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Trento

Flavio Bertolini e il suo record trentino: «Le mie cinque lauree nell’ateneo n.1 in Italia»

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La notizia che l’Università di Trento è prima nella classifica degli atenei italiani di media grandezza è una gratificazione al lavoro svolto in questi anni da tutti gli “attori” del sistema Università. E’ pure un riconoscimento alla città di Trento, che nell’Università ha trovato nuova linfa vitale per caratterizzarsi come polo culturale e di ricerca innovativa a livello mondiale.

E un’opinione su come funzioni l’organizzazione e la vita in ateneo nel capoluogo l’abbiamo chiesta al collaboratore e amico de La Voce del Trentino, Flavio Bertolini.

Un testimone di eccezione che più di altri ha vissuto sul campo l’esperienza universitaria trentina, in virtù delle sue cinque lauree accademiche magistrali. 

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Avete capito bene. Bertolini è tra i pochi studenti in Italia che può vantare al suo attivo ben cinque titoli accademici magistrali: sociologia, lettere, giurisprudenza, psicologia del lavoro e scienze religiose.

Titoli che lo hanno reso conosciuto tanto da far guadagnare al cinque volte Dottore l’appellativo di “Mister Laurea”.

Una passione, quella per lo studio, che non conosce confini?

Studiare è bello e gratifica molto chi lo fa, in qualunque situazione lo si sperimenti. Da giovane neolaureato, come da lavoratore curiosamente motivato ad accrescere il proprio patrimonio culturale e le proprie competenze, ed anche come semplice appassionato che vuole dedicare il proprio tempo libero per rigenerare i propri neuroni. 

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La mia esperienza accademica inizia con la laurea in sociologia, quella sociologia “vecchio ordinamento”, in cui si contrapponevano i due classici indirizzi dell’idea di una società in cui le masse puntano al cambiamento.

Il confronto è il classico rapporto tra sociologia del cambiamento, supportata da un pensiero di sinistra che spinge le persone a lottare contro il sistema per cambiare la propria condizione, e sociologia borghese, in cui il mainstream regola il sistema garantendo un equilibrio tra i vari sottosistemi sociali, che si autoregolano per garantire la condizione di omeostasi sociale“.

Dopo questa immersione nel magico mondo della sociologia, che a Trento poteva contare sui più illustri esponenti (De Lillo, Fabris, Porro, Rutigliano, Schizzerotto ed altri), ti è venuta l’esigenza di ampliare gli orizzonti culturali?

Ho voluto confrontarmi con il pianeta della cultura tradizionale classica, così come viene insegnato alla facoltà di lettere e filosofia di Trento. Devo dire che forse tra i percorsi universitari, è il più appagante. Non c’è l’ansia dell’esame in forma così marcata (anche se tendenzialmente non ho mai avuto questa preoccupazione visto che quando si ama quello che si fa, la preparazione è una conseguenza logica), e il percorso degli esami permette di fare un viaggio nel corso dei secoli nella storia e nella cultura occidentale.

Partendo dai nostri padri greci e latini, la possibilità di conoscere è infinitamente grande. Gli ambiti che mi hanno affascinato di più indubbiamente sono stati quelli legati alla storia dell’arte, un viaggio affascinante da Giotto alla Pop Art, che ti permette alla fine di avere una preparazione veramente vasta e autorevole, anche per la frequentazione abbinata ai corsi di studi a città d’arte, mostre ed eventi culturali.

Una grande scoperta è stata la geografia, che ho biennalizzato, soprattutto la geografia culturale, che secondo me dovrebbe maggiormente essere integrata nei percorsi di studio e valorizzata”.

In quale dei percorsi accademici ti sei dovuto impegnare di più?

