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Arte e Cultura

È morto Franco Zeffirelli, aveva 96 anni

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All’età di 96 anni è morto Franco Zeffirelli nella sua casa di Roma. «La scomparsa è avvenuta alla fine di una lunga malattia. Il Maestro riposerà nel cimitero delle Porte Sante di Firenze».

Così la Fondazione a lui intitolata ha annunciato la scomparsa del regista.

In passato la regina d’Inghilterra ha dato il titolo di Baronetto anche ad artisti popolari come Elton John e Bono degli U2.

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Ma Franco Zeffirelli è sicuramente l’unico regista italiano che può fregiarsi del titolo di cavaliere dell’ordine dell’impero britannico (KBE) da quando l’ambita onorificenza gli fu appuntata nel novembre del 2004

Si fa volentieri chiamare Maestro e certamente, da fiorentino purosangue, ama pensare alla sua vita e alla sua carriera come al rigoglioso frutto di una bottega che ebbe in Luchino Visconti il primo maestro.

Gianfranco Corsi, in arte Zeffirelli, nasce a Firenze nel 1923 dall’unione clandestina di una coppia di amanti e, in quanto figlio illegittimo di donna sposata non può ricevere né il cognome della madre né quello del padre, Ottorino Corsi.

Sono ‘figlio di ignoti’, N.N. (nescio nomen, ndr). Ma c’era una regola, i cognomi degli illegittimi venivano scelti a partire da una lettera, a rotazione. In quei giorni era il momento della ‘Z’. Cosi mia madre suggerì che mi chiamassero ‘Zeffiretti’, da un’aria di Mozart da lei molto amata (l’Idomeneo ndr). Nella trascrizione, l’impiegato fece un errore, mise due ‘l’ al posto delle ‘t’. Cosi io divenni Zeffirelli”, racconterà in un’intervista al settimanale Sette.

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Il regista, dopo la morte della madre, trascorre la sua infanzia nell’Istituto degli Innocenti di Firenze finché la zia paterna lo prende in custodia e lo porta a casa sua. Suo padre naturale lo riconoscerà a 19 anni ma, ormai, per Zeffirelli, che nel ‘99 racconterà la storia della sua infanzia col film Un tè con Mussolini, è troppo tardi per separarsi da quel ‘falso’ cognome che sarà regolarizzato solo dopo il suo ingresso in Senato.

Nel collegio del Convento di San Marco a Firenze Giorgio La Pira, storico esponente della Dc e futuro sindaco di Firenze, è suo istitutore:“Fu lui a spiegarmi che l’aborto è un crimine e che i totalitarismi, fascismo nazismo comunismo, sono tutti uguali, ma il comunismo è più pericoloso”, rivelerà Zeffirelli che, durante gli anni della guerra fece la Resistenza da cattolico liberale. “Rischiai di essere ammazzato dai comunisti. Li vidi – dirà in un’intervista – fare cose orribili, assassinare un prete solo perché aveva benedetto le salme dei fascisti e gettare il suo corpo nella fossa che usavano come latrina”.

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Musica

Musica Trentina in Lutto: è morto Claudio Benedetti, una vita dedicata al jazz

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Si è spento all’età di 91 anni Claudio Benedetti il batterista Jazz forse più famoso ed importante della nostra regione.

Una carriera musicale iniziata negli anni 40 e suggellata di successi e collaborazioni con i più importanti musicisti italiani.

I suoi ultimi concerti risalgono al 2011 ma fino alla fine il suo contagioso entusiasmo e le sue forti motivazioni e l’amore per la musica non sono venuti mai a mancare.

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Una vita dedicata alla musica spiega il perchè di una carriera così fulgida. Lo swing e il drumming raffinato e inconfondibile gli hanno portato fama e apprezzamenti nell’ambiente non facile della musica Jazz e pop italiana.

Claudio Benedetti si è perfezionato a Parigi nella scuola del grande maestro Kenny Clarke.

I nomi di Chet Baker, Lee Konitz, Harold Danko, Mangelsdorff, Frank Foster, Dusko Goykovich, sono solo alcuni degli incontri fondamentali che hanno contribuito in maniera significativa alla sua formazione.

La storia di Claudio Benedetti comincia però molto prima, nel 1944 infatti, la musica di un orchestrina Jazz delle truppe americane accampate nelle vicinanze di Mori, attira l’attenzione di Claudio che giovanissimo, ottiene entusiasta di poter assistere alle prove, e racconta: “quando gli americani si attendarono vicino Mori io, bambino, ero pronto a farmi le corvee in cucina pur di stare vicino alla loro orchestra. Poi, me ne andavo nella casa sinistrata di Mori con i tamburi in un sacco e là suonavo all’impazzata, tanto che qualcuno pensò vi fosse un pazzo e chiamò Pergine. Arrivarono due marcantoni con la camicia di forza… videro che ero un ragazzino e si misero a ridere”.

