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Malattie Polmonari: nuova diagnosi con gli ultrasuoni

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Ogni anno muoiono di polmonite nel mondo circa un milione di bambini e bambine al di sotto dei cinque anni di vita.

Le malattie polmonari sono tra le patologie più diffuse: solo di quelle interstiziali ne esistono oltre 200 tipi diversi, tra cui la tubercolosi, la fibrosi polmonare e la stessa polmonite, che è la principale causa di morte infantile a livello globale.

Al terzo posto nel triste primato delle patologie che sono principale causa di morte tra la popolazione di ogni età c’è la broncopneumopatia cronica ostruttiva con oltre tre milioni di morti l’anno.

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Al quarto, le infezioni respiratorie inferiori, le malattie mortali più trasmissibili, mentre al nono posto il cancro ai polmoni trachea e bronchi, che causa ogni anno 1,7 milioni di morti.

Dati alla mano, l’attenzione della comunità scientifica è puntata con insistenza sulla diagnosi e il monitoraggio delle malattie polmonari, divenute questioni di portata globale.

Su questi temi è in corso oggi al Grand Hotel di Trento un convegno promosso dal laboratorio di ricerca sugli ultrasuoni dell’Ateneo trentino (Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione), coordinato dal ricercatore Libertario Demi rientrato di recente dai Paesi Bassi per occuparsi proprio di questo ambito di ricerca.

«Le tecniche di imaging standard oggi utilizzate per diagnosticare e monitorare le patologie polmonari sono la radiografia del torace e la tomografia computerizzata (TAC)» spiega Demi.

«Sono tecniche costose, spesso non accessibili o non disponibili a tutti i pazienti. In più, queste metodiche utilizzano radiazioni ionizzanti che, in caso di alte dosi o frequenti esposizioni, rappresentano purtroppo un pericolo per la salute del paziente. Tra i rischi, la Food and Drug Administration degli Stati Uniti segnala un aumento della possibilità di sviluppare il cancro in età avanzata. La preoccupazione maggiore riguarda bambini e adolescenti che sono molto più sensibili all’esposizione alle radiazioni rispetto agli adulti. Gli ultrasuoni potrebbero potenzialmente superare i limiti delle attuali tecniche di imaging offrendo un’alternativa più sicura, portatile e conveniente».

All’Università di Trento è attivo un laboratorio che si occupa di ultrasonografia, un nuovo strumento per la diagnosi, non basato su radiazioni ionizzanti. «È un’opzione particolarmente adatta per i bambini, le donne in gravidanza e i pazienti sottoposti a ripetuti accertamenti» aggiunge Demi.

«Oltre a essere più sicuri, i dispositivi e gli esami a ultrasuoni sono facilmente trasportabili anche in aree remote e rurali e nei Paesi in via di sviluppo. Sono inoltre estremamente più economici rispetto alla TAC. Questo rende le tecniche ad ultrasuoni accessibili ad un numero molto più alto di strutture e quindi di pazienti. Migliorano così la qualità e la sostenibilità dell’assistenza sanitaria di supporto all’invecchiamento della società e all’aumento delle malattie croniche».

«La capacità degli ultrasuoni di fornire informazioni sul tessuto polmonare è nota sin dagli anni ’90. Eppure le diagnosi ecografiche polmonari attualmente in uso si basano su interpretazioni qualitative e soggettive e vengono sempre eseguite utilizzando attrezzature e modalità concettualmente inadatte all’indagine del polmone. Nonostante le prove di efficacia clinica siano promettenti, ad oggi non esiste un metodo quantitativo basato sugli ultrasuoni e dedicato al polmone. Questa mancanza ostacola il pieno sfruttamento dei grandi vantaggi dell’ultrasonografia. Una tecnologia dal grande potenziale economico: basti pensare che solo per la cura dei 24 milioni di statunitensi affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva l’impatto stimato sui costi sanitari è di quasi 50 miliardi di dollari all’anno»

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Tessera UniTrento Sport gratis per studenti e studentesse

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Iscritti e iscritte all’Università di Trento dall’anno accademico in corso non dovranno più versare la quota di adesione annuale (20 euro), mentre restano a pagamento le iniziative a cui decideranno di partecipare.

La novità è stata introdotta per favorire l’attività sportiva nella comunità studentesca

Studenti e studentesse non dovranno, quindi, più versare la quota di adesione annuale (20 euro), mentre restano a pagamento anche per loro le iniziative promosse da UniTrento Sport con il supporto del Cus (Centro universitario sportivo) Trento a cui decideranno di partecipare.

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Chi non ha mai posseduto la tessera UniTrento Sport, dovrà registrarsi online (https://webapps.unitn.it/Unisport) e poi ritirare la carta servizi valida per l’anno accademico 2019/20 nella sede del Cus (Trento – Via Prati, 1). Studenti e studentesse che devono solo rinnovarla, potranno farlo senza alcun costo presentandosi al Cus con la tessera scaduta.

UniTrento Sport card favorisce la pratica di varie discipline e offre la possibilità a studenti/studentesse e dipendenti dell’Università di Trento e dell’Opera Universitaria e di altri enti di ricerca di usufruire di agevolazioni per l’utilizzo delle piscine, delle palestre e di una serie di impianti del territorio.

L’adesione annuale è ora gratuita per studenti e studentesse dell’Ateneo di Trento, resta a pagamento per alumni e personale.

