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Trento

Affidi degli orrori, Maffioletti: «Serve una grande riforma dei servizi sociali»

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Nella foto Gabriella Maffioletti, nel riquadro Federica Aghinolfi «la zarina degli affidi»

L’ inchiesta “Angeli e Demoni” aperta dalla Procura di Reggio Emilia per indagare sui gravi illeciti e reati penali di cui si sono macchiati personaggi specchiati di insospettabile tiratura morale e civile a cominciare dal Sindaco del Comune di Bibbiano, alla dirigente del centro affidi per poi proseguire fino a coinvolgere insindacabili professionisti quali medici, assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti ecc.. ha scoperchiato una situazione dai risvolti macabri e raccapriccianti. (qui articolo)

«La cosa non mi ha trovata attonita tutt’altro mi ha sollevata nel morale e nelle aspettative che ancora nutro nella giustizia» – esordisce Gabriella Maffioletti delegata di Adiantum ma soprattutto donna delle istituzioni che queste cose le ripete ormai da anni 

«Questa vicenda tremenda ed estremamente crudele ci rende uno spaccato di disumano degrado di assenza di formazione e di etica professionale a cui il cittadino comune fa fatica a credere, un morbo che divora pezzi importanti resi “sovra legem” perché facenti parti del sistema istituzionalizzato ben oleato e ben collaudato spesso che si regge sulla omertà, sul ricatto, sulle minacce e sul supporto spesso di collusioni e connivenze!» – aggiunge ancora Maffioletti

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Ancora una volta è la Procura che provvede a scoperchiare il marcio rappresentato da quei rappresentanti gli Organismi istituzionali, dipendenti pubblici o para-pubblici, cooperative o centri convenzionati con i comuni, assistenti sociali ed operatori sociali che lavorano nel sistema rete dei servizi territoriali creati e finanziati dalla provincia per lavorare su progetti ad hoc per sostenere bisogni elementari o complessi ma che, in maniera inversamente proporzionale invece, finiscono, per interessi sia economici che lavorativi per essere deviati.

Ma per quanto sta emergendo stavolta abbiamo davvero superato qualsiasi limite immaginabile.

Questa inchiesta rende onore a molti, che hanno svolto negli anni bui un lavoro in perfetta solitudine ed incomprensione.

Una di queste persone è sicuramente Gabriella Maffioletti: «Ricordo ancora come fosse ieri anche il mio stupore dinanzi alle prime richieste di interessamento a casi a cui si prospettavano affidi extrafamigliari e poi vere e proprie sottrazioni e l’alacre lavoro svolto in equipe con avvocati e professionisti in tema di diritto di famiglia».

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Maffioletti lo ho fatto sia come delegata di ADIANTUM ma soprattutto per incidere a livello amministrativo, nella veste di consigliere comunale.

Cosa servirebbe per evitare che tali misfatti accadano secondo lei signora Maffioletti?

«Servirebbe veramente è una Riforma dei servizi sociali, che io avevo chiesto in ogni modo invano perché non supportata né dai membri di maggioranza del consiglio comunale di Trento né quanto meno da quelli di minoranza. Servirebbe un organismo di controllo dell’operato pubblico, compreso quello dei servizi sociali che è un ambito territoriale delicatissimo e con alti compiti atto a garantire il pieno rispetto delle procedure e delle modalità di intervento e di pianificazione della azione amministrativa. Non si può tollerare infatti che da un bisogno elementare: casa o impiego si arrivi a lasciare degenerare la situazione fino ad arrivare alla privazione della potestà genitoriale o nel migliore dei casi alla sospensione!» 

Quali sensazioni ha suscitato in lei questa vicenda ?

«Sinceramente ho provato un senso di appagamento, di rivincita morale e di riscatto nei confronti di un duro lavoro svolto spesso con la tensione a mille tanto era minato il terreno e un incessante impegno! Un lavoro “sporco” ai tempi, perché quando ho iniziato a scavare nel sistema per portare a galla le mala-gestioni ed il malaffare che si annida spesso in modo molto silente nella fitta rete di riferimento, tutti mi davano della “pazza” , visionaria e disfattrice.