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Dopo mesi di estenuanti esercizi, sorretto da un’incrollabile passione e dalla voglia (mai sopita) di migliorarsi, comincia per lui l’attività vera e propria di batterista. Gli ingaggi occasionali si moltiplicano. Fra le orchestre degne di menzione quella con Sergio De Cecchi (piano), Ennio Carretta (sax), Ciccio Vianello (basso)e il grande talento musicale di Germano Cavalet, fisarmonicista veneziano di rara bravura, scomparso purtroppo prematuramente.

Dopo circa 3 anni con il Quartetto Star ecco arrivare il primo ingaggio alla Terrazza dell’Odeon di Milano, che fa strada alla notorietà e lo porta a lavorare con grandi nomi come Macario e Dapporto.

Poco dopo sarà la fama cosmopolita della bravissima Caterina Valente a impegnare Claudio Benedetti in un tour attraverso la Spagna e il Portogallo.

A St. Moritz entra a far parte dell’orchestra del Palace Hotel, dove si esibisce per numerosi volti noti, come ad esempio Onassis, che a quanto pare lasciava mance generosissime perché amava gli assoli di batteria.

Nell’ambiente notturno internazionale di St. Moritz incontra la cantante Jacqueline Francoise. Con lei affronterà una lunga tournèe in Svizzera.

Il 1961 rappresenta un’altra tappa importante per Claudio Benedetti, con l’ingaggio in Rai e la scelta di entrare nel gruppo dei Campioni, molto popolare in quel periodo (nel gruppo farà una breve comparsa anche Lucio Battisti).

Entrato nel giro che conta partecipa a sessioni con i cantautori che stanno facendo la storia della musica italiana: Sergio Endrigo, Umberto Bindi, Tony Renis, Nico Fidenco, Luigi Tenco, Giorgio Gaber, Mina, Enzo Jannacci, intervenendo nelle registrazioni dei celebri brani “Io che amo solo te”, “Legata a un granello di sabbia”, “La ballata del Cerutti”, “Trani a gogò”, “Stringimi forte i polsi”, “Stessa spiaggia, stesso mare”, ecc.

L’approdo in Rai significa per Claudio l’opportunità di lavorare con illustri musicisti e di entrare in importanti orchestre come quelle di Enrico Simonetti, Xavier Cugat, Aldo Buonocore per citarne alcune.

I maestri Pino Calvi, Enrico Simonetti, Lelio Luttazzi, Gorni Kramer, Bruno Canfora, Mario Bertolazzi e altri, gli affidano la conduzione ritmica in molte delle trasmissioni televisive degli anni ‘60.

Accompagna grandi artisti come Bramieri e Gaber, in ben 46 commedie musicali tra cui: “L’amico del giaguaro” con Gino Bramieri, Marisa Del Frate e Raffaele Pisu (1961); “La Trottola” con Corrado e Sandra Mondaini (1965-66); “Il conte Max” con Marcello Marchesi, “Giochiamo agli anni Trenta” con Giorgio Gaber, dove con un suggestivo assolo sul tempo di 5/4 ispira con quel suggerimento al coreografo Don Lurio l’intuizione per un improvviso memorabile balletto stile jungle; “Tigre contro Tigre” , “Hobbyamente” e “L’assillo infantile” nel 1966; “La sveglia al collo” (1967). Nel 1968 a Roma, suona con Enrico Simonetti in “Indiavolation”. Lavora inoltre al fianco delle Kessler e di Don Lurio, che ricorda con molto affetto.

Negli anni ‘70 il batterista torna in Trentino, costretto da doveri famigliari (la madre si ammala gravemente), ma continua la sua attività in altre 3 importanti commedie musicali della RAI: “Macario più” con Macario, “Rita ed io” con Rita Pavone e Carlo Dapporto, “Valentina” con Elisabetta Viviani e Teo Teocoli ed Enzo Montagnani. Nel frattempo a Rovereto apre una raffinata boutique che porta il suo nome, all’incrocio tra via Paganini e corso Bettini, dove sfoggiava tutto il suo gusto per un’eleganza da vero dandy.

Partecipa inoltre nella commedia musicale “Ma perché, perché si” nel 1972 con Tony Renis.

Non ha mai abbandonato l’attività concertistica, spostandosi in tutta Italia e in Europa ha continuato a regalare forti emozioni a ritmo di Jazz. Si è fatto inoltre promotore e interprete di applauditi concerti che hanno portato nella sua città e più in generale, in tutto il Trentino, nomi illustri del Jazz mondiale.

