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Io la penso così…

Il terribile inganno della modernità relativista – di Claudio Forti

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Egregio Direttore,

un saggio di Vittorio Messori, uscito nel 2000, mi aveva particolarmente colpito proprio perché fin da prima della sua uscita rimanevo affascinato e illuminato dalle letture storiche “politicamente scorrette”. Si tratta di “Pensare la storia”.

Ma fortunatamente, prima e dopo Messori, molti altri hanno arricchito il panorama delle letture storiche non ideologiche, e perciò parziali, ma basate anche su aspetti trascendenti il visibile e sulla paziente ricerca di documenti reperibili negli archivi storici.

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Certo, queste ricerche – proprio perché politicamente scorrette -, non hanno accesso ai “salotti buoni” delle TV e delle più blasonate testate giornalistiche.

E ovvio quindi che anche la maggioranza degli uomini d’oggi – stordita da un diluvio di notizie e letture spesso contrastanti, diffuse dai media ad ogni ora del giorno -, sia sempre più confusa, tanto che i più attenti osservatori parlano di “manipolazione delle coscienze” o di “colonizzazione ideologica”.

E ovvio quindi che, in questa visione solo mondana della storia, gli uomini siano sempre in attesa di un “messia umano”, di un liberatore, di un leader politico più “illuminato”, più carismatico, di un guru dell’economia, eccetera, che sappiano regalarci la felicità dell’ennesimo “paradiso in terra”.

E allora ognuno segue il canale informativo che più lo rassicura, perché più vicino alla propria sensibilità.

Anche 2019 anni fa – e qui entriamo nella Storia con la «S» maiuscola -, il Popolo eletto, che adorava il Dio di Abramo, di Mosè, di Isacco e di Giacobbe (poi chiamato Israele), aspettava il suo messia, e cioè un leader politico che lo avrebbe finalmente liberato dal giogo dei romani.

Ma quando venne il vero Messia, che era stato promesso dai profeti, e per ultimo da Giovanni Battista, che ricordiamo proprio oggi 24 giugno, solo pochi lo riconobbero.

Non lo riconobbero proprio perché Egli prometteva di liberare l’uomo dal peccato commesso dalla disobbedienza a Dio della prima coppia umana e da tutti gli esseri umani che si sono succeduti.

No, non è un mito o una strana invenzione dei preti la presenza nell’uomo del peccato originale, con la conseguente tendenza al male, di cui anche la storia con la «s» minuscola e i moderni media ci danno abbondanti esempi, ma una tragica realtà!

Rifiutando questa amara realtà, assieme a Colui che, solo, può liberare dal male e dalla morte, la storia personale e sociale rimane inspiegabile, e anche le società, e culture un tempo cristiane, ricadranno nella barbarie!

Un altro terribile inganno della modernità relativista – che col modernismo ha influenzato anche larghi strati del cattolicesimo – è l’averci fatto credere che tutte le culture, le religioni, le filosofie, hanno qualcosa di buono. Che senso ha allora la venuta di Cristo?  Dostoevskij affermava che “La Bellezza salverà il mondo”.

A chi si riferiva?

Uno dei media cattolici che più diffondono la Bellezza di questa Verità, è Radio Maria

Claudio Forti – Trento

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Io la penso così…

La libertà senza verità porta sempre al Totalitarismo – di Claudio Forti

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Spett.Le Direttore

La libertà senza verità – diceva profeticamente San Giovanni Paolo II -, porta più o meno velocemente verso un nuovo totalitarismo“.

E lo diceva per aver veduto e vissuto i tremendi effetti causati dalle menzogne, errori e orrori dei totalitarismi atei e materialisti che hanno causato immani lutti e rovine nel secolo scorso.

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Uno di essi, il comunismo e le sue seducenti trasformazioni, è tuttora vivente e operante nei suoi devastanti effetti, mentre l’altra bestia satanica, il nazismo del Terzo Reich, che si scatenò principalmente con il popolo ebreo, non è durato 100 anni, come sperava, ma solo 12 anni.

Se conoscessimo davvero la nostra storia – compresa la Storia Sacra o Storia della Salvezza, racchiusa nei racconti biblici -, potremmo comprendere come in quella sapiente affermazione del Papa polacco era racchiuso l’antidoto per non cadere in totalitarismi ben peggiori e insidiosi, perché più subdoli e raffinati.

Purtroppo – come ha cercato di spiegare la storica Angela Pellicciari nel suo saggio “La gnosi al potere”, la storia pare essere una congiura contro la verità.

