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Trento

Ricerca e innovazione sotto la lente del FORUM: “fotografia” del settore e ascolto del territorio

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Audizioni, confronti, un dibattito molto diretto e concreto.

Tanti i temi affrontati venerdì 14 e sabato 15 giugno nelle due giornate centrali di Trentino Research Habitat, il FORUM per la ricerca avviato il 10 maggio scorso dalla Provincia autonoma di Trento.

Un percorso che in tre mesi porterà ad individuare le traiettorie di sviluppo della ricerca trentina nella sua connessione con le imprese e il territorio.

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La giornata di venerdì 14 giugno è stata in gran parte dedicata all’ascolto del territorio: categorie economiche e parti sociali hanno rappresentato ai 15 esperti, coordinati da Emil Abirascid, le loro idee, spunti e proposte su come il sistema della ricerca possa portare ancora maggiori ricadute di qualità al sistema economico locale.

La giornata di sabato 15 giugno è stata dedicata alle relazioni degli esperti, ciascuno dei quali ha portato proposte concrete sia rispetto ai settori prioritari e strategici della ricerca, sia su modalità e strumenti per “portare a terra” i risultati della ricerca.

Prossimo incontro sabato 22 giugno, per concludere il 20 luglio con una giornata pubblica di presentazione del documento finale.

L’organizzazione del FORUM è affidata a Trentino Sviluppo, sede dei lavori la storica Manifattura Tabacchi di Rovereto, tra i più importanti hub italiani dell’innovazione sostenibile.

Una visione del Trentino, quella rappresentata durante i lavori di Trentino Research Habitat, che parte dai punti di forza e dalle eccellenze e che tratteggia le sfide più adatte al nostro territorio.

«Un FORUM partito con il piede giusto – ha evidenziato Achille Spinelli, assessore allo Sviluppo economico, ricerca e lavoro della Provincia autonoma di Trento – e che rappresenta la più grande esperienza di ripensamento e programmazione pluriennale del settore. Un percorso guidato da 15 esperti appartenenti a vari ambiti, di esperienza nazionale e internazionale, che ci stanno aiutando a comprendere quali sono le direttrici della ricerca a livello mondiale, ad individuare le nuove opportunità per la ricerca trentina e per il trasferimento tecnologico al mondo dell’impresa».

Un comparto importante, quello della ricerca e dell’innovazione in Trentino, nel quale lavorano oltre 4 mila persone e che registra un investimento complessivo che sfiora i 300 milioni di euro, per circa il 60% provenienti dal settore pubblico.

Una spesa in ricerca e sviluppo aumentata considerevolmente nell’ultimo decennio, passando dall’1% del Pil provinciale (dato 2007) all’1,55% fatto registrare nel 2016.

Tra le aree sulle quali lavorare vi sono il basso numero di brevetti, il necessario rafforzamento degli investimenti da parte del settore privato, il potenziamento del trasferimento tecnologico tra università, istituti di ricerca e le imprese, migliorare la capacità di fare ricerca in diversi settori, anche facendo leva sui settori tradizionali, e la costruzione di cluster industriali tanto più necessari in un territorio dominato da imprese di piccola dimensione.

Anche su questi aspetti si sono concentrate le riflessioni dei 15 esperti di livello internazionale coordinati da Emil Abirascid, giornalista ed esperto di innovazione.
L’apertura delle due giornate centrali del FORUM è stata dedicata all’ascolto delle categorie economiche e delle organizzazioni sindacali.

Per Fausto Manzana, presidente di Confindustria Trento, in rappresentanza del Tavolo coordinamento imprenditori trentini, il sistema deve: «fare attenzione alle ricadute concrete dell’innovazione sulle nostre imprese, che scontano mediamente una dimensione ridotta».

Per gli imprenditori trentini bisogna innovare i processi ma anche i prodotti. Bene le smart specialisation, soprattutto nel settore della qualità della vita.

«Anche noi artigiani facciamo ricerca – ha sottolineato il vicepresidente dell’Associazione Artigiani del Trentino, Nicola Svaizer – e chiediamo di accorciare i tempi della burocrazia e di rafforzare i centri di assistenza tecnica».

Pure l’agricoltura può essere un importante campo di applicazione per il settore della ricerca.