Nei primi anni 90 suona in molti locali a Trento, fra cui il Boston Bar, dove insieme a Lorenzo Frizzera e Carlo La Manna tiene molti concerti jazz.

Ancora oggi viene ammirato per l’energia che trasmette durante i suoi concerti, lasciando il segno anche tra i giovanissimi, pubblico tutt’altro che semplice. Alla domanda: “Cosa rappresenta per Lei il Jazz?” Claudio rispondeva così: “Vita. Sto bene quando suono, in mezzo ai giovani; anche se la batteria è lo strumento più stressante e faticoso che ci sia e ci deve essere sempre tanta tensione ed energia…”

Claudio Benedetti ha suonato con le stelle più alte del firmamento jazzistico in tutta Europa, con un solo rimpianto: “Benchè abbia avuto in dono una vita che auguro a qualunque musicista, sono vissuto in anni in cui il jazz non era popolare come ai giorni nostri”

Claudio Benedetti si era sposato due volte: la prima volta con Ulla, una bellissima finlandese, che si trasferì in Italia per amore e  la seconda volta con Elvira, una donna della Val Venosta che divenne sua moglie.

Da lei sono nati due figli: Luca, 38 anni, che vive a Bolzano, e Sara, 35 anni, che vive in Australia.

I funerali di Claudio Benedetti si svolgeranno domani alle 11 alla chiesa della Sacra Famiglia, a pochi metri dalla casa di via Vittorio veneto, dove Claudio ha trascorso gran parte della sua vita roveretana.

Grazie a RedPress per la collaborazione

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Arte e Cultura

Venere e Adone: secondo appuntamento con il capolavoro di Tiziano

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Domani martedì 19 novembre ad ore 17.00 secondo appuntamento per presentare al pubblico il libro dedicato ad un capolavoro di Tiziano.

Fra gli indiscussi capolavori di Tiziano Vecellio si annovera il dipinto Venere e Adone, di cui si conoscono molte varianti, la più nota delle quali è la tela del Museo del Prado di Madrid, eseguita nel 1554 per il re di Spagna Filippo II.

Di questo straordinario  se ne parlerà martedì  19 novembre ad ore 17.00 presso la sala delle Marangonerie del Castello del Buonconsiglio per il  secondo appuntamenti dell’iniziativa Novembre di Libri.

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Protagonista sarà il volume scritto da Thomas Dalla Costa  “Venere e Adone di Tiziano. Arte, cultura e società tra Venezia e l’ Europa”   che sarà presentato da Luca Siracusano in un dialogo con l’autore.

A partire dalla discussione delle prime due versioni, andate perdute, il saggio esamina per la prima volta e in maniera esaustiva la genesi della creazione di tutte le successive varianti, analizzandone gli elementi di continuità e le distinzioni e inserendole nelle corrette coordinate storiche e contestuali.

Seguendo un metodo di indagine dinamico e interdisciplinare, il volume indaga inoltre le ragioni sociali e culturali che favorirono il successo dell’opera.

Il saggio dimostra inoltre come questo dipinto divenne un vero modello iconografico e tipologico, che continuò ad attrarre l’interesse di committenti e artisti nei secoli a seguire, e come il Venere e Adone sia da ritenere una delle immagini fondanti della cultura pittorica e visive europea.

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Martedì 26 novembre ad ore 17.00 ci sarà l’ultima presentazione con il volume Nicola Grassi (1682-1748) dove l’ autore Enrico Lucchese dialogherà  con Denis Ton.

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Arte e Cultura

E’ uscito “Abisso”, un libro di poesie dalle radici trentine scritto da Maddalena Vettori

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Amore, tradimento, e dolore si uniscono ad un cupo senso di inadeguatezza, di impossibilità di stare al mondo: con “Abisso”, Maddalena Vettori prende le distanze dai toni leggeri e più ottimistici del suo primo lavoro e crea una raccolta di poesie taglienti ed intense che scavano profondamente nella sua sensibilità, mettendo a nudo quell’aspetto tragico e contraddittorio che accompagna la vita di tutti noi. Ogni poesia di questa raccolta parla direttamente al dolore nell’animo, alle sconfitte ed ai momenti più cupi, rivolgendosi contemporaneamente alle donne di ai loro sentimenti, alle relazioni ed agli stati d’animo, man mano che l’autrice condivide col lettore un abisso interiore che, se non esternato, rischierebbe di non vedere più la luce.