Questa congiura – fatta di falsificazioni e deformazioni penalizzanti, specialmente contro la Chiesa cattolica, diffusa con ogni mezzo dall’élite protestante dopo lo scisma luterano del 1517, dalla massoneria, nata nel 1717 e dalla Rivoluzione Francese dopo il 1789 -, è quella che ha causato l’odio di sé e della propria storia dell’Occidente, specialmente dell’Occidente europeo. La pericolosità di quest’odio di sé era già stata denunciata nei suoi errori dai grandi pontefici dell’Ottocento e del Novecento, ma anche da grandi intellettuali e scrittori come Dostoevskij, Robert Benson, George Orvell, Aldous Huxley, Chesterton e più recentemente da Papa Ratzinger. Ma anche questi profeti, come quelli dell’Antico testamento, non hanno ottenuto grandi accoglienze. Proprio Chesterton, con la sua frase: “Tempi verranno in cui dovremo sguainare le spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate o che due più due fa quattro”, descriveva anticipatamente la “dittatura del relativismo” e la società liquida in cui siamo immersi.

Ma la finta libertà di opinione che sembra regalarci il relativismo, sta per essere soffocata – come ben “vedeva” Giovanni Paolo II, dalla dittatura del pensiero unico e dal politicamente corretto.

Anche questa perniciosa dittatura vorrebbe formare il suo “uomo nuovo”. Si tratta però ancora una volta di una novità spaventosa: uomini e donne decostruiti, desessualizzati, autodeterminati nell’uccidere sé stessi e i propri figli in una cultura di morte che, mentre sta facendo morire per denatalità il Vecchio continente, allo stesso tempo favorisce una immigrazione incontrollata che finirà col cancellare quel che resta della antica civiltà giudaico-cristiana. Davvero un bel risultato!

Il fatto triste, in questa contingenza drammatica, è che anche i vertici della Chiesa sembrano seguire questa politica “progressista”, così che l’eresia modernista – denunciata nel 1907 da San Pio X nell’enciclica Pascendi dominici gregis, ha ora invaso vasti settori della Chiesa.

Per questo, invece che denunciare le nuove e vecchie eresie, avvisandoci dei drammatici pericoli, si preferisce un fantomatico dialogo, o si dice che anche la verità, la pastorale e la liturgia si evolvono con il mutare dei tempi. Se poi aggiungiamo, a mo’ di esempio, ciò che ha detto impunemente l’attuale superiore dei Gesuiti: «Al tempo di Gesù non c’era il registratore, per cui non sappiamo esattamente ciò che ha detto», quale barriera di Verità possiamo opporre alla nuova barbarie che avanza?

Certo, i credenti sanno che “le porte degli inferi non prevarranno”!

Ma quanti lutti e rovine ci sarebbero risparmiati se accogliessimo le parole di Papa Woityla, con cui ho iniziato questo scritto, o quelle pronunciate all’inizio del suo pontificato: “Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”.

Claudio Forti – Trento

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Io la penso così…

Tangenziale di Rovereto: «Troppi ritardi in Vallagarina, e intanto di denari vanno a risolvere i problemi della altre valli» – di Paolo Farinati

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L’argomento della tangenziale di Rovereto, ma che ha chiaramente valenza sovracomunale, è tornato di forte attualità.

Devo dire che la cosa mi fa piacere. Potrebbe essere che finalmente il sogno di liberare la città da parecchio traffico parassita è vicino all’essere realtà. Lo spero fortemente.

Ho avuto modo, con mio grande onore, di vivere da Assessore comunale la legislatura dal 2005 al 2010, Sindaco di Rovereto il prof. Guglielmo Valduga.

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Dopo varie valutazioni e discussioni con la PAT, la tangenziale di Rovereto e, quindi, di buona parte della Vallagarina, fu inserita nel PUP Piano Urbanistico Provinciale del Trentino nel 2008, sulla base di un preciso accordo tra la nostra Giunta comunale, il Presidente Lorenzo Dellai e l’Assessore Silvano Grisenti della PAT.

Il tracciato fu individuato con partenza dalla località Murazzi, a nord di Besenello, per proseguire a destra della ferrovia fino alla rotonda dello Stadio Quercia, per poi spostarsi verso ovest, oltrepassare l’Adige e proseguire lungo la A22 fino alla rotonda della Favorita a sud di Rovereto.

Invito i roveretani e i lagarini a recarsi a Noarna o a Patone e a disegnare col dito indice una possibile tangenziale di Rovereto. Il tragitto 9 volte su 10 corrisponderebbe a quello che ho appena in sintesi descritto.