L’esperienza della laurea in giurisprudenza, fatta di due moduli, il primo percorso triennale, come laurea di primo livello, e quindi la laurea specialistica, altri due anni di perfezionamento seguendo un indirizzo e un piano di studi adeguato alle proprie ambizioni post laurea, transnazionale, civilistico, penalistico, è stato forse il più impegnativo, soprattutto nella seconda parte.

La motivazione che mi ha spinto verso questi studi in questo caso, è stata più professionale che culturale, anche se una buona cultura giuridica di base è un requisito molto spendibile nel lavoro e nella vita in genere. Il limite degli studi giuridici, forse è che hanno un veloce grado di obsolescenza, in quanto il diritto, fatto di leggi, di pronunce della Suprema Corte e sentenze, segue percorsi ed orientamenti che possono mutare e cambiare la definizione di controversie nel tempo.

I codici si aggiornano anche due volte all’anno, le leggi cambiano a seconda della linea politica dei parlamenti e dei governi di turno, insomma, bisogna prepararsi ad acquisire una conoscenza, che nel tempo si trasforma, a differenza invece dell’ambito della cultura letteraria classica, fatta di autori scolpiti nel tempo che sono punti di riferimento a prescindere.

Per quanto riguarda il mondo della dottrina, in questo tipo di scienza, è sempre soggetta al confronto con la produzione giurisprudenziale, e la dialettica tra i due ambiti è molto sviluppata e accesa. Sto continuo il rapporto con la facoltà di Giurisprudenza con un incarico nell’associazione Alumni Giurisprudenza“.

Il quarto percorso che hai affrontato è stato quello degli studi psicologici, di cui hai approfondito l’indirizzo Psicologia del lavoro e delle organizzazioni. Come mai questa scelta?

Forse più per una questione organizzativa personale. Anche in questo caso, mi ha soddisfatto molto, perché essendo la Facoltà di Scienze Cognitive a Rovereto molto impostata verso l’ambito europeo, permette un confronto con un nuovo tipo di Università, in cui ci sono corsi in inglese, la letteratura è in inglese, i maggiori centri di produzione scientifica sono all’estero, e gli esponenti principali delle teorie studiate non sono italiani, ma soprattutto del mondo americano e anglosassone in genere, dove psicologia e sociologia hanno molta più considerazione e applicazione pratica, visto anche il melting pot sociale di cui sistemi sociali. In questo percorso accademico, ho sperimentato le nuove tipologie di organizzazione degli esami, con moduli ed esami scritti di diversa natura.

Mi è stato utile e anche motivante. Affrontare ambiti nuovi stimola, e permette di aumentare la voglia di apprendimento. Attualmente sto coltivando la passione per la psicologia a tutti i livelli, declinata meglio in termini pratici, a livello di modelli di counselor e coaching”. 

L’ultimo momento di approfondimento culturale è stato quello che hai concluso l’anno scorso, e riguarda gli studi religiosi.

In questo caso, non parliamo propriamente di ateneo trentino, ma di un Istituto satellite come è la Fondazione Bruno Kessler. L’aspettativa di un approfondimento tranquillo e spensierato, forse era troppo semplice da immaginare. Devo dire che affrontare questo percorso, anche in virtù della frequenza obbligatoria ai corsi, cosa che non ero abituato a fare, visto che, lavorando, ho sempre mantenuto lo status di “studente lavoratore”.

Comunque anche in questo caso è stato tutto un percorso di scoperta e di crescita a livello culturale ed  umano. La tradizione teologica cristiana è, in questo tipo di studi, confrontata anche con altre religioni, il pianeta del cristianesimo riformato, soprattutto l’impostazione luterana, l’ebraismo, il mondo orientale (induismo e buddhismo soprattutto), e mondo islamico”.

Cosa ti ha colpito maggiormente di questa avventura nel mondo della religione?

Quando si affronta il pianeta della religione, ogni tema acquisisce fascino, in particolare a me hanno colpito il confronto comparato tra le religioni, il tema dell’etica e di come è pregnante (ed anche carente) nella formazione di tutti, specialmente di chi riveste ruoli di responsabilità.

