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Italia ed estero

Immigrati con la pensione sociale: dopo aver incassato tornano al loro Paese

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Sarebbero circa 500 i casi messi nel mirino, per un valore totale di circa 10 milioni di euro.

Sono i soldi finiti nelle tasche di immigrati che, dopo aver maturato le condizioni e i diritti per l’assegno sociale, se ne tornano nel loro Paese alle spese del welfare italiano.

Costringendo poi l’Inps o gli investigatori a scoprire se sono ancora in possesso dei requisiti per incassare il benefit.

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A darne notizia è ilgiornale.it di Alessandro Sallusti

La legge infatti è chiara: uno straniero può accedere all’assistenza se ha 66 anni e sette mesi di età, se è residente nel Belpaese o se ha il permesso di soggiorno da almeno dieci anni.

Attenzione, però, se l’immigrato se ne sta per più di 30 giorni all’estero, l’assegno andrebbe sospeso.

Ma non sempre accade e succede che alla fine, come riporta La Verità, le indagini portino a scoperchiare casi eclatanti.

È successo a febbraio del 2018, quando 182 stranieri – ufficialmente residenti ad Ancona – erano tornati nel loro Paese (Albania, Marocco, Polonia, Macedonia e via dicendo) senza comunicarlo all’Inps e così hanno continuato a percepire 450 euro al mese, tredicesima inclusa, per quattro anni.

Costo totale per le casse dello Stato: 1 milione di euro circa.

Casi simili sono avvenuti a Sabaudia (altri 36 furbetti scoperti dalle Fiamme gialle, per un totale di 340 mila euro) e a macchia di leopardo un po’ in tutta Italia.

Altri sette, per esempio, nel giugno dell’anno scorso sono stati beccati a Genova che da tempo non erano più in Italia, nonostante continuassero a percepire l’assegno.

Poi è successo ancora Firenze (120 mila euro) e a Pescara: 5 stranieri, che hanno incassato 200 mila euro, avevano raggirato l’Inps.

Alcuni se ne erano tornati nel Paese di origine, altri invece avevano dichiarato di essere indigenti senza esserlo.

Dunque in teoria non avrebbero potuto ottenere l’assegno sociale.

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Italia ed estero

Le proposte del nuovo ministro, disinnesco degli aumenti iva e rinnovo degli incentivi sulla ristrutturazione.

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Mancano ormai poche settimane ad uno degli scogli economici più importanti per l’Italia, l’approvazione della legge di bilancio.

Legge di bilancio, che creerà ancora più tensione non solo la paura dell’ormai noto aumento iva, ma anche perché sarà responsabilità del nuovo governo giallo – rosso, che, già oggi lancia possibili punti delle legge.

Obiettivi programmatici espressi durante un meeting di Confedilizia dal Ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli.

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Bloccare l’aumento dell’iva selezionando con cura quali investimenti e incentivi da rinnovare come per esempio le detrazioni fiscali per l’energia.

Il primo e il più importante, è l’impegno per il disinnesco degli aumenti iva previsti dalle clausole di salvaguardia per oltre 50 miliardi di euro tra il 2020 e il 2021.

Patuanelli  infatti, conferma l’impegno per evitare l’aumento che rischia di essere letale sia per l’economia che per i consumi.

Il neo ministro puntando su un settore strategico per la ripresa economica, afferma che sarà necessario rinnovare gli incentivi sia per la ristrutturazione che per l’efficienza energetica.

Inoltre, si allarga sostenendo che gli incentivi dovrebbero diventare una misura strutturale.

In particolare, Patuannelli parla di detrazioni fiscali per chi decide di intervenire sul proprio immobile e per chi opera delle migliorie significative dal punto di vista energetico.

Un tema questo, che si lega a un altro dei punti programmatici del nuovo governo: quello dell’economia green e dell’ambiente.

Sull’argomento il Ministro elenca cifre piuttosto rappresentative.

Negli edifici esistenti dal 2007 ad oggi si registrano oltre 39 miliardi di euro, di cui 3,3 miliardi solo nel 2018 per interventi di riqualificazione energetica.

Interventi, che hanno portato ad un risparmio di 100 milioni di megawatt, un dato che significa non solo riduzione dei consumi e delle spese, ma anche maggiore sensibilizzazione.

