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Psicologia & Crescita personale

Quanto conta l’inconscio nelle scelte d’amore?

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Nella vita può accadere di incontrare una persona e di sentire fin da subito,  una sensazione positiva o negativa, senza una particolare motivazione logica. Immediatamente “a pelle”, si percepisce un’attrazione o una semplice simpatia spontanea. Quest’esperienza che probabilmente è capitata a tutti, non è frutto del caso, ma va direttamente a trovare origine nei meccanismi del nostro inconscio emotivo. Il linguaggio dell’inconscio è molto legato alle scelte dell’amore.

La scelta del partner avviene secondo motivazioni diverse e non sempre coscienti per chi ne è protagonista. Infatti le relazioni sentimentali sono l’espressione di una combinazione complessa di esperienze evolutive e secondo le tipologie delle varie personalità. Poiché in questa scelta d’amore,  la parte non razionale ha un ruolo molto importante, può manifestarsi c’è il rischio di diventare quasi il risultato di un programma che agisce sul nostro modo di fare, e che ha nelle esperienze passate le istruzioni che poi ci guidano nel nostro modo di avvicinarci agli altri.

L’alibi che soffrire per amore è inevitabile a prescindere, non è confortante. In amore soffrire non deve essere visto come un merito. E aggrapparci alla credenza che tanto più si soffre, tanto più c’è un sentimento condiviso e vissuto da entrambe le parti non è l’atteggiamento giusto. Una forte emozione, sia eccitante che dolorosa, che riusciamo a provare in momenti magari non programmati, se non viene espressamente vissuta e gli si dà modo di seguire un suo corso, rimane incompleta, e pronta a riaffiorare per trovare spazio all’interno del nostro paradigma emotivo.

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Il rischio che corrono molte persone che dicono di volere l’amore, è quello che ma in realtà ne hanno paura e non vivono a fondo le emozioni che provano, perché forse impreparati, stupiti e hanno paura di ritrovarsi feriti, immersi in momenti di delusione non voluta. Per questo evitano inconsapevolmente di vivere le emozioni che l’amore produce, fin dalla prima fase dell’innamoramento, sviluppando dei meccanismi di difesa anche verso una condizione che potrebbe essere fonte di gioia e piacere, se condotta nei termini di una riconoscibilità affettiva ben determinata.

La scelta di rinunciare per non soffrire, ha la conseguenza che può diventare un modo di essere acquisito, per cui non si tratta solo di rinunciare all’amore, ma rischia di diventare addirittura una rinuncia generalizzata verso altro, come il benessere fisico, la ricchezza, lo sviluppo di una personalità creativa e dinamica che ha sete di nuove esperienze.  

L’inconscio fa parte di noi, e non dobbiamo evitare il confronto. E’un carattere che la natura ha concesso all’uomo. 

Infatti la maggior parte di meccanismi della vita si regola con dinamiche che funzionano al di là della nostra presa d’atto. Il battito del cuore, il funzionamento degli organi, la digestione, il cervello, sono esempi di funzioni inconsce applicate alla biologia umana.

Un primo esempio di stimolo dell’inconscio sulle nostre scelte del partner è quello di individuare nella persona che ci attrae uno specchio del nostro essere. 

Nell’attrazione che proviamo verso qualcuno, che può portare ad innamoramento istantaneo come il colpo di fulmine, o graduale attraverso il riconoscersi nell’altro, c’è un fenomeno di regressione che porta la persona innamorata a riaffiorare dentro di sè in forma più o meno consapevole, situazioni emozionali dell’infanzia, e a proiettare questo vissuto sulla persona che ci ha colpito, investita così di un universo di pensieri e qualità immaginate, tanto da costruirne un modello d’amore ad uso del nostro sentimento che l’inconscio tende a farci rappresentare.

Il partner di cui ci innamoriamo viene scelto perché tendiamo a far riemergere e prevalere i nostri bisogni inappagati, direttamente riconducibili alle figure dell’ambito familiare e alle dinamiche che si sono instaurate, mancanze o forte protezione, difficoltà a staccarsi da schemi appresi nella crescita. Madre e padre, sono riferimenti imprescindibili del nostro inconscio, che racchiude in sé i riflessi degli schemi educativi della crescita. L’attrazione dell’innamoramento, può essere cosi un modo di colmare ferite emotive non risolte e rimaste a sedimentare senza che ce ne rendiamo conto.

Ecco dunque la tendenza inconsapevole a scegliere un partner simile al padre, o totalmente differente dal padre, o con caratteristiche che ricordino la madre. La spiegazione di questo sta nel nostro patrimonio emotivo, che si è strutturato a partire da queste figure parentali.

