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Trento

APT Trento sotto attacco del movimento cinque stelle

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Dopo anni di assoluta libertà di movimento, l’Apt di Trento è al centro dell’attenzione del Movimento 5stelle.

In consiglio provinciale Filippo Degasperi ha presentato un’interrogazione con la quale si chiede la motivazione per la quale l’Apt sia da dieci anni senza un direttore e su quali basi il ruolo di “ facente funzione di direttore” iniziato nel 2008, recentemente sia stato prorogato per un altro triennio, sempre alla stessa persona: Edda Verones.

Il secondo attacco arriva dai consiglieri comunali Andrea Maschio, Paolo Negroni e Marco Santini che interrogano in relazione alle critiche subite dal collega Maestranzi ex membro del cda dell’Apt, per aver espresso alcune considerazioni in occasione di una seduta della Commissione Vigilanza sul Bondone.

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Di quella riunione si sa solo quanto parzialmente riportato da alcune testate giornalistiche, ma i consiglieri pentastellati chiedono se non ci siano elementi sufficienti per una verifica da parte di Anac e della Corte dei Conti.

Non solo, ma anche “se non si ravveda l’opportunità di stigmatizzare l’atteggiamento dell’Apt nei confronti di un consigliere che ha fatto unicamente il proprio lavoro”.

Ma il punto che potrebbe avere effetti dirompenti è l’ultimo: “Se non si ritiene doveroso congelare ogni possibile elargizione da parte del Comune a tale Azienda ( Apt ndr.) fino al completamento degli opportuni approfondimenti e chiarimenti”.

Ora che l’assetto direzionale dell’Apt potesse essere oggetto di discussioni ci poteva stare.

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Ma ipotizzare il blocco dei finanziamenti comunali al proprio referente per la promozione turistica del territorio, delinea una situazione potenzialmente grave.

Sarà interessante valutare gli sviluppi che potrà avere il dibattito in aula che in un clima pre elettorale, potrebbe anche portare a situazioni del tutto inattese.

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Trento

Copertura previdenziale degli Amministratori locali: la Regione sana la disparità di trattamento che subivano i lavoratori autonomi rispetto ai dipendenti.

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E’ stato approvato dal Consiglio regionale l’articolo 3 della manovra di bilancio 2020, contenente le normative riguardanti gli Enti locali.

L’Assessore regionale agli Enti Locali, Claudio Cia, esprime soddisfazione per aver portato a termine una serie di norme dedicate agli amministratori comunali, in tempo utile per il prossimo turno generale delle elezioni amministrative previste il 3 maggio 2020.

Il testo introduce una forma di previdenza integrativa per sindaci, vicesindaci, assessori comunali e presidenti di comunità di valle, che non siano lavoratori dipendenti.

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«L’obiettivo – spiega l’Assessore – era sanare una disparità di trattamento. Attualmente infatti solo i lavoratori dipendenti potevano ricoprire determinate cariche amministrative negli Enti locali senza dover subire una perdita di contributi previdenziali o di reddito, come inevitabilmente accadeva per gli amministratori locali che fossero lavoratori autonomi o liberi professionisti, si pensi ad artigiani, contadini, architetti, farmacisti, commercianti… Del tutto privi di copertura previdenziale risultavano poi gli amministratori locali che non esercitavano attività lavorativa, ad esempio una casalinga, uno studente, o un disoccupato. Da qui l’azione dell’Assessorato regionale per garantire a tutti i cittadini condizioni di eguaglianza nell’accesso alle cariche elettive e incentivare i cittadini a impegnarsi per la propria comunità».

Con l’approvazione della manovra di bilancio regionale 2020 verrà introdotta inoltre una “indennità di fine carica“, equivalente al trattamento di fine rapporto destinato ai lavoratori dipendenti, per i sindaci che si impegneranno a tempo pieno nel loro ruolo.

L’indennità di fine mandato esiste già dal 2000 nel resto dei Comuni italiani.

