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economia e finanza

Hartmann Reichhalter nominato nuovo presidente di Autobrennero

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L’avvocato Hartmann Reichhalter è il nuovo Presidente di Autostrada del Brennero SpA.

Lo ha nominato questa mattina (11 luglio) l’Assemblea dei Soci riunitasi nella sede di via Berlino, a Trento. Gli azionisti hanno indicato anche gli altri componenti del nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 2019-2021.

Si tratta di Richard AmortGiovanni AspesAnna BertazzoniDiego CattoniRaffaele De ColFrancesca GerosaBarbara GuadagniniAstrid KoflerLuigi OlivieriMattia PalazziMaria Chiara PasqualiGiulio SantagataManuel Scalzotto.

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L’equilibrio di genere previsto dalla vigente normativa risulta pertanto perfettamente rispettato.

Nato a Bolzano nel 1969, laureato in Giurisprudenza alla Statale di Milano, avvocato, dal 2004 al 2010 Reichhalter è stato Sindaco di Castelrotto, Comune di cui era già stato Vicesindaco dal 2000 e di cui lo sarà poi nuovamente dal 2010 al 2015.

Specializzato in diritto urbanistico, appalti pubblici, enti locali e protezione del paesaggio, dal 2005 al 2010 ha rappresentato il Consorzio dei Comuni della Provincia di Bolzano nel gruppo di lavoro provinciale per la revisione della legge sulla pianificazione territoriale.

Sono grato ai Soci di Autostrada del Brennero per avermi voluto indicare quale Presidente di questa importantissima Società – ha commentato Reichhalter al termine della riunione –. Vorrei mettere al suo servizio le mie competenze professionali e la mia esperienza di amministratore. Il mio massimo impegno sarà rivolto alla trasformazione dell’attuale Società in una in house, per poter così aspirare al prossimo rilascio della nuova Concessione autostradale.

Queste sono le imprescindibili basi per portare Autostrada del Brennero nel futuro, ossia per permetterci di affrontare gli importanti investimenti previsti per tutto il territorio di competenza, per implementare l’intermodalità con la ferrovia, nonché per l’introduzione di una tariffa ambientale. In poche parole: per migliorare il nostro servizio, sia per chi usa l’autostrada, sia per chi deve convivere con l’autostrada”.

Hartmann Reichhalter raccoglie il testimone da Luigi Olivieri. Il Presidente uscente – confermato in CdA – ha ripercorso i passaggi cruciali di questi mesi così importanti per la Società, ha ringraziato tutto il personale, i dirigenti, l’Amministratore Delegato, Walter Pardatscher, e l’intero CdA per il lavoro svolto e ha così concluso:

Si apre ora una nuova stagione. Il rinnovo del Consiglio di Amministrazione coincide con il compito di studiare sviluppi ad oggi inediti per la mobilità transalpina. La responsabilità sociale dell’impresa è un principio sancito dalla nostra Costituzione, a noi il compito di dimostrare come Autostrada del Brennero sia una società al servizio delle Comunità locali, dell’Italia, dell’Europa”.

L’Assemblea dei Soci ha, inoltre, designato i membri del Collegio Sindacale di propria spettanza per il triennio 2019-2021. Sono Tommaso Bergmeister, Martha Florian von Call, Tommaso Zanini che vanno ad aggiungersi al dott. Giovanni Ciuffarella, di spettanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze con il ruolo di Presidente e alla dott.ssa Romana Sciuto, di spettanza del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Nel corso del pomeriggio di oggi avverrà anche la nomina del nuovo amministratore delegato.

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economia e finanza

Sharing economy, un mercato che in Italia vale oltre 21 miliardi di euro

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Non solo vestiti a noleggio, ma molto altro a partire dai quadri d’autore: con 25 sterline al mese si più affittare un’opera d’arte originale ed il costo è per ogni singola opera.

L’iPhone XR (256) il cui costo al pubblico si aggira sui mille euro, è offerto dalle compagnie telefoniche a 40 euro al mese comprensive del canone.

Il sito rentfashionbag offre in noleggio l’inarrivabile borsa Birkin: il modello base costa 7 mila euro e lo si può avere a 250 euro a settimana.

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Per non dimenticare le autovetture. Il Suv Bmw che costa 45 mila euro, lo si può noleggiare a 280 euro mensili.

Quindi non solo vestiti come avevamo scritto nel precedente articolo, ma anche accessori e componenti d’arredo basta che facciano parte del mondo del lusso.

Parliamo di sharing economy che in Italia vale già 21 miliardi di euro e che intercetta soprattutto i giovani.

Un’opportunità che non è sfuggita a Ikea che ha in progetto nel breve termine di immettere sul mercato mobili a noleggio.

Basta guardarsi attorno e prima di procedere ad un’ acquisto, si trova sicuramente l’alternativa del noleggio: tagliaerba, elettrodomestici, strumenti musicali, stoviglie e posate, gazebo per cerimonie all’aperto: di certo attorno a noi c’è la risposta alle nostre richieste.

Un italiano su due preferisce noleggiare il cellulare, il 60% l’autovettura, il 10% gli elettrodomestici o le attrezzature sportive.

L’11% è disponibile al noleggio a lungo termine di attrezzatura per la manutenzione della casa e del giardino; il 7% lo è per gli articoli per l’infanzia ed il 50% degli italiani considera il noleggio una vantaggiosa opportunità.

Ovviamente il canale commerciale è internet dove abbondano i siti specializzati, ma anche quelli di noleggio tra privati.

Ad esempio su noleggioinunclick.it si possono trovare svariati articoli che vanno dall’impianto per la videosorveglianza, al drone oppure una videocamera professionale con una spesa che va da 35 a 200 euro.

