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Fiemme, Fassa e Cembra

Un motociclista investe tre ciclisti, quattro feriti uno grave

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Quattro feriti di 47, 49, 52, e 59 anni, 3 di loro ricoverati in codice rosso all’ospedale di Cavalese, uno invece trasportato con l’elisoccorso al santa Chiara in gravi condizioni. 

È questo il drammatico bilancio di un’incidente avvenuto poco prima delle 14.30 in val di Fiemme, 500 metri circa dopo la rotatoria di Tesero.

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Secondo una prima ricostruzione delle forze dell’ordine intervenute sul luogo della carambola, un motociclista ha investito tre ciclisti, facendoli rovinare a terra. Saranno come sempre le forze dell’ordine a chiarire la dinamica dello scontro che è ancora tutta da valutare. Sul posto insieme agli agenti della polizia locale, sono arrivate quattro ambulanze, un’auto sanitaria e l’elicottero di Trentino Emergenza con a bordo l’équipe di rianimazione.

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Fiemme, Fassa e Cembra

La Giunta provinciale a Tesero nell’anniversario della catastrofe del 1985

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Nell’anniversario della catastrofe di Stava, che il 19 luglio del 1985 provocò la morte di 268 persone, per il crollo dei bacini di decantazione della miniera di Prestavel, la Giunta provinciale, guidata dal suo presidente Maurizio Fugatti, ha deciso di tenere proprio a Tesero la sua tradizionale riunione settimanale.

Un segno di vicinanza all’insegna del ricordo ma anche della solidarietà attiva, apertosi con il benvenuto del sindaco di Tesero Elena Ceschini. “E’ un onore per noi ospitare la Giunta in questa giornata molto sentita dalla nostra comunità – ha detto il sindaco – . Purtroppo dopo l’evento di 34 anni fa altre tragedie simili si sono succedute nel mondo. Per questo è più che mai necessario preservare il valore di monito di quanto accaduto nella nostra valle“. “Il tema della sicurezza ambientale – ha detto a sua volta Fugatti – continua ad essere per noi determinante. Non a caso la Giunta ha assunto anche oggi delle decisioni in materia, nella convinzione che le risorse investite in quest’ambito non sono mai abbastanza, nonostante gli sforzi fatti dal Trentino in questi anni“.

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Il riferimento del presidente era ad una serie di delibere riguardanti l’aggiornamento delle “carte di pericolosità”, previste dalla legge provinciale in materia di protezione civile, illustrate dal vicepresidente e assessore all’ambiente Mario Tonina. “Ogni anno – ha detto Tonina – vengono investiti in protezione e prevenzione almeno 50 milioni di euro. E’ anche grazie a questo che il territorio è riuscito a tenere testa alla tempesta Vaia, nonostante i danni patiti”. Concetto ribadito dall’assesore all’agricoltura Giulia Zanotelli, che ha ringraziato tutti coloro che hanno contribuito all’aggiornamento delle “carte di pericolosità”.

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Dopo la riunione, la Giunta ha visitato il centro di documentazione val di Stava della Fondazione Stava 1985.

Nel tardo pomeriggio, le cerimonie pubbliche.

Quest’anno l’anniversario è stato dedicato al ricordo di Mariano Scano, Maria Rosaria Pitzalis, Luciana Sigura e Maria Assunta Cara, i quattro ragazzi di Samassi in Sardegna, periti nel disastro.

La Santa Messa in suffragio delle Vittime è stata celebrata alle ore 18.30 presso il cimitero monumentale di San Leonardo a Tesero, preceduta dalla cerimonia di deposizione di un mazzo di fiori al monumento donato dalle popolazioni del Vajont davanti alla chiesetta “La Palanca” a Stava, per iniziativa degli Alpini delle Sezioni ANA di Tesero e Longarone.

Il Centro di documentazione – Il Centro di documentazione sulla catastrofe del 19 luglio 1985 in Val di Stava e la sede della Fondazione Stava 1985 Onlus sono ospitati in un edificio di Stava di proprietà del Comune di Tesero. Nello stesso edificio si trovano una sala esposizioni, che ospita l’esposizione permanente “La Valle di Stava nelle attività passate”  , realizzata dall’ Istituto Comprensivo Scuole Medie di Tesero (aperta al pubblico con ingresso gratuito negli stessi orari di apertura del Centro di documentazione).

Nell’edificio sono state ricavate la sala del percorso didattico, la sede della Fondazione ed una sala per attività di informazione e didattica nella quale viene proiettato il cortometraggio e si svolgono gli incontri informativi.

Elementi del Centro di documentazione sono il percorso didattico allestito su una superficie espositiva di circa 120 metri quadri e il cortometraggio docu-fiction “Stava 19 luglio”  (per la regia di Gabriele Cipollitti, regista Rai e collaboratore di Piero Angela per “Superquark” e gli “Speciali di Superquark”, con Andrea Castelli e i ragazzi di Tesero).

Con questi strumenti è possibile conoscere la storia della miniera e dell’impianto di arricchimento del minerale di Prestavel e vedere “ricostruiti”, grazie alle tecniche di ripresa e gli effetti speciali altamente sofisticati che Cipollitti utilizza per le produzioni Rai di divulgazione scientifica, la lavorazione mineraria e la crescita delle discariche dai primi anni sessanta fino al loro crollo catastrofico

L’intervista al sindaco di Tesero Elena Ceschini

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Fiemme, Fassa e Cembra

Scoperto l’autore dei danneggiamenti a Predazzo

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Aveva destato un certo disappunto tra la popolazione un danneggiamento registrato nel centro di Predazzo la notte tra il 5 ed il 6 luglio quando veniva divelta una delle graziose fioriere posta lungo la Via Cesare Battisti a delimitazione delle corsie.

