Connect with us
Pubblicità

Arte e Cultura

Albert Pillowsky il re dei «gialli» fai da te: «Il libro non ha una data di scadenza»

Pubblicato

-

È uscito il terzo libro dello scrittore trentino Alberto Pilloni, in arte “Albert Pillowsky”, originario della Valle di Non, ma da anni residente a Pergine.

Pilloni ha 45 anni ed ha intrapreso degli studi nell’economia.

Vanta un passato agonistico di pilota motociclistico, che gli ha dato la possibilità di conoscere molte persone, sparse su tutto il territorio nazionale e di vivere delle vere e proprie avventure.

PubblicitàPubblicità

Non si reputa affatto uno scrittore, ma piuttosto “uno che scrive” e nel suo passato di “scribacchino” non sono passate inosservate le pubblicazioni de “Lo Giornale” (1994/95) e gli articoli motoristici apparsi su Motolaggy (2004/2006).

Padre di una splendida figlia di nome Sofia avuta con la compagna Sabrina, ha deciso di scrivere per conto suo, senza alcun freno e senza alcuna regola, dei testi che ha pubblicato per se stesso e per chi ha la pazienza di leggerli e di sopportare le “diavolerie” che lo stesso Pillowsky scrive.

«Non sono un tipo che si prende sul serio, del resto di serio, in questo mondo è rimasto ben poco» – Dice di se stesso sul suo blog

Abbiamo deciso di intervistarlo perché si tratta di un personaggio particolare che sta prendendo sempre più piede nel mondo dell’editoria self.

Pubblicità
Pubblicità

Pilloni si auto produce in senso assoluto e segue direttamente la preparazione del testo per la stampa e la promozione commerciale ed in modo del tutto indipendente.

Ad oggi ha scritto ed editato tre “gialli”.

Perché pubblichi da solo e non con una Casa Editrice?

«Purtroppo, al giorno d’oggi, le Case Editrici non investono più su scrittori emergenti. Vale più una pagina Facebook ricca di contatti, o i followers di un personaggio, piuttosto di una storia ben raccontata. Questione di numeri.»

Quindi non esistono più i talent-scout in questo settore?

«Purtroppo no. Ho mandato i miei libri precedenti a tutte le Case Editrici possibili ed immaginabili, ma le risposte sono arrivate solo da quelle a pagamento che speculano sui sogni degli scrittori.»

Hai scritto il tuo terzo libro, anche questa volta si tratta di un giallo poliziesco?

«Non proprio, questa volta ho inserito un personaggio di fantasia in fatti realmente accaduti. Si tratta di un romanzo di spionaggio ambientato nel periodo degli anni di piombo. Una storia verosimile che, a quanto pare dalle prime recensioni che mi sono arrivate, piace tantissimo. Anche se ho parzialmente distorto la storia, la formula sta funzionando.»

Stai già lavorando a qualcos’altro?

«Certo, ho tre cose in cantiere. Un libro a quatto mani, giunto più o meno a metà e che prevedo di terminare in autunno. Un libretto per piccoli, che sto scrivendo e illustrando con l’aiuto di mia figlia Sofia, ed ho cominciato anche il mio quarto romanzo. Inoltre, vorrei creare io stesso una sorta di Casa Editrice dedicata agli scrittori esordienti. Sto lavorando, a tempo perso, su un progetto che ho chiamato La Libreria Ubriaca. Ci vorrà tempo e mi servirà dell’aiuto, ma credo che si possa fare. Una vetrina per chi scrive bene e propone nuove idee, credo debba esistere nel panorama letterario.»

Dove vendi le tue opere?

«Diciamo che mi sto inventando un mercato parallelo. Van bene librerie e edicole, ma non disdegno bar, parrucchieri e fruttivendoli. Insomma, un libro non ha scadenza e la gente va sempre meno nelle librerie.»

Hai pensato al mercato on-line?