Ho capito come, spesso, manchi questa preparazione e questa consapevolezza. E’ molto affascinante ripercorrere la storia della cristianità, dai padri della Chiesa e nei vari concilii, fino all’ultimo Vaticano II°, che ha rappresentato un punto di svolta nella Chiesa.  

Un bagaglio culturale davvero notevole quello che hai acquisito in tutti questi anni dedicati allo studio.

Posso dire che l’esperienza dello studio, che sia universitario o semplice approfondimento personale, costituisce un modo per aumentare il proprio patrimonio del sapere, e anche un grande metodo per restare sempre vivi e preparati intellettualmente. Se è vero che ogni sette anni i neuroni si rigenerano come nuovi, allora è un peccato non farli rinascere con una nuova consapevolezza, cosi da potere capire meglio il mondo viviamo“. 

Flavio Bertolini è entrato a fare parte della squadra della Voce del Trentino, per dare il suo contributo al progetto editoriale di rinnovamento del modo di fare giornalismo.

Tra gli altri contributi, cura per La Voce del Trentino la seguitissima rubrica “Psicologia e crescita personale“.

 

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Trento

Treni: è operativo il collegamento diretto Trento-Milano

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C’era anche il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti questa mattina, alla stazione ferroviaria di Trento, per l’avvio del collegamento diretto con Milano, che da oggi sarà quotidiano.

Il Frecciarossa parte alle 09.19 da Trento, con arrivo a Milano Centrale alle 11.45, il ritorno è alle 15.45 da Milano Centrale, con arrivo a Trento alle 18.15.

Si concretizza dunque il collegamento, con partenza da Bolzano – a questa prima corsa ha partecipato anche il vicepresidente Daniel Alfreider – salutato con soddisfazione dal presidente Fugatti, accompagnato dal dirigente del Servizio trasporti, Roberto Andreatta, presente anche il direttore regionale Trenitalia, Roger Hopfinger.

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”Si ripristina – ha commentato Fugatti – una relazione che ha anche un forte valore simbolico con la capitale economica d’Italia e con una Regione con la quale la nostra Provincia ha rilevantissime connessioni per quanto riguarda il turismo, basti pensare ai treni pieni che sono arrivati in questi giorni proprio da Milano, attivati straordinariamente per la visita ai mercatini. Questo treno è anche un sintomo evidente che il servizio ferroviario è enormemente cresciuto in questi anni in Italia: sino a poco tempo fa non c’erano i collegamenti veloci che abbiamo ora verso Roma: cinque coppie di treni e la possibilità di trasferimenti rapidi anche verso Bologna e Firenze. Una Provincia ed una Regione dunque sempre più connesse con il resto del Paese e dell’Europa”.

Arrivando da Bolzano, il treno, in direzione di Milano, ferma anche a Rovereto, Verona, Peschiera del Garda e Brescia. Da Milano verso Trento il treno ferma a Brescia, a Desenzano (e non a Peschiera del Garda come all’andata), e poi anche a Verona e Rovereto.

Dopo la fermata di Trento, riparte per Bolzano.

La novità è frutto dei contatti, avuti negli scorsi mesi, tra le Provincia autonome di Trento e Bolzano con il Gruppo FS. Nel 2015 la Provincia autonoma di Trento aveva già istituito il collegamento diretto per Expo Milano, incontrando il favore degli utenti. L’esperimento fu ripetuto, in via temporanea, anche nel gennaio 2016 con una corsa domenicale.

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La tratta ferroviaria diretta amplia i collegamenti con la Lombardia che già vedono nei fine settimana, a partire da dicembre, il collegamento diretto con autobus tra Brescia e Madonna di Campiglio

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Trento

Artigiani, presenza fondamentale per lo sviluppo del Trentino

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Valorizzazione e sostegno delle imprese artigiane, rilancio degli investimenti e semplificazione degli appalti sono stati i temi cardine degli interventi del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, e dell’assessore all’artigianato, commercio, promozione, sport e turismo Roberto Failoni, ieri mattina al teatro di Valle dei Laghi in occasione dell’assemblea generale dell’Associazione artigiani del Trentino.

