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Reti telefoniche, città intelligenti: le sfide di Mrk passano da Polo Meccatronica

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Una decina i dipendenti tra ingegneri, architetti, progettisti, esperti di software.

In Polo Meccatronica a Rovereto è attiva la sede italiana di Mrk, importante gruppo tedesco, con oltre 200 dipendenti, specializzato in tecnologie per le telecomunicazioni.

La sigla, che rimanda alle iniziali dei cognomi dei tre fondatori tedeschi, negli anni settanta in Germania, è oggi sinonimo di sviluppo di reti telematiche.

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Tra i principali clienti vi sono le principali compagnie telefoniche tedesche e italiane. In arrivo altre due sedi italiane e sempre più promettenti sono i mercati balcanico, degli Emirati Arabi, indiano e sudamericano.

L’azienda è specializzata nella costruzione di opere di pubblica utilità per l’energia elettrica, il traffico, i trasporti e le telecomunicazioni. Il futuro è lo sviluppo della rete 5G.

Gli schermi dei computer mostrano planimetrie di impianti e collegamenti. Al secondo piano dell’edificio C al Polo Meccatronica di Rovereto si progettano reti telematiche. Sono le “strade” del futuro, quelle che collegano il mondo in via digitale. Progettazione di antenne, impianti, centraline per segnali e connessioni sono il pane quotidiano del team di Mrk a Rovereto.

«Ci occupiamo di trasporto, traffico, traffico telematico, telecomunicazioni e network in ambito energetico», spiega il presidente del gruppo internazionale, Peter Heinrich Hartmann, che aggiunge:

«Nel Nord Italia ci sono buone opportunità. Abbiamo cominciato qui a Rovereto per l’ottima posizione, le opportunità di networking e le infrastrutture di Polo Meccatronica ma nei prossimi due anni cresceremo anche in Puglia e nel Centro Italia, in zona Roma, dove abbiamo in programma la nostra seconda e terza sede italiana».

«Da noi lavorano una decina di persone tra ingegneri, informatici, architetti, geometri – spiega Luis Manzana, direttore tecnico di Mrk Group a Rovereto – ma anche strutturisti ed esperti di Gis, sistemi informativi territoriali. Dialoghiamo con spin-off e nuove realtà di ricerca insediate qui, per partecipare insieme a gare europee. Stiamo già attivamente lavorando allo sviluppo della tecnologia 5G, e abbiamo contratti con i grossi gestori telefonici italiani e le sette sorelle internazionali delle telecomunicazioni. Ma siamo impegnati anche sulle reti fisse, la fibra ottica e siamo consulenti di comuni, province e regioni per le smart cities e le smart road, con app e sistemi che migliorano la mobilità e i servizi».

Per l’immediato futuro Mrk Rovereto si è concentrata sul mercato sudtirolese e della Germania del Nord:

«In Alto Adige stiamo allacciando i primi contatti della fibra – aggiunge Giulio Castagnini, vicepresidente di Mrk – e puntiamo al Nord della Germania, dopo essere già stati protagonisti in Baviera e Baden Württenberg, dove stiamo lavorando sia in campo telefonico che della mobilità (ticketing, app)».

Dopo la sede “ponte” di Rovereto, Mrk è pronta ad allargarsi in Italia con altre sedi in Puglia e nel circondario di Roma. Il mercato dell’impresa è davvero globale:

«Stiamo puntando su Repubblica Ceca, Balcani, Grecia, Albania, Kosovo – conferma Hartmann – e fuori dall’Europa sull’Azerbaigian, sugli Emirati Arabi, Dubai e il Qatar. Ma anche l’India, il Perù, la Bolivia hanno bisogno delle nostre infrastrutture di telecomunicazione. Eravamo presenti anche in Iran, ma da qualche anno c’è l’embargo».

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Robosense: nascono a Pergine le tecnologie che danno “occhi” ai magazzini intelligenti

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Nata come startup alla fine del 2012, l’azienda cresciuta grazie al supporto di Trentino Sviluppo e ad una costante collaborazione con i laboratori di ricerca dell’Università di Trento, è impegnata a “dare occhi” intelligenti ai sistemi informatici di automazione.

Robosense fornisce tecnologie che permettono di leggere con sicurezza e precisione imballaggi e merci, favorendo l’automazione dei grandi magazzini di logistica.