Nell’ambiente dei servizi sociali ero stata battezzata la “pecora nera”. In realtà io non avevo nulla di preconcetto contro i servizi, anzi, riconoscevo quei soggetti che lo svolgevano con consapevolezza e professionalità, volevo solo che i cittadini che si rivolgevano avessero riconosciuti i loro inalienabili diritti. Bisogna infatti precisare che quando ci si occupa di queste tematiche bisogna essere molto prudenti e dalla fase dell’ascolto passare alla fase dello studio delle carte e del confronto.

Il mio intervento era sempre teso a cercare di impedire di portare via i figli ai loro legittimi custodi ossia la loro famiglia di origine e sottrarre i minori ai loro affetti più cari. Volevo che persone dipinte spesso come inadeguate solo sulla scorta di futili motivi fossero riconsiderate nel loro legittimo diritto alla inviolabilità della persona e del rispetto!»

I fatti di Bibbiano secondo lei sono da ritenersi la anomalia del sistema o potrebbero esserci altre fattispecie analoghe nel nostro Stato?

«Purtroppo è brutto dirlo ma parlando di innocenti la verità ha il valore supremo, credo che essendo il sistema molto lucrativo in termini di denaro e di creazione di posizioni lavorative la cui continuità dipende spesso dai numeri degli utenti, sia molto facile che si operi dietro una parvenza di legalità nell’illegalità più evidente. Il problema sta tutto nella inadeguatezza del sistema minorile rapportato alle molteplici criticità rappresentate dalla nostra società odierna. Basta una semplice separazione conflittuale per cadere nelle maglie del sistema che spesso non analizza con i giusti strumenti e soprattutto analizzando elementi oggettivi e non pregiudizi o sulla scorta di relazioni sfalsate dalla oggettiva realtà a cui ci si deve riferire per fare simili rapporti. Lo ho sempre detto in ogni circostanza.

Abbiamo un istituto di magistratura obsoleto che si occupa della materia che andrebbe riformato che affida le indagini di monitoraggio spesso ai servizi sociali che spesso non sono sufficientemente preparati a svolgere tale incarico.

Molto meglio risulterebbe essere un organismo ad hoc magari un nucleo investigativo speciale della polizia giudiziaria che avesse competenze e studi adeguati in materia di violenza, privazioni, abbandoni, o per analizzare e definire un ambiente pregiudizievole per la crescita del minore, unici reati per cui la legge prevede l’allontanamento del minore dalla famiglia. Inoltre altra compromissione del sistema davvero fitto di ramificazioni è il fatto concreto rappresentato dalla presenza spesso del conflitto di interessi tra attori di parte.

A tal riguardo bene ricordare che solo per aver presentato una semplice interrogazione in consiglio comunale, trattata a porte chiuse, che voleva far luce sul possibile conflitto di interesse di due specchiate professioniste facenti parte all’epoca di due posizioni apicali di una delle più importanti associazioni che formano avvocati, educatori e professionisti del settore sono stata denunciata e condannata qui a Trento in primo e secondo grado.

Per ottenere giustizia mi sono dovuta rivolgere alla Cassazione (primo caso in assoluto) che un consigliere comunale finisca indagato per avere esercitato le sue prerogative peraltro previste già e normate bene nel Regolamento comunale. Non c’è stato alcuna tutela da parte della pubblica amministrazione nei miei riguardi, dato che davo molto fastidio alla giunta del nostro comune. Ad ogni atto ispettivo che presentavo sul tema c’era il tentativo degli uffici di destrutturare la mia azione in quanto passibile di possibili denunce per diffamazione o lesione del diritto della privacy. Privacy naturalmente utilizzata come arma a doppio taglio dove spesso dietro la tutela della privacy si vogliono eludere di dare informazioni atte a rendere trasparente ed efficiente il sistema di servizi pubblici della amministrazione cittadina».

