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Trento

Carcere Spini: il 64% sono stranieri. Il 42% dei detenuti soffre di depressione

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«Per promuovere un clima sereno e offrire prospettive di reinserimento sociale una volta scontata la pena, alle 296 persone recluse nella casa circondariale di Spini di Gardolo, specialmente dopo i tragici fatti di fine 2018 – quando si suicidarono due giovani detenuti e si scatenò una rivolta interna che causò pesanti danni alla struttura – è necessario investire sul personale e soprattutto sull’attività trattamentale: lavoro, istruzione e formazione professionale».

Ha concluso evidenziando questo aspetto Antonia Menghini, Garante dei diritti dei detenuti della Provincia autonoma di Trento, la presentazione della sua relazione delle attività svolte nel corso del 2018.

L’incontro con la stampa è avvenuto ieri a palazzo Trentini, sede del Consiglio provinciale, perché il Garante dei diritti dei detenuti opera nell’ambito dell’assemblea legislativa sotto il coordinamento del Difensore civico, sulla base di una norma approvata nel 2017.

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Tre le parti in cui Menghini ha suddiviso l’intervento: la prima dedicata alla situazione della casa circondariale di Spini di Gardolo rispetto al quadro nazionale; la seconda riguardante le attività trattamentali relative a lavoro e istruzione, indispensabili per migliorare le condizioni interne e preparare il futuro libero dei detenuti evitando le recidive; la terza riferita alle criticità emerse nei quasi 400 colloqui da lei avuti in carcere nel 2018 e alle azioni prioritarie da mettere in campo per affrontare i problemi.

Non c’è sovraffollamento a Spini: 296 detenuti per 418 posti. Le donne sono 22 e 191 gli stranieri – La Garante ha sottolineato il rischio molto serio che nonostante i tre decreti legislativi dell’ottobre 2018 riguardanti la vita detentiva, il lavoro e la sanità penitenziaria con cui per la prima volta è stato inserita nel nostro ordinamento la previsione che “ad ogni persona privata delle libertà sono garantiti i diritti fondamentali”, in Italia le carceri tornino ad essere sovraffollate, vista la crescita dal 2015 ad oggi della differenza tra la capienza regolamentare e il numero di detenuti (a fronte dei 49.640 posti rispetto ai 52.434 reclusi si è passati al 30 giugno 2019 a 50.496 posti con 60.522 detenuti).

Il problema del sovraffollamento non esiste invece nella struttura di Spini di Gardolo, nella quale – ha proseguito Menghini – la capienza era stata originariamente concordata tra Provincia e Dipartimento Amministrazione penitenziaria (Dap) per 240 detenuti mentre negli ultimi anni è stata elevata a 418 posti.

Alla fine del novembre scorso la casa circondariale era arrivata ad ospitare 349 detenuti, ma già alla fine del successivo mese di dicembre, dopo i tragici eventi narrati dalle cronache, il loro numero era sceso a 290.

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E il dato registrato oggi – proprio questa mattina, ha precisato la Garante – è di 296 detenuti. Al 31 dicembre 2018 sui 290 detenuti le donne erano 22 e gli stranieri 191, pari al 65,9% del totale (ma questi ultimi il mese prima, nel periodo più critico, erano 239, pari al 68% del totale). A prevalere sono i tunisini (63, pari al 26,4%, seguiti dai marocchini (33, pari al 13,8%), dai nigeriani (27, pari all’11,3%), dai rumeni (22, 9,2%) e dagli albanesi (14, 5,9%).

Menghini ha segnalato anche il rilevante turn over dei detenuti, vista la media annuale di 455 ingressi e le 457 uscite. Quanto alla posizione giuridica delle persone recluse, a fine 2018 scontavano a Spini una condanna definitiva 259 detenuti, pari al 74,2% del totale, mentre gli altri sono per lo più indagati in attesa di primo giudizio (62, pari al 17,8%), appellanti (19, pari al 5,4%) e ricorrenti (9, pari al 2,6%). Tra le misure alternative al carcere per quanto riguarda Spini fra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2018 sono stati 171 i casi di persone affidate in prova al servizio sociale, 125 alle detenzione domiciliare, 4 alla semilibertà, 23 alla libertà vigilata e 366 i “messi alla prova”.