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Italia ed estero

Si agitano venti di scisma nella Chiesa di Papa Francesco

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Lo ha dichiarato esplicitamente papa Francesco di ritorno dall’Africa. E dalla Germania sembrano arrivare conferme…

Troppi, infatti, gli scossoni dati da Bergoglio alla dottrina e alla prassi cattolica, e troppe le differenze tra lui e i suoi predecessori.

Infatti se Giovanni Paolo II è stato il nemico del comunismo, l’uomo che lottò perchè fossero riconosciute le radici cristiane dell’Europa, il promotore del Pontificio Consiglio per la Famiglia, l’autore di Evangelium vitae e Familiaris consortio, il difensore dell’idea di patria, Bergoglio è esattamente all’opposto: elogia il comunismo di Evo Morales e il progressismo del Pd; considera l’Ue anticristiana un bene a prescindere; ha archiviato, con Amoris laetitia, le due encicliche citate, e cerca di sradicare ulteriormente l’eredità del papa polacco nel campo della famiglia epurando monsignor Livio Melina e gli altri esimi professori dell’Istituto Giovanni Paolo II, voluti dal papa polacco stesso.

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Se Benedetto XVI è stato il papa dell’adorazione eucaristica, della divina liturgia, della prudenza e della mitezza, dei “principi non negoziabili”, delle fede e non della politica, Bergoglio è l’uomo che non si inginocchia davanti al Santissimo, che trascura del tutto la trasmissione del catechismo e i Family day, ma riceve ogni giorno politici, preti sospesi a divionis per essersi candidati alle elezioni, premier “amici”…

Senza procedere oltre in questo lungo elenco, è evidente che il modo di comunicare e di agire di Francesco, rivoluzionario ed autoritario nell medesimo tempo, mette in angoscia tanti fedeli.

Gli ultimi in ordine di tempo a esprimere il loro forte disagio sono stati, dopo i vaticanisti Marco Tosatti, Aldo Maria Valli e Sandro Magister, gli scrittori Rino Cammilleri e Vittorio Messori, il giornalista cattolico più letto al mondo, amico e consulente di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI

Ma la Chiesa non è un partito politico: per questo, al di là di correnti ideali diverse, molti cattolici ritengono sia necessario soprattutto chiedere l’aiuto di Dio e della Vergine perchè la “barca di Pietro” torni a navigare in acque tranquille; perchè cessi la confusione dottrinale e torni l’armonia tra vescovi, cardinali, fedeli.

Proprio il 5 ottobre, giorno del Concistoro, cattolici provenienti da varie parti dell’Italia e del mondo si troveranno vicino a san Pietro, in largo Giovanni XXIII, alle 14.30, per chiedere al Cielo alcune grazie, elencate in un aposito “manifesto”.

Ne citiamo solamente tre, rimandando al testo integrale (vedi qui) le persone interessate:

1) “perchè la priorità di chi guida la Chiesa sia annunciare la fede in Gesù Cristo Salvatore, lasciando a “Cesare ciò che è di Cesare”, ed evitando di improvvisarsi sociologi, politologi, climatologi… tuttologi;

2) perchè gli uomini di Chiesa non cessino di proclamare i “principi non negoziabili”, in particolare la difesa della vita e della famiglia, venendo a patti con la cultura di morte e l’ideologia gender;

3) perchè non si confondano più l’amore per il Creato con l’ecologismo pagano e panteista, nè la misericordia di Dio con il relativismo morale e l’indifferentismo religioso”.

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Italia ed estero

Autopsia: è morto per soffocamento il neonato abbandonato a Lana

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Sono stati resi noti questo pomeriggio dalla Procura di Bolzano i risultati dell’autopsia effettuata in mattinata sul corpicino del neonato abbandonato lo scorso lunedì e scoperto da una turista tedesca poco fuori l’abitato di Lana.

Il piccolo, secondo quanto riportato dall’esame legale, sarebbe morto per soffocamento.

Il corpo riportava evidenti lesioni che tuttavia “non hanno avuto alcun esito mortale e sono compatibili con la caduta presumibilmente avvenuta dopo la morte“, si legge in una nota della Procura

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Intanto la mamma è stata interrogata oggi, (20 settembre) la 25 enne rumena accusata di omicidio aggravato e occultamento di cadavere del figlio neonato ritrovato morto in un cespuglio lo scorso lunedì sopra Lana.

Ma durante l’udienza di garanzia nel carcere di Bolzano la donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere.

La giovane, dimessa ieri dall’ospedale di Merano e poi portata alla prima sezione del carcere femminile di Trento è stata nuovamente trasferita nella struttura.

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