Le esperienze di amore vissute da adulti e che possono finire per deludere, sono lo specchio delle esperienze di un periodo passato, in cui da piccoli sono seguiti episodi in cui si è stati trascurati e poco compresi nei propri bisogni dai genitori. Questo può aver fatto nascere la falsa credenza per cui ci si sente immeritevoli d’amore, e di conseguenza condizionati a meritare la sofferenza come situazione inevitabile da accettare.

Nell’amore adulto quando si crea un legame solido, c’è un reale scambio con una partecipazione fisica emotiva e mentale, ben strutturata. Abitare una coppia che abbia caratteristiche di empatia, complicità e soprattutto una “dimensione adulta” è comunque veramente complesso.

In questo tipo di relazione matura, amore e sesso si compenetrano e fanno parte di un unico modo di amare, che permette di vivere un’intimità condivisa su tutti i livelli, per quanto riguarda il cuore, il corpo e la mente.

Come ci può muovere per trovare una modalità adatta al nostro modo di essere? Forse quella di imparare ad ascoltare le nostre sensazioni profonde, e far in modo che questa abitudine diventi un modo per capire quando diventiamo vittime di meccanismi che non riusciamo a gestire. 

Diventare amici del proprio inconscio, permette di arrivare ad una conoscenza di sè tale da permettere una crescita e arrivare ad essere più sicuri di noi stessi. Questo porta a migliorare la nostra immagine, e regalarci quel pizzico di fascino personale e di originalità, che può farci essere piu attraenti per gli altri. Imparando a gestire le tensioni interne, si può evitare di lasciare spazio ad un’emotività senza controllo, fonte spesso di preoccupazioni se indirizzata verso persone che non sono all’altezza di comprendere la nostra sensibilità. 

 

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Psicologia & Crescita personale

Intelligenza o furbizia: essere furbi conviene?

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“In Italia il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle. (Giuseppe Prezzolini)

Quando si parla di furbizia, si fa riferimento ad un carattere dell’animo umano, che utilizza le occasioni e gli espedienti più diversi per ottenere un vantaggio per sé o per chi gli interessa. Nel Codice della vita, è forse una delle “competenze” che maggiormente l’uomo si trova a dover attivare, e se non lo fa rischia di perdere occasioni, e di sopperire alla durezza del mondo.

C’entra l’intelligenza con la furbizia?

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Nel muoversi da “furbo”, quello che conta è l’interesse personale, che, se uno è furbo, certamente non manifesta in maniera plateale, e maschera in forme e modi molto attenti a non urtare meccanismi psicologici e sociali, che potrebbero portare a far cadere i propri propositi.

Certamente la vita tendenzialmente non regala niente a nessuno, anche se può essere un luogo comune, il punto è che le cose perché avvengano, bisogna guadagnarsele, almeno così ci hanno insegnato da piccoli.

Quindi, anche la via della furbizia, non è per tutti. Infatti per essere furbi, per prima cosa bisogna essere intelligenti. Difficile trovare un furbo…fesso. E comunque utilizzare il cervello è sempre un passo avanti per tutti, visto che molti si dimenticano di averlo e si fanno condizionare dal pensiero di altri. Può sicuramente essere un riferimento o un modo per riflettere sulle cose, ma credo che ognuno abbia il diritto-dovere di esercitare al meglio il proprio patrimonio neuronale. 

La furbizia ha una connotazione che può diventare negativa, quando utilizza mezzi come l’inganno, la manipolazione, lo sfruttamento di debolezze altrui. Il fine giustifica i mezzi, ma se i mezzi sono fuori dagli schemi della correttezza, rischia di essere un modo di essere efficace, ma anche discutibile. 

Altro considerazione per l’astuzia, una virtù, secondo molti, rispetto alla furbizia, che viene catalogata in termini negativi. Quando l’uomo dedica le sue forze mentali e fisiche per affrontare le avversità della vita, e trova soluzioni che gli permettono di superarle e vivere meglio, allora è un esempio di capacità personali utilizzate bene.

Spesso i confini tra i due termini sono labili. La differenza più evidente riguarda i costi della furbizia.

La persona astuta tendenzialmente agisce perché non può fare altrimenti, e cerca con i mezzi che ha di ottimizzare le proprie scelte, spinto nel migliore dei casi da un bisogno, e in altri casi da ambizioni personali, comunque agendo nel lecito.

La furbizia invece comporta dei costi, oneri che sono a carico degli altri, perché quando c’è un furbo, per compensazione c’è qualcun altro che deve pagare il costo che un furbo ha determinato. Il classico esempio è quello degli evasori fiscali e in genere di tutte le pratiche messe in essere per svicolare percorsi lunghi e faticosi, per esempio negli esami, nel lavoro.