Le attività trattamentali – La Garante ha sottolineato l’importante crescita dei lavoratori detenuti e delle lavoratrici detenute, complessivamente passati da 238 nel 2012 a 387 nel 2017, anche se – ha precisato – si tratta di persone coinvolte in attività durate mediamente non più di 6 mesi all’anno. Nel 2018 il dato ha però subito un’importante flessione attestandosi su 312 persone coinvolte nelle attività lavorative. E questo in quanto a parità di stanziamento da parte del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, le mercedi (retribuzioni) sono considerevolmente aumentate.

All’istituto di Spini sono accreditate 4 cooperative che gestiscono diverse attività produttive: un laboratorio di assemblaggio, uno di digitalizzazione e una lavanderia. Quanto all’istruzione, grazie ad insegnanti che si impegnano anche a titolo volontario, il 2018 ha visto 187 detenuti frequentare corsi di alfabetizzazione, 55 i corsi di scuola media, 58 i corsi di scuola superiore e 162 i corsi estivi di scuola superiore. Nella formazione professionale, poi, la struttura di Spini offre percorsi brevi di acconciatura maschile e acconciatura ed estetica femminile, finanziati dalla Provincia tramite l’istituto Pertini di Trento. Da segnalare che dal 2017 è stato attivato un corso biennale alberghiero che permette ai detenuti di fare anche pratica in cucina.

Criticità e proposte: mancano funzionari nell’area educativa – Menghini ha messo l’accento sulla proposta di un nuovo Protocollo per il reinserimento sociale dei detenuti, che aggiorna la prima intesa istituzionale del 2012, e le relative Linee di indirizzo elaborate per concretizzarne gli obiettivi attraverso 5 gruppi tecnici operativi. Il Protocollo proposto ha già ottenuto il nulla osta del Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e attende ora solo la valutazione dell’assessorato provinciale competente per essere sottoscritto con il Ministero.

Quanto ai problemi più frequentemente sollevati dai detenuti nei loro colloqui con la Garante, Menghini ha indicato quelli della loro vita quotidiana (trasferimenti, attività culturali, ricreative e sportive), quelli legati alla corrispondenza, ai colloqui e al lavoro, poi alla salute e infine quelli riguardanti l’esecuzione penale esterna e la liberazione anticipata per buona condotta (lo sconto previsto è di 45 giorni ogni semestre).

Le criticità più rilevanti riguardano però, per Menghini, l’area educativa che in base al numero ideale originariamente fissato di detenuti nella struttura (240) dovrebbe poter contare su 6 funzionari. Visto che i detenuti sono più di 290 gli appena 3 funzionari dell’area educativa in servizio a Spini sono davvero troppo pochi. Specialmente se si considera il valore dei colloqui di questi funzionari con i detenuti, fondamentali per poter valutare la persona ai fini del programma trattamentale da adottare in relazione ai singoli casi. Menghini ha ricordato di aver segnalato questa grave carenza sia al Provveditorato sia al Dap, perché solo con più operatori le condizioni di vita dei detenuti potranno migliorare.

Allarme disagio psichico – Particolarmente delicata secondo il Garante è l’area del disagio psichico dei detenuti a Spini, soprattutto dopo i suicidi di fine 2018. I reclusi che soffrono di depressione sono circa il 42%, come emerge dallo studio del 2016 del Dipartimento salute della Provincia, ma la vera emergenza – ha avvertito Menghini – riguarda i casi più gravi tra questi, ai quali la struttura è in grado di offrire oggi solo il ricovero in infermeria. “Ma in infermeria – ha lamentato Menghini – la situazione del detenuto rischia di peggiorare ulteriormente, perché qui si ritrova solo e nell’impossibilità di partecipare a corsi scolastici, formativi e lavorativi”.

