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Politica

La Lega esulta per la vittoria di Alessandro Savoi

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Alessandro Savoi rimane seduto al suo posto dentro il consiglio provinciale della provincia autonoma di Trento.

È questo che ha sentenziato il consiglio di Stato che ha così metto una pietra tombale sulla questione avviata dal ricorso di Giacomo Bezzi dopo il risultato delle elezioni provinciali del 21 ottobre 2018.

Ricorsi, esposti e contro ricorsi non sono serviti, i giudici del Consiglio di Stato infatti dopo un’attenta analisi hanno riconosciuto altri voti precedentemente non assegnati al candidato della Lega che quindi si è riportato in vantaggio sull’avversario. 

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Esulta la Lega che quindi vede rimanere inalterato il numero di consiglieri dentro il consiglio provinciale.

«Come Segretario e a nome di tutta la Lega Salvini Trentino esprimo massima soddisfazione per la sentenza del Consiglio di Stato pubblicata nella giornata odierna, sentenza che finalmente rende giustizia al nostro Presidente dopo un iter processuale durato per mesi, ma che finalmente ha riconosciuto quanto da noi sempre ribadito. Una battaglia legale che ha visto il nostro Presidente guerriero ancora una volta in prima fila nel difendere quanto deciso dagli elettori» – Così il segretario della Lega Mirko Bisesti pochi minuti dopo aver avuto la notizia della vittoria del suo presidente

Felice anche il capogruppo Mara Dalzocchio: «Sono felice che la delegazione di rappresentanti della Lega Salvini Trentino possa ancora avvalersi della figura storica di Alessandro Savoi, nostro Presidente e figura storica della Lega in Trentino. Oggi si è dato ragione a chi effettivamente l’aveva. Ora, tutti insieme, affronteremo con maggior serenità le battaglie che la Lega si pone per portare quel cambiamento richiesto dai trentini lo scorso 21 ottobre».

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Politica

Ok alla commissione speciale d’indagine sull’affidamento dei minori. Ghezzi: «Un mostro». Dalzocchio: «Serve per dare risposte ai cittadini»

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Buona parte dei lavori consiliari di ieri mattina sono stati dedicati alla discussione della delibera letta dal presidente Kaswalder per la nomina della controversa Commissione speciale d’indagine in materia di affidamento di minori, organismo la cui istituzione era stata già decisa dall’Aula il mese scorso con l’approvazione a maggioranza di una mozione proposta dalla Lega.

Alla fine del lungo dibattito il Consiglio si è espresso a favore del documento che indica i compiti e gli obiettivi dell’organismo, testo molto criticato dalle opposizioni, con 19 voti a favore espressi dalla maggioranza e i 13 di astensione delle minoranze.

Il testo comprende anche i nomi dei consiglieri designati ieri all’interno dell’organismo con un’apposita riunione dei capigruppo: Claudio Cia di Agire, Luca Guglielmi di Fassa, Mara Dalzocchio, Denis Paoli e Katia Rossato della Lega, oltre a Lucia Coppola di Futura, Filippo Degasperi dei 5 Stelle, Sara Ferrari del Pd e Pietro De Godenz dell’UpT.

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Paolo Ghezzi di Futura ha ricordato il motivo per cui Futura, che il mese scorso aveva votato contro la creazione della Commissione d’indagine, ieri ha deciso di partecipare all’organismo.

Il capogruppo ha spiegato di giudicare la Commissione “un mostro”, vale a dire un’iniziativa “abnorme” rispetto al suo oggetto perché formata da persone non competenti che per due anni rischiano di tenere in scacco un intero settore da cui dipende la vita di bambine, bambine, ragazze e ragazzi minorenni.

Ma proprio perché si tratta di minori le cui storie, in questi casi sempre dolorose, esigono di essere affrontate con estrema discrezione, assoluto rispetto e la massima sensibilità “non potevamo – ha detto – non entrare in questa Commissione.

