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Arte e Cultura

La cultura cinese in scena a Lavarone, Fondo e Rovereto

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Anche quest’anno il Centro Martino Martini ha promosso un programma estivo di attività particolarmente interessante per chi vuole approfondire i temi della cultura e tradizione cinese, a Lavarone, Fondo e Rovereto.

Si comincia con il programma estivo a Lavarone al teatro Dolomiti alle ore 21 il 5-6-7 luglio 2019 ad ingresso gratuito, con la rassegna cinematografica in omaggio al regista cinese Xie Fei, vincitore dell’Orso d’argento nel 1990 e successivamente nel 1993 premiato con l’Orso d’oro al Festival internazionale del cinema di Berlino. Verranno proiettati proprio “La donna del Lago delle Anime profumate”,(1993 -105 min) film vincitore a Berlino, A Song of Tibet di Yeshe Dolma (2000 – 100 min) 4 Golden Awards al Montreal World Film Festival, A Mongolian Tale, un racconto mongolo di Hei jun ma (1995 – 103 min) presentato al Montreal Film Festival.

Il 25 luglio 2019 il dr. Sergio Pierini presenta una serata dedicata alla “Medicina Tradizionale Cinese” e il 27 luglio 2019 ci sarà un workshop “Qi Going e Benessere”, in forma con la ginnastica cinese, sempre coordinato dal dott. Sergio Pierini.

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Il 6 agosto 2019 il calligrafo Alessandro Calvia presenta il “Laboratorio di Calligrafia Orientale”, dalle 9 -13, mentre alle 17.15 il dott. Generoso Urciuoli presenta l’incontro “Archeoricette sulla via della Seta”.

Le iniziative vengono realizzate in collaborazione con la Biblioteca Comunale.

Il programma di attività si articola anche con alcune iniziative e serate a Fondo in Val di Non, dove il 15 luglio 2019 alle ore 16, ci sarà l’inaugurazione della mostra “Gocce di Cina”. La mostra resterà aperta fino al 10 agosto 2019.

Il 15 luglio 2019 alle ore 21, l’archeologo Daniele Petrella presenta una serata dal titolo “Marco Polo e il suo viaggio fantastico”.

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Il 22 luglio 2019 alle ore 21 il dott. Sergio Pierini presenta la serata “Medicina tradizionale cinese” e il 23 luglio 2019 il workshop “Qi Going e Benessere”, in forma con la ginnastica medica cinese.

Il 10 agosto 2019 dalle ore 9 alle 13, il calligrafo Alessandro Calvia presenta il “laboratorio di calligrafia”.

In collaborazione con il Museo Civico di Rovereto il 16 luglio 2019 alle ore 20.30, presso la sala Conferenze della Fondazione Caritro, in piazza Rosmini 5 per la serie Orizzonti d’Oriente in partnership con Alteritas Trentino, l’archeologo Daniele Petrella presenta “La flotta scomparsa di Kublai Khan”, con l’intervento della Presidente di Alteritas Trentino e Stefano Grimaldi docente dell’Università di Trento.

Tutte le locandine degli eventi si possono trovare nella pagina dedicata del sito del Centro Studi Martino Martini e sulla home del sito

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Arte e Cultura

“La storia infinita” compie 40 anni: ecco il grande messaggio di questo libro

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“La storia infinita” quest’anno compie 40 anni.

Il capolavoro di Michael Ende è stato pubblicato a Stoccarda dalla Thienemann Verlag nel 1979 con il tutolo originale tedesco “Die unendliche Geschichte”, tradotto e arrivato in Italia nel 1981.

Dalla sua pubblicazione, la storia di Bastiano Baldassarre Bucci che, leggendo un libro, entra nel mondo di Fantàsia e aiuta il guerriero Atreiu a salvare il regno e l’imperatrice bambina dall’avanzare del Nulla, ha venduto oltre 10 milioni di copie. Il suo immediato successo ispirò la realizzazione dell’omonimo film di Wolfgang Petersen.

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Ma chi non ha mai letto il romanzo, non sa che il film (che tra l’altro non è mai piaciuto allo scrittore, Michael Ende) racconta soltanto la prima parte del libro. La pellicola si ferma infatti al momento in cui il Nulla, la forza oscura che distrugge tutto, è stato sconfitto.

Questa parte evidenzia la contrapposizione tra il bene e il male.

Ma è sopratutto per la seconda parte (quella non raccontata nel film) che questo libro andrebbe letto ancora oggi.

Nella seconda parte del libro l’imperatrice affida a Bastiano il compito di ricostruire il regno di Fantàsia con la propria immaginazione.

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Ma lui esagera, costruendo un’immagine di sé diversa dalla realtà che finisce col renderlo prigioniero del regno da lui stesso creato. Solo grazie all’aiuto di Atreiu, Bastiano riacquista i ricordi e torna alla sua vita, ormai cambiato.

Questa parte della storia insegna che è importante restare ancorati alla realtà.