L’argomento si presta comunque ad un ampio dibattito ed è difficile sintetizzare in poche righe per chi ha lavorato anni senza tregua e senza lesinare fatiche al sol fine di salvare vite umane da una sicura catastrofe in termini di ricadute irreparabili ed irreversibili spesso.

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Trento

Valle dei Laghi: inaugurati il rinnovato sentiero della roggia di Calavino e il nuovo ponte pedonale di Toblino

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Era un momento molto atteso per la Valle dei Laghi e le comunità a cavallo fra Calavino, Santa Massenza e Toblino ieri si sono ritrovate per festeggiarlo come meritava.

Parliamo della doppia inaugurazione del “ritrovato” sentiero della roggia di Calavino, dopo i lavori di ripristino, e della passerella pedonale che ora unisce le sponde dei due laghi di Santa Massenza e di Toblino, dedicata, assieme al sentiero che di lì si sviluppa in direzione Sud, alla memoria di una persona che alla comunità ha dato molto e a cui spetta la “paternità” del nome Valle dei Laghi, adottato il 20 settembre 1964: Giuseppe Morelli.

Molte le autorità presenti al doppio taglio di nastro, assieme anche a numerosi cittadini e al Coro Valle dei Lagh, fra cui il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Mario Tonina, il sindaco di Madruzzo Michele Bortoli, il presidente della Comunità Valle dei Laghi Attilio Comai, il presidente del BIM del Sarca Gianfranco Pederzolli.

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“Questi interventi – ha detto Tonina – che si inseriscono in un progetto più ampio di recupero e valorizzazione della rete dei sentieri e delle riserve della valle, sono il frutto di un lavoro di squadra, della capacità che avete dimostrato di fare rete. Per questo vi diciamo grazie. Questo tracciato racconta una storia, ma ci parla anche di sostenibilità, di utilizzo accorto della risorsa acqua, quindi di ambiente. Le sollecitazioni che avevamo raccolto agli Stati generali della Montagna trovano in questo modo concreta realizzazione”. Per il sindaco Bortoli “recuperiamo un percorso che racconta lo stretto rapporto fra Calavino e il suo corso d’acqua, in passato fonte di ricchezza, oggi importante anche per il suo valore paesaggistico, e rendiamo più facile e sicuro il collegamento fra i due laghi, che prima costringeva i pedoni ad utilizzare la strada carrozzabile“.

Il recupero del sentiero della roggia di Calavino, che si snoda per circa due chilometri, dal paese fino alla località Due laghi, è stato reso possibile anche dall’utilizzo dei Fondi europei per il 42% del totale (Sostegno allo sviluppo locale LEADER).

Le opere, con l’ausilio di apposita cartellonistica, raccontano la storia di Calavino e del suo legame indissolubile con la sua roggia, che, provenendo dalla Valle di Cavedine e dal territorio di Lasino, giunta al paese assume il carattere di torrente.

La grande disponibilità di acqua, con la sua forza motrice, favorì fino alla fine del XIX secolo l’insediamento di decine di attività artigianali, le cui tracce sono tutt’oggi visibili. Il percorso si addentra nella suggestiva forra dei Canevai, che alterna cascate a profonde pozze.

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I lavori hanno dato concreta realizzazione al progetto ideato dalla Comunità di Valle e dalle amministrazioni pubbliche locali che hanno messo a punto, assieme alle  rappresentanze socio–culturali e del mondo economico, una nuova strategia di valorizzazione unitaria del proprio territorio.

L’analisi, effettuata nel corso del 2016, ha fatto emergere infatti alcune carenze che limitano l’utilizzo soprattutto della rete infrastrutturale esistente.

Nel caso della sentieristica, a fronte di una massiccia presenza di percorsi molto ben segnalati e ben mantenuti (catasto Sat) che solitamente vengono utilizzati per salire dal fondovalle verso le cime delle montagne, si registra un fondovalle con parecchie limitazioni alla possibilità di muoversi in sicurezza da un centro abitato all’altro.

