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Arte e Cultura

Alle Albere la mostra “Viaggio nel colore e nel segno”

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Viaggio nel colore e nel segno: opere di Aldo e Renato Pancheri a dieci anni dalla sua scomparsa” è il titolo della mostra che verrà inaugurata oggi venerdì 12 luglio, nella splendida cornice di Palazzo delle Albere di Trento.

L’esposizione, curata dal giornalista e critico d’arte Waimer Perinelli, con il patrocinio della Provincia autonoma di Trento e del Comune di Trento, è dedicata alle opere di due figure di spicco dell’arte trentina: Renato e Aldo Pancheri, padre e figlio.

Il cinquecentesco Palazzo delle Albere aprirà così le proprie porte al pubblico da sabato 13 luglio 2019, offrendo la possibilità di poter ammirare le opere dei due artisti fino a domenica 25 agosto 2019.

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La mostra è stata presentata questa mattina nel corso di una conferenza stampa da Waimer Perinelli (giornalista e critico d’arte), Aldo Pancheri (artista), e Annachiara Marangoni (poetessa), alla presenza di Corrado Bungaro (assessore alla Cultura del Comune di Trento), che ha voluto sottolineare l’importanza di dedicare una mostra a questa famiglia di artisti.

«Ci tengo a ringraziare la famiglia Pancheri perché, attraverso la loro arte, hanno saputo portare il nome di Trento nel mondo» ha commentato l’assessore Bungaro.

Aldo e Renato Pancheri rappresentano due importanti figure nel panorama dell’arte contemporanea trentina.

Padre e figlio sono infatti l’anello di congiunzione fra un Post-impressionismo modificatosi in tempi brevissimi con una componente espressionista del padre e recenti ricerche cromatiche e grafiche del figlio. Renato, scomparso dieci anni fa, ha sviluppato negli anni una personale indagine della natura servendosi di una grande colorata sensibilità.

Aldo, invece, dipinge con intensa liricità sia composizioni astratte con forme in equilibrio dinamico sia immagini figurative a cui si può anche associare una dimensione poetica.

Prima di essere una raccolta di opere d’arte, la mostra dedicata a Aldo e Renato Pancheri è prima di tutto un incontro fra artisti, appartenenti ad una famiglia di artisti.

Come ha scritto il poeta campano Alfonso Gatto, Aldo proviene da una «casa di pittori», dato che la famiglia Pancheri ha da sempre un forte e stretto legame con l’arte. A tal proposito, dobbiamo per l’appunto ricordare Gino Pancheri, fratello e zio dei due artisti.

Renato ha affidato tutta la sua arte al contrasto cromatico della natura, prati, campi e paesaggi ricchi di luce e armonia. In proposito scriveva Elena Pontiggia nel 1996:

«Ma quello che ci interessa non sono più i singoli elementi, la cronaca delle vegetazioni, la partita doppia dei cieli, i diari delle acque. Quello che ci interessa è la vibrazione, il respiro che si impadronisce di ogni elemento. E che, al di là delle circostanze, delle ore e delle stagioni, testimonia di una energia vitale che non si interrompe, che è più forte di ogni pensiero, più sapiente di ogni scienza».

Un miracolo, dimmi una cosa che non sia un miracolo” scrive Osvaldo Licini: potrebbe essere questa una didascalia ideale per i quadri di Renato Pancheri.

Nei suoi anni di attività come pittore, Aldo ha in parte legato il suo nome al “MAT” “Movimento Arte Timbrica” (ne è l’inventore), evidenziando la possibilità di potersi servire di uno strumento quale il timbro (che risale a più di 10.000 anni or sono) per la realizzazione di un nuovo stilema.

Dal 2014 ha iniziato così una serie di esposizioni sia personali che collettive in Italia e all’estero. In una premessa critica per la Fondazione Matalon a Milano, Claudio Cerritelli ha dichiarato:

«Seguendo le differenti stagioni della sua ricerca espressiva si avverte un continuo oscillare tra la memoria della natura e il desiderio di fissare le traiettorie mutevoli dell’immaginazione, congiungendo opposte atmosfere dello sguardo, fluidi bagliori del colore e misurate ambivalenze del segno».

In occasione dell’inaugurazione di venerdì 12 luglio, che si terrà alle ore 18 al Palazzo delle Albere, Aldo Pancheri incontrerà, attraverso l’arte, il padre Renato, scomparso dieci anni fa. Si tratta di un incontro fra artisti, di un evento umano e artistico molto importante nella storia della pittura trentina.

Sarà un’occasione per riflettere sull’esperienza di tutti i nostri artisti contemporanei e sulla situazione dell’arte.

