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Arte e Cultura

Italian Council: ci sono anche 3 trentini fra i premiati

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“Ci riempie di orgoglio sapere che ci sono ben tre trentini fra gli artisti italiani che hanno ricevuto l’Italian Council. Si tratta di un riconoscimento importante non solo dal punto di vista personale, ma anche dell’intero sistema trentino della cultura e delle arti. Perché contribuisce ad arricchire il nostro territorio e a innestarlo ancor più in un sistema di relazioni, nazionali ed internazionali, fondamentale soprattutto in questo campo che va sempre più valorizzato.”

“A Stefano Cagol, Christian Fogarolli e Anna de Manincor un grazie dunque per il loro impegno, per il loro talento, per la loro passione, siete un valore aggiunto per tutto il Trentino”.Così l’assessore alla cultura Mirko Bisesti 

I tre artisti, tutti e tre di Trento, hanno infatti da poco ricevuto l’Italian Council, uno dei premi più importanti che ci sono in Italia, assegnato ogni anno dal DGAAP – Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane, ovvero l’ufficio del MiBAC dedicato alla Contemporaneità.

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Con un budget di 1,7 milioni di euro tramite l’Italian Council vengono finanziati progetti che prevedano lo sviluppo di talenti e la promozione internazionale di artisti, curatori e critici, oltre che l’incremento delle collezioni pubbliche, anche con nuove produzioni.

Italian Council opera su due ambiti di intervento: Incremento delle collezioni dei Musei pubblici italiani mediante l’acquisizione o la produzione di opere di artisti italiani, anche in occasione di residenze e mostre.

Incentivo allo sviluppo di talenti e la promozione internazionale di artisti, curatori e critici italiani attraverso il finanziamento di progetti che riguardino la partecipazione di artisti a manifestazioni internazionali; progetti che prevedano residenze all’estero per artisti, curatori e critici; progetti finalizzati alla realizzazione di mostre monografiche presso istituzioni culturali straniere; progetti editoriali dedicati all’arte contemporanea italiana.

Mario Airò, Stefania Noemi Artusi, Marion Baruch, Stefano Cagol, Riccardo Giacconi, Ettore Favini, Flatform, Christian Fogarolli, Davide Mancini Zanchi, Andrea Mastrovito, Andrea Masu, Marzia Migliora, Maria D. Rapicavoli – MDR, Giovanni Rendina, Namsal Siedlecki, Giulio Squillacciotti, Nico Vascellari, Emilio Vavarella e Zimmerfrei sono gli artisti, curatori e critici coinvolti nei sedici progetti vincitori del programma di sostegno e promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana della DGAAP.

Stefano Cagol (Trento, 1969) ha allestito la sua prima personale al Mart – Palazzo delle Albere nel 2000, ha vinto il Premio Terna nel 2009, ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2013 e ha realizzato una importante mostra retrospettiva al Mart – Galleria Civica nel 2016.

Inoltre ha all’attivo- la partecipazione a numerosi programmi di artist in residence a livello internazionale.

Nel suo lavoro, mette in evidenza la contraddittorietà di elementi e situazioni simboliche dell’oggi, e il mutato sistema di valori del momento attuale attraverso un’elaborazione digitale minima o attraverso installazioni site-specific d’arte pubblica e performance.

All’interno del suo percorso artistico un fattore fondamentale è sempre stato il viaggio, attraverso il quale ricerca o incontra i paesaggi contemporanei e i simboli della nostra epoca.

Anna de Manincor (Trento, 1972) dal 2000 lavora nel collettivo ZimmerFrei, fondato con il sound designer Massimo Carozzi e l’artista Anna Rispoli.Realizza film documentari, videoinstallazioni, serie fotografiche, performance e progetti di arte pubblica.

La serie di documentari TemproaryCities e le performance Family Affair sono state prodotte grazie a finanziamenti europei e residenze di produzione in Francia, Belgio, Portogallo, Ungheria, Polonia, Svizzera e Italia.

Nel 2003 ha esposto alla Biennale di Venezia, Padiglione La Zona a cura di Massimiliano Gioni.

L’ultimo film AlmostNothing | CERN Experimental City (2018) è una co-produzione tra Italia, Francia e Belgio. È stata ospitata all’interno di alcune iniziative espositive del Mart – Galleria Civica.

Christian Fogarolli (Trento, 1983) nel 2012 ha partecipato a DOCUMENTA e nel 2013 ha esposto al Mart nella mostra La Magnifica ossessione. Recentemente è stato protagonista della mostra Ex Post al Mart – Galleria Civica, durante la quale è stata presentata la sua monografia all’interno della collana ADAC.

La sua ricerca si focalizza sul rapporto tra arte visiva e teorie/discipline scientifiche e come quest’ultime si siano servite del mezzo artistico per progredire. I suoi lavori tentano di mettere in questione la relazione gerarchica tra specie diverse; le attribuzioni normative di devianza e malattia.