Un’opera molto attesa, che risolverebbe per decenni i problemi della viabilità esterna a Rovereto e di gran parte della Vallagarina. Ricordo, inoltre, che quel tragitto è tuttora presente nel PUP del Trentino.

In questi giorni leggo che è tornata in auge quella che noi chiamammo la “secante”, ovvero una strada parallela all’odierna statale dell’Abetone. Un’arteria che spaccherebbe ancora di più in due la città. Inoltre si presenta di difficile realizzazione, stante i molti immobili presenti lungo quel tragitto.

Mi dispiace, ma dal 2008 vi sono state solo chiacchiere e veti incrociati tra i Comuni lagarini, i cui Sindaci, ritengo, ben poco o nulla hanno discusso nel frattempo dell’importante arteria. Nemmeno la Comunità di Valle se ne è preoccupata per oltre 11 anni. Vedremo ora cosa succederà. Ho la sensazione che prima delle vicine elezioni comunali della primavera 2020 non se ne farà alcunché. Peccato.

Non la si vuole fare? Ebbene, si abbiano almeno la coerenza e la responsabilità politico – amministrativa di toglierla dal PUP!

Ma in Vallagarina i ritardi su molti argomenti importanti e strategici sono da lungo tempo fisiologici.

Intanto i denari della PAT vanno da anni a risolvere i problemi viabilistici di altre valli trentine.

 

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Io la penso così…

Valdastico: arriviamo alla chiarezza senza pregiudizi – di Paolo Farinati

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Ritorno a scrivere sul tema del completamento dell’autostrada A31, detta della Valdastico, verso il Trentino, per il quale sono da sempre favorevole, ritenendo in primis importante per il benessere futuro della nostra comunità, in particolare la mia più diretta ovvero quella lagarina, un veloce collegamento con il Veneto, da sempre una delle locomotive più efficaci e apprezzate per l’economia e per la cultura italiana.

Lo faccio anche perché giorni fa mi sono fermato, in centro di Rovereto, presso un punto di raccolta firme contro la realizzazione della suddetta arteria. Ero curioso di capire meglio le motivazioni alla base di tale pur rispettabile posizione.

Il dialogo è iniziato pacatamente con una persona lì presente.

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Ma quando ho serenamente cercato di motivare la mia visione con aspetti anche legati al lavoro a Rovereto e in Vallagarina, affermando che siamo sotto di circa 3.000 buste paga rispetto all’inizio 2000, mi è stato risposto che la Valdastico non avrebbe evitato questo, che la A31 in Vallagarina non avrebbe evitato la chiusura di Grundig o di Sony o della Manifattura Tabacchi o di altre storiche aziende roveretane.

Ovvero con parole che io ho subito detto che condividevo. Ma come li recuperiamo quei 3.000 posti di lavoro rispetto al pre-crisi 2007/08? Il mio essere a favore del completamento della A31 è convinto proprio guardando al futuro, al voler dare una più celere via di esportazione verso il nord- est alle nostre aziende e al richiamare l’attenzione di altri imprenditori verso Rovereto, stante che diverrebbe punto strategico nord-sud ed est-ovest.

Allora, di risposta, mi si sono stati posti sul tavolo i problemi idrogeologici del Pasubio.

Orbene, avendo avuto l’onore e l’opportunità di essere stato dal 1990 al 2001 amministratore di ASM prima e poi di Trentino Servizi, ora Dolomiti Energia, mi sono permesso di affermare che le sorgenti di Spino e dell’Orco le conosco assai bene e mai mi sognerei di andare ad offenderle, stante la loro importanza vitale per l’intera Vallagarina.

Ho aggiunto solo che la risposta dovrà essere scientifica, geologica e non ideologica e di parte.

Il Pasubio è immenso e il tracciato potrebbe passare a sud, e non poco, dalle nostre preziose sorgenti. Qui aggiungo che esiste pure una soluzione approfondita a fine Anni ’90 dallo Studio Gentilini, che ipotizza di far passare l’arteria sotto il Finonchio, per arrivare in galleria presso il casello di Rovereto Nord.

Anche qui il tono e il contenuto delle risposte avute dai miei interlocutori sono state al limite dell’offesa personale e pregni di pregiudizi derivanti da significativa ignoranza sul tema e da quel velo ideologico che spesso e volentieri ha bloccato e blocca ogni intrapresa umana nella nostra Italia.

A questo punto, chiedo alla politica trentina, lagarina e roveretana di fare chiarezza e di prendersi le giuste e non delegabili responsabilità.

di Paolo Farinati

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