«Penso ai cambiamenti climatici, all’efficienza delle colture, al risparmio di una risorsa preziosa come l’acqua», ha sottolineato il presidente di Coldiretti Trento, Gianluca Barbacovi. Agricoltura che non è solo coltivazione ma anche tecnologia applicata e ricerca, così come il turismo non è solo accoglienza. Ne è convinto Davide Cardella, vicedirettore dell’Associazione Albergatori, che ha offerto uno sguardo sul turismo del prossimo futuro:

«Avremo assistenti turistici digitali, saremo sempre più legati alla realtà virtuale e aumentata per far apprezzare ambiente e cultura dei nostri territori. Sono settori sui quali investire in ricerca, come il web dove viene ormai pianificato il 75% dei viaggi».

L’innovazione tecnologica non risparmierà anche le occupazioni a basso salario e minori competenze specialistiche. Andrea Grosselli, della segreteria Cgil, in rappresentanza dei sindacati, ha insistito sulla «necessità della formazione continua per far fronte all’innovazione tecnologica che sbarca in tutti i settori e come strumento per sostenere i lavoratori nel flusso di cambiamenti continui del mercato del lavoro, che andrebbe meglio monitorato con un Osservatorio specifico».

I NUMERI – Il sistema trentino della ricerca e dell’innovazione:

Costituisce uno degli assi su cui si è più sviluppato l’esercizio dell’autonomia e il Trentino è internazionalmente riconosciuto come territorio che eccelle nella ricerca sia di base che applicata.

Gli attuali principali ambiti sono: agrifood, sicurezza ambientale e agricoltura sostenibile; ambiente e clima, energia e fonti rinnovabili; fabbrica intelligente-meccatronica; salute, scienze umane e sociali, smart cities e communities (trasporti intelligenti e e-governance); turismo e patrimonio culturale.

A queste si aggiungono i domini scientifico-tecnologici trasversali: l’Information and Communication Technology, le biotecnologie e genomica, la fotonica, i materiali avanzati, micro-nano elettronica, nanotecnologie e nanoscienze.

La spesa in ricerca e sviluppo è aumentata considerevolmente a partire in particolare dal 2007, passando da un’incidenza sul prodotto interno lordo provinciale pari all’1% fino all’1,55% fatto registrare nel 2016.

Complessivamente, nel 2016, l’investimento in spesa in ricerca e sviluppo da parte di soggetti pubblici e privati in Trentino ammonta a 294,6 milioni di euro, con una composizione percentuale ripartita per il 59,9% al settore pubblico e al 37,8% al settore privato.

Nell’ambito del settore pubblico, l’Università contribuisce in maniera sostanziale registrando una quota del 33,2% della spesa rispetto al 26,7% delle Istituzioni Pubbliche. Il contributo delle istituzioni private no-profit è pari al 2,4%.La proporzione della spesa in R&S delle imprese è passata dallo 0,17% del 2004 all’1,07% del 2009.

Anche il numero di ricercatori e personale tecnico dedicato alla ricerca è aumentato negli ultimi anni, superando di poco quota 4.000 unità.

Le imprese rappresentano il settore preponderante, con una quota pari al 40%; in crescita sono anche gli addetti dell’Università, il cui peso raggiunge il 32,3%.

Tale andamento va soprattutto ricondotto alle politiche intraprese negli ultimi anni volte a sostenere il rientro dei ricercatori dall’estero e a favorire la collaborazione tra il sistema della ricerca pubblica e le imprese e a stimolare l’assunzione, all’interno delle imprese, di ricercatori e tecnici provenienti dagli enti di ricerca trentini.

Nel periodo 2004-2013 la crescita complessiva del numero di addetti nel settore privato è stata quasi doppia rispetto a quella misurata nel settore pubblico.

Per quanto riguarda le aree critiche, si evidenzia come nonostante l’elevato investimento in ricerca e sviluppo il Trentino mostra una propensione a brevettare l’attività innovativa non elevata e significativamente inferiore rispetto sia alle altre regioni del nord Italia che al dato nazionale ed europeo.

La Commissione Europea ritiene inoltre che per poter essere riconosciuto a livello internazionale come pioniere della “nuova rivoluzione industriale” il Trentino dovrà affrontare alcune sfide, riconducibili sostanzialmente a quattro ambiti:

Rafforzamento degli investimenti del settore privato in ricerca e sviluppo, per differenziare le fonti di finanziamento e trovare un migliore equilibrio tra pubblico e privato; potenziamento del trasferimento tecnologico tra università, istituti di ricerca e le imprese; migliorare la capacità di fare ricerca in diversi settori, anche facendo leva sui settori tradizionali; costruire cluster industriali in un territorio dominato da imprese di piccola dimensione.