«Certo, sono presente sulle piattaforme di Amazon e Kobo, ma vendo direttamente anche dal mio sito. Dedico tutti i libri che mi è possibile e la spedizione è gratuita, compresa di simpatiche caramelle. Curo tutto dei miei libri, dalla grafica, all’editing fino alla distribuzione e marketing. Tutta una cosa artigianale che mi dà grandi soddisfazioni. Indipendentemente dalle copie che riesco a vendere.»

Possiamo dare i tuoi contatti al pubblico?

«Ci mancherebbe, trovate tutto su di me sul sito www.pillowsky.it »

Non ci resta altro che augurarti buona fortuna. «Non è mai stata una mia prerogativa quella di essere fortunato!» risponde sorridendo

Pubblicità
Pubblicità

Arte e Cultura

Ieri il professor Mario Tozzi al Muse: i rischi e l’approccio ambientale in Italia

Pubblicato

-

Ieri sera alle 20.30 al Muse Mario Tozzi, geologo e volto televisivo molto conosciuto e apprezzato, ha parlato ad un folto pubblico di persone qualificate sul modo affrontare i rischi naturali in Italia e migliorare la sicurezza del territorio e dei cittadini.

La serata è stata organizzata nell’ambito del progetto Life Franca, tre anni di lavoro, con l’obiettivo di promuovere l’approccio ad un migliore gestione del rischio ambientale in trentino Alto Adige.

Alla serata erano presenti anche il coordinatore del Progetto, prof. Roberto Poli, cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti e direttore del master in previsione sociale dell’Universita di Trento, e il direttore del MUSE, dott. Michele Lanzingher. I due esperti hanno introdotto la serata.

Pubblicità
Pubblicità

Mario Tozzi, oltre che esperto divulgatore divulgatore scientifico, è anche primo ricercatore al CNR, per cui la trattazione del tema ha avuto un valore scientifico di alto profilo.

Sapete che muoiono piu persone per la caduta di una noce di cocco che per l’assalto degli squali? 150, morti all’anno.

Ha introdotto un tema cosi importante come il rischio e la sicurezza del territorio, Il prof. Mario Tozzi, disegnando un viaggio nell’universo culturale dell’uomo rispetto alla percezione del pericolo, che ha messo in luce come gran parte dei disastri che si ripetono sulla terra, hanno una spiegazione non fatalistica, ma legate alle risposte che l’uomo dà alla Natura.

Inoltre, il fatto che nell’immaginario collettivo e individuale, spesso il rischio viene percepito in maniera molto personale, e non seguendo evidenze scientifiche e studi validati.

Pubblicità
Pubblicità

Italia e Giappone sono territori simili, perché in Italia si muore di più a causa di terremoti? Le conoscenze sono simili, ricerca e studi sul tema, sono sviluppati allo stesso modo. Tanto che nel terremoto di Avezzano del 1915, vennero dal Giappone studiosi per documentarsi sulle misure messe in campo dai colleghi italiani. Iniziando di fatto una collaborazione scientifica.

Addirittura la situazione geomorfologica del Giappone è più precaria, e la frequenza di terremoti è maggiore. La spiegazione è culturale.

I Giapponesi hanno maturato nel corso dei secoli una consapevolezza rispetto al terremoto, per cui l’evento viene vissuto come un forte stimolo alla rinascita e al fare meglio. Questo atteggiamento resiliente, ha portato alla messa in campo di misure protettive sempre più efficaci, per cui il rischio terremoto è stato molto calmierato, e ha portato ad un modus vivendi per cui la pericolosità è stata notevolmente ridotto.

Il caso Italia invece, è sintomatico. Il vissuto dell’evento tragico, è legato ad una volontà soprannaturale.

Divertenti sono stati gli aneddoti legati all’eruzione del Vesuvio, e a come, in generale ci si affidi alla protezione divina del Santo, piuttosto che alla propria capacità di mettere in campo misure per evitare disastri, come costruire in zone a rischio, nei canali fluviari, e con modalità non antisismiche.