Vision computing che trova applicazione anche nel settore della mobilità autonoma dei disabili e nelle sezioni di “controllo radiogeno” degli aeroporti di Roma, Milano e Napoli per automatizzare e rendere più veloci le operazioni di controllo ai check-in.

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Robonsense è una startup innovativa supportata con il bando Seed Money-FESR. A breve assumerà altri due ingegneri meccatronici.

Robotica e sensoristica a braccetto, per rendere più facile e più comoda la vita dell’uomo.

Tecnicamente Robosense, fino al prossimo anno, sarà ancora una startup innovativa. Poi il salto tra le aziende mature sarà inevitabile, visti i passi da gigante compiuti finora.

L’azienda, nata nell’ambito dell’Università di Trento ed insediata nel Business Innovation Centre (BIC) di Pergine Valsugana, sta allargando infatti sia il proprio campo d’azione tecnologico che i propri mercati all’estero.

«Il nostro lavoro – spiega Mattia Tavernini, amministratore delegato di Robosense – è quello di dare intelligenza alle macchine attraverso l’automazione e la sensoristica. Usiamo la robotica sia in ambito industriale meccatronico che per sviluppare sistemi innovativi di assistenza per disabili gravi».

Il board aziendale è completato dal professor Mariolino De Cecco, docente di ingegneria all’Università di Trento e responsabile del Laboratorio di misure meccaniche dell’ateneo trentino (MIRo Lab), Alberto Fornaser e Luca Baglivo. Luca, Alberto e Mattia si sono formati presso lo stesso laboratorio MIRo Lab.

«Il nostro principale settore di riferimento – aggiunge Tavernini – è quello della logistica e del packaging. Con i nostri algoritmi basati su elaborazione di dati 3D permettiamo alle grandi aziende di muovere con sicurezza, precisione e massima automazione muletti e veicoli a guida autonoma all’interno dei magazzini.».

«Riusciamo a far sì che queste macchine ricostruiscano la volumetria, individuino pallet da inforcare fino ad altezze superiori ai 15 metri o gruppi di scatoloni da imballare con film plastico senza bisogno dell’operatore».

Il “segreto” sta nella profonda conoscenza della tecnologia che sta alla base della scienza della misurazione, che consente di elaborare con estrema accuratezza e robustezza informazioni di solito molto rumorose a causa delle interferenze tipiche degli ambienti industriali.

«Una nostra applicazione, ad esempio – spiega Tavernini – è presente presso la multinazionale Procter & Gamble, che in Germania utilizza i nostri algoritmi per la logistica dei famosi pannolini Pampers su scaffalature alte anche più di 15 metri». Nel gergo industriale, queste funzioni sono comprese sotto l’ombrello dello “smart finding, identification and picking”.»

Da marzo 2019 la società è insediata nel Business Innovation Centre di Pergine Valsugana:

«Qui abbiamo opportunità di crescita, networking, spazi adeguati, infrastrutturazione telematica e digitale, servizi di business e internazionalizzazione. Abbiamo partecipato ai bandi di Trentino Sviluppo a supporto delle startup».

Fondamentale per la nascita di Robosense è stata infatti l’opportunità del Bando FESR 1-2011 Seed Money, che ha finanziato la startup con un contributo erogato, a fondo perduto, pari a 103 mila euro.

Automazione industriale, logistica ma anche misurazioni e computer vision:

«Le tecnologie video 3D – prosegue Tavernini – ci permettono anche di realizzare prodotti costituiti sia da un hardware che da un software in grado di pesare e misurare la volumetria di pallets, pacchi, imballaggi destinati alla spedizione, e quindi determinarne la tariffa di spedizione».

Sensori e tecnologie video in 3D consentono attività di mapping, riconoscimento e localizzazione di oggetti. Ciò che prima veniva individuato tramite laser scanner (che misurava la distanza utilizzando un raggio di luce in rotazione attorno a un asse), oggi si realizza con telecamere 3D che risultano più economiche e flessibili.

«Il mercato sul quale stiamo trovando i maggiori consensi – conclude Tavernini – è quello delle grandi aziende di logistica francesi che hanno necessità di sistemi di “visione” industriale».

Anche negli aeroporti, per velocizzare e rendere sicure le procedure di check-in, occhi 3D possono aiutare.

E così Robosense di Pergine Valsugana ha fornito la sua tecnologia agli aeroporti di Roma Fiumicino, Milano Malpensa e Napoli Capodichino per rilevare la presenza (persino di un anello o di un biglietto da visita dimenticato) nelle vaschette usate per il passaggio alla macchina radiogena.

