Vaso di Pandora, ovvero di rompere un equilibrio emozionale di coppia che aveva tutti i numeri per dare il giusto grado di felicità, perché vissuto totalmente, in termini di amore e passione.

Ma quando si vuole troppo, e si è vittime, più o meno inconsapevoli, della propria infinita voglia di passione, ma anche di sentimento, si finisce spesso per limitarsi, e dopo un primo momento di assoluta gratificazione, viene a comparire il rimpianto, il rimorso, ma anche no.

Comunque di fronte al dolore dell’altro, anche se si dice di non averne testimonianza, si assorbe nell’inconscio una trama emotiva, che porta ad una confusione emozionale, da cui non si sviluppa poi un percorso chiaro.

I rischi che innesca sono davvero molto alti, anche per la persona più narcisista.

 

 

  

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