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Italia ed estero

Lo sconvolgente delirio del prete anti-Salvini: «È un ladro e bisogna uccidere il ministro»

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Un discorso sconvolgente, e ancora più grave perché pronunciato da un pastore di Dio che dovrebbe invocare il perdono.

Quanto successo, a nostro pare gravissimo, è un’ ulteriore conferma che la Chiesa non ne vuole sapere di rimanere al suo posto. 

Ammazzate Salvini” non è l’uscita violenta, che sarebbe comunque grave, di qualche oppositore, o antagonista esaltato, che non sa più cosa inventarsi per dare addosso al ministro dell’Interno, ma, ancora più grave, è l’ennesima trovata di Don Giorgio De Capitani, un prete.

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A riportare la notizia Mario Giordano su La Verità di oggi, riportando un audio mandato in onda a sua volta dalla trasmissione radiofonica La Zanzara in cui si sente il sacerdote che senza remore dice: “Salvini è un ladro, uccidiamolo”, “Io elogio chi uccide Salvini“.

Il ragionamento alla base della sua invettiva parte dalla legge sulla legittima difesa.Se è lecito uccidere chi minaccia la nostra vita“, spiega “allora io ho il diritto di uccidere Salvini: infatti mi sento minacciato da lui perché ci sta rubando la democrazia”.

Quindi, continua, “lo posso fare fuori“. E se lo fa qualcun altro, “io dico che ha fatta bene”. E per giustificarsi chiarisce: “Seguo soltanto il suo ragionamento”.

Ma non è la prima volta che il prete si lascia andare a questo tipo di sfoghi.

E’ lo stesso che aveva invocato l’ictus per Silvio Berlusconi, aveva definito i nostri soldati in Afghanistan come “mercenari, farabutti e criminali” e aveva chiesto di tenere i leghisti fuori dalle chiese, definendoli “porci, bastardi, risucchiati nel water delle loro ideologie di merda”.

Parole poco degne di un prelato.

Don giorgio ha anche un suo sito personale da dove non si limita a diffondere il verbo e a fare opere di bene, ma si diletta spesso ad affrontare temi di attualità e politica, prendendo di mira con particolare interesse Salvini e il suo partito.

Per fare un esempio di come non si freni davanti a nessuno, in uno dei suoi articoli in apertura di home page commenta il caso di Noa la 17enne olandese che si è lasciata morire e scrive a proposito di un tweet di Papa Francesco contro l’eutanasia:” Questo si è bevuto il cervello!“. E ancora: “Vorrei semplicemente chiedere: se tutti i bambini violentati dai preti (migliaia e migliaia), diventati grandicelli, decidessero di morire come Noa, che succederebbe? Io li prenderei per le loro palle, e li appenderei ad una forca! Ma non solo loro. Prenderei per le palle il papa, i cardinali, i vescovi, Mario Delpini e li appenderei ad un palo!”.

Don Giorgio De Capitani è stato ordinato sacerdote nel 1963, ha girato vari paesi della diocesi di Milano, fino al 2013, quando monsignor Angelo Scola gli ha tolto la gestione della parrocchia di Monte. Da allora vive a Villetta Brianza e celebra ogni domenica alle 18 nella parrocchia di Dolzago, in provincia di Lecco.

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Italia ed estero

Panico a Lagos: uomo si arrampica sull’ala dell’aeroplano mentre decolla. Il video

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Il cellulare di un passeggero su un volo Azman Air di Lagos ha ripreso una scena strana ma pericolosa venerdì 19 luglio.

Il video finito sui social mostra come un uomo sale sull’ala e cammina verso la cabina dell’aereo, scatenando il panico tra i passeggeri prima del decollo.

Lo strano incidente è avvenuto all’aeroporto di Lagos, in Nigeria: l’aereo stava aspettando il permesso per decollare quando l’uomo ha effettuato la pericolosissima manovra.

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Secondo la NAN, l’agenzia di stampa nigeriana, non si sa come l’uomo sia riuscito a superare i controlli di sicurezza.

I passeggeri a bordo, andati nel panico, avrebbero chiesto al pilota e all’equipaggio di poter scendere dall’aereo.