Il rischio molto evidente, è quello che, nel non rispetto di certe regole e consuetudini, allargando lo spettro d’azione anche alle relazioni umane, questo possa diventare un modello di comportamento codificato e accettato, perché “figlio dei tempi”.

Quando una società legittima in forma anche latente comportamenti che avvantaggiano l’interesse del singolo, specialmente se si riferisce a questione di un certo rilievo, e al contempo si dimostra insensibile verso i diritti dei meno tutelati,  che chiedono spazio di crescita, dovrà fare i conti con un degrado etico differenziato ed ad un trionfo della mediocrità e dell’opportunismo.

Molti non lo mettono in conto, ma il peggior danno per una società, è quello di scoraggiare le persone più vivaci e produttive, dando spazio ad una cultura della furbizia, che avrà i suoi effetti con il tempo. 

Purtroppo non è chiaro per molti il discrimen tra ottimizzare le possibilità che ci sono a disposizione, seguendo dei percorsi eticamente condivisi, e usare il mondo e le persone per ottenere il proprio vantaggio, a qualunque prezzo.

Una buona pratica non compresa da tutti, è quella della gestione del proprio tempo, secondo dei canoni di priorità e di massimizzazione dell’efficacia delle proprie azioni. 

Un dato sociologico non considerato a dovere, è propri quello dell’uso efficiente del tempo, e della capacità di gestione in base ai propri obiettivi.

Un meccanismo manipolativo classico è proprio quello di portare le persone a non pensare, a far ritenere che le giuste soluzioni vengano da altri, come i media o il pensiero dominante.

Questa modalità porta al mindcontrol, sostituendo nell’agenda del proprio vivere temi, indotti dal sistema. Le persone diventano pedine di un gioco più grande di loro, credendo di trovare la giusta dimensione fuori dal proprio mondo. 

La furbizia di sentirsi furbi, può aver dei vantaggi all’inizio. Ma se non si trasforma, attraverso l’intelligenza, secondo un canone evolutivo, in un modo di risolvere le cose in modo efficace ed efficiente, valorizzando il proprio essere e chi ti sta intorno, avrà come possibile risultato un vuoto relazionale. 

In quanto l’effetto sulla reputazione farà il suo corso, e non si avrà mai certezza se chi ti sta intorno è come te, o davvero è una persona leale e autentica.

Perché si può essere più furbi di qualcuno, ma ci sarà sempre qualcuno più furbo di te.  

Posso terminare citando lo scrittore Italo Svevo: “L’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza.”

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Psicologia & Crescita personale

Amore unilaterale: amare chi non ti ama

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Amore uguale gioia, amore uguale sofferenza. Non c’è dubbio che tutti prima o poi proviamo queste emozioni.

La sofferenza è direttamente proporzionale al tipo di situazione che stiamo vivendo, la perdita, il tradimento, la scoperta del disamore, la separazione, comunque ognuno ha motivi per soffrire in amore, e quello che vale per una persona, non può essere assolutizzato a pensiero di tutti, perché quando si è innamorati tutto è importante.

Poi se c’è la scoperta di una realtà non esattamente uguale alla nostra percezione, questo diventa un fatto destabilizzante per il nostro equilibrio sentimentale.

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Ma c’è un altro motivo che porta a vivere l’amore in maniera dolorosa, ed è descritto bene nell’inizio del film “L’amore non va in vacanza”, con Cameron Diaz, Jude Law e Kate Winslett, l’amore unilaterale, l’amore non corrisposto. Già a pensarci viene l’ansia, visto che è un controsenso, non fa parte dell’amore il non essere amati.

Nell’amore sano e vero, la reciprocità del sentimento è il primo elemento che porta al vivere una relazione fatta di sentimento e presenza. Nell’amore altro, per dirla così, le possibilità di farsi male sono tante, e spesso, come capita il piu delle volte, non si è consapevoli, ma si agisce secondo canoni impostati dal nostro inconscio, di cui, ahimè, che ci crediamo o no, non tutti abbiamo, la possibilità di manovrare.

Se, conoscendo una persona, magari con uno sguardo, oppure attraverso  una conoscenza distribuita nel tempo, che porta al far provare una sorta di ansia da mancanza, pensieri fissi di desiderio, tanto da definirlo innamoramento, ci si accorge che questa emozionalità provata e magari anche rivelata, non viene condivisa, inizia un percorso di conflitto interiore che, per ogni persona, e nelle le diverse età della vita, è qualcosa di particolarmente delicato da affrontare.