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Trento

Contratti di esternalizzazione, attenzione ad analizzare in maniera critica le offerte proposte

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In considerazione dell’avvicinarsi della stagione invernale le imprese trentine stanno attivandosi, anche con il supporto della Provincia, per reperire la manodopera necessaria a fornire i servizi che caratterizzano il nostro territorio.

Se la modalità di approvvigionamento del personale è diversa dalla tradizionale assunzione diretta e si decide di esternalizzare alcuni servizi, la Provincia, anche su stimolo delle associazioni di categoria e dei consulenti del lavoro, raccomanda alle imprese interessate di informarsi adeguatamente rispetto alle caratteristiche dei contratti. In particolare, il contratto di appalto deve presentare gli elementi tipici dell’organizzazione dei mezzi necessari, come personale, beni mobili, attrezzature e beni di consumo e dell’assunzione del rischio di impresa da parte dell’appaltatore.

In caso di contratti di somministrazione di manodopera l’impresa proponente deve essere iscritta all’apposito albo, l’iscrizione si può verificare al seguente link.

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Si richiamano, quindi, alcune indicazioni che possono essere d’aiuto agli imprenditori per verificare quali aspetti approfondire qualora interessate a ricorrere a forme di esternalizzazione.

Innanzitutto è sicuramente possibile ricorrere all’appalto per lo svolgimento di alcune funzioni aziendali. Si ricorda, però, che se l’appaltatore non paga correttamente i propri dipendenti, anche l’imprenditore che utilizza le prestazioni dei lavoratori può dover rispondere del pagamento della retribuzione e del versamento di contributi e imposte, anche nel caso in cui abbia già effettuato il pagamento a favore dell’appaltatore.

E’ quindi essenziale valutare bene l’affidabilità dell’appaltatore o tutelarsi contrattualmente (ad esempio chiedendo dimostrazione dei pagamenti di quanto dovuto ai lavoratori) per non correre il rischio di pagare due volte.

Per essere sicuri che sia veramente un appalto bisogna ricordare che l’appaltatore deve organizzare il lavoro e mettere a disposizione eventuali mezzi o attrezzature necessari per compierlo. La messa a disposizione di personale la cui attività è poi coordinata dal committente (imprenditore) non è appalto. E se il giudice riconosce che quel contratto non è un vero appalto, l’imprenditore potrebbe essere obbligato ad assumere a tempo indeterminato i lavoratori formalmente dipendenti dell’appaltatore.

Solo le imprese autorizzate dal Ministero del Lavoro (verificabili al link sopra riportato) possono effettuare attività di somministrazione di manodopera, cioè possono offrire propri dipendenti ad un altro datore di lavoro affinché lavorino nella sua impresa.

L’autorizzazione può essere revocata qualora il Ministero rilievi delle irregolarità: è meglio quindi verificare periodicamente – e comunque sempre prima di ogni nuovo contratto – il permanere dei requisiti.

Neanche le imprese più grandi e strutturate possono ottenere un costo del lavoro non in linea con quello di mercato.

Si deve quindi assolutamente diffidare di proposte contrattuali in cui il costo orario è inferiore rispetto a quello comunemente pagato dai datori di lavoro del proprio settore.

Le imprese che offrono un costo del lavoro particolarmente ribassato potrebbero riuscire ad ottenere questo risultato non pagando i contributi ai lavoratori, oppure utilizzando tipologie di rapporto di lavoro non legittime o applicando contratti collettivi di lavoro non stipulati dalle Organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (soprattutto nel caso di cooperative).

Attenzione perché, anche in questo caso, l’imprenditore che ha utilizzato i lavoratori non correttamente pagati può essere chiamato a versare in prima persona tutte le somme ancora dovute.

Da ultimo, va ricordato che ai lavoratori devono essere garantite condizioni di lavoro, vitto ed alloggio e soprattutto di retribuzione adeguate: sfruttare le condizioni di difficoltà di un lavoratore è un reato per cui può essere punito anche l’imprenditore che utilizza il lavoro di questo personale.

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Trento

Accordo governo – regioni per la prevenzione e controllo dell’influenza

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Recepito venerdì dalla Giunta provinciale, su proposta dell’assessore alla salute, politiche sociali, disabilità e famiglia, Stefania Segnana, l’accordo fra il Governo, le Regioni e le Province autonome in tema di prevenzione e controllo dell’influenza, con le raccomandazioni per la stagione 2019 – 2020.