L’uomo, che è stato poi arrestato, avrebbe detto di voler andare in Ghana, ma si è rifiutato di rivelare come è riuscito a superare i controlli e accedere in quel settore dell’aeroporto.

 L’aeroporto di Lagos, già in passato aveva avuto ‘buchi’ nella sicurezza.

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Italia ed estero

Tensioni pericolose nel Governo, vicini a nuove elezioni.

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Tira un forte vento di crisi tra chi, da 13 mesi è alla guida dell’Italia.

Al centro della tempesta di queste ultime ore ci sono loro: Di Maio, Slavini e Conte.

Le prime bacchettate sono cominciate ieri mattina, quando Salvini in un intervista avverte: “ La Lega è disposta ad andare avanti ma se i Cinque Stelle dicono altri 3 no, cambia tutto.”

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Il leader leghista riserva anche una battuta a Giuseppe Conte in merito alla decisione del Premier di riferire in Parlamento riguardo alla vicenda russa.

La reazione del Premier a queste giornate di tensione si legge già di prima mattina, dove ammette di non voler far parte di operazioni ambigue qualora cadesse il Governo.

Anche Di Maio non si fa attendere e in giornata parla ai suoi come di una coltellata alle spalle da parte di Salvini e dice:“ Se la Lega non vuole più che questo Governo vada avanti e se ne prenda la responsabilità.”

Il botta e risposta tra i Vice Premier continua ad Helsinki dove Salvini rimarca il distaccamento tra i due alleati: “ La sua è quasi la diagnosi della crisi, evoca la perdita del requisito indispensabile: la fiducia”.

La tensione anche personale è talmente elevata che Salvini annuncia la non presenza al Consiglio dei Ministri programmato per la giornata di oggi.

Quanto agli scenari futuri, per il Vice Premier la finestra utile per chiudere anticipatamente la legislatura senza compromettere la prossima finanziaria, con scadenza tra 72 ore, non esiste.

La finestra per votare è sempre aperta sottolinea, ma fortunatamente esiste un Presidente della Repubblica garante del fatto che questo, rimanga un Paese democratico.

Presidente della Repubblica, da cui è salito ieri il Sottosegretario Giorgetti.

L’esponente del carroccio più accreditato per un ruolo a Bruxelles ha comunicato al Capo dello Stato la propria indisponibilità per ricoprire la carica a commissario europeo.

Ormai è evidente che la rottura personale e professionale tra i due alleati è quasi definitiva e a margine di tutto questo, incalzano anche altre notizie sul caso Russia riguardati il proseguo di quella famosa riunione all’ hotel Metropol di Mosca.

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Italia ed estero

L’ONG Open Arms, rinviata a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

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La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per il comandante della Proactiva Open Arms, Marc Reig Creus, e per il capo missione, Ana Isabel Mier.

Ad essere contestata l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

La notizia viene riportata oggi sul quotidiano Libero.it del direttore Vittorio Feltri

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La richiesta è stata sostenuta dalla procura di Ragusa che non ha ben visto quanto accaduto nel marzo del 2018 quando la ong spagnola si trovò al centro di una crisi internazionale per il salvataggio di alcuni migranti in mare.

A rafforzare la contestazione ci sarebbero alcuni riscontri.

A quanto pare la Proactiva Open Arms avrebbe imposto all’Italia lo sbarco dei migranti soccorsi in mare ignorando le sollecitazioni arrivate dal Centro di coordinamento italiano e le indicazioni di Madrid che indicava al comandante e al capo missione di chiedere uno sbarco a Malta.

Da La Valletta era stato accordato uno “medevac”, ovvero l’evacuazione medica urgente per tre migranti che necessitavano di cure immediate.

Nella richiesta di processo, il procuratore capo Fabio D’Anna e il sostituto Santo Fornasier, hanno sottolineato che lo Stato italiano è diventato vittima di una violenza privata con il fine di “favorire l’immigrazione clandestina”

Non solo, a inchiodare l’ong ci sarebbero alcune registrazioni effettuate con le videocamere.

I membri dell’equipaggio, dopo aver raggiunto l’imbarcazione in avaria dei migranti, avrebbero urlato: “We go to Italy”, “Andiamo in Italia

Una frase che avvalora la tesi del mancato rispetto delle indicazioni italiane e spagnole.

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