Nei giorni successivi i Carabinieri del Comando Stazione di Predazzo, attraverso una specifica attività informativa, ricostruivano le dinamiche dei fatti appurando che, non si era trattato di un atto vandalico come era stato paventato in un primo momento, ma del fatto che un automobilista aveva distrattamente urtato una fioriera provocandone il suo rovesciamento.

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L’autore dell’episodio, identificato dai Carabinieri di Predazzo, dovrà risarcire il Comune per i danni causati all’arredo urbano. Proprio al fine di prevenire episodi similari, le articolazioni della Compagnia Carabinieri di Cavalese, saranno impegnate in specifici servizi notturni al fine di scongiurare eventuali episodi di vandalismo, attraverso la proiezione di servizi nei centri delle Valli di Fiemme Fassa e Primiero, mediante l’impiego di pattuglie sia in uniforme che in abiti civili.

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Fiemme, Fassa e Cembra

Trentaquattro anni fa la tragedia di Stava – Per non dimenticare!

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Oggi venerdì 19 luglio ricorre il 34° anniversario della tragedia di Stava.

Anche la Giunta provinciale di Trento vuole ricordare la catastrofe di Stava e nel giorno dell’anniversario terrà la propria riunione settimanale proprio a Tesero.

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L’esecutivo è atteso infatti al municipio di via IV novembre nel primissimo pomeriggio di oggi venerdì 19 luglio.

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Nel primo pomeriggio di 34 anni fa i primi lanci delle agenzie parlarono di tragedia di grandi proporzioni in val di Fiemme, anche se nessuno ancora si rendeva conto di quanto successo.

Poi, quando il dramma ha cominciato a prendere i suoi contorni più cupi, arrivarono notizie certe.

La colata di fango, iniziata alle 12.22, provocò la perdita di 268 vite umane, la distruzione di 3 alberghi, 53 case d’abitazione, 6 capannoni, 8 ponti furono demoliti e 9 edifici gravemente danneggiati. (qui puoi vedere il drammatico servizio/video di «la storia siamo noi» dove vengono ripresi i primi interventi dei soccorritori e vengono date le prime notizie al Tg della catastrofe con testimonianze dei sopravvissuti.)

Venne cancellata quasi completamente la frazione di Stava, località di villeggiatura gremita di turisti; il paese di Tesero venne gravemente danneggiato. La più grande tragedia di sempre che il Trentino ricordi.

PERCHÈ SI ARRIVÒ ALLA TRAGEDIA – La causa del crollo è imputabile sostanzialmente all’’instabilità delle discariche, soprattutto del bacino superiore. Entrambe le discariche, infatti, non possedevano coefficienti di sicurezza minimi per evitare il franamento. La Commissione ministeriale d’inchiesta ed i periti nominati dal Tribunale di Trento hanno accertato che tutto l’impianto di decantazione costituiva una continua minaccia incombente sulla vallata

L’impianto è crollato essenzialmente perché progettato, costruito, gestito in modo da non offrire quei margini di sicurezza che la società civile si attende da opere che possono mettere a repentaglio l’esistenza di intere comunità umane.

L’argine superiore in particolare era mal fondato, mal drenato, staticamente al limite. Non poteva che crollare alla minima modifica delle sue precarie condizioni di equilibrio.

Le cause dell’instabilità sono state individuate in particolare nel fatto che i limi depositati non erano consolidati a causa della natura acquitrinosa del terreno su cui sorgevano le discariche che non consentiva la decantazione dei fanghi, dell’errata costruzione dell’argine del bacino superiore che non consentiva un adeguato drenaggio al piede, della costruzione del bacino superiore a ridosso del bacino inferiore: crescendo, l’argine venne a poggiare in parte sui limi non consolidati del bacino inferiore, peggiorando così ulteriormente il drenaggio e la stabilità; nell’altezza e nella pendenza eccessive del rilevato:l’argine del bacino superiore aveva un’altezza di 34 metri, la pendenza raggiungeva l’80 per cento, pari ad un angolo di 40 gradi, le discariche erano costruite su un declivio con pendenza media del 25 per cento circa; nella decisione di accrescere l’argine con il sistema “a monte”, il più rapido e il più economico ma anche il più insicuro;nell’errata collocazione delle tubazioni di sfioro delle acque di decantazione:sul fondo dei bacini e attraverso gli argini.

CHI HA PAGATO PER TUTTI I MORTI – Il processo di primo grado si svolse a Trento e si concluse l’8 luglio 1988 con la condanna di 10 imputati giudicati colpevoli dei reati di disastro colposo e omicidio colposo plurimo e cioè: dei responsabili della costruzione e gestione del bacino superiore che crollò per primo: i direttori della miniera e alcuni responsabili delle società che intervennero nelle scelte circa la costruzione e la crescita del bacino superiore dal 1969 al 1985 e dei responsabili del Distretto minerario della Provincia Autonoma di Trento che omisero del tutto i controlli sulle discariche.

Durante tutto il processo campeggiò in fondo al sala del tribunale una tabella con scritti tutti i nomi dei 268 morti e con la frase: «Chiedono giustizia»

Il procedimento penale si è concluso dopo altri 4 gradi di giudizio con la seconda sentenza della Corte di Cassazione, emessa il 22 giugno 1992, che ha confermato le condanne pronunciate in primo grado. Le pene di reclusione sono state ridotte e condonate nel corso dei vari gradi di giudizio. Nessuno dei condannati ha scontato la pena detentiva.

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