Si ricorda, infine, che la mostra con le opere di Aldo e Renato Pancheri sarà visitabile da sabato 13 luglio fino a domenica 25 agosto 2019, con orario continuato dalle ore 10.00 alle ore 18.00, dal martedì alla domenica compresa.

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Arte e Cultura

La Trento sotterranea e i suoi segreti: alla scoperta della Tridentum romana

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C’è una Trento sotterranea che nasconde segreti, ma anche il cuore antico della nostra città.

L’itinerario archeologico parte da piazza Cesare Battisti fino alla Basilica Paleocristiana e si può rivivere l’antica Tridentum romana, “lo spendidum municipio” come fu definita dall’Imperatore romano Claudio nel 46 d.c.

Lo spazio archeologico del Sass si presenta con 1700 metri quadrati di città romana, scoperti con gli scavi archeologici effettuati in occasione del restauro del Teatro Sociale. Si tratta di edifici pubblici e privati, un lungo tratto del muro di cinta ed un ampio segmento di strada pavimentata con resti di mosaici, cortili e botteghe artigiane.

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E per chi vuole immaginare, è a disposizione il video “Dentro Trento”.

Anche lo spazio archeologico di Palazzo Lodron nasce dalla ristrutturazione dell’omonimo palazzo. Propone una parte di un antico quartiere, insieme a tratti della mura di cinta, i resti di una torre e di un’abitazione privata con un impianto di riscaldamento ed una bottega vinaria.

Porta Veronensis, i cui resti si trovano sotto la Torre Civica, è invece il monumentale ingresso alla città per chi arrivava da sud e risale al primo secolo dopo Cristo. Presenta due accessi: uno per pedoni ed uno per i carri.

E’ fiancheggiata da torri poligonali in laterizi e costruita in calcare bianco: poteva originariamente avere un’altezza pari a tre piani. Da qui partiva la principale strada interna di Tridentum, diretta a nord.

La Basilica paleocristiana, originariamente fu eretta all’esterno delle mura di cinta per volere del Vescovo Vigilio per ospitare le spoglie dei missionari Sisinio, Martirio e Alessandro, uccisi in Val di Non nel 397.

Alla sua morte, lo stesso Vescovo Vigilio, fu sepolto accanto ai tre Martiri. Per anni fu una Basilica Cimiteriale, poi tra il IX e X secolo le fu riconosciuto il ruolo di chiesa cattedrale in coincidenza con lo spostamento nelle vicinanze del Palatium Episcopatusresidenza dei Vescovi che nel 1027 ottennero anche il potere temporale.

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Arte e Cultura

“Che fine ha fatto Frankenstein?”: un nuovo finale per il concorso letterario dell’anno

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Che fine ha fatto Frankenstein?” E’ il tema del concorso letterario che andrà a premiare il nuovo finale del romanzo scritto da Mary Shelley a 200 anni dalla sua pubblicazione.

La Creatura si dilegua nei ghiacci nordici, ancor oggi in letteratura e nel cinema essa continua a riapparire sempre sotto altre spoglie e attraverso visioni inedite”.

A questo punto spazio alla fantasia. Gli elaborati andranno consegnati entro il 15 ottobre, mentre la premiazione si terrà al teatro Filodrammatici di Este il 30 novembre. Per ulteriori informazioni si può consultare il sito: www.villadolfinboldu.it/concorso-letterario .

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Arte e Cultura

Mostra APT: il «Guercino» della collezione Cavallini Sgarbi è arrivato in val di sole

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Da oggi, venerdì 20 settembre, la mostra di Castel Caldes dedicata alla collezione Cavallini Sgarbi si arricchisce di uno straordinario dipinto del Guercino.

Dopo il prestito al Forte di Bard in Valle d’ Aosta, dove il dipinto di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino era esposto nella mostra monografica dedicata al pittore emiliano, la tela sarà infatti visibile fino al 3 novembre a Castel Caldes assieme alla settantina di opere tra dipinti e sculture che vanno dal Quattrocento a metà Ottocento con capolavori di Lotto, Artemisia Gentileschi, Cagnacci.

Il quadro, raffigurante il legale Francesco Righetti, è approdato nella collezione Cavallini Sgarbi nel 2004, è stato dipinto dal pittore di Cento tra il 1626 ed il 1628 e raffigura un noto avvocato della città natale del Barbieri.

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Lo stesso Righetti aveva in collezione due  dipinti del Guercino una Maddalena e un San Giuseppe.

Pochi i ritratti conosciuti eseguiti dal  Barbieri,  questo  raro esempio ne mette in luce le doti di buon ritrattista.

La mostra, fortemente voluta dall’Apt Val di Sole, dal Comune di Caldes e dalla Pat, sta raccogliendo consensi  di pubblico e critica raccontando  attraverso questa collezione d’arte la passione  e l’ amore per l’ arte della nota famiglia ferrarese.

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