Quella delle piccole aziende è ritenuta dalla Provincia una presenza fondamentale per la crescita e lo sviluppo del Trentino; per questo la giunta ha intrapreso diverse iniziative di supporto.

“L’ultima è stata lanciata solo pochi giorni fa” ha evidenziato l’assessore Failoni, riferendosi al progetto “Reload”, che punta a far crescere le competenze all’interno delle micro e piccole imprese, oltre che a favorire il ricambio generazionale. “In questo primo anno di legislatura, la collaborazione con la vostra associazione è stata positiva e puntuale” sono state le parole del governatore, che nel corso del proprio intervento ha risposto alle sollecitazioni del presidente degli artigiani Marco Segatta.

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“Gli investimenti dell’ente pubblico sul territorio rappresentano un volano per la nostra economia. Per questo motivo, nella manovra finanziaria in questi giorni all’esame del Consiglio provinciale, sono stati previsti 200 milioni di euro in più all’interno di questo capitolo di spesa.

Prevediamo il finanziamento di una grande opera pubblica all’anno e per velocizzare l’apertura dei cantieri sul territorio abbiamo approvato una legge che punta a rendere più snelle le procedure di appalto” ha spiegato il presidente della Provincia, che ha parlato anche del nuovo piano di efficientamento energetico degli immobili pubblici, annunciando l’incremento dei fondi per questo obiettivo che rappresenta un’opportunità per l’economia locale. In vista delle Olimpiadi invernali 2026, invece, lo Stato ha stanziato un miliardo di euro di finanziamento per le Regioni e le Province autonome interessate:

“Dobbiamo essere pronti. Per operare in maniera il più possibile celere con progetti e appalti, la Provincia potrà avvalersi di nuovo personale a tempo determinato” ha detto il governatore.

Con riferimento alla revisione della legge 6 sugli incentivi alle imprese si è parlato di valutarne l’impatto anche con la collaborazione della Camera di commercio, al fine di sostenere gli interventi che più di altri possono favorire la crescita delle piccole e medie imprese. Intanto, attraverso la manovra di bilancio, sarà introdotto un indicatore di svantaggio territoriale per favorire la presenza delle aziende nelle valli:

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“Si tratta di uno strumento di cui si è discusso in maniera approfondita nell’ambito degli Stati generali della montagna e che punta ad indirizzare le politiche provinciali verso le aree del Trentino che necessitano maggiori attenzioni, anche in materia fiscale. Allo stesso tempo, continueremo a favorire i servizi di trasporto pubblico per collegare città e valli servendoci della collaborazione dei privati: i risultati ottenuti finora sono positivi”.

L’assessore Roberto Failoni, nel corso del proprio intervento si è concentrato in particolare sul progetto di comunicazione “Reload”, frutto della collaborazione tra Agenzia del Lavoro, Dipartimento sviluppo economico della Provincia e associazione artigiani:

“L’attività all’interno delle piccole imprese trentine non va considerata di serie B, ma è anzi un’opportunità e una garanzia per il futuro dei giovani, in particolare di quelli più brillanti e creativi. È però necessario un salto culturale da parte delle famiglie”. Failoni ha ricordato l’importante sinergia con il settore turistico ed evidenziato la difficoltà di alcuni imprenditori ad accedere al credito: per farvi fronte, la Provincia ha attivato il Fondo di garanzia con 5 milioni di euro, grazie ad un accordo con il Ministero dello sviluppo economico. Infine, l’assessore ha evidenziato l’importanza di valorizzare la figura dei Maestri artigiani:

“Rappresentano la qualità e la professionalità alla quale devono tendere tutti i comparti economici del Trentino”.
 

