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Viaggi in Italia

Turismo: Capriana e gli antichi masi lungo l’Avisio

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Tra il ricco programma di eventi promossi dalla Rete di Riserve Alta val di Cembra Avisio spicca un’escursione davvero entusiasmante: “Masi Comunicanti” che si è svolta il 9 giugno 2019, un percorso ad anello di circa 6 km alla scoperta degli antichi masi di Capriana (maso Lio, maso Rover, maso Ponte), in un’area protetta situata geograficamente nella Comunità territoriale della val di Fiemme.

Appuntamento in località Caodevilla a Capriana con Paolo ed Elisa rappresentanti della Rete di Riserve Alta val di Cembra Avisio e una quarantina di escursionisti.

Ci troviamo a circa 1000 metri di altitudine, un paesaggio sospeso tra val di Cembra e val di Fiemme, foreste di abete rosso e larice, il panorama sulla Catena del Lagorai e Cima Fregasoga. Uno straordinario ambiente presentato dal naturalista Sandro Zanghellini.

Capriana è un paese di mezza montagna che vanta una variegata biodiversità: si possono trovare coltivazioni di piccoli frutti, antichi grani, meleti, vigneti e lo zafferano di montagna.

Equilibrio tra abbandono e utilizzo dei boschi rinomati anche per la raccolta di funghi, spazi aperti, coltivazioni, prati e strade che portano in due direzioni, l’una verso il bosco per il legname, l’altra giù verso il torrente Avisio.

L’archeologo Matteo Rapanà illustra un fatto curioso e una data importante: il 1216 segna il passaggio in questo luogo del principe vescovo di Trento Federico Vanga per consacrare la chiesa di Capriana e quindi ribadire la sua appartenenza al territorio trentino, una funzione religiosa e amministrativa al tempo stesso.

Ora ci tuffiamo nel boschetto sottostante, la guida invita ad ascoltare il canto della capinera, riconosciamo la spiumata di un rapace di piccole dimensioni.

Sul terrapieno di un muretto a secco appare la Neottia, un’orchidea con fiori piccoli e poco appariscenti, è una specie parassita che ruba la linfa già elaborata dalla pianta vicina con cui si mette in contatto. Superbo è invece il fiore di sambuco, dalle proprietà dissetanti, utilizzabile anche per fare frittelle. La presenza di piante di sambuco e di ortiche segnala secoli di concimazione naturale.

Un abitante di Rover fa da cicerone lungo l’itinerario, è Michelangelo Ceolan che con la sua famiglia ha deciso di continuare l’attività contadina, è la memoria storica di questi luoghi dove ha vissuto fin da bambino.

Ci accompagna scendendo lungo il percorso che porta alle sponde del torrente Avisio e ripercorre gli antichi tracciati, da località Miravalli (880 m) si giunge inizialmente a Maso Lio, Caneve (750 m), Maso Ponte (680 m), poi dopo aver guadato il Rio Bianco si prosegue in salita per circa mezzora, attraversando la caratteristica frazione di Maso Rover.

Infine visitiamo il borgo di Carbonare con la pittoresca chiesetta dell’Immacolata Concezione. Al suo interno è custodita una scultura lignea del Cristo in croce, dono da parte di un disertore russo che qui si rifugiò durante la Prima Guerra mondiale.

Maso Ponte è solo un rudere, ma nel secolo scorso era un maso abitato circondato da orti, vigneti e campi.

Michelangelo ricorda le scorribande sui prati a destra e sinistra del torrente. Anticamente esisteva un ponte sull’Avisio, spazzato via dall’alluvione del 1966, che permetteva di raggiungere il caseificio nel paese di Casatta mediante un sentiero.

Il torrente Avisio era una risorsa per la popolazione dei masi, per il trasporto del legname, ma anche per la pesca della trota marmorata, originaria, ora minacciata dalla ibridazione (trota fario).

Da Maso Ponte a Maso Rover percorriamo un sentiero pulito e attrezzato con cordini nei brevi tratti esposti, è veramente spettacolare osservare da un’altura panoramica il torrente Avisio impetuoso per le piogge copiose del mese di maggio. Ma soprattutto colpisce l’ambiente ancora selvaggio con caratteristiche marcate di naturalità.

A Maso Rover presso l’azienda agricola FiordaLisa, ci aspetta un appetitoso aperitivo dove la nuora di Michelangelo Lisa Dotta coltiva piante officinali ed è impegnata nella tutela di semi e piante antiche. Una distesa di fiordalisi fa da sfondo agli orti, qui è possibile acquistare prodotti ed ortaggi, previo appuntamento.

Superate le case abbandonate di Rover e la chiesetta di S.Anna costruita dagli operai che lavoravano al cantiere della diga di Stramentizzo, eccoci puntuali per il pranzo nella sede dell’A.S.U.C. Rover Carbonare, una delle 110 Amministrazioni Separate Beni di Uso Civico del Trentino, unica in val di Fiemme.

La Magnifica Comunità di Fiemme, la Regola di Predazzo, Feudo Rucadin e le ASUC sono forme di domini collettivi ereditati dal passato. Dalle “Carte di Regola” agli usi civici.

Il comitato regolarmente eletto dai residenti di Rover e Carbonare ne amministra i beni prevalentemente prati e boschi, situati per due terzi in provincia di Bolzano nel Comune di Anterivo, all’interno del Parco Naturale del Monte Corno.

Nel pomeriggio visitiamo uno dei sette mulini un tempo esistenti a Capriana, il Mulino Meneghina, restaurato, ha ripreso a macinare i cereali con la forza motrice dell’acqua del Rio Bianco. Accanto il piccolo museo della “Beata Meneghina”, la giovane Domenica Lazzeri che nel 1833 mentre lavorava nei campi si ammalò, ricevendo le stimmate che l’accompagnarono fino alla morte. Due anziane volontarie ci accompagnano al mulino di Bortolo Lazzeri, padre della Meneghina.

Per completare l’escursione guidata non resta che tornare a Capriana, superato un noce secolare si entra nel centro storico del paese, in parte in ristrutturazione. Da una terrazza panoramica si scorge il lago di Stramentizzo e le anse del torrente Avisio a tratti nascosto dalla fitta vegetazione.

Saper trasformare l’asprezza di un territorio in opportunità, significa offrire al visitatore sempre più esigente, itinerari che raccontano la storia di antichi masi, in parte abbandonati in seguito all’Alluvione del 1966 (come è avvenuto per i piccoli borghi di Maso e Ischiazza di Valfloriana sull’altra sponda della valle), testimonianze degli abitanti delle piccole frazioni, camminando in luoghi selvaggi ancora poco conosciuti, ma incantevoli.

“Siete voi di città che la chiamate natura. È così astratta nella vostra testa che è astratto pure il nome. Noi qui diciamo bosco, pascolo, torrente, roccia, cose che uno può indicare con il dito. Cose che si possono usare. Se non si possono usare, un nome non glielo diamo perché non serve a niente.” Paolo Cognetti (dal libro Le otto montagne)

Maria Cristina Betzu (m.betzu@tin.it)

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