Un concetto incredibilmente attuale oggi, in un momento in cui l’immagine che costruiamo sui social rischia sempre più spesso di farci perdere di vista il mondo reale, i valori e le priorità.

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Musica

Musica Trentina in Lutto: è morto Claudio Benedetti, una vita dedicata al jazz

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Si è spento all’età di 91 anni Claudio Benedetti il batterista Jazz forse più famoso ed importante della nostra regione.

Una carriera musicale iniziata negli anni 40 e suggellata di successi e collaborazioni con i più importanti musicisti italiani.

I suoi ultimi concerti risalgono al 2011 ma fino alla fine il suo contagioso entusiasmo e le sue forti motivazioni e l’amore per la musica non sono venuti mai a mancare.

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Una vita dedicata alla musica spiega il perchè di una carriera così fulgida. Lo swing e il drumming raffinato e inconfondibile gli hanno portato fama e apprezzamenti nell’ambiente non facile della musica Jazz e pop italiana.

Claudio Benedetti si è perfezionato a Parigi nella scuola del grande maestro Kenny Clarke.

I nomi di Chet Baker, Lee Konitz, Harold Danko, Mangelsdorff, Frank Foster, Dusko Goykovich, sono solo alcuni degli incontri fondamentali che hanno contribuito in maniera significativa alla sua formazione.

La storia di Claudio Benedetti comincia però molto prima, nel 1944 infatti, la musica di un orchestrina Jazz delle truppe americane accampate nelle vicinanze di Mori, attira l’attenzione di Claudio che giovanissimo, ottiene entusiasta di poter assistere alle prove, e racconta: “quando gli americani si attendarono vicino Mori io, bambino, ero pronto a farmi le corvee in cucina pur di stare vicino alla loro orchestra. Poi, me ne andavo nella casa sinistrata di Mori con i tamburi in un sacco e là suonavo all’impazzata, tanto che qualcuno pensò vi fosse un pazzo e chiamò Pergine. Arrivarono due marcantoni con la camicia di forza… videro che ero un ragazzino e si misero a ridere”.

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Dopo mesi di estenuanti esercizi, sorretto da un’incrollabile passione e dalla voglia (mai sopita) di migliorarsi, comincia per lui l’attività vera e propria di batterista. Gli ingaggi occasionali si moltiplicano. Fra le orchestre degne di menzione quella con Sergio De Cecchi (piano), Ennio Carretta (sax), Ciccio Vianello (basso)e il grande talento musicale di Germano Cavalet, fisarmonicista veneziano di rara bravura, scomparso purtroppo prematuramente.

Dopo circa 3 anni con il Quartetto Star ecco arrivare il primo ingaggio alla Terrazza dell’Odeon di Milano, che fa strada alla notorietà e lo porta a lavorare con grandi nomi come Macario e Dapporto.

Poco dopo sarà la fama cosmopolita della bravissima Caterina Valente a impegnare Claudio Benedetti in un tour attraverso la Spagna e il Portogallo.

A St. Moritz entra a far parte dell’orchestra del Palace Hotel, dove si esibisce per numerosi volti noti, come ad esempio Onassis, che a quanto pare lasciava mance generosissime perché amava gli assoli di batteria.

Nell’ambiente notturno internazionale di St. Moritz incontra la cantante Jacqueline Francoise. Con lei affronterà una lunga tournèe in Svizzera.

Il 1961 rappresenta un’altra tappa importante per Claudio Benedetti, con l’ingaggio in Rai e la scelta di entrare nel gruppo dei Campioni, molto popolare in quel periodo (nel gruppo farà una breve comparsa anche Lucio Battisti).

Entrato nel giro che conta partecipa a sessioni con i cantautori che stanno facendo la storia della musica italiana: Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Tony Renis, Nico Fidenco, Luigi Tenco, Giorgio Gaber, Mina, Enzo Jannacci, intervenendo nelle registrazioni dei celebri brani “Io che amo solo te”, “Legata a un granello di sabbia”, “La ballata del Cerutti”, “Trani a gogò”, “Stringimi forte i polsi”, “Stessa spiaggia, stesso mare”, ecc.

L’approdo in Rai significa per Claudio l’opportunità di lavorare con illustri musicisti e di entrare in importanti orchestre come quelle di Enrico Simonetti, Xavier Cugat, Aldo Buonocore per citarne alcune.

I maestri Pino Calvi, Enrico Simonetti, Lelio Luttazzi, Gorni Kramer, Bruno Canfora, Mario Bertolazzi e altri, gli affidano la conduzione ritmica in molte delle trasmissioni televisive degli anni ‘60.