La presenza nell’organismo di Coppola garantisce per Ghezzi che vi sarà una grande attenzione a questi temi. L’obiettivo di Futura è evitare che la Commissione, anziché favorire una visione serena e costruttiva del settore, causi dei danni.

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“Avete consapevolmente deciso di giocare con il fuoco”, ha aggiunto, “facendo un’operazione di propaganda sulla pelle dei minori”. Ghezzi ha poi passato al setaccio il testo della delibera istitutiva della Commissione, incaricata di “vagliare la qualità degli interventi”.

Compito appunto abnorme secondo Ghezzi. La verità a suo avviso è che pur essendo tutti i dati nelle mani dall’assessora leghista al welfare, la Lega ritiene, alla trentina, che “no se sa mai” e che solo questo sospetto giustifica la Commissione speciale.

Sarebbe auspicabile per il consigliere che grazie alla Commissione emergesse effettivamente qualche caso problematico, perché gli esperti che l’organismo ascolterà non potranno certo, per ovvi divieti di legge, fare nomi e cognomi di questo o quel minore.

Ma stando alla delibera, inoltre, l’organismo dovrebbe individuare i minori da tutelare e verificare l’adeguatezza dei servizi rispetto ai bisogni affettivi dei soggetti da tutelare. Ghezzi non ha escluso che nei due anni in cui dovrà lavorare la Commissione riesca a produrre qualche spunto di riflessione per migliorare le cose.

Ma se ciò avverrà sarà solo grazie alla saggezza dei componenti di minoranza e anche della Lega, che consentirà di evitare perdite di tempo e la migliore gestione possibile di quest’organismo che non doveva neppure vedere la luce.

A Ghezzi ha risposto Mara Dalzocchio, capogruppo del Carroccio da cui la Commissione d’indagine era stata richiesta, ha ricordato che a proporre la creazione di quest’organismo consiliare sono state le donne della Lega. Con motivazioni nate dallo scandalo di Bibbiano che ha interessato tutto il Paese.

Era giusto, quindi, chiedere di valutare anche la situazione del Trentino attraverso una Commissione d’indagine. Dalzocchio ha tenuto a precisare che la Commissione non è contro qualcuno ma mira ad indagare il settore per fare il bene dei minori.

Parlare della Commissione come di un mostro è quindi inaccettabile perché – ha aggiunto la capogruppo – qui si tratta di dare supporto alle persone impegnate e coinvolte nel settore. Questo è a suo avviso un preciso dovere di chi siede in quest’Aula.

Dalzocchio ha apprezzato la scelta di Futuro di partecipare con Coppola alla Commissione ma ha respinto con forza le critiche di Ghezzi il quale da un lato contesta l’organismo ma dall’altro riconosce che su questa problematica non esiste una realtà perfetta.

Dunque, ha dedotto Dalzocchio, secondo lui anche nel Trentino può essere che vi sia qualcosa che non va. Tant’è vero, ha ricordato, che tutti i giorni emergono casi di sottrazione di minori dannosi per loro e che non tutelano i loro interessi.

Dalzocchio ha anche negato che la richiesta della Commissione sia frutto di un diktat di Salvini, perché la mozione era stata presentata prima della proposta del capo della Lega. Ha poi ricordato che la bambina presa in braccio sul palco da Salvini era sua figlia e che il caso è stato strumentalizzato fino a quando la verità non è emersa.

“Non c’è alcuna volontà da parte nostra di finire sui giornali – ha assicurato Dalzocchio – perché vogliamo salvaguardare i minori. Innanzitutto evitando che siano allontanati dai genitori se non per brevissimo tempo, perché le separazioni li danneggiano gravemente.

Dopo la richiesta da noi avanzata in Aula con la mozione, ha concluso Dalzocchio, molti genitori si sono presentati da me, il che significa che questa Commissione potrebbe essere utile. Non c’è comunque da parte nostra alcuna volontà di strumentalizzazione – ha ribadito – perché l’argomento è molto delicato.