Invece mammamamma.it offre tutta la gamma degli articoli per bambini dal tiralatte al box.

Un gioiello per una serata speciale? Ci pensa monluxe.com.

Quadri e opere d’arte in genere? Ecco locloc.it. Insomma con pochi soldi si va dal salvare l’apparenza a contenere le spese ed alla fine il noleggio è da valutare.

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economia e finanza

Libra, la commissione ha sancito: Questo matrimonio non «s’ha da fare!»

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«Keep Big Tech Out Of Finance Act», con questa legge la maggioranza democratica della Commissione servizi finanziari degli Stati Uniti stabilisce che qualsiasi azienda tecnologica che deciderà di distribuire monete digitali o servizi finanziari potrà essere multata fino ad un milione di dollari al giorno.

Con questo atto gli Stati Uniti sanciscono la supremazia dello stato su qualsiasi tentativo privato di divenire potere politico ed economico.

La scusa è quella della privacy e dell’anti riciclaggio ma la realtà è ben diversa: l’unica moneta riconosciuto negli stati uniti è, e sarà,  il dollaro.

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Il presidente Trump ha dichiarato in un tweet che se Facebook e le altre Big vogliono operare con servizi finanziari devono avere le relative autorizzazioni.

Sembra che oltre oceano si siano accorti del progetto di estromettere il dollaro dal panorama delle valute internazionali messo in atto da Facebook e dal suo consorzio con la nascita di Libra.

Il potere delle Big tecnologiche sembra dare sempre più fastidio ai fautori e protettori dello stato, concedere il potere della politica monetaria non sembra piacere a chi ha fatto dell’imperialismo la sua forza.

Siamo davanti ad un braccio di ferro tra chi sostiene il credo del liberalismo puro, le big technology da una parte, e lo stato dall’altra.

Il capo progetto di Libra sarà ascoltato in udienza dalla congresso ma molti sostengono che sarà solo una formalità. Tutto è stato già deciso.

Nel documento vengono definite “Big tech” quelle aziende con ricavi annui di almeno 25 miliardi di dollari in più viene aggiunto che: «Una grande piattaforma tecnologica non può stabilire, mantenere o gestire un’attività digitale destinata ad essere ampiamente utilizzata come mezzo di scambio, unità di conto, riserva di valore o qualsiasi altra funzione analoga, come definita dal Consiglio dei governatori della Federal Reserve».

Il sogno di una moneta digitale e di una banca universale sovrastatale appare, alla luce di questa legge, svanire. Il sogno di una egemonia libertaria sembra rientrare. La nostra privacy salva.

Con questa legge gli Stati Uniti lanciano un segnale al mondo e al mercato. Un segnale chiaro e nitido: lo stato c’è ed è vivo e vegeto.

Il dollaro è e sarà l’unica moneta forte e stabile per tutte le transazioni internazionali.

Nessuno sa cosa il futuro ci riserverà ma una direzione, la commissione statunitense, l’ha già segnata.

Libra, questo matrimonio non s’ha da fare.

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economia e finanza

Cina vs U.s.a la nuova Guerra Fredda 4.0

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Nel 1989 la caduta del  muro di Berlino sancì il termine della guerra fredda.

Il comunismo cedeva il passo al capitalismo Americano.

Sono passati ormai 30 anni ma la storia sembra ripetersi. Cambiano solo i protagonisti o meglio uno dei protagonisti.

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La Russia cede il posto di nemico numero uno degli Stati Uniti alla Cina.

Anche gli scenari sono cambiati. Non ci sono più missili nucleari disseminati nei vari stati che prestano le basi ai protagonisti.

Oggi la guerra si combatte con armi diverse, con la tecnologia. E le minacce diventano informatiche.

Siamo davanti a una guerra fredda 4.0 tra Cina e Stati Uniti. Le prime avvisaglie ci sono state quando Trump ha deciso di mettere i dazi sulle importazioni cinesi, poi si è aggiunta la blacklist con l’elenco di tutte le aziende del Mandarino non benvenute nel territorio statunitense.

Anche la notizia che Google non fornirà gli aggiornamenti del sistema operativo Android di Huawei è stata letta come una chiara presa di posizione.

Si è avuto la percezione che Trump e compagni abbiano intuito la pericolosità di concedere industrie strategiche alle aziende asiatiche. Pericolosità che si fonda sulla raccolta dei dati.

Dati che potrebbero avvantaggiare il nemico cinese e le sue industrie. Importante è comprendere che la Cina rimane, sostanzialmente, un sistema ibrido dove l’iniziativa privata è sempre immischiata  con il potere politico del  partito comunista.

I dati sembrano essere un bene da tutelare. Un patrimonio da preservare dalle mani del nemico.

Anche se non vediamo muovere aerei o carri armati non significa che il mondo sia tranquillo.

La Cina è il maggiore detentore di debito pubblico americano e questo Trump lo sa. Ma esso è anche il maggiore antagonista negli equilibri geopolitici.

Certamente gli scontri avverranno nell’abito dell’industria 4.0, con la Cina che si prodigherà nella creazione di tecnologie parallele e antagoniste a quelle americane.

La Cina ha già risposto alla prima provocazione mettendo in moto tutto il suo apparato produttivo e creativo per creare un sistema operativo migliore e più efficiente di Android. Se ce la faranno lo scontrò si sposterà, molto probabilmente, sulla finanza digitale.

I due blocchi cercano alleati. L’Europa dal canto suo è inerme, incapace di cogliere le opportunità che il bisogno di equilibrio potrebbe concederle.

Come sempre il bisogno di raccogliere ed elaborare dati sembra essere la materia prima più importante. I dati concedono potere e controllo, due condizioni che gli Stati Uniti non vogliono cedere facilmente.

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