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Trento

La Space Economy trentina si è presentata a Roma

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Anche la Provincia autonoma di Trento, con un programma di investimenti in progetti e infrastrutture innovative in ambiti quali la meccatronica, i materiali avanzati, le nanotecnologie e la fisica, si candida ad un ruolo di rilievo nella Space Economy nazionale.

Per questo motivo ha partecipato nei giorni scorsi al New Space Economy ExpoForum, il primo forum europeo, con un team di aziende e istituzioni pubbliche nel settore dell’innovazione aerospaziale.

Un’importante occasione di confronto con distretti storici, contatti con realtà del settore e conoscenza di nuovi sviluppi.

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Fare sistema e favorire l’incontro tra industria, mondo dello spazio e la ricerca: già da tempo è permeato anche in Italia il concetto di space economy, la nuova economia che guarda al futuro e che nello spazio vede il nuovo ambiente nel quale sviluppare tecnologie inedite che potranno essere utili sulla Terra, a partire da quelle al servizio dell’industria farmaceutica e dell’agricoltura di precisione.

Il taglio del nastro c’è stato nei giorni scorsi in occasione del primo New Space Economy Expoforum 2019, organizzato nella Capitale da La Fondazione E. Amaldi, Fiera Roma e Space Foundation, al quale il Trentino non si è fatto attendere.

Pronto per condividere l’esperienza provinciale nell’ambito dell’innovazione aerospaziale – grazie agli investimenti in progetti e infrastrutture innovative in campo meccatronico, dei materiali avanzati, delle nanotecnologie e della fisica – il nostro territorio si è presentato con una delegazione composta da Trentino Sviluppo, HIT, FBK, ProM Facility e le aziende Optoi e Cyber Marconi.

L’occasione ha permesso di entrare a contatto con numerose realtà del settore per conoscere gli strumenti di finanza e i prossimi programmi di sviluppo promossi da ASI ed ESA.

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Molto interessanti anche i confronti con i distretti storici come quello Pugliese e Laziale e gli incontri B2B per stingere rapporti con aziende del settore presentando il territorio e le sue competenze.

Nel corso delle tre giornate, dal 10 al 12 dicembre, la kermesse romana ha visto un susseguirsi di conferenze, workshop e incontri dedicati al tema dello sviluppo di nuove applicazioni e tecnologie derivate dallo spazio, rappresentando una grande opportunità di incontro per aziende innovative, startup, investitori ed enti pubblici attivi nel settore aerospaziale.

In scena le migliori expertise nel campo della tecnologia applicate allo spazio da enti di ricerca ad aziende ed una serie di seminari che hanno spiegato come queste tecnologie potranno permeare la vita di tutti i giorni.

“Investire sullo spazio significa investire sul futuro, anche in termini di miglioramenti concreti della vita sulla terra, dal settore della medicina a quello dell’agricoltura, passando per la mobilità e la sicurezza” – sono state le parole del discorso inaugurale del prof. Universitario Roberto Battiston, Chair del Comitato scientifico di New Space Economy European ExpoForum nel suo discorso di apertura – “Lanciare satelliti è diventato sempre più economico e la “New Space Economy” è cresciuta di conseguenza arrivando, nel 2018, a superare i 400 miliardi di dollari di valore globale”.

Non a caso, la quasi totalità dei settori economici si interseca più o meno direttamente con lo spazio e la sua economia e l’Italia ha una filiera completa nel settore spaziale e ricopre un ruolo di leadership in Europa, confermandosi terzo contributore dell’Esa, nonché uno dei pochi Paesi capaci di fornire tecnologie e programmi in tutti i comparti (Scienza, Esplorazione e osservazione dell’Universo, Osservazione della Terra, Lanciatori, Ssa-sicurezza, Telecomunicazioni, Navigazione e nuove tecnologie.

 

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