Intanto è stato approvato il Piano provinciale di prevenzione di condotte suicidarie nel sistema penitenziario per adulti ed è in fase di elaborazione anche il Piano locale. Il punto debole sta nella mancanza di personale addetto all’area educativa, che determina la riduzione dell’offerta trattamentale (scuola, formazione e lavoro). Questo ostacola il percorso rieducativo che dovrebbe invece caratterizzare la fase esecutiva della pena. Mentre l’organico della Polizia penitenziaria è lievemente cresciuto fino a raggiungere le 172 unità, peraltro ancora lontano dalle 214 che dovrebbe avere la struttura di Spini, a mancare – ha denunciato la Garante – sono in particolare le figure dell’Ispettore e del Sovrintendente.

Le azioni prioritarie: personale e investimenti sulla formazione professionale – Alla luce di queste problematiche, le azioni prioritarie da mettere in campo sono secondo la Garante il potenziamento dell’organico nell’area educativa, l’inserimento delle figure dell’Ispettore e del Sovrintendente a supporto della polizia penitenziaria, il presidio diurno da sviluppare per fronteggiare il problema del disagio psichico grave, il lavoro di rete tra gli operatori di Spini, così come già avviene nelle riunioni di staff, per rilevare i casi critici individuando e affrontando le situazioni più gravi e a rischio, e infine un forte investimento sulla formazione professionale e sull’inserimento lavorativa con proposte di intervento che possono essere finanziate dalla Cassa Ammende.

Menghini ha anche risposto ad alcune domande, una delle quali posta dal consigliere Marini sulla gestione della raccolta dei rifiuti all’interno dell’istituto. In effetti è un problema – ha confermato la Garante – perché pur essendo partito da poco un servizio di raccolta differenziata manca una comunicazione ai detenuti che non di rado gettano forse per protesta nel cortile i rifiuti dalle feritoie delle celle. Serve quindi una formazione per migliorare le pratiche a vantaggio del benessere di tutti coloro che vivono nell’istituto. La struttura di Spini è moderna e molto bella rispetto a tante altre in Italia – ha concluso Menghini rispondendo a un’altra domanda –, ma oggi serve un salto di qualità in avanti soprattutto sul piano dell’offerta trattamentale, essenziale perché questo istituto sia valorizzato come merita e persegua davvero il suo scopo.

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Trento

Nuova sconfitta per Carollo, il TAR respinge anche il secondo ricorso

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Seconda sconfitta di Agostino Carollo che su vede respingere anche il secondo ricorso del TAR.

Carollo che aveva impugnato sia il diniego ricevuto dal Comune alla richiesta di utilizzo di suolo pubblico, sia la concessione delle due piazze all’Apt.

Sulla prima questione il Tribunale amministrativo si era espresso il 21 novembre respingendo la richiesta di sospensiva sui mercatini di Natale.

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Il giudizio verteva appunto sulla presentazione da parte di Carollo della richiesta dell’occupazione del suolo pubblico di piazza Fiera e piazza Battisti.

Secondo il Dj roveretano infatti sarebbe stata presentata prima di quella dell’APT.

Il giudice però aveva dato torto a Carollo legittimando il lavoro dell’APT.

Oggi sulla seconda questione il TAR  di Trento ha respinto nuovamente la richiesta di sospensiva relativa all’organizzatore degli eventi nella due piazze affidata dal Comune di Trento all’Apt di Trento. I mercatini di natale quindi sono legittimi e possono continuare regolarmente. Nel merito dei due ricorsi, il TAR si esprimerà nel corso di una nuova udienza che non è stata ancora fissata.