Accompagna grandi artisti come Bramieri e Gaber, in ben 46 commedie musicali tra cui: “L’amico del giaguaro” con Gino Bramieri, Marisa Del Frate e Raffaele Pisu (1961); “La Trottola” con Corrado e Sandra Mondaini (1965-66); “Il conte Max” con Marcello Marchesi, “Giochiamo agli anni Trenta” con Giorgio Gaber, dove con un suggestivo assolo sul tempo di 5/4 ispira con quel suggerimento al coreografo Don Lurio l’intuizione per un improvviso memorabile balletto stile jungle; “Tigre contro Tigre” , “Hobbyamente” e “L’assillo infantile” nel 1966; “La sveglia al collo” (1967). Nel 1968 a Roma, suona con Enrico Simonetti in “Indiavolation”. Lavora inoltre al fianco delle Kessler e di Don Lurio, che ricorda con molto affetto.

Negli anni ‘70 il batterista torna in Trentino, costretto da doveri famigliari (la madre si ammala gravemente), ma continua la sua attività in altre 3 importanti commedie musicali della RAI: “Macario più” con Macario, “Rita ed io” con Rita Pavone e Carlo Dapporto, “Valentina” con Elisabetta Viviani e Teo Teocoli ed Enzo Montagnani. Nel frattempo a Rovereto apre una raffinata boutique che porta il suo nome, all’incrocio tra via Paganini e corso Bettini, dove sfoggiava tutto il suo gusto per un’eleganza da vero dandy.

Partecipa inoltre nella commedia musicale “Ma perché, perché si” nel 1972 con Tony Renis.

Non ha mai abbandonato l’attività concertistica, spostandosi in tutta Italia e in Europa ha continuato a regalare forti emozioni a ritmo di Jazz. Si è fatto inoltre promotore e interprete di applauditi concerti che hanno portato nella sua città e più in generale, in tutto il Trentino, nomi illustri del Jazz mondiale.

Nei primi anni 90 suona in molti locali a Trento, fra cui il Boston Bar, dove insieme a Lorenzo Frizzera e Carlo La Manna tiene molti concerti jazz.

Ancora oggi viene ammirato per l’energia che trasmette durante i suoi concerti, lasciando il segno anche tra i giovanissimi, pubblico tutt’altro che semplice. Alla domanda: “Cosa rappresenta per Lei il Jazz?” Claudio rispondeva così: “Vita. Sto bene quando suono, in mezzo ai giovani; anche se la batteria è lo strumento più stressante e faticoso che ci sia e ci deve essere sempre tanta tensione ed energia…”

Claudio Benedetti ha suonato con le stelle più alte del firmamento jazzistico in tutta Europa, con un solo rimpianto: “Benchè abbia avuto in dono una vita che auguro a qualunque musicista, sono vissuto in anni in cui il jazz non era popolare come ai giorni nostri”

Claudio Benedetti si era sposato due volte: la prima volta con Ulla, una bellissima finlandese, che si trasferì in Italia per amore e  la seconda volta con Elvira, una donna della Val Venosta che divenne sua moglie.

Da lei sono nati due figli: Luca, 38 anni, che vive a Bolzano, e Sara, 35 anni, che vive in Australia.

I funerali di Claudio Benedetti si svolgeranno domani alle 11 alla chiesa della Sacra Famiglia, a pochi metri dalla casa di via Vittorio veneto, dove Claudio ha trascorso gran parte della sua vita roveretana.

Grazie a RedPress per la collaborazione

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Arte e Cultura

Venere e Adone: secondo appuntamento con il capolavoro di Tiziano

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Domani martedì 19 novembre ad ore 17.00 secondo appuntamento per presentare al pubblico il libro dedicato ad un capolavoro di Tiziano.

Fra gli indiscussi capolavori di Tiziano Vecellio si annovera il dipinto Venere e Adone, di cui si conoscono molte varianti, la più nota delle quali è la tela del Museo del Prado di Madrid, eseguita nel 1554 per il re di Spagna Filippo II.

Di questo straordinario  se ne parlerà martedì  19 novembre ad ore 17.00 presso la sala delle Marangonerie del Castello del Buonconsiglio per il  secondo appuntamenti dell’iniziativa Novembre di Libri.

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Protagonista sarà il volume scritto da Thomas Dalla Costa  “Venere e Adone di Tiziano. Arte, cultura e società tra Venezia e l’ Europa”   che sarà presentato da Luca Siracusano in un dialogo con l’autore.

A partire dalla discussione delle prime due versioni, andate perdute, il saggio esamina per la prima volta e in maniera esaustiva la genesi della creazione di tutte le successive varianti, analizzandone gli elementi di continuità e le distinzioni e inserendole nelle corrette coordinate storiche e contestuali.

Seguendo un metodo di indagine dinamico e interdisciplinare, il volume indaga inoltre le ragioni sociali e culturali che favorirono il successo dell’opera.

Il saggio dimostra inoltre come questo dipinto divenne un vero modello iconografico e tipologico, che continuò ad attrarre l’interesse di committenti e artisti nei secoli a seguire, e come il Venere e Adone sia da ritenere una delle immagini fondanti della cultura pittorica e visive europea.

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Martedì 26 novembre ad ore 17.00 ci sarà l’ultima presentazione con il volume Nicola Grassi (1682-1748) dove l’ autore Enrico Lucchese dialogherà  con Denis Ton.

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