Come pure il caso di Sant Emidio, protettore dei terremotati, che fu portato in spalla dall’Italia al Portogallo, dopo un tremendo terremoto di inizio XIX° secolo. Addirittura venerato nel comune di Avezzano. Chissà cosa avranno pensato gli abitanti dopo il terremoto del 1915, con migliaia di morti….ha ricordato Mario Tozzi.

Anche qui, il punto è che, con le conoscenze scientifiche, i progressi della scienza, le evidenze delle analisi geomorfologiche, le manifestazioni della natura sono in gran parte prevedibili e cosi è veramente possibile evitare morti e danneggiamenti.

Ad Amatrice, vi erano testimonianze storiche, addirittura un libro pubblicato nella biblioteca, che racccontava di un terremoto qualche secolo fa. “E di questo ne ho parlato al sindaco”, ha aggiunto Tozzi. Lo stesso per lo tzunami del 2004 in Asia, studiato dal professore in uno dei suoi favolosi reportage: la presenza di alte maree di alta pericolosità è preannunciata da situazioni che molte tribu del luogo conoscevano, e si sono salvate disallocandosi piu all’interno in territori collinari, qualche tempo prima dell’evento.

Anche qui la memoria tramandata di fatti analoghi è diventata patrimonio di conoscenza tramandato per generazioni, come sapere di alto valore per la sopravvivenza. C’è una sorta di tendenza a non capire che la prevenzione parte dalle proprie scelte.

Da qui è arrivato, inevitabile, il problema delle misure da mettere in campo.

Continua Il prof. Tozzi, “In uno dei tanti condoni edilizio di cui è stato testimoni, come presidente di un’autorità di bacino, si visto dell’incredibile”, “ 3000 domande, in un paese di 2000 abitanti. Addirittura la richiesta di condono su un’edificio ancora da costruire, chissa forse, pensando alla lentezza dei tempi della burocrazia, era meglio portarsi avanti già prima di costruire.”

Il prof. Tozzi, è un fiume in piena, mai una pausa, e la sua narrazione precisa e coinvolgente appassiona tutti. Tanto che al termine numerose domande hanno appagato la curiosità dei partecipanti. In particolare sul tema del Mose (domanda fatta dal sottoscritto), sulla tempesta Vaia, sul ritiro dei ghiacciai, sulle possibili buone pratiche da mettere in campo per i comuni cittadini.

Un grande scienziato, gentile e partecipativo con tutti. Al termine con l’assessore alla cultura del comune di Nago Torbole Luisa Rigatti si è parlato insieme a lui per un suo coinvolgimento in un evento riguardante il lago di Garda, di cui ha ricordato il viaggio di Goethe e la morfologia particolare che si può ammirare da Nago, come il fiordo d’Italia. E a proposito di TV, Mario ci ha preannunciato il suo nuovo programma, in onda sulla RAI dal 15 febbraio 2020.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Musica

L’Orchestra Haydn in versione itinerante per le feste Natalizie

Pubblicato

-

L’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento – direttore e trombettista Marco Pierobon – per le feste natalizie sarà in versione itinerante.

Sei i concerti previsti con quello del debutto al Teatro Comunale di Vipiteno alle 20,30 di lunedì 9 dicembre.

Il 10 l’Orchestra Haydn sarà di scena a Tione e mercoledì 11 a Cles.

Pubblicità
Pubblicità

Il 12 dicembre sarà la volta del Casinò Municipale di Arco ed il 19 ci sarà l’ultima tappa altoatesina: a Bolzano all’Auditorium. Il ciclo di concerti si concluderà venerdì 20 dicembre al Teatro Sociale di Trento.