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Trento

A Palazzo Geremia i 14 circoli degli anziani di Trento per i tradizionali auguri di Natale

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Tradizionale scambio di auguri fra il Sindaco Alessandro Andreatta ed i quattordici Circoli Anziani della città , ospitato oggi nella sala Falconetto a palazzo Geremia.

Si è trattato di un appuntamento ricco di significati anche perché l’ultimo del percorso amministrativo del Sindaco. “ Quella di ritrovarci qui è una delle tradizioni a cui più ho tenuto in questi anni “, ha affermato il Sindaco .

Ha quindi proseguito :” voi siete persone importanti per la nostra comunità, per varie ragioni: perché rappresentate le nostre radici, la nostra memoria, perché siete depositari di saperi e saggezza, perché a tutt’oggi non vi siete “ritirati”, non siete in panchina, non fate gli spettatori, ma esercitate un ruolo attivo e propositivo all’interno della nostra società.”

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Il presidente del Coordinamento circoli pensionai ed anziani Tullio Cova ha ringraziato per l’attenzione dimostrata in questi anni ed ha illustrato a Sindaco e Assessore Mariachiara Franzoia una pubblicazione che racconta la storia dei Circoli della città.

In conclusione dell’ incontro l’augurio del Sindaco a tutti i soci dei Circoli : “ continuate a vivere intensamente nell’oggi, continuate a credere nel domani, a piantare ulivi, come scrive il poeta turco Hikmet, non perché restino ai tuoi figli, ma perché non crederai alla morte, pur temendola, e la vita peserà di più sulla bilancia”

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Trento

Firmato l’accordo fra PAT e associazione artigiani per il Progetto «Reload – ricambio generazionale»

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Contrastare la disoccupazione, in particolare quella giovanile, sostenere la nascita di impresa nel comparto dell’artigianato, investire sulla crescita delle competenze delle micro e piccole imprese, soprattutto artigiane, per promuovere la crescita economica e lo sviluppo del Trentino, evitare la perdita di esperienze e capacità a fronte della cessazione di attività e favorire il ricambio generazionale: da queste premesse muove il protocollo d’intesa tra la Provincia autonoma di Trento e l’Associazione Artigiani Trentino, firmato ieri dal presidente dell’associazione Marco Segatta e dal presidente della Provincia Maurizio Fugatti, alla presenza dell’assessore provinciale all’artigianato Roberto Failoni.

Il protocollo aggiorna i contenuti del “Progetto Reload” che era stato seguito da Agenzia del Lavoro e dal Dipartimento sviluppo economico della Provincia. “Fare l’artigiano è impegnarsi in un percorso di crescita professionale, educativa ed economica” ha commentato il presidente Fugatti.

“Come Giunta crediamo sia importante che le famiglie sappiano delle opportunità che offre una scuola professionale: formarsi per fare l’artigiano può essere una garanzia per il futuroha detto ancora il presidente.

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“Il grido di allarme della mancanza di manodopera qualificata arriva da ogni parte del Trentino” ha detto l’assessore Failoni, “Questo protocollo vuole dare delle risposte ad una sfida che riguarda il mondo della scuola e quello artigianale, facendo squadra possiamo far emergere la consapevolezza che un sistema integrato può dare risposte reali e far conoscere le tante opportunità che ci sono per i giovani”.

Nel corso dell’incontro è stata anche presentata la campagna di comunicazione “Tu che cosa farai da grande?” curata dall’Alta formazione grafica dell’Istituto Artigianelli in collaborazione con il Servizio Artigianato e Commercio e l’Ufficio Stampa della Provincia, che vuole veicolare il messaggio della positività della scelta della formazione professionale.

Marco Segatta ha sottolineato la necessità di valorizzare i talenti e orientare i giovani, per far fronte al problema della mancanza di ricambio generazionale: “Tanti artigiani arrivati all’età della pensione si trovano costretti a chiudere l’attività, questo progetto vuole offrire maggiori possibilità di subentrare, acquisendo conoscenze, attraverso l’affiancamento del maestro artigiano con chi vuole iniziare una nuova attività, favorendo così anche l’occupazione”.