E di questo siamo del tutto consapevoli. Tuttavia il problema esiste e di fronte ad esso non si può mettere la testa sotto la sabbia. Il desiderio della Lega è che si lavori serenamente nell’esclusivo interesse dei minori.

 

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Politica

Dopo la cittadinanza «facile» la sinistra ci riprova con il voto ai sedicenni

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Dopo la cittadinanza facile, il voto ai sedicenni: la sinistra non sa più cosa fare per trovare quei voti che sta regolarmente perdendo in ogni tornata elettorale.

L’idea del voto ai sedicenni arriva dallo slancio emotivo di vedere i giovani sfilare per le strade italiane a sostegno di una politica ambientale che salvaguardi il pianeta.

Obiettivi, motivazioni e cortei sono stati d’ufficio etichettati di sinistra e da qui l’illusione che possano essere tutti voti che confluiranno verso una sinistra in profonda crisi.

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Un’ipotesi supportata anche da una realtà: la scuola trasmette cultura e valori di sinistra e quindi quei giovani che al contrario di chi ha più anni, non hanno memoria storica è chiaro che possono diventare una miniera di voti.

Peccato che un conto sia manifestare saltando un giorno di scuola ed un altro possa essere l’andare a votare.

Insomma non c’è nulla di scontato, così come la cittadinanza facile ottenibile sotto varie forme, settore dove la sinistra continua le sue battaglie imperterrita contro il volere della maggior parte degli italiani.

L’idea era semplice, ricreare quel proletariato che la stessa sinistra ha contribuito a polverizzare con i migranti.

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Persone che avendo acquisito dei diritti grazie alla sinistra, si sarebbero sdebitati col voto.

Solo teoria però. Prima di tutto perché tra gli immigrati, in particolar modo per quelli provenienti dall’Est Europa i sentimenti anticomunisti sono molto forti, poi le comunità di stranieri sono frammentate e non danno garanzie.

Ma quello che è peggio è che gli italiani si sono ribellati e tra questi molti elettori di sinistra, non condividendo l’immigrazione selvaggia organizzata dai governi targati PD negli ultimi anni.

Registrato il fallimento sul fronte immigrati, la sinistra ci riprova col voto ai sedicenni: sarà la carta vincente?

Non sarà facile, ma piuttosto che andare alla ricerca di astruse ipotesi non sarebbe meglio se la sinistra tornasse a fare la sinistra?

Se i sindacati tornassero a fare gli interessi dei lavoratori?

Ed invece di inseguire migranti e adolescenti non sarebbe meglio recuperare lo spirito delle Case del Popolo e tornare a lavorare per la gente italiana?

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Politica

Sondaggio Mentana: continua inesorabile il crollo dei cinque stelle

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Il sondaggio di Swg per il Tg di Enrico Mentana non lascia scampo ai Cinque Stelle.

Il Movimento, a ridosso della firma dei capigruppo della maggioranza di Camera e Senato sulla riforma della riduzione dei parlamentari, prende una grande batosta.

I pentastellati – numeri alla mano – calano del -1.1, rispetto alla scorsa settimana, arrivando al 18,5 per cento.

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Invariata invece la posizione della Lega che si conferma – come sempre – al primo posto, diminuendo dello 0,5 per cento e raggiungendo il 32,3.

A seguire, ancora una volta, il Partito Democratico che vede i propri consensi salire (+0,6) fino al 20 per cento a dispetto dei suoi alleati di governo.

Sorprendentemente il partito di Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) vede una contrazione, per cui passa dal 7,3 al 7,1 per cento.

Rimane tale e quale a settimana scorsa Forza Italia, ferma al 5 per cento, mentre Italia Viva di Matteo Renzi sembra vedere la luce e aumentare dello 0,7 per cento. Anche se la soglia del 5 per cento non viene superata.

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