I brani musicali saranno tutti a carattere natalizio e spazieranno dallo Schiaccianoci a Tu scendi dalle stelle e a Mery Little Christmas. Per i concerti di Bolzano, Vipiteno, Cles, Tione e Arco, info e ticket allo 0471-053800, solo per quello del Teatro Sociale a Trento: 0461-213834.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere

Arte e Cultura

“Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco”: quando il bianco diventa sofferenza, dolore e inquietudine

Pubblicato

-

E’ ripartita da qualche settimana la Stagione Teatrale al Teatro Zandonai di Rovereto.

In questo inverno 2019/2020, sono molte le  proposte presenti nel programma.

Per quanto riguarda la giornata di mercoledì 4 dicembre, in calendario c’era l’attesissimo  “Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco”.

Pubblicità
Pubblicità

“È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire dalle austere mura del manicomio di Saint Paul. La sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare… Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco?

Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent van Gogh in manicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo di Khora.teatro in coproduzione con il Teatro Stabile d’Abruzzo e per la regia di Alessandro Maggi, è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine.

Il testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea.

Bianco. Vuoto. Nulla assoluto. Inquietudine.

Pubblicità
Pubblicità

Questo vede e questo sente il Van Gogh di Alessandro Preziosi, durante lo spettacolo.

Dove sta il confine tra sogno e realtà? Tra cosa è reale e cosa è solo frutto di una mente portata al limite? 

Massini ci porta nella testa del pittore, in quel mondo di sensibilità estrema, di dettagli, di ispirazione e di annullare la propria persona e la propria storia. Perché è questo che fanno gli artisti, o almeno una buona parte. Si annullano e danno voce ad altre migliaia di storie. Essere artista è vedere il mondo con occhi diversi, è essere diversi. Non c’è una scelta nel creare, ma solo una grande sofferenza nel non potersi rifiutare, nel non potersi negare a quel richiamo che va oltre ogni normale comprensione. 

La follia, la cieca rabbia di Van Gogh davanti ad un bianco che genera solo inquietudine e angoscia, davanti a persone che non si sforzano nemmeno di capire che non siamo tutti uguali, e che negare ad un artista il suo vero Io, vuol dire annientare lentamente la sua stessa essenza. “Quando una testa è marcia fa paura, va cacciata, sporca il resto”, un tema valido sia nel 1800 che oggi. La paura del diverso e un personale troppo rigido portano Van Gogh sull’orlo del baratro, ma è il Dott.Peyron, direttore del manicomio, che prende il pittore e lo porta davanti ad una tela bianca, davanti alla possibilità di un miglioramento.

E qui, Vincent, inizia a creare, a parole. Rivede luoghi, rivive emozioni, ritrova i suoi colori.

Aiutato e spinto da Peyron, comprende che siamo tutti isole in un oceano di possibilità e di diversità. Con la scena che si scalda, dove il bianco si scioglie e lascia spazio ad un torpore che ci assale, fino all’ultima battuta del pittore. “Chi sei?” Chiede il medico. Sono ciò che resta di me stesso. La mia ombra, non la luce”, risponde un Van Gogh immerso nel giallo caldo e avvolgente che tutti conosciamo.

Preziosi è riuscito a caratterizzare il proprio personaggio a 360 gradi: porta sul palco tutto il genio del pittore olandese, tutta la sua sofferenza ed il suo turbamento interiore davanti ad un mondo che lo affascina e disgusta allo stesso tempo. Un contrasto continuo, un non riuscire a camminare senza ondeggiare, sempre in bilico tra follia e vita reale, dove i colori sono tutti nella testa del protagonista. Sempre presenti, che tentano disperatamente di uscire, fino a quando ogni fantasma, ogni impulso, ogni scintilla vitale che sta all’inizio di ogni idea vengono messi su tela e diventano arte immortale e senza tempo, quell’arte che prende un pezzo dell’artista e lo rende immortale tra le sfumature di un’opera, tra i colori a lui cari, che sono vita, libertà e condanna insieme.

Pubblicità
Pubblicità

Continua a leggere
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Pubblicità
    Pubblicità
  • PubblicitàPubblicità

Archivi

  • Pubblicità
    Pubblicità

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Categorie

di tendenza