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Arte e Cultura

“Signora fotograf(i)a” a Palazzo Roccabruna fino al 27 luglio

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Prosegue fino al 27 luglio, nella sola sede di Trento – Palazzo Roccabruna, la mostra fotografica “Signora fotograf(i)a.

Collezioni storiche Tirolo-Alto Adige-Trentino”, realizzata con il contributo della Provincia autonoma di Trento e il coordinamento locale della Soprintendenza per i beni culturali nell’ambito del progetto interregionale Italia-Austria “Argento vivo”, per la prima volta esteso anche al Trentino.

L’esperienza della visita si completa ora con le immagini realizzate da bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni nell’ambito del workshop “Riflessi dal mondo. Io e l’immagine di me”, curato dall’Ufficio provinciale per il Sistema bibliotecario trentino con la guida della fotografa Elisa Vettori.

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La mostra, ospitata nella prestigiosa cornice di Palazzo Roccabruna, riflette la ricchezza dei numerosi archivi fotografici (con sedi a Lienz, Innsbruck, Brunico e Bolzano) che, assieme all’Archivio fotografico storico della Soprintendenza di Trento, hanno avviato un inedito percorso di collaborazione, con l’obiettivo di valorizzare la fotografia storica in quanto specchio di trasformazioni culturali e tecniche e parte integrante del patrimonio culturale.

La selezione delle fotografie affianca esemplari provenienti da tutte le istituzioni coinvolte, collegandosi alle ricerche ancora in corso sulla costruzione delle identità femminili e la presenza delle donne nella storia della fotografia tra la seconda metà dell’Ottocento e la stagione compresa tra le due guerre mondiali.

Il focus, in particolare, è sulle rappresentazioni al femminile del tempo libero e degli stili di vita, in un allestimento cronologico che consente di cogliere le trasformazioni, ma anche i ritardi e le persistenze, di una storia legata al corpo e al mutevole concetto del pudore.

Speciale attenzione è dedicata a quel peculiare dispositivo di auto rappresentazione e conservazione della memoria che è l’album fotografico, con l’esposizione in originale di preziosi esemplari che spaziano dal ricordo del viaggio di nozze al campionario dell’attività dello studio dei F.lli Pedrotti, presenti anche con un montaggio di filmati d’epoca realizzato a cura di Format – Centro Audiovisivi.

In mostra anche le immagini realizzate da bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni nell’ambito del workshop Riflessi dal mondo.

Io e l’immagine di me, curato dall’Ufficio per il Sistema bibliotecario trentino della Provincia autonoma di Trento con la guida della fotografa Elisa Vettori.

Durante i cinque giorni di attività, tra promozione del libro, valorizzazione della cultura fotografica e sperimentazione personale, i partecipanti si sono confrontati creativamente con le ricerche di grandi fotografe del passato e del presente, come Vivian Maier, Wanda Wulz e Beatrice Cosimi, provandosi nella ripresa della propria immagine riflessa, nella doppia esposizione e nel collage.

Anche l’allestimento della sala è il risultato delle riflessioni e delle scelte compiute dal gruppo a conclusione del laboratorio.

La mostra è aperta con orario: mar-mer 10-17, gio -ven 10-20, sab 17-20. L’ingresso è libero.

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fashion

Margherita de Cles, la “stilista dei vip” eletta vicepresidente Unimpresa Moda

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La stilista Margherita de Cles, trentina dalle origini siciliane, è stata eletta nei giorni scorsi a Napoli vicepresidente della Federazione Nazionale Moda Unimpresa: affiancherà l’azione del presidente Giancarlo Presutto nell’organismo che si occupa di promuovere i brand italiani legati al mondo fashion sul territorio nazionale e internazionale.

La Federazione Unimpresa Moda ha il compito di rappresentare, tutelare e valorizzare il ruolo delle Micro, Piccole e Medie Imprese, dei lavoratori autonomi e delle professioni intellettuali aderenti al sistema nazionale di Unimpresa che operano sia all’ingrosso sia al dettaglio nei settori della moda, tessile, abbigliamento, sartoria, calzature, articoli sportivi, articoli per la casa, accessori e pelletteria, bijoux, gioielli, fragranze e design.

La Federazione ha come funzione primaria quella di interpretare, affiancare e sostenere le MPMI nella creazione di un nuovo sistema finalizzato al rinnovamento delle politiche educative, formative e lavorative per perseguire gli obiettivi di una maggiore competitività promuovendo le qualità e l’eccellenza della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico, dell’autentico Made in Italy.

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Era il 17 agosto 2017 quando al Palazzo dal Lago si tenne il taglio del nastro per l’apertura dell’atelier della baronessa Margherita de Cles proprio nel cuore della Val di Non, a Cles.

La giovane stilista ha avuto due anni molto intensi ma ricchi di gratificazioni: oggi è nota per la sua seta vegana ed ecosostenibile che rispetta la naturale evoluzione del baco.