Il dirigente scolastico Federico Samaden ha invece ricordato la grande tradizione della formazione professionale trentina, “un modello apprezzato in tutta Europa”.

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Problem solving, senso di orgoglio per il proprio lavoro, qualità attraverso la cura dei particolari, non conoscere la fatica: sono le abilità che possiede un artigiano e che tutte le scuole dovrebbero trasmettere” ha detto Samaden.

“Reload”, termine da cui prende nome il progetto, significa caricare di nuovo, ricaricare: l’artigiano che giunge al termine della sua attività lavorativa non lascia che questa si esaurisca, ma permette che si rinnovi, fornendo a chi prenderà il suo posto tutte le sue competenze e le sue conoscenze. Allo stesso modo un giovane artigiano o aspirante tale viene “caricato”, come avviene per un file, di nuove competenze e conoscenze, per proseguire l’attività del suo predecessore.

A questo fine, saranno realizzati interventi di formazione in azienda, e fuori da questa, per chi è interessato ad avviare una propria attività. Si svilupperanno azioni di promozione delle professioni artigiane nell’ambito del sistema scolastico e formativo provinciale, anche per accrescere le professionalità utili all’inserimento nelle aziende che già operano sul territorio provinciale. Sono previste inoltre attività di facilitazione nell’accesso al credito e di garanzia sui finanziamenti necessari all’avvio di nuove attività imprenditoriali.

La Provincia opererà soprattutto attraverso Trentino Sviluppo e Agenzia del lavoro. Trentino Sviluppo dovrà individuare e rendere disponibili all’Associazione Artigiani le risorse economiche necessarie, integrare le azioni attuate dall’Associazione, in particolare per la parte dei servizi di consulenza e assistenza tecnica al ricambio generazionale e allo start up d’impresa, e dovrà inoltre ricercare e sviluppare, in collaborazione con il Dipartimento sviluppo economico e lavoro, possibili forme di accesso al credito da parte degli aspiranti imprenditori.

Agenzia del Lavoro avrà il compito di finanziare o attuare attività formative, di attuare il progetto di intervento sull’imprenditorialità giovanile denominato YEP, Youth Entrepreuner Path, di realizzare campagne di sensibilizzazione, di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro nel settore artigiano, sia per nuovi imprenditori che per soggetti disoccupati.

Saranno coinvolti anche l’Assessorato all’artigianato, commercio, promozione, sport e turismo per la promozione, in collaborazione con l’Ufficio stampa della Provincia, dell’artigianato e delle numerose e qualificate opportunità di lavoro e crescita che questo offre e l’Assessorato all’Istruzione, Università e Cultura, nell’ambito delle iniziative di orientamento previste dal sistema scolastico e formativo provinciale, per una maggiore conoscenza fra gli studenti delle professioni artigiane e di progetti di sviluppo della capacità imprenditoriale.

Si punta anche a facilitare la dislocazione sul territorio delle attività formative, per esempio attraverso l’eventuale programmazione di percorsi serali e la promozione e lo sviluppo dell’apprendistato duale. Se i ragazzi e le loro famiglie non colgono le opportunità che il mondo dell’artigianato offre, e quindi non partecipano ai percorsi formativi delle scuole professionali, non ci saranno nuove risorse da immettere nel mondo del lavoro in questo settore, a rischio di perdere capacità e potenzialità preziose.

L’Associazione Artigiani si impegna a sensibilizzare territorio e settori produttivi sulle opportunità offerte dal protocollo, valorizzare gli strumenti esistenti per la rilevazione dei fabbisogni delle imprese, ideare e realizzare specifiche azioni di orientamento al lavoro artigiano e all’imprenditorialità, mappare le aziende prossime al ricambio ed interessate ad un affiancamento nei ruoli imprenditoriali, realizzare interventi di accompagnamento degli aspiranti imprenditori.

 

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