I principali referenti locali hanno confermato pertanto la necessità di avviare un progetto specifico che sapesse fornire delle risposte adeguate al territorio.

L’elaborazione del Progetto è stata effettuata coinvolgendo anche le Apt, le sezioni Sat, l’Ecomuseo della Valle dei Laghi, la Rete di Riserve Basso Sarca, prevedendo un insieme di interventi che interessano tutta la rete sentieristica. L’individuazione dei percorsi è stata svolta avvalendosi della collaborazione dei custodi forestali di riferimento dei comuni di Cavedine, Madruzzo e Vallelaghi nella loro qualità di conoscitori del territorio e della sua fruibilità.

Gli obbiettivi sono molteplici: connettere i piccoli centri abitati tra loro e con i laghi della Valle facendo scoprire a chi vi transita anche i più piccoli paesi,  le diverse testimonianze culturali e storiche, il patrimonio ambientale, ma anche aiutare lo sviluppo della ricettività minore, come i B&B, l’albergo diffuso e l’agriturismo, incentivando infine la nascita di iniziative imprenditoriali per la fornitura di servizi connessi alle attività all’aria aperta come fattorie didattiche, accompagnamento a piedi e in mountain bike, noleggio di attrezzatura sportiva.

La giornata di oggi ha consentito inoltre di rendere il dovuto omaggio ad una personalità che ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo della valle dei Laghi: Beppi Morelli, agricoltore, giornalista, organizzatore di eventi come la Folcloristica, la “madre” di tutte le feste campestri del Trentino, di cui è stato ricordato l’impegno instancabile.

La seconda parte della cerimonia, quella con cui è stata inaugurata ufficialmente la passerella di circa 33 metri che collega i due laghi nella località omonima, illustrata dal dirigente del servizio Opere stradali e ferroviarie della Provincia Mario Monaco, è stata anche l’occasione per scoprire una targa – realizzata da Chiara Tonini – alla sua memoria, alla presenza dei familiari, oltre che delle tante persone che hanno avuto modo di collaborare con lui nel corso degli anni.

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Trento

Qualità dell’aria in Trentino: ecco il report mensile di settembre

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I dati raccolti dalla rete provinciale per il controllo della qualità dell’aria nel mese di settembre 2019 hanno evidenziato un indice di qualità dell’aria moderato.

Il giudizio è  determinato da valori moderatamente elevati per l’inquinante Ozono (O 3 ).

Per quanto riguarda le polveri sottili PM10, l’indice di qualità del mese di settembre è risultato buono per 18 giorni (media giornaliera in tutte le stazioni non superiore a 20 μg/m 3 ), discreto per 11 giorni (media giornaliera compresa tra 20 μg/m 3 e 35 μg/m 3 ) e moderato per una sola giornata (media giornaliera compresa tra 35 μg/m 3 e 50 μg/m 3 ).

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Per quanto riguarda l’inquinante ozono, si registrano delle concentrazioni in progressiva diminuzione rispetto ai mesi estivi.

L’indice di qualità del mese di settembre è risultato discreto per 20 giorni (massima media oraria compresa tra 80 μg/m 3 e 120 μg/m 3 ) e moderato per 10 giorni (massima media oraria compresa tra 120 μg/m 3 e 180 μg/m 3 ).

 

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Trento

Attacco a «La Voce del Trentino»: solidarietà trasversale ma non dal Sindaco di Trento

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Sono state centinaia le persone che ci hanno mostrato solidarietà dopo il vile danneggiamento subito ai danni della nostra redazione. (Qui articolo)

Molti anche i lettori che sono passati in redazione a dimostrarci il proprio sostegno e l’affetto.

Persone da sole, famiglie intere, associazioni, gruppi di infermiere/i del santa Chiara, imprenditori e liberi professionisti.

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C’è stato anche chi voleva fare una donazione al nostro giornale per i danni subiti, scene commoventi insomma.