Non c’è dubbio che accorgendosi di provare del sentimento verso qualcuno, non è cosi semplice disaffezionarsi, e tanto più disamorarsi, a seconda del grado di coinvolgimento. Chi dice il contrario, vuol dire che non lo ha provato veramente. Anzi possiamo tranquillamente affermare, che può essere un percorso difficile, perché comporta una conpartecipazione di molti aspetti psicologici del proprio mondo interiore, ed anche della propria mente. 

E mi riferisco all’orgoglio ferito, alla paura, alla disistima, alla confusione, al mettere in gioco la propria capacità di rendersi conto di cosa sia giusto per noi. L’amore unilaterale è a senso unico, molto frutto dell’idealizzazione e quindi effetto di una proiezione di sé nell’immagine dell’altro.

L’amore unilaterale è una ricerca di amore, quando amore non c’è. Un bisogno represso di testimonianza di un vivere, che si manifesta privo di calore, o diciamo più velatamente, con dei vuoti da riempire. Un bisogno di essere riconosciuti come persone che hanno un perché al mondo.

Le persone tendono ad idealizzare qualcuno soprattutto quando la fase di esplosione dei sensi è massima, ovvero nell’adolescenza e giovinezza. Abbiamo tutti ricordo di attrazioni fatali verso personaggi del cinema, della televisione, della canzone, dello sport.

Sono momenti di vita, in cui riconosciamo in personaggi che hanno una grande visibilità, una bellezza cosi come la sognamo, anche senza conoscere la persona o saper niente di più di quello che ci viene raccontato dal gossip o dalle cronache dello spettacolo. E’ un sentimento d’amore privo di vita reale, anche se ci sono casi di fan che hanno sposato il loro idolo.

E questa situazione non dura per sempre. Viene pian piano sostituita dalla capacità di apprezzare la vita nelle forme più vere legate alla quotidianità degli incontri e degli episodi reali.

L’amore unilaterale è devastante quando diventa una fissazione, se viene manifestato e non accolto, magari deriso, e porta ad un dolore che si lega direttamente alla nostra autostima. Dubitiamo di noi stessi, quando gli altri ci rifiutano, e se per il normale svolgere della vita può essere fisiologico, quando si parla di amore, è un colpo al nostro ego e ai nostri sogni. 

Non possiamo piacere a tutti evidentemente, lo possiamo capire. 

Quello che ci sfugge spesso, è che l’amore fiorisce e si sostanzia di significato quando riusciamo ad amare chi ci ama veramente e ce lo dimostra con il suo comportamento. Sembra semplice, ma le cose semplici sono le più difficili da capire. 

E’ più passionale struggersi verso chi non ti ama, che ti fa provare emozioni anche forti, negative e positive, piuttosto che decidere di costruire un rapporto giorno per giorno, fondando la relazione anche sulla volontà di condividere il proprio mondo con qualcuno che ha la voglia di condividere il suo con te. 

Questa è la differenza dell’amore maturo, che viene con il tempo e le delusioni, è l’amore passionale immediato che si brucia nel desiderio, qualunque esso sia. Sperando che tutto sia l’inizio di un idillio, e non un passo verso il baratro emotivo….  

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Psicologia & Crescita personale

Amore senza sesso e sesso senza amore

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L’amore è quel sentimento che permette al sesso di diventare qualcosa di autentico. 

Nelle relazioni tra uomo e donna, esistono diversi piani di vissuto affettivo. L’aspetto più immediato è quello biologicamente definito dai canoni della natura, essendo la vita legata alla riproduzione, ogni essere vivente ha un codice di vita che è impostato per riprodurre la propria specie.

E in questa dimensione, il sesso rappresenta lo strumento che la Natura ci ha dato per assolvere a questa funzione primordiale. Essendo questo un piacere, un piacere unico e forse non paragonabile, permette a tutti di esercitarlo e così la vita continua e il mondo si popola. 

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L’amore, nel senso di sentimento d’amore, ha una connotazione più completa, perché attiene alla sfera diretta dei sentimenti, oltreche delle emozioni. Ma di emozioni si parla anche nel sesso.

Il piacere dà emozioni, si tratta poi di averne consapevolezza, e di non cadere nella trappola della dipendenza.

Nelle dinamiche legate al sentimento (amore) e alla passione (sesso), si realizzano meccanismi diversi legati al vissuto di coppia, o comunque dei due partners. 

Quando si prova un sentimento d’amore per qualcuno, si passa da una conoscenza ad un innamoramento, cioè un affidamento verso qualcuno che ci ha colpito per il suo modo d’essere, ma soprattutto per quello che riesce a trasmetterci.