Un documento – spiega l’assessore Segnana – ben presente all’Azienda sanitaria, che già da tempo adotta le misure indicate quale standard nazionale. A tal fine vale la pena ricordare che la vaccinazione contro l’influenza, offerta gratuitamente durante l’autunno ai soggetti che in base alle proprie condizioni sono esposti ad un rischio maggiore di complicanze, è uno degli accorgimenti, seppur il principale. Vi sono infatti misure di igiene e protezione individuale che rappresentano azioni importanti per limitare la diffusione del virus, la cui efficacia è stata riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della Sanità”.

L’influenza è una malattia infettiva che colpisce l’apparato respiratorio ed interessa tutte le persone, bambini e adulti, indipendentemente dallo stile di vita, dall’età e dal luogo di vita. Il virus dell’influenza si trasmette per via aerea o per contatto fisico.

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Le misure di prevenzione sono finalizzate a diminuire la diffusione del virus e sono gesti semplici ed economici che possono essere osservati tutti come igiene delle mani (lavaggio accurato e regolare delle mani, utilizzo di disinfettante), igiene respiratoria, comprensiva dell’utilizzo di fazzoletti monouso, isolamento della persona influenzata, soprattutto nella fase iniziale della malattia, evitare il contatto fisico, utilizzo di mascherine da parte delle persone influenzate.

Accanto a tali semplici misure, si affianca la vaccinazione che è la misura più efficace e che è raccomandata in special modo per le persone a rischio, quali ad esempio, anziani di età pari o superiore ai 65 anni, donne in gravidanza, persone affette da malattie croniche dell’apparato circolatorio o di quello respiratorio, pazienti diabetici, pazienti oncologici, persone che per motivi di lavoro sono a contatto con animali, persone che lavorano nei servizi pubblici di primario interesse collettivo, ad esempio, vigili del fuoco, forze dell’ordine, operatori sanitari, ecc.

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Trento

Mobilità elettrica, il piano provinciale e il quadro operativo

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Si è svolto nel pomeriggio di venerdì, al MuSe, il convegno dedicato alla mobilità elettrica e, in questa sede, è stato presentato da Maurizio Fauri, docente dell’Università di Trento, il Piano provinciale dedicato.

Fauri, in collaborazione con l’assessorato competente – vicepresidente Mario Tonina – è l’esperto/redattore del Piano. Eletric Mobility Day è un’iniziativa patrocinata dalla Provincia autonoma, sostenuta da prepAIR, (progetto europeo che impegna i sei territori del Nord Italia ad adottare le stesse modalità di monitoraggio della qualità dell’aria) con ConfCommercio-Trentino e Neogy, la joint venture formata da Dolomiti Energia Holding (Trentino) e Alperia (Alto Adige), per fare rete e procedere insieme allo sviluppo congiunto della mobilità elettrica.

Nel convegno di oggi pomeriggio in Sala Conferenze al MuSe si sono succeduti nelle relazioni, Nicola Fruet Presidente NEOGY che ha presentato “Le reti e le sinergie”; Franco Fenoglio Presidente e AD di ITALSCANIA che ha illustrato gli “Scenari presenti e futuri del Trasporto industriale”. Fenoglio, partendo da quanto fa l’azienda, anche in termini di ricerca, ha sottolineato che “vogliamo risolvere il problema (dell’inquinamento e apporto negativo sul clima) di cui siamo parte e dunque, stiamo investendo molto e vogliamo essere parte della soluzione”.

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Dopo di lui è intervenuto Paolo Andreolli Direttore Operativo NEOGY “Reti in rete” e quindi Maurizio Fauri che ha presentato, appunto, “Il Piano provinciale per la mobilità elettrica” . 

Alle relazioni è seguita una tavola rotonda con, anche, la partecipazione di Camilla Girardi Presidente Autoconcessionari ConfCommercio Trentino e Davide Comunello della testata “Quattroruote”. Quest’ultima dedica periodicamente un inserto specifico al tema della mobilità elettrica.

L’ente pubblico, la Provincia autonoma, e le aziende private lavorano in sinergia per andare velocemente verso un futuro in cui questo tipo di mobilità, specie, nel nostro territorio, possa essere una delle scelte prioritarie per gli spostamenti delle persone e delle merci.

Il cammino è già iniziato e la rete di distribuzione di colonnine di rifornimento di vario tipo (anche in collaborazione con la Federazione trentina della Cooperazione) con i contributi provinciali sommati a quelli statali che favoriscono l’acquisto di auto elettriche o/e ibride sono, a detta degli esperti, segnali molto positivi che, in capo a meno di un decennio, potranno cambiare completamente il panorama della mobilità del Trentino.

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