Con il suo brand “La Cles” è stata definita la “stilista dei vip” perchè molti personaggi famosi hanno indossato di recente alcune sue creazioni: da Maria Grazia Cucinotta a Rossella Brescia, da Caterina Balivo all’ex Miss Italia Clizia Fornasier e ancora l’attrice Anna Mazzamauro, la storica signorina Silvani dei film di “Fantozzi”, perchè il suo stile abbraccia ogni tipo di donna, da quella più sofisticata e innovativa alle signore più easy.

Di recente ha ricevuto il Premio Fashion Award all’International Fashion Week al Teatro Cilea di Reggio Calabria ed è stata protagonista di una sfilata sul lungomare di Lingua in occasione dell’VIII edizione di Marefestival Salina – Premio Troisi, manifestazione diretta da Massimiliano Cavaleri, che ha voluto far conoscere al parterre di giornalisti e artisti da tutta Italia la sua nuova collezione in uno dei luoghi più incantevoli dell’isola del film “Il Postino”, sul retro lo sfondo di Lipari.

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Spettacolo

L’addio alla Toffa nel Duomo di Brescia, grande folla. Don Patriciello: “Nadia non è morta”

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L’applauso della grande folla all’arrivo della bara nella cattedrale di Santa Maria Assunta a Brescia, la lunga e commovente cerimonia cominciata alle 10. 30 di questa mattina e conclusasi intorno alle 11.45, con la messa celebrata da Padre Maurizio Patriciello, il prete della terra dei Fuochi.

Un evento commovente, a tratti straziante quello dei funerali di Nadia Toffa, ai quali erano presenti vip e cittadini per l’ultimo saluto alla giornalista e conduttrice delle Iene, morta a soli 40 anni per un tumore al cervello contro il quale combatteva da quasi due anni.

Il feretro bianco ricoperto di rose è stato accolto da un lungo applauso da parte di centinaia di persone. Prima dell’inizio delle esequie l’autore delle Iene Davide Parenti ha deposto sulla bara chiara la cravatta nera, simbolo della redazione.

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«Se qualcuno oggi ti dice “Nadia è morta”, non ci credere, è una menzogna», ha detto durante l’omelia don Patriciello ,ricordando la personalità di Nadia e la sua grande voglia di vivere e di lottare contro le ingiustizie.

«Abbiamo il dovere di ricordare a tutti la sua lotta. Dobbiamo raccogliere quello che ha lasciato perché nulla di quello che ha lasciato, nulla vada perduto», ha sottolineato il sacerdote.

Fuori dal Duomo, dopo i funerali, uno ad uno i colleghi della redazione della trasmissione di Italia 1 sono sfilati davanti al feretro per rendere omaggio alla collega. Il carro funebre ha poi lasciato piazza Paolo VI accompagnato da un altro commosso, interminabile applauso.

«È come perdere una sorella», ha affermato l’amico e collega Giulio Golia. «La gente l’amava perché era autentica e l’ha capito. Nadia ha reso concrete azioni per la giustizia in un’epoca di odio“, ha detto di lei Enrico Lucci.

Sui social oltre 10 mila persone hanno deciso di seguire l’evento.

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Musica

«Je t’aime moi non plus»: compie 50 anni la canzone più censurata al mondo

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Nella foto Jane Birkin allora e adesso

Era il 15 agosto 1969 e dalla Francia arrivò la bomba “Je t’aime moi non plus“, una canzone che scandalizzò larga parte dei benpensanti del nostro paese, che si affrettarono a censurarla e a far sequestrare il disco.

Je t’aime… moi non plus è un singolo del musicista francese Serge Gainsbourg e dell’attrice britannica Jane Birkin, pubblicato nel 1969.

Il brano era stata originalmente registrato da Gainsbourg assieme all’attrice Brigitte Bardot nell’autunno del 1967, ma la sexy bionda francese poi ci ripensò e non volle più pubblicarlo.

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Verrà pubblicata soltanto nel 1986. Ma ormai non c’era più nulla di cui scandalizzarsi perché nel frattempo s’era visto e sentito ben altro.

Il brano ha provocato uno spropositato scandalo nell’estate del 1969, soprattutto in Italia e Regno Unito, poiché mima un rapporto sessuale in diretta.

La canzone è infatti una delle prime a trattare il tema dell’erotismo in modo così esplicito, con i suoi sospiri e le sue parole, che descrivono l’atto sessuale tra un uomo e una donna, e, con passaggi come «vado e vengo tra le tue reni» («Je vais et je viens entre tes reins» in francese), lascia poco all’immaginazione.

Nonostante l’erotismo esplicito il brano non può essere considerato pornografico: il carattere del brano è infatti malinconico e romantico, tipico esempio culturale della rivoluzione sessuale.

In seguito il brano finisce per divenire oggetto di numerose censure e sequestri, ma anche per riscuotere un grande successo discografico, cui fanno seguito un grande numero di reinterpretazioni, imitazioni e parodie.

Della canzone ne fanno addirittura una cover Giorgio Albertazzi e Anna Proclemer, coppia regale del teatro e nella vita.

La riprende anche Ombretta Colli, da sola.

Ci si buttano pure all’estero: in inglese Donna Summer e Nick Cave con Anita Lane. Nel 1976 Gainsbourg dirige un film con lo stesso titolo: interpreti Jane Birkin e Joe Dallesandro.

 

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