Infatti, quello che ha rilevanza quando ci si sente innamorati di qualcuno, e mi riferisco sempre relativamente a persone adulte, è la sensazione di benessere che ti trasmette con la sua presenza, sia fisica che pensata, idealizzata.

Nell’innamoramento c’è un venire meno delle difese immunitarie del sentimento, che porta l’innamorato a concedersi all’altro, a dare se stesso per vedere la persona che ha vicino felice.

Si dice appunto che per amare veramente non bisogna aspettarsi niente in cambio. 

Quando si analizza il sesso, preso nella sua specificità, si fa riferimento ad una pratica che è legata all’elemento passionale, e può essere vissuto anche senza trasporto di sentimento, o forse meglio dire, senza un grosso investimento sentimentale.

Può essere una risposta biologica ad un’attrazione non prevista, la necessità di soddisfare un bisogno sentito e desiderato. Il fatto certo è che si tratta di una condizione che è altro dall’universo amore, preso nella sua dimensione sentimentale. 

Parlando di questi temi, mi rendo conto che non è possibile assolutizzare, essendo le persone diverse per educazione, cultura e sensibilità. Ognuno ha uno schema di approccio ai temi dell’incontro con l’altro, quando questo supera il confine dell’amicizia, che non è definibile a priori. Ci sono attribuzioni specifiche della propria umanità, che si condensano in un modo di agire personale. Basti pensare al modo di essere delle varie popolazioni in giro per il mondo. 

Molto è legato anche alla condizione della donna, che nelle società capitalistiche ha raggiunto un livello di autonomia nella gestione della propria vita lavorativa e sentimentale tale, per cui molto spesso, detta lei stessa le regole di come deve essere il rapporto con l’altro sesso.

Pensiamo adesso alla condizione forse più ottimale, ovvero la dimensione di coppia adulta, innamorata e sessualmente attiva.

Sembra sia l’optimum, perché grazie al sentimento che la condizione di innamoramento garantisce, anche l’unione sessuale tra i due partners può raggiungere dei livelli di coinvolgimento ottimali e condivisi in modo appagante.

Cosa può non funzionare? … O l’imprevisto o il troppo!

L’imprevisto, ahimè, è un fatto sopravvenuto che non dipende dalla nostra volontà e può capitare anche quando le cose stanno funzionando alla grande, e mi riferisco ad esempio a malattia e crisi improvvise, soprattutto. In tutto questo ciò che soffre può essere l’aspetto sessuale della relazione. In questo caso l’amore inevitabilmente si trasforma, e chi subisce si trova difronte a delle scelte che mettono a confronto il suo ego con il Noi di coppia.

Per quanto riguarda il “troppo”, è la condizione di chi forse perde la bussola della situazione, perché troppo coinvolto nel momento magico che amore e passione riescono a dare a chiunque. Forse senza eguali, nel panorama delle esperienza umane e delle emozioni. 

Il rischio è quello di non riuscire a farne più a meno, e nel volerne sempre di più, di attenzioni, di amore, di passione, di sesso. E, come si può ben capire, non sempre la coppia regge certi ritmi, visto che la vita è fatta anche d’altro e le energie fisiche e mentali non sono distribuite allo stesso modo tra uomini e donne.

Per cui, si può avere la voglia di cercare oltre la coppia un tipo di appagamento diverso da ciò che è diventato pressante e a cui non si è disposti a rinunciare, magari senza un motivo valido, solo per appagare un desiderio diventato potente e a volte patologico.

E’ il classico meccanismo di dissonanza cognitiva che spiega una scelta fatta anche in modo inopportuno, allegando una spiegazione che ci auto imponiamo per giustificare queste scelte. Sono meccanismi della mente, che non tutti conoscono, ma che molti mettono in atto.

In questi casi il rischio è quello di rompere il Vaso di Pandora, ovvero di rompere un equilibrio emozionale di coppia che aveva tutti i numeri per dare il giusto grado di felicità, perché vissuto totalmente, in termini di amore e passione.

Ma quando si vuole troppo, e si è vittime, più o meno inconsapevoli, della propria infinita voglia di passione, ma anche di sentimento, si finisce spesso per limitarsi, e dopo un primo momento di assoluta gratificazione, viene a comparire il rimpianto, il rimorso, ma anche no.

Comunque di fronte al dolore dell’altro, anche se si dice di non averne testimonianza, si assorbe nell’inconscio una trama emotiva, che porta ad una confusione emozionale, da cui non si sviluppa poi un percorso chiaro.

I rischi che innesca sono davvero molto alti, anche per la persona più narcisista.

 

 

  

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