Ampia la scelta di attività a cui iscriversi (a pagamento anche per studenti e studentesse), tra cui: windsurf, arrampicata, canoa, nuoto, sci alpino, tennis, volley, basket, volo a vela, aikido, yoga, pilates, zumba, corsi di vela (anche per diversamente abili).

Sport, ma anche corsi fitness, wellness e di ballo, tornei interdipartimento e altre manifestazioni sportive.

Le iniziative in programma per il primo semestre, con ogni dettaglio, sono disponibili a questo link

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Architettura, successo in Ohio per i progetti dell’Università di Trento

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Successo a Cleveland (Ohio, US) per il progetto presentato da tre studentesse dell’Università di Trento a un concorso di idee per la rigenerazione di una zona residenziale multiculturale del quartiere Old Brooklyn, a sud della città di Cleveland.

Tra le 34 proposte selezionate, il gruppo Tetractys di Chiara Pinton, Erica Poli e Silvia Zomelli ha vinto due primi premi per un totale di 2 mila dollari e altri sei gruppi di UniTrento sono arrivati in finale.

Pinton, Poli e Zomelli con il progetto “In_Between” hanno ottenuto sia il primo premio assoluto nella categoria studenti sia quello per il miglior concetto di unità abitativa accessoria nella categoria generale (professionisti e studenti).

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È il secondo anno consecutivo che un progetto del corso di Composizione architettonica e urbana 2, coordinato dai docenti Mosè Ricci, Kay Bea Jones, Sara Favargiotti con Silvia Mannocci, nell’ambito del terzo anno del corso di laurea in Ingegneria edile/Architettura del Dipartimento di Ingegneria civile, ambientale e meccanica dell’Università di Trento, vince un concorso internazionale.

La peculiarità del corso è prevedere l’insegnamento della progettazione attraverso la partecipazione dell’intera classe a un concorso internazionale di architettura. Il successo nel 2018 era arrivato per il progetto di un centro termale nel Caucaso.

Quest’anno la classe ha partecipato al concorso internazionale di architettura e design per studenti e professionisti “Zero Threshold”, bandito dalla Cleveland Foundation, che affrontava la progettazione di alloggi e centri comunitari accessibili.

Invece di rendere i dispositivi utili alla fruibilità e accessibilità il più possibile invisibili, questa competizione sfidava i designer a celebrare l’estetica dell’accessibilità.

La competizione ha visto studenti e studentesse confrontarsi con nuove costruzioni residenziali, unità abitative accessorie, interior design e retrofit di abitazioni esistenti, spazi pubblici accessibili e progettazione del paesaggio, strategie olistiche di progettazione urbana volte a eliminare le barriere fisiche e sociali nei quartieri urbani di Old Brooklyn a Cleveland.

Sono stati complessivamente 130 i progetti presentati al concorso da venti nazioni (di cui 14 del corso di Composizione architettonica e urbana 2 dall’Università di Trento). Alla finale ne sono stati ammessi 34 (tra cui i sette trentini).

Oltre al team che ha vinto il primo premio, gli altri sei gruppi finalisti erano formati da: Matteo Omilli, Jorda Arbona Miguel Angel e Gloria Zenatti (titres); Luca Franzoi, Arianna Luise e Nicolò Repetto (ALterNative); Nicola Melchiori, Luca Rossignoli e Desirè Vallenari (Keyline); Claudia Benatti e Silvai Beber (wayOUT); Marco Canale e Giacomo Sarti (A2|97); Lisa Dalle Sasse, Sofia Merci e Gabriele Migliorini (Tangram Arhcitects).

La premiazione si è svolta lo scorso 19 settembre a Cleveland e il video messaggio delle vincitrici è online (dal minuto 1:43:30).

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Secondo mandato per Andrea Fracasso e Carlo Miniussi

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Il Senato accademico ha rinnovato ai due professori l’incarico al vertice, rispettivamente, della Scuola di Studi internazionali e del Centro interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento.

Rinnovati i vertici della Scuola di Studi internazionali e del Centro interdipartimentale Mente/Cervello dell’Università di Trento.

Il Senato accademico, nella seduta di oggi, ha rinnovato l’incarico di direttore ad Andrea Fracasso per la Scuola di Studi internazionali e a Carlo Miniussi per il CIMeC. Il loro secondo mandato inizierà il primo ottobre e avrà durata di tre anni.

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Il direttore della Scuola di Studi internazionali, Andrea Fracasso, svolge l’attività di ricerca negli ambiti dell’economia internazionale, della macroeconomia e dell’economia regionale. In particolare, in questi ultimi anni si è occupato di integrazione europea, squilibri globali, cambiamento strutturale in Cina e spillover di produttività. La sua produzione scientifica, pubblicata in numerose riviste internazionali, include anche lavori interdisciplinari sui temi del commercio internazionale, dell’integrazione europea e degli scambi di acqua virtuale.

Il direttore del CIMeC, Carlo Miniussi, studia la mente umana e la sua complessità e svolge ricerca nel campo delle neuroscienze cognitive con riferimento agli ambiti della plasticità corticale della memoria e dell’invecchiamento. Negli ultimi anni si è dedicato al trasferimento delle conoscenze dalla ricerca di base all’ambito clinico per trasformare tali conoscenze in protocolli che possano essere utilizzati per migliorare la salute e il benessere delle persone. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche e di libri scientifici, figura tra gli scienziati citati a livello internazionale.

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