Le novità approvate oggi si aggiungono a quanto già votato dal Consiglio regionale nel luglio di quest’anno in occasione dell’assestamento di bilancio, ovvero il ripristino del 7% che era stato tagliato anni fa, facendo tornare le indennità degli amministratori ai livelli del 2010. «Va detto che rispetto ad allora – evidenzia l’Assessore – vi è stata una drastica spinta alla riduzione del numero dei Comuni e di conseguenza anche di sindaci e assessori che ha generato risparmi per oltre 2 milioni all’anno, solo considerando il minor numero di amministratori» (solo in Trentino, ad esempio, da 223 comuni si arriverà l’anno prossimo a 166).

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Nonostante questi interventi, certamente migliorativi, non tutti i sindaci trentini arriveranno ai 1.400 euro netti al mese indicati a livello nazionale per i piccoli municipi (circa 20 non arriveranno neppure a 1.400 euro lordi) e rimane il nodo della notevole differenza di compensi fra Trentino e Alto Adige. «Fino ad ora abbiamo lavorato con l’obiettivo di introdurre queste migliorie prima del turno generale delle elezioni amministrative del 2020 – spiega l’Assessore Cia -, nei mesi a venire vedremo se ci saranno i margini per valutare possibili modifiche all’impianto generale».

«Fare il sindaco, anche di un piccolo comune, è un lavoro a tempo pieno – evidenzia l’Assessore –, si è tutti i giorni in prima linea per risolvere problemi concreti, con un impegno in termini di tempo, sacrifici personali e responsabilità che spesso non sono commisurati alla retribuzione. Nell’ultimo decennio le amministrazioni comunali hanno dovuto fare i conti con il costante calo delle risorse, mentre le incombenze sono aumentate, facendo crescere notevolmente il peso dell’amministrazione quotidiana. Con questi interventi volgiamo dimostrare che la Regione riconosce l’importanza di questo ruolo»

Sull’argomento è intervenuto anche il governatore della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti: «Come Giunta provinciale abbiamo incontrato molte amministrazioni comunali – commenta Fugatti – ed un tema pressoché comune fra le diverse istanze che ci sono state sottoposte dai sindaci riguarda proprio il funzionamento della macchina amministrativa che può risultare ingestibile proprio in ragione della complessità della materia spesso in rapporto alla dimensione stessa delle municipalità. Ma noi abbiamo sempre detto che la sopravvivenza dei comuni è la sopravvivenza stessa del Trentino che ha sempre valorizzato le autonomie locali».

«Ecco – continua Fugatti – perché credo che l’emendamento approvato oggi metterà gli amministratori locali nella condizione di operare al meglio. Da tempo il tema era al centro della discussione politica, segno che la materia andava riformata, passando per la qualificazione ulteriore di una figura di estrema importanza per il buon funzionamento di un’amministrazione locale. In questo modo i sindaci potranno contare su figure di qualità e in grado di supportarli al meglio nella loro azione amministrativa»

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Trento

Sono 1.385 i dipendenti del comune di Trento. In forte crescita il part Time

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Il comune di Trento ha diffuso oggi i dati relativi all’annuario statistico 2018.

Per quanto riguarda il  focus sull’amministrazione il numero di deliberazioni consiliari adottate nel 2018 è pari a 207, le deliberazioni approvate della Giunta sono 294, i conclusi 700.

Per quanto riguarda l’Ufficio Relazioni con il Pubblico viene riportato l’andamento dei contatti registrati dal 2005 in poi. In generale, in serie storica, si rileva un calo, mentre nel 2018 i contatti sono aumentati rispetto all’anno precedente.

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Il valore è, infatti, pari a 16.605 (+8,1% rispetto al 2017), di cui 2.142 sono costituiti da suggerimenti, segnalazioni e reclami.

La modalità di contatto preferita dal cittadino è al banco (43,1%).

Da notare come siano in costante aumento i contatti scritti, in modo particolare quelli attraverso e-mail e tramite la piattaforma Sensorcivico (aumentati rispettivamente del 16 e del 21% rispetto al 2017).