La sua pratica muove dalla ricerca storica in diverse forme di espressione, dall’installazione ambientale alla fotografia, dalla scultura al video.

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Arte e Cultura

Egeon Mantra vince il «Contest artistico exsit Jam»: dipingerà la facciata del condominio Canestrini

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Egeon Mantra è il vincitore del Contest organizzato dall’Ufficio Politiche Giovanili di Trento e anche lui sarà all’opera nel giorno della «Jam» sulla facciata dedicata al vincitore del bando.

«Contest artistico exsit Jam» sarà proposto nell’ambito dell’omonima jam che si svolgerà dal 2 al 4 agosto, lungo il muro perimetrale del parcheggio dell’ex Sit, in via Canestrini.

La facciata, che crea continuità lungo il muro lato sud del parcheggio, delle dimensioni di circa 150 metri quadrati (lunghezza 17 metri di lunghezze e 9 di altezza) sarà messa a disposizione dai proprietari del condominio Canestrini.

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Il concorso è aperto a tutte le tecniche e pratiche dell’arte muraria (non solo bombolette spray e pittura a pennello) purché l’opera sia durevole nel tempo e non soggetta a deperimento a causa di agenti atmosferici o altro.

Il vincitore sarà scelto da una giuria tecnica.

Quelle del parcheggio ex Sit saranno tre giornate di Street Art che offriranno la possibilità agli artisti partecipanti di confronto con writer di fama internazionale. “ Graffiti Jam e contest” è organizzato dall’Ufficio Politiche Giovanili in collaborazione con la Cooperativa Arianna per conto del Tavolo Street Art Trento

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Musica

I suoni delle Dolomiti: musiche e parole all’alba incantano 3.500 spettatori

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È la storia di tutti quelli che la guerra hanno deciso di combatterla a colpi di musica, perché “puoi scegliere se premere un grilletto o il tasto di un organo, di stare in trincea o dietro una tastiera”, quella che hanno raccontato note e parole dell’Alba de I Suoni delle Dolomiti che oggi, sabato 20 luglio, ha richiamato 3.500 persone fino ai 2560 metri di Col Margherita, in Val di Fassa.

Un pubblico così numeroso da aver convinto autori e musicisti a replicare lo spettacolo una seconda volta, alle 8 del mattino, dopo l’esibizione delle 6.

Alle prime luci dell’alba l’appuntamento si è aperto con l’introduzione di Mario Brunello, ideatore, insieme ad Alessandro Baricco, del progetto “E intanto si suona”: una narrazione corale e orchestrale realizzata espressamente per I Suoni delle Dolomiti e ispirata dai cinque fitti diari di guerra del musicista Alessandro Silvestri, soldato durante il Primo Confiltto Mondiale. “La sua vicenda – ha detto Brunello – è il pretesto per ricordare i destini di altri uomini veri, musicisti come lui, che nel corso del Novecento e fino ai giorni nostri, hanno cercato e ancora cercano risposte, sollievo e salvazione dalle pene di aspri scontri in tutto il mondo”.

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Quello che è stato oggi lo scenario maestoso di un concerto e di un racconto struggenti, fu peraltro cento anni fa durissimo teatro di scontri, luogo di fortificazioni e per anni casa e trincea per moltissimi soldati durante la Prima Guerra mondiale.

Alle spalle del palco, tinte di rosa, le Pale di San Martino, il Civetta, il Pelmo, la Marmolada, la catena di Costabella. “Un posto unico – spiega Massimo Bernardi, del Muse – che si affaccia sulle Dolomiti ma che è fatto del porfido del Lagorai, e ha vegetazione e fauna caratteristici della tundra”.

  

È il momento della musica e del racconto. Con Brunello, violoncello, si esibiscono Marco Rizzi, violoncello, Regis Bringolf, violino, Danilo Rossi, viola, Florian Berner, violoncello, Gabriele Ragghianti, contrabbasso, Ivano Battiston, fisarmonica, Signum Saxophone Quartet, sax. Eseguono “Diaspora”, composta appositamente per questa occasione da Giovanni Sollima, “Quartet n.1” del siriano Malek Jandali e “4our” dell’iracheno Arisha Samsamina, che sono il cuore di “E intanto si suona”, e ancora canzoni della e sulla guerra.

Insieme a loro, Neri Marcorè interpreta i testi scritti dalla Scuola Holden sulla scorta delle memorie a matita di Silvestri. Storie che attraversano gli ultimi cento anni: si parla di guerra, di amore, di speranza, e della musica naturalmente, forma di resistenza e promessa di pace.

Il filo rosso è la vita del soldato, organista in tempo di pace, fante dell’esercito italiano in tempo di guerra.

La trincea, la diserzione, la prigionia, i pensieri alla famiglia, alla Dorina che lo aspetta, a casa. Le amicizie e gli incontri (quella con il soldato Facciotti, quello con il bambino che indicandogli il fucile gli dirà “Ammazzate quello che ha fatto la guerra, non gli uomini”).