Maddalena Vettori vive in Trentino e frequenta il corso di Studi Storici e Filologico-Letterari ad indirizzo Lettere Moderne dell’Università degli Studi di Trento.

Scrive per il sito web del mondo dell’Equitazione Riders Advisor e da qualche tempo anche per il nostro quotidiano indipendente La Voce del Trentino.

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“Abisso” è il suo secondo libro ed è il seguito del primo volume, “Raggi di Alba, edito da 96, rue de-La-Fontaine Edizioni.

RECENSIONE A CURA DI SEBASTIAN HIDALGO

È passato un molto tempo dall’ultima volta che ho avuto occasione di scrivere in italiano, ed una delle ultime volte in cui l’ho fatto è stato proprio qui, per recensire la prima raccolta di poesie di Maddalena Vettori, (foto sotto) una giovane autrice trentina.

Da autore, posso garantire che non capita spesso di vedere uno scrittore lanciare due libri a meno di un anno di distanza l’uno dall’altro. Si tratta di un fatto straordinario, ed effettivamente ci voleva qualcosa di molto fuori dal comune per portarmi a cambiare il mio attuale assetto linguistico e a tornare ad immergermi negli scritti in lingua italiana: quel qualcosa è “Abisso”, la seconda raccolta di poesie di Maddalena Vettori.

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Un libro sicuramente diverso dal primo anche come struttura: se “Raggi di Alba” alternava testi in lingua italiana ad altri in lingua inglese, qui tutto ciò che viene scritto in italiano è anche tradotto a fronte in inglese.

È quasi ironico e di sicuro affascinante notare come, volutamente o meno, il primo volume, “Raggi di Alba”, sia uscito in primavera, mentre “Abisso” esce ora, alle porte dell’inverno, in giornate cupe in cui non vediamo altro che calamità naturali e clima fuori controllo.

A pochi mesi di distanza dai temi naturalisti e dai toni per lo più speranzosi e bucolici di “Raggi di Alba”, Maddalena Vettori ha deciso di rilasciare una seconda raccolta, e l’ha fatto in sordina, sorprendendo chi la segue e la legge soprattutto sui suoi profili Social.

Eppure questo è solo il contesto, perché la vera sorpresa per il lettore sta dentro il libro: anche se, inizialmente, si pensava che a “Raggi di Alba” sarebbe seguita una raccolta ottimista e rigogliosa come l’estate, l’autrice ha preferito proseguire con un brusco cambio di rotta verso l’inverno ed al suo cupo fascino.

Perché “Abisso” è questo: un inverno dell’anima improvviso che investe la vita dell’autrice con la stessa potenza con cui la natura sta colpendo ora le nostre terre. In “Abisso” la Vettori apre un vero e proprio varco per permetterci di guardare nella sua esperienza, nei suoi stati d’animo, coprendo temi che vanno dalle relazioni sentimentali a quelle di famiglia, dalla morte alla depressione, dalla gioventù all’essere donna e adulta in un mondo contraddittorio e colmo di incoerenza.

Abisso” è un lungo e potente viaggio in cui l’autrice ci porta nella sua psiche, mostrandoci con brutale onestà quanto la mente umana possa sprofondare nei più profondi abissi della negatività e della depressione. Maddalena Vettori, poesia dopo poesia, si sfoga, si confessa, e si rifiuta di dare un lieto fine falso e politicamente corretto perché, sebbene questo libro rappresenti solo un momento del suo viaggio umano in questa vita, è un momento che si protrae, che perdura, che lei decide di vivere profondamente ed in ogni sua sfaccettatura in tutta la sua negatività, esplorando a fondo le lezioni di vita nascoste nei momenti di difficoltà, mostrando ancora una volta di essere dotata di una grande sensibilità e di un grande talento nel ricreare a parole ogni minima sensazione umana che va ad avvolgere il lettore man a mano che si prosegue nella lettura.

Un libro sconcertante, un pugno nello stomaco… ma anche, forse, la base di una catarsi che potrebbe essere già iniziata e che potrebbe persino compiersi pienamente nella prossima raccolta attualmente alle sue ultime fasi di stesura.

Solo il futuro ci dirà se saranno le stagioni a scandire i temi ed i lanci dei libri di poesia della Vettori, ma una cosa è certa: chi decide di guardare in questo Abisso si troverà inevitabilmente in preda alla curiosità ed alla necessità di sapere come farà l’autrice e ritrovare quella luce che ha perso, o se deciderà di unirsi all’oscurità che la circonda fino a sparirvi dentro, trovando sempre e comunque un modo per restare leale a se stessa e a tutto ciò in cui crede.

VOTO: 4.0/5

Di Sebastian Hidalgo

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