I dipendenti del Comune di Trento sono 1.385 (-1,9% rispetto al 2017), 570 uomini (41,2%) e 815 donne (58,8%).

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I dirigenti, prevalentemente uomini, sono 24.

La qualifica con il numero maggiore di dipendenti è la C (625). Le persone in part-time sono 410, dato che corrisponde al 29,6% del totale dei dipendenti.

Questa proporzione è in aumento nel corso del tempo: nel 2005, infatti, i part-time erano 295 su un totale di 1.627 dipendenti, corrispondenti al 18,1%.

L’età media del personale a tempo indeterminato è di 50,5 (dato in costante aumento, nel 2005 era pari a 43,5).

Con riferimento ai dati catastali invece, si evidenzia che su un totale di 136.043 unità immobiliari accatastate, il 47,1% (64.131 unità) è ad uso abitativo, mentre il non residenziale  negozi, uffici, studi e uso produttivo) costituisce il 7,4%, la restante percentuale è costituita da pertinenze 2 .

Tra le unità ad uso abitativo, l’80,0% è costituito da abitazioni definite “di tipo civile” (A2, ovvero, secondo le note esplicative del catasto, unità immobiliari “appartenenti a fabbricati con caratteristiche costruttive, tecnologiche e di rifiniture di livello rispondente alle locali richieste di mercato per fabbricati di tipo residenziale

 

 

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Trento

38.633 ricoveri negli ospedali di Trento nel 2018. Gli aborti sono 166

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Con riferimento all’anno 2018, i dati forniti dall’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari evidenziano 38.633 ricoveri, per 241.221 giornate di degenza negli ospedali cittadini (S. Chiara, S. Camillo e Villa Bianca).

I posti letto totali sono 853. I ricoveri sono diminuiti leggermente (-3,7%), così come le giornate di degenza (-1,3%).

La degenza media, calcolata come rapporto tra numero di giornate di degenza e ricoveri, è pari a 6,2, dato maggiore dell’anno precedente di 0,1.

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In Provincia i ricoveri sono 81.258 e le giornate di degenza 645.606, con una degenza media di 7,9 giorni.

Le persone residenti ricoverate sono 12.907 (dato inferiore a quello dell’anno precedente -3,6%): la maggior parte degli accessi alle strutture ospedaliere si verifica per malattie del sistema circolatorio (14,3%) e dell’apparato digerente (10,5%).

La percentuale di persone residenti a Trento ricoverate sul totale dei residenti diminuisce costantemente nel corso del tempo: si passa dal 14,0% del 2009 al 10,9% del 2018.

I ricoveri per parto delle residenti a Trento sono stati 801, dato in diminuzione rispetto al 2017 (-7,9%).

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Rimane costante il numero di interruzioni volontarie di gravidanza (166 nel 2017 e nel 2018).

Nel corso dal 2018 si evidenzia un decremento rispetto all’anno precedente delle persone non residenti in Trentino che vengono ricoverate in regime ordinario (-12,5%) ed un aumento di quelle ricoverate in day hospital (+17,3%) presso le strutture territoriali (mobilità attiva) e che provengono principalmente dal Veneto, dalla provincia di Bolzano e dalla Lombardia.

Si tratta in tutto di 3.758 persone, con una diminuzione percentuale del -6,9%. Nel decennio questo dato ha evidenziato un andamento piuttosto altalenante, con anni in crescita e anni in calo.

Sono in diminuzione, rispetto al 2017, le persone che, pur essendo residenti a Trento, vanno a farsi curare in strutture esterne alla Ragione (mobilità passiva). Il valore è pari a 2.023 con una diminuzione percentuale del 6,4%. Nel decennio il dato è calato del 26,3%.

Le mete preferenziali sono, come nel caso della mobilità attiva, il Veneto, la Lombardia e la Provincia di Bolzano. Le farmacie sul territorio comunale sono 30, di cui 10 comunali.

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