Un operazione che permette di non impegnare personale di servizio a questo scopo e favorire, in automatico, tramite un nastro, il ritorno della vaschetta al punto di partenza, a beneficio dei passeggeri successivi.

Ma la tecnologia robotica di Robosense trova applicazione anche nel settore degli ausili alla disabilità.

Sono in via di sperimentazione e perfezionamento delle interfacce a disposizione di disabili in carrozzina per indirizzare il proprio mezzo con un semplice sguardo.

La carrozzina seguirà il punto che l’occhio guarda sullo schermo di un visore montato solidalmente con il mezzo. Un aiuto importante per patologie come la SLA o la tetraplegia, che ha imposto finora a persone che ne sono affette di manovrare la carrozzina con il mento, la lingua, persino il soffio.

Così, invece, la guida avviene con gli occhi. È molto più intuitiva e si sta cercando di ridurre al minimo l’effetto di stanchezza sul campo oculare donando a tali carrozzine capacità robotiche allo scopo di portare automaticamente l’utente da una posizione all’altra della propria abitazione.

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Tecnologia

Number neighbor: il nuovo pericoloso gioco made in U.S.A.

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“Ciao sono il tuo vicino di numero!”

Inizia così la nuova moda che sta spopolando negli Stati Uniti e che prevede di contattare via sms i propri vicini di numero.

L’Estate si sa è il periodo più ambito per i teenager e sembra che, un po’ per noia un po’ per stupidità, si inizino giochi dai risvolti pericolosi.

La procedura è molto semplice si accede all’applicazione di messaggistica, si sottrae o si aggiunge un numero al proprio e si invia il messaggio.

Il gioco non finisce qui, dopo aver conversato un pò e aver preso confidenza con l’interlocutore si procede a condividere gli screenshot delle conversazioni su twitter.

Questo gioco è privo di logica e l’unica motivazione sembra essere quella di combattere l’ozio.

“Number neighbor“ questo è il nome del gioco, un gioco che potrebbe rivelarsi pericoloso se al di la del telefono ci fosse un truffatore o un malintenzionato.

Nel momento in cui si salva in rubrica il “vicino di numero” lo si ha immediatamente tra i contatti WhatsApp.

Iniziando poi  la conversazione con una propria descrizione si mette in pericolo anche la propria privacy.

Le generazioni attuali sembrano sempre meno sensibili ai pericoli che si corrono giocando in maniera leggera con i social o le app di messaggistica.

Una mancanza che espone i meno accorti ai pericoli di malintenzionati o truffatori.

“Ciao sono il tuo vicino di numero!” è un gioco che sembra non essere ancora approdato nel Bel Paese ma siamo certi che non mancherà di fare la sua comparsa tra i confini dello Stivale.

Un appello quindi è doveroso da parte nostra nei confronti di tutti quei genitori che hanno dei figli ancora teenager.  Parlate con loro spiegando a cosa vanno incontro.

“Number neighbor“ per ora sembra circoscritto al territorio Americano ma non vi sentiate tranquilli perché presto potreste ricever un messaggio che recita:

“Ciao sono il tuo vicino di numero!”

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Hi Tech e Ricerca

Questa immagine è in bianco e nero o a colori? La nuova illusione ottica che sta facendo impazzire tutti

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Una nuova illusione ottica sta spopolando in rete, tanto da diventare in poco tempo virale. Si tratta di una immagine in bianco e nero che il nostro cervello reinterpreta vedendola a colori.

L’immagine è stata realizzata da Øyvind Kolås, sviluppatore di software digitali, con una tecnica detta Color Assimilation Grid Illusion.

 L’esperimento consiste nella sovrapposizione di una griglia di linee colorate (i colori sono il blu, il rosso, e l’arancione) su una qualsiasi foto in scala di grigi: l’obiettivo è dimostrare che utilizzando questa tecnica il cervello percepisce come colorata la foto che in realtà è in bianco e nero. Ed in effetti è esattamente ciò che accade. Ma perché?

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A spiegarlo è Lionel Page, della University of Technology di Sydney: “Ciò che vedi è quello che il tuo cervello pensa che sia la realtà, date le informazioni imperfette che riceve”.

Il test è stato fatto anche con dei pallini colorati al posto della griglia e il risultato è evidentemente simile.

Questa tecnica, però non funziona soltanto sulle immagini statiche. E per dimostrarlo è stata applicata anche su un video in bianco e nero.

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