Al contrario di altri giornali, che fomentano idio e rancore verso gli altri e che chiedono assistenza economica ai propri lettori, noi abbiamo riposto no grazie. 

La solidarietà è arrivata anche da tutte le forze politiche ad eccetto del movimento cinque stelle.

È doveroso quindi ringraziare in ordine sparso Ugo Rossi, Giorgio Tonini, Paolo Ghezzi, Claudio Cia, Mirko Bisesti, Giorgio Leonardi, Luca Guglielmi, Antonio Coradello e tanti altri che ci hanno fatto arrivare messaggi di grande solidarietà e sostegno.

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Anche le istituzioni sono intervenute prontamente contro i fatti che minano la libertà e la democrazia del nostro paese. Grazie a Roberto Paccher presidente del consiglio regionale, a Walter Kaswalder presidente del consiglio provinciale e al governatore Maurizio Fugatti. 

Purtroppo nell’elenco delle istituzioni sopra citate manca la più importante. Quella dell’amministrazione comunale di Trento. 

Il Sindaco non ha inviato nessuna nota si solidarietà al nostro giornale avvallando così il metodo e la violenza usata dai soliti noti, che purtroppo la città di Trento è costretta a subire  forse da troppo tempo. 

Sindaco molto veloce invece a condannare altri fatti, come ad esempio le lamentele di molti cittadini trentini sull’operato del vigile  Mohammed El Barji che ha sommariamente e superficialmente targato come atto di razzismo offendendo ancora una volta i cittadini trentini. I suoi cittadini.

Dopo questo nuovo comportamento che conferma l’ideologia di un Sindaco che sdogana la violenza e avvalla comportamenti intimidatori contro chiunque, se operati scientificamente dagli ambienti della sinistra antagonista, tutto quello che è successo a Trento negli ultimi 10 anni ha una ragione di essere e trova una risposta definitiva

Quando dopo un atto intimidatorio che ha colpito cose e persone della tua città  arriva la solidarietà di tutti e non quella del tuo Sindaco la tristezza è doppia. 

Succede che sotto la sua amministrazione vengono sparati colpi di arma contro le vetrate della redazione di un giornale (a Trento c’è un unico episodio similare ed è quello dell’assalto delle Brigate Rosse alla redazione di Tva in via Pio X° negli anni settanta) e lui tace.

Del resto è un’abitudine che il nostro Andreatta ha consolidato nel tempo: non commentare mai episodi criminosi che coinvolgono la città.

Meglio tacere e defilarsi, piuttosto che rischiare di dover rispondere a delle contestazioni.

Si perché se di notte a Trento c’è chi gira comunque armato e spara e perché la latitanza dell’amministrazione comunale di centro sinistra ha creato un clima di impunità che facilita chi vuole compiere atti criminosi.

Alla fine però ci sentiamo di ringraziare Andreatta che col suo silenzio ci ha fatto capire che la battaglia che conduciamo contro il suo modo di governare è giustificata.

Un silenzio complice? Non arriviamo a tanto.

Però un’indifferenza sulla quale si deve riflettere. Di cronaca politica ne abbiamo e ne faremo tanta e quello che vogliamo è dar voce a tutti.

In quest’ottica abbiamo dato spazio alla lotta interna ai 5 Stelle dove in discussione c’era non solo la leadership del movimento, ma anche il collocamento politico.

A Trento sembra che sia maggioritaria la parte critica nei confronti dell’apparentamento governativo col PD.

Bene ci sparano nelle vetrine, minacciano di morte la nostra direttrice e il nostro Editore e dai 5 Stelle trentini nessun attestato di solidarietà.

I pentastellati bolzanini lo hanno fatto.

C’è un altro grande e pericoloso silenzio che in questi giorni lascia sgomenti e che speriamo sia stato solo frutto di una dimenticanza. Quello dell’ordine dei giornalisti del Trentino Alto Adige che dovrebbe essere in prima linea nel difendere la libera informazione. Per ora pare che l’ordine abbia deciso di defilarsi, ma tutti noi confidiamo in un veloce dietrofront  

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