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Trento

Morte Michele Demattè, SBM: «Dichiarazione squallida e tardiva di Unifarm»

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Durissima presa di posizione del sindacato di base multicategoriale dopo 10 giorni dalla morte di Michele Demattè, l’operaio deceduto lo scorso 29 giugno 2019 all’ospedale di Trento, a seguito di un colpo di calore mentre prestava servizio all’interno di Unifarm.

Una morte assurda – spiega il sindacato – dove non si riescono a comprendere appieno le reazioni della direzione aziendale e delle rappresentanze “sindacali” ufficialmente riconosciute dalla ditta di fronte a questa tragedia.

«Le condotte della dirigenza Unifarm sono le stesse di sempre. Durante una manifestazione che organizzammo il 16 settembre 2014, esponemmo davanti alla fabbrica di Ravina uno striscione provocatorio che recitava: “Sopra il lavoratore l’unifarm campa, sotto l’unifarm il lavoratore crepa” – dichiara il sindacato – allora fummo accusati, dall’amministratore delegato, di essere degli estremisti, di lanciare accuse diffamanti per il buon nome della società, di immaginare problemi inesistenti, persino di inventarci le leggi sulla sicurezza. Ci dissero che saremmo stati tutti denunciati, che ci avrebbero “spazzato via” dall’azienda. A distanza di cinque anni, però, grazie alla nostra denuncia, l’impresa è stata costretta a sottoporre a visita di sorveglianza, dal medico competente, tutto il proprio personale. E così sono emersi numerosi casi di malattie professionali, di patologie invalidanti e sono molti i lavoratori e le lavoratrici dichiarati idonei alla mansione con limitazioni e prescrizioni nell’esecuzione del proprio lavoro».

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Con l’avvento della nuova dirigenza SBM sperava in un cambio di rotta. «Ma questa tragedia ha dimostrato il contrario»

Michele Demattè si è sentito male venerdì 28 giugno 2019. Solo casualmente un suo collega si è accorto che era ancora in azienda fuori orario e, nel cercarlo, lo trovava riverso a terra in stato di incoscienza. Subito trasferito in ambulanza al reparto rianimazione dell’ospedale Santa Chiara di Trento, decedeva il successivo sabato 29 giugno 2019.

«Nonostante la notizia fosse trapelata già da domenica 30 giugno 2019, – ricorda il sindacato –  la direzione aziendale emetteva uno scarno comunicato solo alle ore 15:56 di lunedì 1° luglio 2019:“Buongiorno, in merito a quanto riportato sui giornali locali del Trentino siamo addolorati per quanto accaduto al nostro dipendente alla fine del turno di lavoro. Il lavoratore, che svolgeva le proprie mansioni in locali idonei e climatizzati, era sottoposto a visite periodiche ed era stato ritenuto anche recentemente idoneo alla mansione sia dal medico competente che dalla commissione sanitaria provinciale. Oggi hanno avuto accesso le autorità competente a cui abbiamo fornito e forniremo il massimo supporto per ricostruire l’accaduto. Cordiali saluti. La Direzione”».

«Una dichiarazione squallida e tardiva, che lascia sgomenti,  – aggiunge SBM – funzionale solo ad escludere ogni responsabilità dell’azienda sulla morte dell’operaio. Null’altro. Come ci ha fatto notare una dipendente, “per tutti colleghi venuti a mancare [si tratta di quelli deceduti fuori dall’ambiente di lavoro, n.d.r.] c’è sempre stato un momento di silenzio, interrompendo le attività lavorative dei due turni, anche da parte dei lavoratori operanti nei magazzini UNIFARM siti in Liguria e Sardegna. Ma per Michele non è stato così, è stato solo disposto in fretta e furia un minuto di silenzio in concomitanza dei funerali, quando buona parte degli operai non era in azienda”. E’ una condotta emblematica, atta solo a minimizzare e cancellare quanto prima la tragedia, senza incidere sulla produzione e sui profitti della S.p.A., più importanti della vita umana…»

Il sindacato di base multicategoriale non risparmia critiche nemmeno alla triplice:  «È sempre la stessa. Dapprima in pompa magna sui giornali con i propri segretari generali a strombazzare che non si può morire di lavoro. Poi richieste d’incontro all’assessore provinciale ed alla direzione Unifarm. E poi le fatidiche, inutili assemblee organizzate per turno, promosse allo scopo di “aggiornare e valutare i fatti occorsi in azienda”. Hanno dichiarato scioperi? NO. Hanno effettuato denunce? NO. Hanno proposto iniziative di lotta a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici? NO. Come ci ha riferito una dipendente, le assemblee sono state “utilizzate per riportare ai lavoratori ciò che ha comunicato loro la direzione: i locali di UNIFARM sono tutti climatizzati e il lavoratore era sottoposto alle visite mediche periodiche. Ovvero l’azienda è in regola. Le maestranze lì presenti hanno però sbugiardato l’azienda. Sono stati denunciati lavori manuali svolti all’esterno nelle ore più calde, reparti con temperature oltre i 40°C con farmaci stoccati per la partenza, furgoni fermi sotto il sole in attesa di caricare e reparti con umidità oltre il 70%. Altri operai tacciono, temono le ritorsioni di dirigenti, capi e capetti e non si fidano della triplice che per noi è complice»

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