Si intersecano alla sua le vite degli altri: di quelli che dopo di lui hanno trascinato violoncelli tra le macerie di Baghdad, insegnato musica ai bambini dei campi profughi alle porte di Damasco. Fino a quella di Baris Yazgi, violinista curdo che cerca di raggiungere l’Europa per realizzare un sogno, “per diventare sempre più bravo”.

E siamo alla cronaca del 2017, quando il gommone sul quale il giovane si è imbarcato si inabissa al largo dell’isola di Lesbo. Altri profughi si salveranno. Lui, Baris, viene ritrovato sulla spiaggia, ancora abbracciato al suo violino, senza vita.

Ai piedi di vette che sembrano canne d’organo lo spettacolo si è chiuso in un coro che, intonato dagli strumentisti, ha infine coinvolto il pubblico intero. L’esibizione è poi ripresa, per chi era arrivato in ritardo e per chi desiderava restare per un bis generale di quello che è stato un vero e proprio viaggio nel Secolo breve, dall’inizio del Novecento fino ai giorni nostri.

Numerosi anche gli spettatori che, al termine dell’evento, hanno aderito all’escursione con le Guide Alpine del Trentino.

 

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Arte e Cultura

Valide penne trentine: due giovani giornalisti contro il «pensiero unico»

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Da qualche anno si parla insistentemente di fake news.

Qualcuno ha scoperto, all’improvviso, che gli uomini sono capaci di mentire.

Un po’ per tornaconto, un po’ per ignoranza.

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Evviva, si potrebbe dire, se la scoperta non fosse tardiva e piuttosto interessata: i cacciatori di fake news ufficiali, infatti, appartengono spesso a quel mondo che sulle bufale ha sempre vissuto.

In altre parole sono spesso bufalari che vogliono mettere in cattiva luce chi invece non si accontenta delle semplificazioni e della cronaca così come viene imbandita da certi poteri forti. ​

Bufalari che vogliono il monopolio delle bufale, insomma.

Sì perché giornalismo e fake news vanno a braccetto da quando nel Cinquecento nascono i canard (termine che significa “anatra” e rimanda allo starnazzare), che divulgano, periodicamente e senza regolarità, notizie curiose, gustose, bizzarre.

Piano piano, grazie alla stampa, si sviluppa una “cultura della notizia” ​ che si nutre appunto di notizie, talvolta vere, non di rado alterate, falsate, romanzate (bisogna pur vendere!), persino inventate!

La gente cerca informazioni e qualcuno gliele fornisce, a pagamento, con maggiore o minor deontologia ed amore per la verità.

Quando poi accanto alla cultura della notizia si sviluppano la politica moderna e i partiti, accade un fatto ancora più significativo: nasce l’opinione pubblica, e, con essa, qualcuno che vuole “nutrirla”, ma anche condizionarla, indirizzarla, asservirla.

Insomma, tra i giornalisti sono sempre esistiti gli appassionati cercatori di piccole o grandi verità, i cosiddetti ​ “cani da guardia del potere”​, ma anche i manipolatori e gli asserviti al potere (gli inglesi parlano di ​ “cani da grembo”​ ).

Sono sempre esistite, dunque, anche le fake news! Oggi chi le racconta e perché?

Due giovani e validissimi giornalisti trentini, noti a livello nazionale e forniti a giudizio del sottoscritto di ottima cultura e tanta passione per la verità, hanno provato a spiegarlo in altrettanti libri.

Il primo a cui mi riferisco è Giuliano Guzzo​ , collaboratore del quotidiano ​ La Verità , del mensile cattolico il Timone, già autore di saggi di notevole spessore come “​ Cavalieri e principesse. Donne e uomini sono davvero differenti, ed è bello così ​ ” (Cantagalli, Siena, 2017).

Guzzo ha appena pubblicato, per l’​ editore La Vela, «Propagande. Segreti e peccati dei mass media».

Il saggio è rivolto soprattutto alle persone interessate ai temi etici e bioetici, dall’aborto all’utero in affitto ecc., e al modo spesso fazioso con cui vengono trattati dai grandi media.

Roberto Vivaldelli​, l’altra giovane penna cui accennavo, collabora invece con ​ Il Giornale on line, e si occupa soprattutto di approfondimenti sulla politica estera e la geopolitica, due tematiche spesso banalizzate sui grandi media.

Eppure fondamentali per comprendere il presente.

Il suo lavoro, uscito anch’esso da pochi mesi, si intitola ​ «Fake news».

Manipolazione e propaganda mediatica dalla guerra in Siria al Russiagate.

Apre una finestra illuminante su temi che la grande stampa ha spesso raccontato in modo del tutto fazioso e manicheo, salvo poi dover far marcia indietro, senza ammetterlo, alla resa dei fatti: ​ dalle cosiddette primavere arabe, alla guerra in Siria, al Russiagate.

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